Documento approvato dal Comitato Politico Nazionale di Rifondazione Comunista il 9 ottobre 2026
L’emergenza derivante dall’ascesa su scala planetaria di una destra autoritaria con elementi di fascismo è confermata dalle vicende politiche sia europee che di altre aree geografiche come l’America Latina e il Giappone. In Germania è ancora in forte crescita l’AfD, in Francia il partito di Le Pen è in netto vantaggio nei sondaggi. L’esito delle elezioni politiche anticipate in Spagna potrebbe essere la vittoria delle destre del PPE e di Vox potrebbe sancire una esiziale saldatura con il governo Meloni e con l’internazionale nera di Trump e Netanyahu. In Brasile anche grazie anche alle pesanti interferenze Usa il primo turno ha visto prevalere Bolsonaro. Esistono connessioni politiche, economiche e culturali che hanno radici profonde e su cui deve ridisegnarsi anche il nostro lavoro e di cui devono tenere conto le nostre analisi del presente.
Da contraltare a questo quadro fosco sono giunti fortunatamente anche segnali positivi che vanno colti e valorizzati dai quali possiamo trarre anche elementi di insegnamento. È il caso dell’esperienza di Mamdani a New York che e più recentemente della vittoria della Linke a Berlino. Salutiamo le mobilitazioni da tempo in atto in Germania da parte dei giovani contro la militarizzazione e la leva obbligatoria, il grande movimento per il diritto all’abitare in Spagna e quello studentesco in Francia come segnali della possibilità di una controegemonia rispetto alla crisi del centrismo neoliberista e alla progressiva fascistizzazione delle società occidentali. In tutti questi casi emerge l’importanza della presenza di forze della sinistra radicale che hanno consapevolmente scelto di non rinchiudersi in ghetti autoreferenziali e testimoniali, per perseguire una forte e concreta caratterizzazione antifascista in grado di pretendere discontinuità con le fallimentari esperienze delle sinistre moderate e dei centristi neoliberisti che tanti danni hanno prodotto creando disillusione, rassegnazione, sfiducia.
Se rivolgiamo lo sguardo a quanto accade in Italia non si può minimizzare la legge truffa imposta da Giorgia Meloni al parlamento con il ricatto delle elezioni anticipate. Chiediamo a tutte le forze sociali e politiche antifasciste di lavorare unitariamente per far crescere nel paese la consapevolezza che il Melonellum rappresenta l’attacco definitivo a quel che resta della democrazia costituzionale. E’ un vero e proprio golpe istituzionale ad opera degli eredi del fascismo e della P2.
Il numero abnorme di firme che impedisce di presentarsi alle elezioni a partiti come Rifondazione Comunista oggi fuori dal parlamento completa il carattere autoritario di una legge dai tanti profili di incostituzionalità. Surrettiziamente si introduce di fatto il
premierato senza formalmente modificare la Costituzione e quindi sottraendo al popolo il diritto di esprimersi in un referendum confermativo.
La repubblica parlamentare, voluta da padri e madri costituenti, viene definitivamente cancellata e lo si fa con una legge che distorce la rappresentanza e senza i contrappesi propri normalmente dei sistemi presidenzialisti.
Avremo un Presidente del Consiglio eletto direttamente dal popolo che potrà godere contemporaneamente di una forte maggioranza in parlamento e scegliersi il prossimo Presidente della Repubblica. Il tutto senza aver ottenuto la maggioranza dei voti.
Impossibile minimizzare il pericolo fascista e autoritario insito in questa legge elettorale.
Se la Corte Costituzionale non si pronuncerà sui ricorsi prima del voto rischiamo che le destre conquistino un potere pressoché assoluto.
Si conferma la necessità di un fronte per la Costituzione, per difendere quel che resta della democrazia costituzionale, i diritti sociali e civili, la stessa unità della Repubblica minacciata dall’autonomia differenziata. La legge truffa fu sconfitta nel 1953 sconfiggendo alle elezioni chi l’aveva imposta.
