#Finsubito news dalla rete – documento con richieste urgenti a Governo e Regione


Il Gruppo Alto Ionio Agricoltori del Raganello (G.A.I.A.), riunito da giorni in presidio permanente in tutta la Calabria, ha inviato un documento al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, al Presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, all’Assessore regionale all’Agricoltura, Risorse Agroalimentari e Forestazione Gianluca Gallo, alla Presidente della Sesta Commissione Agricoltura e Foreste del Consiglio regionale Elisabetta Santoianni e a tutti i capigruppo del Consiglio regionale della Calabria.

Nel documento gli agricoltori si definiscono «quelli veri sul serio» e dichiarano di manifestare la propria disperazione per la grave condizione che il settore sta vivendo a causa della normativa europea e nazionale, che avrebbe fatto sprofondare l’agricoltura italiana e calabrese. Scrivono di essere stanchi delle «briciole e delle elemosine» e di chiedere innanzitutto dignità, riconoscimento e tutela dei propri prodotti e dei propri diritti. Raccontano di essere scesi in strada, abbandonando i lavori nelle proprie aziende, perché non riescono più a sostenere economicamente la situazione.

Nel testo si legge che, se qualcuno pensa che gli agricoltori «quelli veri che realmente producono» possano essere trattati senza attenzione e senza un confronto con le istituzioni competenti, come l’Assessore regionale all’Agricoltura o il Ministro dell’Agricoltura e sottosegretario di Stato con delega all’agricoltura, si sbaglia. Gli agricoltori scrivono di non volere che questo atteggiamento sia diretto a delegittimare loro e le loro sofferte manifestazioni, poiché già oggi non si sentono più rappresentati a nessun livello.

Esprimono rammarico per il fatto che proprio chi avrebbe dovuto venire nei presidi a raccogliere la disperazione loro e delle loro famiglie, alle quali non riescono nemmeno a garantire i beni primari, faccia finta di nulla. Denunciano inoltre che anche l’informazione nazionale ignorerebbe quasi del tutto le loro proteste, senza riportare il loro disappunto, dando un’informazione che non rispecchierebbe ciò che accade in Italia.

Il documento, sottoscritto dai rappresentanti dei responsabili dei presidi organizzati in tutta la Calabria, viene affidato alle istituzioni citate. Gli agricoltori premettono che il Governo nazionale non può e non deve lavarsene le mani, poiché può e deve intervenire, anche con decreti legge, ritenendo che in questa occasione vi siano i presupposti della necessità e dell’urgenza. Di seguito le cinque richieste formulate.

1) Stabilità del reddito. Riconoscimento del costo di produzione per legge

Una delle maggiori criticità che da qualche decennio mettono in ginocchio la filiera dell’ortofrutta in Italia, che pure produce eccellenze, consiste nell’assenza di un riconoscimento e di una relativa tutela del costo di produzione. Secondo gli agricoltori, il costo di produzione deve necessariamente essere riconosciuto con legge dello Stato, poiché l’agricoltore è il primo e fondamentale anello della filiera che si assume il rischio imprenditoriale, con tutto ciò che in questo momento storico significa.

Nel documento si legge che non sarebbe più tollerabile che soggetti senza scrupoli entrino nelle aziende agricole proponendo un prezzo di gran lunga inferiore al costo di produzione, approfittando dello stato di necessità in cui versano gli agricoltori e del fatto che si tratta di prodotti fortemente deperibili. Questo determinerebbe un contratto che tante volte non viene nemmeno pagato, in forte disequilibrio contrattuale.

Si tratterebbe, secondo gli agricoltori, di una pratica fortemente sleale che metterebbe a serio rischio la sopravvivenza di tante piccole e medie imprese del settore, costrette a chiudere, dando così spazio a quei grossi gruppi diventati ormai delle lobby del settore, come le Organizzazioni di Produttori (OP), definite «famigerate», che prenderebbero fondi comunitari senza distribuirli agli agricoltori, reintroducendo così il feudalesimo in agricoltura. Nel documento si afferma che a nulla serve il richiamo alle pratiche commerciali sleali, perché nulla è cambiato, e per questo viene chiesta una legge dello Stato in merito.

