La progressiva conclusione del PNRR, il
ridimensionamento dei bonus edilizi e gli effetti
dei crediti d’imposta del Superbonus sui conti
pubblici sono alcuni dei temi affrontati dalla Corte dei
Conti nell’audizione
sul Documento programmatico di finanza pubblica (DPFP)
2026, presentata alle Commissioni Bilancio di Camera e
Senato.
Nell’esaminare le prospettive della finanza pubblica per il
periodo 2026-2029, la magistratura contabile dedica particolare
attenzione all’andamento degli investimenti, evidenziando il
rischio di una sensibile contrazione della spesa degli enti
locali già dal prossimo anno, ma si sofferma anche sul
progressivo venir meno delle agevolazioni edilizie, sulle
conseguenze dei crediti d’imposta per il debito pubblico,
sull’intensificazione delle verifiche catastali e sulle risorse che
potrebbero essere destinate alla sicurezza energetica.
Investimenti pubblici 2026-2029: le previsioni della Corte dei
Conti
Gli investimenti fissi lordi delle
amministrazioni pubbliche dovrebbero raggiungere nel 2026
93,7 miliardi di euro, rispetto agli 88,6 miliardi
registrati nel 2025, grazie a una crescita sostenuta soprattutto
dalla fase conclusiva degli interventi finanziati dal PNRR, per poi
diminuire a 92,2 miliardi nel 2027 e a 88,5 miliardi nel 2028, fino
a stabilizzarsi intorno agli 88,8 miliardi nel 2029.
La riduzione complessiva nasconde andamenti differenti tra
amministrazioni centrali e locali. Le prime dovrebbero continuare a
incrementare gli investimenti, mentre per le seconde si prospetta
una contrazione decisamente più marcata, destinata a incidere sulla
realizzazione di nuove opere nei territori.
Gli investimenti pubblici continuano inoltre a rappresentare una
componente importante dell’economia nazionale: nel 2019
costituivano meno del 13% degli investimenti complessivi del Paese,
mentre nel 2025 la quota è salita al 17,8%, con
una crescita particolarmente intensa nell’ultimo triennio.
Una parte rilevante di questa spesa interessa direttamente le
costruzioni, che assorbono mediamente il 47,8%
degli investimenti delle amministrazioni centrali e il 63,3% di
quelli delle amministrazioni locali.
Opere pubbliche dopo il PNRR: gli investimenti degli enti locali
rischiano una forte contrazione
Gli investimenti delle amministrazioni locali dovrebbero
raggiungere nel 2026 il valore massimo di 53,4 miliardi di
euro, per poi diminuire del 13,4% nel
2027, del 9,7% nel 2028 e di un ulteriore 4,2% nel
2029.
In tre anni la spesa tornerebbe quindi su livelli vicini a
quelli del 2024, riducendone progressivamente l’incidenza sul
PIL.
Alla conclusione della fase straordinaria del PNRR si aggiungono
le riduzioni dei finanziamenti nazionali disposte
con la legge di bilancio 2025, superiori a 8 miliardi di euro nel
periodo 2027-2034, e il rallentamento della programmazione
ordinaria degli enti territoriali.
Negli ultimi anni, infatti, le amministrazioni hanno dovuto
concentrare gran parte delle proprie risorse organizzative
sull’attuazione degli interventi PNRR, spesso sottraendo personale
e capacità progettuale alle attività ordinarie.
Una difficoltà avvertita soprattutto dagli enti di minori
dimensioni, che dispongono di strutture tecniche più contenute e
hanno dovuto affrontare contemporaneamente gli adempimenti
amministrativi, progettuali e finanziari richiesti dal Piano.
Il rischio è che alla riduzione delle risorse disponibili si
aggiunga una minore capacità di avviare nuovi interventi, proprio
perché la programmazione ordinaria non ha
mantenuto lo stesso ritmo degli anni precedenti, situazione che
potrebbe ripercuotersi sulle attività di progettazione, sulle
procedure di affidamento e, più in generale, sul mercato degli
appalti pubblici.
I dati dei primi otto mesi del 2026 mostrano, del resto, quanto
il PNRR abbia avuto un ruolo importante nell’attività degli enti
territoriali. I pagamenti per investimenti dei Comuni hanno
raggiunto 15,3 miliardi di euro, con un incremento
del 18,1% rispetto allo stesso periodo del 2025,
confermando l’intensità della spesa nella fase conclusiva del
Piano.
Bonus edilizi: la riduzione degli incentivi pesa sulla spesa
pubblica
Nel 2026 i contributi agli investimenti delle
amministrazioni pubbliche sono previsti in diminuzione di
6,2 miliardi di euro rispetto al 2025, con una
contrazione del 16% che, secondo la Corte dei Conti, risente del
progressivo venir meno delle agevolazioni edilizie, che
nell’esercizio precedente presentavano ancora un livello di spesa
elevato.
Il dato riguarda il complesso dei contributi agli investimenti e
non coincide, quindi, con una diminuzione di pari importo dei soli
bonus edilizi. La riduzione delle agevolazioni rappresenta tuttavia
uno dei fattori che contribuiscono alla contrazione di questa
componente della spesa pubblica.