La parola d’ordine del fronte costituzionale, democratico e antifascista non può essere e non va declinata unicamente sul piano delle relazioni con altri soggetti politici ma dentro lo sviluppo dei movimenti e delle lotte. Naturalmente a partire dal lavoro capillare con costituzionalisti e comitati di denuncia del carattere autoritario della legge elettorale chiamando a raccolta il popolo del NO al referendum.
La crescita del movimento contro la guerra, il riarmo e il genocidio in connessione alle rivendicazioni contro il carovita, la precarietà, lo smantellamento dello stato sociale o per il diritto all’abitare sono la sostanza di una piattaforma per l’attuazione della Costituzione nata dalla Resistenza. Per questo abbiamo sempre sottolineato la necessità di un antifascismo popolare capace di dare risposte ai bisogni di larghi settori delle classi subalterne. E non può che essere ecologista di fronte a una destra che nega il cambiamento climatico e rilancia fossili e nucleare, antirazzista, femminista e intersezionale di fronte al carattere reazionario della destra. La sostanza reale su cui si deve fondare la nostra proposta è quello della convergenza delle lotte.
Per questo assume grande centralità fare un investimento politico sulla costruzione di un autunno di lotte e mobilitazioni a partire dalla manifestazione nazionale del 17 ottobre a Roma indetta dalla Cgil e dalle associazioni e dalle reti aderenti alla Via Maestra. Tutti i circoli e le federazioni debbono lavorare per la massima partecipazione a questa scadenza in collaborazione con le Camere del Lavoro e le categorie della Cgil e le associazioni e le realtà di movimento che la promuovono. La piattaforma con cui la Via Maestra ha scelto di mobilitarsi, riprendono molte delle nostre vertenze e ne amplificano la portata rendendole terreno comune.
Lo sviluppo del movimento implica una molteplicità di iniziative a cui partecipiamo e sosteniamo con spirito unitario a partire dalle convergenze Stop Rearm Europe e No Kings.
Non può non preoccupare che l’emergere, grazie anche ad una enorme campagna mediatica, di un partito i cui esponenti non hanno timore nel dichiararsi apertamente e sfacciatamente fascisti nonché contrari ai principi della Costituzione. Da una parte Futuro Nazionale e il suo generale sembrano mietere consensi anche fra le classi popolari, fra settori incantati da una demagogia fondata sulla ricerca del capro espiatorio, rappresentato dall’immigrazione, dalla libertà delle donne, dagli orientamenti sessuali considerati non normali, provano a disegnare un futuro di restaurazione razzista, omofoba, oscurantista e dichiaratamente patriarcale. La maggior parte delle forze della destra, che vedono eroso il proprio consenso da FN, cerca di riguadagnare terreno proponendo politiche e azioni ancor più repressive e reazionarie. Il neofascismo è per molti di loro terreno comune, la scelta delle misure da attuare, territorio di contesa.
In previsione della prossima scadenza elettorale, il governo, anche utilizzando gli strumenti che saranno messi a disposizione dal Patto immigrazione e asilo e dal Regolamento rimpatri, veri e propri strumenti atti a creare una ICE europea, sposta ogni spazio di confronto politico verso il tema della “caccia all’immigrato”. La logica del capro espiatorio e della guerra contro i poveri è da tempo uno strumento di distrazione di massa. Non va sottovalutato il ripetersi di azioni violente anche contro le nostre sedi e la crescente aggressività che viene alimentata sulle reti sociali dall’estrema destra nelle sue diverse incarnazioni politiche.
Il governo di Giorgia Meloni utilizza la mole di decreti emanati in questi 4 anni di governo, per ridurre sempre più gli spazi di libertà e di conflitto sociale su cui si fonda uno Stato di diritto.
Si cominciano a delineare le prime conseguenze dei “decreti sicurezza” come il procedimento a carico di decine di manifestanti che a Massa avevano partecipato allo sciopero generale per la Palestina del 3 ottobre dello scorso anno. Apprezziamo la decisione della Cgil Toscana di indire uno sciopero regionale e una manifestazione a Massa in occasione dell’udienza del 14 ottobre.
