Il link del prospetto scade in cinque giorni, le rate durano nove anni: la rottamazione dei tributi locali misura il tempo a modo suo.
C’è un link, in fondo a una e-mail, che vive cinque giorni e poi muore. Lo manda l’agenzia delle Entrate-Riscossioneentro 12 ore da quando le chiedi di sapere quanto devi per multe, bollo, Tari e Imu non pagati, e serve a scaricare il prospetto informativo della rottamazione-quinquies dei tributi locali. Da oggi, 16 ottobre, si può chiedere di aderire. Dodici ore per avere il conto, cinque giorni per aprirlo: lo Stato, quando ti consegna il debito, ha un orologio svelto. Poi, nella stessa norma, lo stesso Stato ti concede fino a 54 rate bimestrali, cioè nove anni di vita insieme a quel debito. Io parto da questo scarto, perché mi sembra che dica più della sanatoria di tutte le scadenze messe in fila.
Che cos’è la rottamazione-quinquies dei tributi locali?
Ieri, 15 ottobre, sul sito dell’agenzia delle Entrate-Riscossione (Ader) è comparso un servizio nuovo. Permette di vedere quali cartelle si possono sanare e spiega come si presenta la domanda. Con quel servizio e con il calendario pubblicato insieme, la macchina della rottamazione-quinquies per i carichi affidati all’agente della riscossione da Comuni, Regionie altri enti locali è completa. Il contribuente paga quello che deve senza sanzioni e interessi di mora, secondo lo schema già visto per la rottamazione generale.
Per capirci: un artigiano di Latina ha quattro multe del 2019, una Tari del 2021 e un bollo auto arretrato, tutti finiti in cartella. Da oggi può chiedere ad Ader l’elenco di queste cartelle, scegliere quali sanare e pagarle alleggerite. Il link che riceve dura cinque giorni: significa che la prima mossa, quella di informarsi, ha un tempo stretto e fissato dall’amministrazione.
Le date sono queste:
- dal 16 ottobre al 15 dicembre 2026 si presenta la domanda di adesione;
- entro il 28 febbraio 2027 Ader comunica le somme dovute;
- dal 31 marzo 2027 si paga, in unica soluzione o a rate.
Quali cartelle si possono rottamare e quali restano fuori?
La nota di Ader di ieri contiene una riga che vale più di molte altre. La sanatoria riguarda soltanto i carichi affidati ad agenzia delle Entrate-Riscossione. Non riguarda i tributi locali che il Comune riscuote da sé, in riscossione diretta, e nemmeno quelli affidati a concessionari privati.
Per dire: due vicini di casa nella stessa provincia, stessa Tari non pagata da tre anni, 600 euro a testa. Uno vive in un Comune che ha mandato le cartelle ad Ader e da oggi può aderire. L’altro vive in un Comune che riscuote in proprio, o che ha scelto una società privata: per lui questa rottamazione non esiste. Per questi casi la Legge di Bilancio 2026 dà agli enti territoriali la facoltà di approvare delibere e regolamenti per una definizione agevolata autonoma, gestita con le regole che ciascun ente deciderà. Facoltà, non obbligo. Il secondo vicino deve sperare nel suo consiglio comunale.
Lo so che qualcuno dirà che è normale, che Ader può sanare solo ciò che Ader gestisce. Vero. Ma dal lato del cittadino la differenza sta in una scelta organizzativa che lui non ha fatto e di cui quasi certamente non sa nulla.
Come si chiede il prospetto informativo?
Ci sono due porte, e la prima è l’area riservata del sito di Ader. Si entra con Spid, Cie o Cns; professionisti e imprese possono usare anche le credenziali dell’agenzia delle Entrate. La sezione si chiama «Definizione agevolata (Rottamazione-quinquies enti territoriali)». Si fa la richiesta e, entro 12 ore, arriva una e-mail con il link per scaricare il prospetto. Il link vale cinque giorni.
La seconda porta è l’area pubblica, per chi non ha credenziali digitali. Si compila un form nella stessa sezione e si allega un documento di riconoscimento. Qui la strada è un po’ più lunga: la domanda va convalidata, gli uffici la prendono in carico e, se i documenti sono a posto, parte la e-mail con il link. Anche questo link dura cinque giorni.
Il prospetto è il pezzo di carta, anzi il file, da cui parte tutto: dice quali carichi sono rottamabili e quanto costano. Senza quello si firma al buio.
