TARANTO – Oltre 9 milioni di euro liquidati dalla Regione Puglia a Ecologistic per un programma di investimenti industriali a Ginosa, mentre resta aperta la discussione sul progetto di una centrale termoelettrica alimentata da combustibile derivato dai rifiuti. È da questa circostanza che prende le mosse il nuovo intervento del Comitato No Termovalorizzatore Ginosa e Marina di Ginosa, che sollecita una riflessione sulle scelte industriali e sulle prospettive economiche, occupazionali e ambientali dell’intera provincia di Taranto.
La presa di posizione arriva alla vigilia della manifestazione del 17 ottobre a Taranto, dedicata ai temi della salute, del lavoro e della riconversione industriale, in una fase segnata anche dalle difficoltà dell’ex Ilva.
Al centro del comunicato c’è la Determinazione dirigenziale n. 801 del 12 ottobre 2026, con la quale la Regione Puglia ha disposto la liquidazione e il pagamento di 9.246.847,50 euro in favore di Ecologistic S.p.A.
Si tratta della prima anticipazione di un contributo pubblico complessivo pari a 23.117.118,75 euro, riconosciuto nell’ambito di un programma di investimenti industriali ammesso alle agevolazioni per oltre 45 milioni di euro. Gli interventi riguardano lo stabilimento situato in contrada Girifalco, nel territorio comunale di Ginosa, e sono finalizzati al potenziamento, all’ammodernamento e all’innovazione delle attività di trattamento e recupero dei rifiuti.
Il Comitato richiama inoltre l’esistenza di un distinto progetto di ampliamento dello stabilimento, che comprende una centrale termoelettrica ad assetto trigenerativo da 90 MW termici e 20 MW elettrici, alimentata da CSS-Combustibile.
Su questo punto, l’associazione precisa un elemento fondamentale: il programma industriale finanziato dalla Regione e il progetto della centrale seguono procedimenti amministrativi differenti. Dalla determinazione regionale non risulta che i contributi pubblici siano destinati specificamente alla costruzione della centrale termoelettrica.
La questione sollevata dal Comitato riguarda, piuttosto, l’indirizzo complessivo delle politiche di investimento e la loro compatibilità con le caratteristiche economiche e ambientali del territorio.
«Quale modello di sviluppo industriale viene sostenuto attraverso le risorse pubbliche e quanto questo modello sia coerente con le caratteristiche e le prospettive economiche del territorio?», si interrogano i rappresentanti dell’associazione.
Il ragionamento viene collegato direttamente alla crisi dell’ex Ilva e alla necessità di individuare nuove prospettive produttive per Taranto e la sua provincia.
Secondo il Comitato, dopo oltre 60 anni di industrializzazione pesante, il territorio ionico si trova davanti a una fase decisiva, nella quale le scelte pubbliche dovrebbero favorire una trasformazione industriale capace di conciliare occupazione, tutela della salute e salvaguardia ambientale.
La sospensione della produzione nell’area a caldo dell’ex Ilva, in attesa dei pronunciamenti giudiziari richiamati nel documento, viene indicata come uno dei passaggi che rendono ancora più urgente la definizione di un progetto credibile di riconversione.
L’associazione richiama anche l’esperienza di Genova Cornigliano, dove nel 2005 un Accordo di programma accompagnò la chiusura delle lavorazioni siderurgiche a caldo, prevedendo interventi di tutela occupazionale e riqualificazione delle aree industriali.
Per il Comitato, la provincia di Taranto dovrebbe poter affrontare una trasformazione altrettanto strutturata, evitando che le future scelte industriali ripropongano contrapposizioni tra diritto al lavoro e diritto alla salute.
Particolare attenzione viene riservata alle caratteristiche del territorio di Ginosa, dove le attività agricole, agroalimentari, paesaggistiche e turistiche rappresentano componenti importanti dell’economia locale.
Nel comunicato si ricorda che lo stabilimento Ecologistic dispone già di una capacità autorizzata di trattamento pari a 280.000 tonnellate annue di rifiuti, attraverso diverse linee destinate alla selezione e al recupero dei materiali.
Secondo la documentazione progettuale richiamata dall’associazione, la centrale proposta dovrebbe utilizzare per il recupero energetico il CSS-Combustibile prodotto internamente allo stabilimento. Non risulterebbe quindi presentata per rispondere a una specifica necessità pubblica di smaltimento dei rifiuti urbani di Ginosa o della provincia, ma come parte delle attività industriali della società.
Il Comitato chiede pertanto di valutare approfonditamente le possibili conseguenze della realizzazione dell’impianto sulle attività economiche già presenti, con particolare riferimento all’agricoltura, alle produzioni agroalimentari, al turismo e alla valorizzazione del paesaggio.
«Perché un territorio a forte vocazione agricola, agroalimentare, paesaggistica e turistica dovrebbe accogliere un impianto di questa portata? Quali benefici complessivi ne deriverebbero alla comunità e quali costi potrebbero ricadere sulle economie già esistenti?», si legge nella nota.