Il governo Meloni ha portato avanti un’azione pervicace atta ad esplicitare la propria connotazione di classe a favore del grande padronato e soprattutto del capitale finanziario che non a caso si traduce nell’apprezzamento di Confindustria e del forum di Cernobbio. Nessuno dei reali problemi che interessano il Paese è stato infatti affrontato, da quelli economici (stagnazione, contrazione del potere d’acquisto dei salari, erosione dei redditi derivante dall’inflazione, aumento dei costi delle materie prime e dei generi di prima necessità) a quelli sociali, (tagli a sanità e a istruzione, questione abitativa), a quelli ambientali che, seguendo un ottuso negazionismo, hanno subito un’accelerazione drammatica.
La nostra proposta di fronte ha trovato consensi e condivisioni ma va rilevato che, seppure nel campo dell’opposizione si sono espresse su diversi temi posizioni che rappresentano un avanzamento rispetto al passato, ancora non è emersa una proposta politica e programmatica in grado di convincere e mobilitare larghi settori delle classi popolari e dell’opinione pubblica. Ribadiamo che è necessaria una proposta in discontinuità col passato neoliberista il proprio punto forte. Non a caso si assiste infatti al tentativo di coagularsi di settori “centristi”, vere e proprie lobbies delle classi dominanti che cercano di impedire la formazione di questa coalizione ampia e di bloccare qualsiasi evoluzione in senso positivo sul piano dei contenuti programmatici, lavorando per il “pareggio” ma più realisticamente per un Meloni bis.
La nostra posizione favorevole alla costruzione di una coalizione elettorale più larga delle forze che costituiscono il cosiddetto “campo largo” (definizione giornalistica che determina contenitori ma non propone contenuti) e che vada qualificata con un programma di attuazione della Costituzione è in sintonia con il sentimento diffuso nel paese. Lo abbiamo visto con il risultato referendario di marzo, con le mobilitazioni soprattutto giovanili, con i tavoli vertenziali aperti, nei corpi intermedi con cui abbiamo più strette relazioni (Anpi, Arci, Cgil e sindacalismo conflittuale). Non è considerabile un effetto collaterale che con la nuova legge elettorale il governo e la sua maggioranza tentino di impedire la costituzione di questo fronte ampio anche negando la presentazione di liste come la nostra, alle prossime elezioni politiche.
Non ci nascondiamo le contraddizioni su questioni per noi essenziali e su cui con i movimenti dobbiamo proseguire l’iniziativa.
La guerra in Ucraina e l’aggressione militare all’Iran sono oggi i due conflitti che più impattano sull’Europa e che rischiano di scatenare ulteriori escalation il cui esito è imprevedibile. Per quanto riguarda l’Ucraina, a partire dalla condanna dell’invasione russa e dell’espansionismo della NATO assunta a suo tempo all’unanimità dalla Direzione e dal CPN del partito, occorre contrastare tutte le spinte belliciste e militariste rilanciando la richiesta che l’Italia assuma un ruolo forte nella ricerca di una soluzione pacifica al conflitto. Questa svolta, rispetto alla subalternità del governo Meloni a NATO e UE, richiede un netto no al riarmo e la cessazione dell’invio di armamenti. E’ un fatto positivo che due forze significative del cosiddetto “campo largo” come M5S e AVS abbiano assunto una posizione chiara al riguardo e che si sia aperto un dibattito anche all’interno del PD. In quello che ancora chiamiamo Medio Oriente e che dovremmo imparare a definire, da una prospettiva anticoloniale, Asia Occidentale, va messa fine ad ogni forma di complicità con Israele e con gli USA. Prendiamo atto positivamente che a partire dalla condanna del genocidio messo in atto da Israele, e grazie alla forza del movimento di solidarietà, ci sia stato un cambiamento significativo di orientamento da parte del centrosinistra. Le tre mozioni assunte da M5S, AVS e PD sulla vicenda palestinese, persino il cambio di orientamento – ci auguriamo definitivo – del Partito Democratico, in merito al cosiddetto “ddl antisemitismo” che la prossima settimana sarà convertito in legge, rappresentano un seppur tardivo avanzamento che non va considerato insignificante.
Restano fermi i nostri obiettivi fondamentali.
