Quando ci si ammala e il medico prescrive giorni di riposo, sorgono immediatamente dubbi molto comuni: “Posso uscire per andare in farmacia?”, “Devo restare chiuso in casa tutto il giorno o solo in certe ore?”, “Cosa succede se proprio durante la visita fiscale ho un controllo medico?”. Sono domande lecite che riguardano milioni di lavoratori ogni anno.
La regola base del nostro ordinamento è chiara: “Durante la malattia, il lavoratore ha l’obbligo di essere reperibile per la visita fiscale dell’INPS nelle fasce orarie stabilite, ma può uscire di casa al di fuori di questi orari, purché non pregiudichi la guarigione”. Essere in malattia non equivale, ovviamente, essere agli arresti domiciliari, ma richiede il rispetto di precisi obblighi verso l’INPS e la propria azienda.
Analizziamo, quindi, gli orari esatti in cui bisogna farsi trovare a casa, come comportarsi in caso di visite mediche personali, quali attività sono severamente vietate e come tutelarsi per evitare brutte sorprese.
Quali sono i doveri del lavoratore quando si ammala?
La malattia è un diritto costituzionale che tutela la salute del lavoratore garantendo la conservazione del posto e la retribuzione. Tuttavia, questo diritto si accompagna a doveri precisi:
- avvisare subito il datore di lavoro: la comunicazione dell’assenza deve avvenire con la massima tempestività, idealmente prima dell’inizio del turno di lavoro, secondo i canali aziendali previsti;
- farsi rilasciare il certificato medico telematico: il medico curante invia per via telematica il certificato all’INPS entro il giorno successivo all’inizio della malattia;
- comunicare il protocollo telematico (PUC): se richiesto dall’azienda, il lavoratore deve fornire il numero di protocollo rilasciato dal medico per consentire la verifica dell’assenza;
- fornire l’indirizzo di reperibilità esatto: se durante la malattia si dimora presso un indirizzo diverso dalla residenza abituale (ad esempio a casa dei genitori), questo va indicato con precisione nel certificato medico;
- rispettare le fasce orarie di controllo dell’INPS: farsi trovare reperibili presso il domicilio indicato per il passaggio del medico fiscale;
- non compiere azioni che rallentino la guarigione: è vietato svolgere altre attività retribuite, praticare sport intensi o dedicarsi a impegni che contrastino con il riposo prescritto.
Dal 2010 il certificato medico è interamente telematico: il dipendente non deve più spedire la copia cartacea all’INPS o all’azienda, ma è tenuto solo ad avvertire quanto prima il datore e verificare che il medico abbia inserito i dati corretti.
Orari delle visite fiscali: quando bisogna farsi trovare a casa
Il medico dell’INPS può essere inviato sia su richiesta del datore di lavoro, sia d’ufficio dall’INPS stessa, fin dal primo giorno di malattia e per tutti i giorni della settimana, compresi sabato, domenica e festivi infrasettimanali. La suddivisione oraria attualmente vigente è la seguente:
| Categoria | Fascia oraria mattutina | Fascia oraria pomeridiana | Giorni di validità |
| Dipendenti privati | Dalle 10:00 alle 12:00 | Dalle 17:00 alle 19:00 | Tutti i giorni (sabato, domenica e festivi inclusi) |
| Dipendenti pubblici | Dalle 09:00 alle 13:00 | Dalle 15:00 alle 18:00 | Tutti i giorni (sabato, domenica e festivi inclusi) |
All’interno di queste finestre orarie è obbligatorio trovarsi all’indirizzo indicato nel certificato. Se si vive in un condominio, è necessario assicurarsi che il citofono funzioni regolarmente, che il nome sia ben leggibile e che il campanello sia udibile: l’impossibilità del medico di farsi aprire equivale a un’assenza ingiustificata.
Quando è consentito uscire durante la malattia?
Il lavoratore non è tenuto a rimanere barricato in casa 24 ore su 24; può uscire di casa in malattia, ma solo al di fuori delle fasce orarie di reperibilità e purché l’uscita non pregiudichi la guarigione. Ciò significa che nelle ore libere (ad esempio tra le 12:00 e le 17:00 per i privati) è possibile allontanarsi dalla propria abitazione, ma con alcuni vincoli:
- compatibilità clinica con la diagnosi: l’attività svolta fuori casa non deve smentire la malattia certificata. Uscire per comprare il pane o andare in farmacia con un forte raffreddore è perfettamente lecito; essere sorpresi a fare una corsa al parco o una gita al mare con un certificato per lombosciatalgia o bronchite costituisce un grave illecito disciplinare;
- obbligo di favorire la convalescenza: il lavoratore ha il dovere contrattuale verso l’azienda di fare il possibile per guarire in fretta e rientrare in servizio. Qualsiasi condotta che ritardi la guarigione può essere sanzionata dal datore di lavoro, anche se avvenuta fuori dalle fasce orarie della visita fiscale.