La Corte prende quindi atto di un cambiamento nella composizione
della spesa in conto capitale, caratterizzata da
una crescita degli investimenti fissi lordi sostenuta dal PNRR e da
una contemporanea riduzione dei contributi agli investimenti, in
una fase nella quale anche il sostegno pubblico agli interventi sul
patrimonio immobiliare privato viene
progressivamente ridimensionato.
Superbonus e debito pubblico: gli effetti dei crediti d’imposta sui
conti dello Stato
Il Superbonus continua a produrre effetti sui conti pubblici
anche dopo il progressivo ridimensionamento dell’agevolazione.
La Corte dei Conti richiama il disallineamento temporale tra la
contabilizzazione per competenza dei crediti
d’imposta edilizi e il loro successivo utilizzo in compensazione,
meccanismo che contribuisce a spiegare perché gli effetti
finanziari delle agevolazioni si protraggano negli anni successivi
alla realizzazione degli interventi.
Nel periodo 2024-2027, gli aggiustamenti
stock-flussi del debito raggiungono complessivamente circa
160 miliardi di euro, con un peso preponderante
attribuito all’eredità delle politiche di incentivazione edilizia.
L’importo non rappresenta il costo complessivo del Superbonus, ma
l’insieme degli aggiustamenti considerati nell’analisi della
dinamica del debito pubblico.
Secondo le previsioni del DPFP, il rapporto
debito/PIL dovrebbe raggiungere il 138,5% nel
2027, per poi iniziare a diminuire dal 2028, quando è atteso al
137,9%, fino al 136,6% nel 2029, beneficiando anche del progressivo
riassorbimento della differenza tra la contabilizzazione per
competenza e gli effetti di cassa dei crediti d’imposta
edilizi.
L’eredità finanziaria del Superbonus rimane dunque uno degli
elementi da considerare nella valutazione degli spazi di bilancio
disponibili per nuove politiche di investimento e
incentivazione.
Controlli catastali sui bonus edilizi: 21.600 lettere di compliance
nel 2026
Nel 2026 sono state inviate 21.600 lettere di compliance
catastale ai proprietari di immobili interessati da
interventi di efficientamento energetico o miglioramento
strutturale finanziati con risorse pubbliche.
Il dato, riportato dalla magistratura contabile nella sezione
dedicata alle entrate, riguarda le attività finalizzate a
verificare l’eventuale necessità di aggiornare le rendite
catastali degli immobili sui quali sono stati realizzati
gli interventi.
L’attività rientra nel programma di aggiornamento degli archivi
catastali e di individuazione degli immobili non
dichiarati, che prevede anche il ricorso alla mappatura
del territorio mediante ortofoto. La copertura raggiunge circa il
96% del territorio nazionale, mentre sono
programmate ulteriori 20.000 comunicazioni relative a particelle
sulle quali risultano fabbricati non dichiarati.
La Corte valuta favorevolmente il rafforzamento di queste
attività, sia per i possibili effetti sull’emersione delle basi
imponibili immobiliari, sia per il miglioramento delle informazioni
a disposizione delle amministrazioni pubbliche.
Per quanto riguarda gli immobili interessati dai bonus edilizi,
occorre comunque distinguere l’attività di verifica catastale
dall’effettiva sussistenza di un obbligo di aggiornamento
della rendita.
Non tutti i lavori agevolati comportano infatti una variazione
catastale, né l’esecuzione di un intervento di efficientamento
energetico determina automaticamente un aumento della rendita.
L’eventuale aggiornamento dipende dalla natura delle opere
realizzate e dalla loro rilevanza ai fini del
classamento, secondo la disciplina catastale
applicabile.
Le lettere di compliance costituiscono pertanto uno strumento
per sollecitare la verifica della posizione catastale, senza
rappresentare necessariamente l’accertamento di
un’irregolarità.
Efficienza energetica 2027-2028: gli investimenti previsti per gli
edifici pubblici
Per il biennio 2027-2028, il DPFP prevede il ricorso agli spazi
di flessibilità consentiti dalle regole europee di bilancio,
attraverso l’attivazione della clausola nazionale di
salvaguardia per le maggiori spese destinate alla difesa e
alla sicurezza energetica.
Per ciascuna delle due finalità, le risorse potenzialmente
attivabili ammontano complessivamente a circa 14,4 miliardi
di euro nel biennio, anche se non tutte le misure
finanziabili hanno necessariamente natura di investimento.
Per la sicurezza energetica, tra gli interventi richiamati
figurano l’efficientamento energetico e lo
sviluppo delle fonti rinnovabili negli edifici e
nelle strutture pubbliche, con particolare attenzione agli immobili
del Servizio sanitario nazionale, agli edifici scolastici e
universitari e agli impianti sportivi, ai quali si aggiungono gli
interventi per il potenziamento della mobilità sostenibile
attraverso le infrastrutture ferroviarie.
La destinazione delle risorse dovrà essere definita nell’ambito
della prossima legge di bilancio, che permetterà
di verificare quali interventi saranno effettivamente finanziati e
con quali stanziamenti. Per il momento, le indicazioni contenute
nel DPFP riguardano prevalentemente gli investimenti pubblici e non
consentono di anticipare l’introduzione di nuovi bonus fiscali per
l’efficientamento energetico degli edifici
privati, né di definirne aliquote, beneficiari e modalità
di accesso.
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