- cacciare le destre dal Governo. Pur essendo pienamente consapevoli che l’attuale schieramento di opposizione non si configura come quella forza coerente e determinata di alternativa che i molteplici aspetti della crisi del capitalismo neoliberista richiederebbero, riteniamo che la sconfitta del blocco reazionario possa comunque aprire una fase nuova dentro la quale si possono ottenere conquiste parziali nell’interesse delle classi lavoratrici e aprire spazi di iniziativa per la sinistra anticapitalista e i movimenti,
- salvaguardare l’autonomia e la visibilità di Rifondazione Comunista, quale soggetto politico anticapitalista che rifiuta il settarismo e impegnato nella ricerca, complessa e a volte difficile di momenti unitari di convergenza, sia sul piano politico che su quello sociale, senza rinunciare alla radicalità delle proprie posizioni programmatiche, del proprio punto di vista e alla sua storia e identità.
Il nostro compito è di mantenere dritta la barra della costruzione del fronte costituzionale non solo in termini di relazioni politiche, ma anche e soprattutto di iniziativa sul piano sociale e delle proposte programmatiche. Da questo punto di vista oltre alla tassazione delle grandi ricchezze, che ci ha visto con la proposta 1%equo, tornare ad imporre un tema dirimente nell’agenda politica, è fondamentale rilanciare la richiesta di restituire alla classe lavoratrice la scala mobile e l’articolo 18. Anche in tal senso bisogna mettersi in condizione di avanzare proposte significative e convincenti contro il precariato, il lavoro povero, quello sommerso e le diverse forme di caporalato che non riguardano esclusivamente la componente migrante della nostra classe.
L’esplosione della lotta per il diritto all’abitare in Spagna conferma la centralità del tema e il partito deve rilanciare l’iniziativa sulla piattaforma assai articolata elaborata dal nostro gruppo di lavoro per il blocco degli sfratti per morosità incolpevole e vulnerabilità, un intervento sui prezzi degli affitti e sul proliferare degli affitti turistici brevi, un grande piano di edilizia residenziale pubblica, attraverso il riuso del patrimonio esistente e senza nuovo consumo di suolo, lo stop alla speculazione dei grandi fondi immobiliari sul mercato abitativo, il contrasto ai processi di privatizzazione del patrimonio pubblico.
Il Comitato Politico Nazionale impegna tutto il partito nel massimo impegno su alcuni terreni prioritari:
- partecipazione alla manifestazione nazionale del 17 ottobre contro guerre e riarmo e per la difesa della Costituzione,
- mobilitazioni contro il golpe elettorale con iniziative anche unitarie a livello nazionale e locale nonostante la sua approvazione,
- Partecipazione alla mobilitazione mondiale per i diritti del popolo palestinese che si articolerà in molte città il 10 ottobre
- partecipazione alla giornata nazionale “sfratti zero” del 10 ottobre e iniziative per il diritto all’abitare,
- opposizione al “ddl antisemitismo”, di cui è vicina l’approvazione alla Camera e alle altre norme liberticide, partecipazione alla manifestazione di Massa del 14 ottobre e allo sciopero regionale toscano contro la repressione del movimento di solidarietà con la Palestina e contro la guerra,
- sostegno alla campagna contro la “truffa nucleare” del governo e contro il cambiamento climatico, partecipando e promuovendo con i GC, lo sciopero globale per il clima che si terrà il 16 ottobre, campagna contro il dilagare dei Data center,
- proseguire la campagna per la tassazione dei grandi patrimoni con la raccolta di firma per l’1% equo e predisposizione sui territori di banchetti e iniziative sui territori per il “Tax The Riche day” del 7 novembre.
- campagna sulle emergenze sociali come l’aumento dei costi del carburante e il carovita legato agli effetti delle guerre in corso,
- partecipazione alla manifestazione nazionale del 24 ottobre a Castelvolturno contro la realizzazione di un nuovo CPR e mobilitazione sociale contro le politiche razziste e discriminatorie del governo,
- preparazione con i GC dello sciopero studentesco europeo del 20 novembre contro il riarmo, la militarizzazione e i tentativi di imporre il servizio di leva obbligatorio.
- preparazione alla raccolta firme per la presentazione della lista di Rifondazione Comunista alle prossime elezioni politiche.
Maurizio Acerbo
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