Come si presenta la domanda di adesione entro il 15 dicembre?
La finestra è aperta da oggi e si chiude il 15 dicembre. Le domande si presentano solo per via telematica, con i servizi del sito agenziaentrateriscossione.gov.it. Niente sportello, niente raccomandata.
Anche qui il doppio binario. Nell’area riservata il sistema propone da solo l’elenco dei carichi rottamabili e il contribuente spunta quelli che vuole includere. Nell’area pubblica, senza credenziali, tocca al contribuente fornire di più: i numeri identificativi delle cartelle da inserire, la soluzione di pagamento scelta e un indirizzo e-mail dove ricevere la ricevuta di presentazione, oltre al documento di riconoscimento.
In entrambi i casi bisogna dire subito come si intende pagare: in un’unica soluzione o a rate. Non è un dettaglio che si rimanda. Per capirci: la pensionata di Viterbo con 2.700 euro tra Imu e Tari, che vuole dilazionare, lo deve scrivere nella domanda di ottobre, non nella primavera del 2027 quando arriverà il conto.
Quante rate si possono fare e quando si decade?
Ader comunicherà l’ammontare dovuto entro il 28 febbraio 2027. Da lì due strade: tutto in una volta entro il 31 marzo 2027, oppure fino a 54 rate bimestrali di pari importo. Cinquantaquattro rate ogni due mesi sono nove anni. Chi aderisce oggi, se sceglie il piano più lungo, finirà di pagare la Tari del 2021 quando quel bidone sarà stato svuotato altre quattrocento volte.
Ogni rata non può essere inferiore a 100 euro, come già previsto per la rottamazione-quinquies generale. Per dire: con un debito di 1.500 euro il piano massimo non è di 54 rate, ma di 15, perché sotto i 100 euro a rata non si scende.
E poi c’è la riga che chiude la porta. La definizione diventa inefficace se non si paga, o si paga meno del dovuto, la prima o unica rata; oppure se si saltano due rate, anche non consecutive; oppure se manca l’ultima rata del piano. Due rate in nove anni. Una nel 2028 e una nel 2034 bastano. Il beneficio svanisce e il debito torna intero, con sanzioni e interessi. Fine.
Si noti il contrasto: lo Stato impiega 12 ore a dirti quanto devi e ti dà cinque giorni per leggerlo, poi ti lascia nove anni per pagare ma ti concede un solo inciampo. Il secondo è fatale.
Che cosa ci dice questa rottamazione sul modo di fare le regole?
Torno al link che scade in cinque giorni. Non è una vessazione, è una scelta tecnica: un file con dati fiscali non deve restare a galleggiare per settimane in una casella di posta. Lo capisco. Ma messo accanto alle 54 rate, quel link racconta come l’amministrazione pensa il tempo. Il tempo del cittadino che deve informarsi è compresso in ore e giorni, con una scadenza secca e automatica. Il tempo del cittadino che deve pagare viene allungato fino a nove anni, perché un piano lungo fa aderire più persone e porta più soldi alle casse dei Comuni. Il tempo del cittadino che sbaglia, invece, non esiste: due rate e si torna al punto di partenza.
A me sembra che la rottamazione dei tributi locali sia stata disegnata più per chi la incassa che per chi la paga, e non lo dico come accusa. Un Comune che ha mandato ad Ader migliaia di multe del 2019 ha bisogno di quei soldi, e un piano lungo con un minimo di 100 euro a rata è un modo di farli rientrare senza strozzare nessuno. Però la stessa norma mette fuori dalla porta i cittadini dei Comuni che riscuotono in proprio, e lascia a quelle amministrazioni la facoltà di fare una sanatoria tutta loro, se vorranno. La parola che pesa è “facoltà”. La sanatoria per il bollo e la Tari esiste o non esiste a seconda di un contratto di servizio firmato anni fa in municipio.
La mia lettura è questa: una sanatoria non è mai una misura uguale per tutti, è una misura uguale per tutti quelli che stanno dentro il perimetro. Qui il perimetro lo disegna l’agente della riscossione, e il cittadino se ne accorge solo quando apre il sito di Ader e la sua Tari non c’è.
Intanto, da oggi, le richieste partono. Entro 12 ore arriva una e-mail. In fondo c’è un link, e vive cinque giorni.
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