Un altro elemento evidenziato riguarda le ricadute occupazionali del programma agevolato. La determinazione regionale prevede infatti un incremento dell’occupazione non inferiore a 35 unità di lavoro annue, un dato che il Comitato invita a considerare insieme agli eventuali effetti sulle altre attività produttive del territorio.
L’associazione riconosce l’importanza di ogni nuova opportunità di lavoro, ma sostiene che la valutazione di un investimento non possa limitarsi ai benefici economici e occupazionali direttamente prodotti dall’impresa che lo realizza.
Occorrerebbe, secondo i rappresentanti del Comitato, esaminare anche le possibili conseguenze indirette e di lungo periodo sulle aziende agricole, sulla competitività delle filiere, sulla reputazione commerciale delle produzioni locali e sulle prospettive delle strutture turistiche e ricettive.
Il Comitato precisa di non considerare già dimostrati eventuali danni derivanti dalla centrale, ma chiede che i possibili effetti siano oggetto di studi indipendenti, approfonditi e accessibili alla cittadinanza.
«Non sosteniamo che questi danni siano già accertati», chiarisce il documento, sollecitando la pubblicazione delle valutazioni relative alle possibili ricadute territoriali dell’impianto, comprese quelle cumulative e di lungo periodo.
La riflessione viene quindi estesa al complesso delle risorse economiche e ambientali della provincia ionica, che il Comitato considera un patrimonio da valorizzare attraverso una strategia di sviluppo più articolata.
Dalle testimonianze della Magna Grecia al patrimonio archeologico, dalle gravine alle pinete, fino alle coste, ai paesaggi rurali e alle produzioni agricole di qualità, il territorio dispone, secondo l’associazione, di numerose opportunità sulle quali costruire nuove attività economiche.
Tra i settori indicati figurano le filiere agroalimentari innovative, il turismo culturale e naturalistico, la ricerca, i servizi avanzati e le attività produttive sostenibili, considerati possibili ambiti di investimento per generare nuove occasioni di occupazione.
Il Comitato non propone di escludere l’industria dal futuro della provincia, ma chiede che ogni nuovo insediamento venga valutato anche in relazione alla compatibilità con le attività esistenti, gli ecosistemi e la salute delle persone.
«Non chiediamo una provincia senza industria. Chiediamo un’industria compatibile con i territori, capace di produrre benefici economici e occupazionali senza compromettere le altre attività produttive, gli ecosistemi e la salute delle persone», affermano i rappresentanti dell’associazione.
Da qui nasce la richiesta alla Regione Puglia, al Governo e alle istituzioni locali di avviare un piano strategico di sviluppo economico, sociale e ambientale per l’intera provincia di Taranto.
La proposta prevede un percorso partecipato, fondato sull’analisi delle vocazioni territoriali, delle fragilità ambientali, delle attività produttive esistenti e delle necessità occupazionali.
Secondo il Comitato, al confronto dovrebbero prendere parte amministrazioni pubbliche, università, centri di ricerca, organizzazioni sindacali, lavoratori, imprese agricole e industriali, operatori turistici, associazioni e cittadini.
L’obiettivo è individuare priorità condivise capaci di orientare gli investimenti pubblici, evitando che le comunità siano chiamate a esprimersi soltanto quando le principali decisioni industriali siano già state assunte.
L’associazione chiede inoltre piena trasparenza sulle condizioni e sulle finalità delle agevolazioni riconosciute a Ecologistic, sulle ricadute territoriali attese e sulla coerenza degli investimenti con una strategia complessiva di sviluppo della provincia.
Nel comunicato diffuso il 16 ottobre, il Comitato conferma anche la propria adesione alla manifestazione del 17 ottobre a Taranto, invitando i cittadini di Ginosa e Marina di Ginosa a partecipare alla mobilitazione per la salute, le bonifiche, il lavoro dignitoso e la riconversione industriale.
Per i rappresentanti dell’associazione, la crisi del capoluogo non può essere considerata separatamente dalle prospettive degli altri comuni della provincia, perché le decisioni assunte oggi potrebbero influenzare l’organizzazione economica e produttiva dell’intero territorio per molti anni.
«Non deve essere il territorio a doversi adattare necessariamente ai progetti industriali. Devono essere gli investimenti a dimostrare la propria compatibilità con il territorio, con le sue vocazioni e con una visione condivisa del futuro», sostiene il Comitato.
L’intervento si conclude con un richiamo alle conseguenze ambientali, sanitarie, sociali ed economiche che, secondo l’associazione, decenni di industrializzazione hanno lasciato a Taranto e nella sua provincia.
«Taranto e la sua provincia hanno già pagato un prezzo troppo alto. È tempo che lo sviluppo non venga più imposto ai territori, ma costruito insieme a chi li abita», conclude il Comitato No Termovalorizzatore Ginosa e Marina di Ginosa.
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