Il datore di lavoro può, infatti, fare accertamenti, anche tramite agenzie investigative private, sulle condotte tenute dal dipendente all’esterno: se emerge che la malattia è simulata o che il dipendente sta svolgendo attività che ne peggiorano le condizioni, scatta la contestazione disciplinare.
Come funziona la visita fiscale nei giorni festivi e di domenica?
Una delle convinzioni più diffuse e pericolose è che durante il fine settimana i controlli medici siano sospesi. In realtà, l’INPS opera 7 giorni su 7. Se il periodo di malattia copre il sabato, la domenica o festività nazionali come il 25 aprile, Ferragosto o Natale, gli orari di reperibilità rimangono esattamente identici a quelli infrasettimanali:
- i lavoratori del settore privato possono uscire la domenica prima delle 10:00, tra le 12:00 e le 17:00, e dopo le 19:00;
- i dipendenti pubblici possono allontanarsi prima delle 09:00, tra le 13:00 e le 15:00, e dopo le 18:00.
Farsi trovare assenti la domenica mattina alle 11:00, per esempio, espone il lavoratore alle medesime sanzioni di un’assenza registrata di mercoledì.
Cosa fare in caso di visite mediche o esami durante le fasce orarie?

Può capitare che durante il periodo di prognosi sia fissata una visita medica specialistica, un prelievo del sangue, un esame diagnostico (come una radiografia o una TAC) o una seduta di fisioterapia che coincide con gli orari di reperibilità. In questi casi, la legge tutela il diritto alla cura; di conseguenza, se si ha una visita medica, un esame o una terapia durante le fasce di reperibilità ci si può assentare, ma bisogna comunicarlo preventivamente all’INPS e fornire una valida giustificazione.
La procedura corretta per evitare contestazioni prevede quattro passaggi fondamentali:
- comunicazione preventiva: prima di uscire, bisogna segnalare l’assenza temporanea all’INPS tramite i canali telematici (portale web con SPID/CIE o Contact Center) e avvisare il datore di lavoro;
- richiesta di attestazione: farsi rilasciare dalla struttura sanitaria (pubblica o privata convenzionata) un documento scritto in cui siano chiaramente indicati data, orario di inizio e fine della prestazione medica;
- invio della documentazione: trasmettere la ricevuta medica all’INPS e all’ufficio personale dell’azienda entro i termini previsti dal contratto;
- rientro immediato: tornare presso il proprio domicilio non appena terminata la prestazione sanitaria, tenendo conto solo dei tempi strettamente necessari per lo spostamento.
Se non si invia la giustificazione formale o si omette la comunicazione preventiva, l’assenza viene considerata ingiustificata anche se la visita medica è stata realmente eseguita.
Cosa si rischia se il medico fiscale non trova nessuno a casa?
Se il medico bussa alla porta durante le ore di reperibilità e non riceve risposta, rilascia un avviso di mancata visita che invita il lavoratore a presentarsi a visita ambulatoriale. L’assenza non giustificata attiva un doppio iter sanzionatorio, sia da parte dell’INPS sia da parte dell’azienda.
Le sanzioni economiche applicate dall’INPS prevedono:
- prima assenza ingiustificata: perdita totale dell’indennità economica per i primi 10 giorni di malattia;
- seconda assenza ingiustificata: oltre alla decurtazione precedente, viene tagliato il 50% dell’indennità per il periodo residuo di prognosi;
- terza assenza ingiustificata: sospensione totale e definitiva di qualsiasi indennità economica a partire dal giorno della terza assenza fino alla fine del periodo di malattia.
Accanto alle sanzioni monetarie dell’INPS, il datore di lavoro può avviare un procedimento disciplinare ai sensi dello Statuto dei Lavoratori:
- richiamo verbale o ammonizione scritta per la prima contestazione isolata;
- multa in busta paga o sospensione dal servizio e dalla retribuzione per assenze reiterate;
- licenziamento per giusta causa (senza preavviso) se l’assenza ingiustificata si protrae oltre i limiti contrattuali (ad esempio assenze ingiustificate per più di 3 giorni nel biennio nel settore pubblico) o se si accerta che durante la malattia il dipendente lavorava altrove o teneva comportamenti incompatibili con lo stato di salute.
