#Finsubito news dalla rete – Codici ATECO 2025: cosa verificare per evitare errori fiscali e dichiarativi


La classificazione ATECO 2025 ha introdotto una nuova articolazione dei codici utilizzati per identificare le attività economiche. Per le imprese, l’aggiornamento non riguarda soltanto la denominazione dell’attività, ma può avere conseguenze anche sulla corretta gestione degli adempimenti fiscali.

Verificare che il codice ATECO attribuito corrisponda all’attività realmente esercitata è quindi un controllo importante, soprattutto in fase di dichiarazione dei redditi e per i contribuenti soggetti agli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale (ISA) o che hanno aderito al Concordato Preventivo Biennale (CPB).

ATECO 2025: cosa è cambiato e perché verificare il proprio codice

La classificazione ATECO 2025 predisposta dall’ISTAT, è entrata in vigore il 1° gennaio 2025 ed è diventata operativa dal 1° aprile 2025 per gli adempimenti statistici, fiscali e amministrativi. La revisione ha modificato la struttura di numerosi codici, aggiornato le descrizioni e introdotto una rappresentazione più dettagliata di alcune attività economiche.

Questo significa che un’impresa può trovarsi associata a un codice diverso rispetto al passato, pur continuando a svolgere esattamente la stessa attività. Il controllo deve quindi riguardare non soltanto il codice numerico, ma anche la descrizione e le attività effettivamente comprese nella classificazione.

Per verificare la propria posizione è possibile consultare il Cassetto fiscale nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate e confrontare il codice attribuito con la classificazione e le note esplicative pubblicate dall’ISTAT.

Quando è necessario comunicare una variazione del codice ATECO

L’introduzione della classificazione ATECO 2025 non ha comportato un obbligo generalizzato di presentare una dichiarazione di variazione dati. Il semplice aggiornamento del codice derivante dalla nuova classificazione non richiede, di per sé, una comunicazione specifica all’Agenzia delle Entrate.

Diverso è il caso in cui l‘impresa abbia effettivamente modificato l’attività esercitata o debba aggiornare i dati precedentemente dichiarati. In queste situazioni occorre valutare la necessità di una comunicazione formale.

Le modalità dipendono dalla tipologia di contribuente: le imprese iscritte al Registro delle Imprese utilizzano la procedura di Comunicazione Unica (ComUnica), mentre gli altri soggetti presentano gli appositi modelli dell’Agenzia delle Entrate.

La distinzione è importante: un cambiamento del codice dovuto alla riclassificazione non equivale necessariamente a una variazione dell’attività aziendale.

Codici ATECO e ISA: gli effetti sulla dichiarazione dei redditi

La corretta individuazione del codice attività assume particolare rilevanza per i contribuenti soggetti agli ISA, gli strumenti utilizzati dall’Amministrazione finanziaria per valutare il livello di affidabilità fiscale di imprese e professionisti.

A ciascuna attività può corrispondere uno specifico indice. L’indicazione di un codice non coerente con l’attività prevalente può quindi determinare l’applicazione di un ISA non appropriato, con possibili conseguenze sul risultato della valutazione e sull’accesso ai benefici premiali previsti dalla normativa.

In occasione della dichiarazione dei redditi 2026, relativa al periodo d’imposta 2025, è quindi opportuno verificare la corrispondenza tra il codice utilizzato e l’attività effettivamente esercitata.

Se emerge un errore nella comunicazione dell’attività prevalente, la posizione può essere regolarizzata secondo le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate, distinguendo le ipotesi in cui è necessaria una dichiarazione di variazione da quelle in cui è sufficiente indicare correttamente il codice nella modulistica fiscale.

L’omessa presentazione della dichiarazione di inizio o variazione attività, quando obbligatoria, può comportare sanzioni amministrative. Per questo è importante individuare correttamente la tipologia di variazione prima di procedere.

Concordato Preventivo Biennale: quando il cambio ATECO non comporta la cessazione

Un ulteriore aspetto riguarda le imprese che hanno aderito al Concordato Preventivo Biennale.

In base all’articolo 21 del D.Lgs. 13/2024, il concordato può cessare di avere efficacia se, durante il biennio, il contribuente modifica l’attività rispetto a quella esercitata nel periodo precedente all’adesione. La cessazione non si verifica, tuttavia, quando alla nuova attività continua ad applicarsi il medesimo ISA.

Il semplice aggiornamento del codice ATECO 2025 non determina invece la cessazione del concordato, anche qualora comporti l’applicazione di un ISA diverso, se l’attività effettivamente svolta resta invariata.

Questo principio, già chiarito dall’Agenzia delle Entrate con la FAQ del 28 maggio 2025 e la risposta a interpello n. 236 del 10 settembre 2025, è stato ripreso nella circolare n. 8/E del 6 ottobre 2026.

Occorre quindi distinguere tra una modifica esclusivamente classificatoria e un cambiamento sostanziale dell’attività economica. Nel secondo caso, gli effetti sul CPB devono essere valutati in relazione all’attività prevalente e all’ISA applicabile.

Cosa devono verificare le imprese

Per gestire correttamente gli adempimenti fiscali, è opportuno effettuare un controllo della propria posizione, in particolare quando sono intervenute modifiche nell’organizzazione o nelle attività aziendali. La verifica dovrebbe riguardare la coerenza del codice ATECO con l’attività prevalente, la corretta applicazione degli ISA e l’eventuale necessità di aggiornare i dati comunicati all’Amministrazione finanziaria.

Per le imprese che hanno aderito al Concordato Preventivo Biennale, è inoltre importante valutare se eventuali cambiamenti riguardino soltanto la classificazione oppure l’attività concretamente svolta.

Un controllo preventivo consente di individuare eventuali incongruenze prima della presentazione delle dichiarazioni, riducendo il rischio di errori e successive rettifiche.


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