2) Interruzione dell’invio delle armi al conflitto Russia/Ucraina da parte del Governo Meloni

Gli agricoltori definiscono questa scelta, fatta dal governo precedente guidato da Draghi e sostenuta anche dall’attuale governo guidato da Meloni, «sconsiderata», e sostengono che stia avendo ricadute negative sui cittadini italiani, ormai allo stremo. Scrivono che in Calabria «stanno scendendo tutti in piazza» e chiedono a gran voce che tutti i fondi destinati all’invio delle armi vengano destinati alle tante imprese agricole e ittiche che non riescono più ad andare avanti e sono sull’orlo del disastro e del fallimento. Chiedono inoltre la detassazione totale sulla manodopera agricola e l’azzeramento dell’IVA su tutti i prodotti agricoli, compresa la liquirizia.

3) Il caro gasolio

Secondo il documento, il caro gasolio avrebbe messo in ginocchio l’agricoltura e tutta la filiera, con rincari «scellerati» che le famiglie non riescono più a sostenere. L’aumento del gasolio in generale e di quello agricolo in particolare inciderebbe direttamente sui costi di produzione, aggravando una situazione già insostenibile per tante aziende, costrette a fare i conti con spese sempre più alte e prezzi di vendita che spesso non coprirebbero nemmeno i costi sostenuti.

Il rischio, scrivono gli agricoltori, è quello di essere definitivamente tagliati fuori dal mercato, rendendo sempre più difficile continuare a coltivare la terra e garantire un futuro alle imprese agricole. Per questo chiedono alla Regione Calabria e al Governo nazionale interventi urgenti e concreti per contenere i costi, sostenere gli agricoltori e tutelare la competitività delle produzioni. «Perché senza agricoltura non c’è futuro per i nostri territori. E chi lavora la terra non può essere lasciato solo», si legge nel documento.

4) Accordi bilaterali tra Europa e Stati extra Ue

Gli agricoltori chiedono che si ponga fine agli accordi bilaterali che l’Europa stipula con gli Stati extra Ue «sulla pelle degli agricoltori italiani ed europei». Il documento sostiene che il Governo nazionale, nella persona della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, debba andare in Europa a portare la voce degli agricoltori italiani, che invocano il mancato rinnovo, a scadenza, di ogni accordo bilaterale, come il Mercosur, ritenuto dagli agricoltori dannoso per l’agricoltura nazionale.

Secondo gli agricoltori, questi accordi, fatti «nelle segrete stanze», consentirebbero l’ingresso in Europa di prodotti agricoli coltivati in tutto il mondo con metodologie e protocolli completamente diversi, e secondo loro peggiori sotto ogni aspetto, rispetto a quelli imposti in Europa agli agricoltori. Vengono citati come esempi il grano importato in Italia dal Canada e l’olio importato dalla Tunisia.

5) Modifica del decreto legislativo n. 108/2021

Gli agricoltori chiedono a gran voce che il Governo italiano modifichi il decreto legislativo n. 108/2021, che ha recepito la direttiva 633/2019 sulle pratiche commerciali sleali, abrogando ogni deroga e ogni scappatoia introdotta nel decreto e non contenuta nella direttiva europea citata.

Nel documento si legge che questi sono i punti ritenuti dagli agricoltori fattibili, inderogabili e necessari per la sopravvivenza delle loro aziende, delle loro famiglie e delle loro esistenze. I sottoscrittori chiedono inoltre all’Assessore regionale in carica, Gianluca Gallo, di venire a raccogliere direttamente dalle loro voci le motivazioni di questa «ennesima e disperata ribellione» degli agricoltori calabresi, poiché non si sentono più assolutamente rappresentati dalle associazioni di categoria del settore. Ritengono che tali associazioni, che da molto tempo li avrebbero ormai completamente abbandonati, non tutelino più i diritti e la dignità degli «agricoltori veri».

Gli agricoltori dichiarano infine di attendere riscontri e risposte sulle loro richieste e si aspettano che le istituzioni, a vario livello, dimostrino rispetto e il giusto riconoscimento della dignità che spetta a tutti loro. Il documento è stato sottoscritto in data 17 ottobre 2026, al bivio di contrada Scorciasanti, Francavilla Marittima – Cerchiara di Calabria, dai rappresentanti del presidio, tra cui Pierfranco Lucente, Presidente dell’associazione G.A.I.A. – Gruppo Alto Ionio Agricoltori del Raganello.


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