Come giustificare legalmente l’assenza alla visita di controllo?
Non tutte le assenze durante le fasce orarie si trasformano in sanzioni: esistono situazioni di necessità oggettiva riconosciute dalla giurisprudenza che giustificano l’allontanamento momentaneo dal domicilio. Ecco le principali:
- ricovero ospedaliero o accesso al pronto soccorso per emergenze sanitarie;
- effettuazione di visite mediche specialistiche o terapie urgenti non programmabili in orari differenti;
- cause di forza maggiore imprevedibili e oggettivamente non evitabili (come un guasto improvviso e grave all’abitazione, un incidente o calamità naturali);
- casi di esonero totale dalla reperibilità certificati dal medico curante (patologie gravi che richiedono terapie salvavita, stati patologici sottesi a situazioni di invalidità riconosciuta pari o superiore al 67%).
Per far valere la giustificazione, il dipendente deve contattare il Contact Center dell’INPS (ai numeri 803 164 da rete fissa o 06 164 164 da cellulare) o utilizzare il servizio online dedicato sul portale dell’istituto, fornendo le pezze d’appoggio entro i tempi indicati.
Le differenze principali tra lavoratori pubblici e privati
Gli interventi normativi degli ultimi anni hanno uniformato molte procedure telematiche; tuttavia, sussistono differenze sostanziali tra il comparto privato e l’impiego pubblico:
| Aspetto normativo | Settore privato | Settore pubblico |
| Fasce orarie di controllo | 10:00 – 12:00 e 17:00 – 19:00 (4 ore totali al giorno). | 09:00 – 13:00 e 15:00 – 18:00 (7 ore totali al giorno). |
| Sanzioni economiche INPS | Taglio dell’indennità per scaglioni (primi 10 giorni, poi 50%, poi 100%). | Taglio dell’indennità per scaglioni (primi 10 giorni, poi 50%, poi 100%). |
| Procedimento disciplinare | Regolato dal CCNL di categoria e dallo Statuto dei Lavoratori. | Disciplinato dal Testo Unico del Pubblico Impiego (regole più severe). |
| Rischio licenziamento | Licenziamento per giusta causa in caso di frode o recidiva grave. | Licenziamento previsto per assenza ingiustificata oltre i 3 giorni nel biennio. |
I dipendenti delle pubbliche amministrazioni sono soggetti a una finestra di reperibilità quotidiana più estesa e a un regime sanzionatorio particolarmente severo per le assenze arbitrarie.
Quali attività sono considerate incompatibili durante la convalescenza?
Durante i giorni di prognosi, il lavoratore è tenuto a mantenere un comportamento corretto e basato sulla buona fede. Ciò significa che non può svolgere attività lavorative, né attività che possano aggravare lo stato patologico o ritardare la guarigione. Tra le attività vietate rientrano:
- qualsiasi attività lavorativa: è severamente vietato prestare lavoro subordinato per altri datori, emettere fatture con partita IVA o gestire attività commerciali durante il periodo di malattia coperto dall’INPS;
- attività fisiche o sportive impegnative: praticare sport o compiere sforzi pesanti che contrastino con la natura della diagnosi medica (ad esempio giocare a calcetto con un problema muscolare certificato);
- viaggi ed escursioni non autorizzati: spostamenti lunghi e impegnativi per motivi di svago che affatichino l’organismo;
- lavori domestici pesanti: tinteggiare casa, fare traslochi o riparazioni impegnative che richiedano sforzo fisico.
La Corte di Cassazione ha confermato innumerevoli licenziamenti di dipendenti sorpresi a lavorare in proprio o a svolgere attività ricreative incompatibili con la malattia durante i giorni di congedo retribuito.
Si può lavorare in smart working se si è in malattia?

Con la diffusione del lavoro da remoto, molti lavoratori si chiedono se sia possibile continuare a svolgere le proprie mansioni da casa se i sintomi non sono troppo debilitanti. La risposta della legge è categorica: chi è in malattia non può lavorare da casa. Malattia significa, infatti, “incapacità temporanea al lavoro”, quindi non è possibile svolgere alcuna attività professionale.
Se il dipendente accede ai sistemi aziendali, invia email e svolge le sue normali attività dal computer di casa mentre è coperto da certificato medico si espone a contestazioni per simulazione di malattia o violazione dell’obbligo di riposo. Dal canto suo, l’azienda commette un illecito, con rischi sul piano assicurativo e della sicurezza sul lavoro.
Se le condizioni fisiche permettono di lavorare regolarmente in smart working, non bisogna aprire un certificato di malattia ma continuare la normale attività; se invece il certificato è stato aperto, ci si deve astenere da qualsiasi mansione professionale fino alla data di guarigione indicata dal medico.
Come cambiare l’indirizzo di reperibilità durante la malattia?
Se durante la convalescenza sorge la necessità di spostarsi in un’altra abitazione (per farsi assistere dai propri familiari o per trasferirsi in una residenza più idonea alla cura), è possibile farlo, ma seguendo una procedura obbligatoria ben precisa:
- accedere al portale INPS: utilizzare il servizio online dedicato (“Sportello al cittadino per le visite mediche di controllo”) per inserire il nuovo indirizzo di reperibilità prima di effettuare il trasferimento;
- in alternativa, chiamare il Contact Center: comunicare telefonicamente all’INPS il nuovo recapito, la data di decorrenza e gli orari in cui ci si troverà al nuovo indirizzo;
- avvisare l’azienda: trasmettere tempestivamente la comunicazione della variazione di domicilio al proprio ufficio del personale;
- rispettare le fasce al nuovo indirizzo: farsi trovare regolarmente reperibili presso il nuovo recapito fin dal momento del trasferimento.
Se il lavoratore si sposta senza comunicare preventivamente la variazione e il medico fiscale si reca al vecchio domicilio senza trovare nessuno, l’assenza viene considerata ingiustificata a tutti gli effetti di legge.
FAQ – Domande frequenti su malattia e uscite
Quali sono gli orari precisi di reperibilità per i controlli INPS?
Per i dipendenti del settore privato le fasce orarie sono dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00. Per i dipendenti del settore pubblico gli orari vanno dalle 09:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00. Questi orari si applicano tutti i giorni, compresi sabato, domenica e festivi.
Posso uscire di casa mentre sono in malattia?
Sì, è consentito uscire nelle ore libere esterne alle fasce di reperibilità (ad esempio nella pausa pranzo o la sera), a patto che l’uscita non contrasti con la patologia diagnosticata e non rallenti il processo di guarigione.
Di domenica posso uscire liberamente?
No, la domenica e i giorni festivi seguono le medesime regole dei giorni feriali. Bisogna restare al proprio domicilio negli orari di reperibilità e si può uscire solo al di fuori di quelle specifiche finestre orarie.
Cosa succede se il medico dell’INPS non mi trova a casa?
In assenza di una valida giustificazione si perde l’indennità economica per i primi 10 giorni di malattia (e quote maggiori in caso di recidiva), a cui possono aggiungersi sanzioni disciplinari da parte dell’azienda, fino al licenziamento per giusta causa nei casi più gravi.
Posso andare a fare una visita medica durante le fasce di reperibilità?
Sì, ma è obbligatorio comunicare preventivamente l’allontanamento all’INPS e al datore di lavoro, facendosi rilasciare dalla struttura sanitaria un’attestazione con data e orario esatto della visita da esibire come giustificativo.
Devo avvertire l’azienda appena mi ammalo?
Sì, bisogna comunicare tempestivamente l’assenza al datore di lavoro secondo i canali e le tempistiche stabilite dal proprio contratto collettivo (CCNL), di norma prima dell’inizio del turno.
Si può lavorare da casa in smart working durante la malattia?
No. Lo stato di malattia certifica l’incapacità temporanea al lavoro; svolgere mansioni professionali da casa durante la malattia è vietato e può comportare sanzioni per simulazione dell’inabilità lavorativa.
Quante volte può passare il medico fiscale?
Non esiste un limite di legge: l’INPS può disporre controlli anche più volte durante il medesimo periodo di assenza, purché sempre all’interno delle fasce orarie stabilite.
Cosa fare se devo cambiare indirizzo durante la malattia?
Bisogna comunicare il nuovo indirizzo di reperibilità all’INPS tramite il portale web o il Contact Center telefonico, avvisando contestualmente anche il proprio datore di lavoro prima di spostarsi.
Posso andare al supermercato a fare la spesa in malattia?
Sì, purché lo si faccia al di fuori delle fasce orarie di controllo e a condizione che il proprio stato di salute consenta tale spostamento senza aggravare la sintomatologia.
Essere in malattia è un diritto fondamentale, ma comporta obblighi precisi verso l’INPS e il datore di lavoro: rispettare le fasce orarie di reperibilità, comunicare preventivamente le assenze per visite mediche indifferibili, non svolgere attività incompatibili con la guarigione e verificare la correttezza dei dati del certificato telematico.
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