Quante Maricarmen ci sono state, ci sono oggi e rischiano di esserci domani in Italia? La domanda che arriva dalla Spagna attraversa anche il nostro Paese. Maricarmen Abascal aveva 87 anni: sfrattata dalla sua abitazione di Madrid il 23 settembre, è morta in ospedale il 7 ottobre, senza essere tornata a casa. La sua vicenda, diventata un simbolo delle mobilitazioni per il diritto all’abitare e contro le disuguaglianze, ha toccato profondamente l’Alleanza contro la povertà in Italia, che al tema della casa dedica da tempo una preoccupata attenzione. Per questo, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà del 17 ottobre, l’Alleanza chiede che la sicurezza abitativa sia messa al centro delle politiche sociali.
«Non sappiamo quante storie simili a quella di Maricarmen restino invisibili nel nostro Paese. Sappiamo però con certezza – ce lo dicono i dati, prima ancora delle storie e degli articoli di giornale – che la perdita della casa, o anche solo l’aumento di un affitto, è spesso all’origine della caduta in una condizione di povertà assoluta. Perdere la casa significa perdere relazioni, accesso alle cure, continuità nella propria quotidianità e spesso il lavoro. Per questo, lottare contro la povertà significa anche lottare per il diritto alla casa», commenta il portavoce Antonio Russo.
In affitto, oltre una famiglia su cinque è in povertà assoluta
I nuovi dati Istat relativi al 2025, appena pubblicati, fotografano una situazione pressoché stabile e confermano quanto sia stretto il legame tra condizione economica e abitativa. Quasi un milione di famiglie che vivono in affitto – 999mila – è in povertà assoluta: il 20,9% delle famiglie in locazione, contro il 4,5% di quelle che abitano in una casa di proprietà. Tra gli affittuari, dunque, la povertà colpisce più di una famiglia su cinque, con un’incidenza oltre quattro volte e mezzo superiore a quella registrata tra i proprietari.
La distanza si allarga per le famiglie con minori: è in povertà assoluta il 28,7% di quelle in affitto, contro il 6% di quelle proprietarie. Significa che quasi tre famiglie su dieci, se hanno figli minori e un affitto da pagare, non possono permettersi beni e servizi considerati essenziali. La fragilità riguarda anche gli anziani: tra le famiglie in affitto con persona di riferimento di almeno 65 anni, l’incidenza della povertà assoluta resta al 17,7%, lo stesso valore del 2024.
«Questo dimostra che il tema della povertà e quello della casa si incontrano e si intrecciano ben prima dello sfratto: il costo dell’abitare può restringere progressivamente lo spazio per tutto il resto, costringendo a rinunce e sacrifici. Una questione di cui non si può non tener conto, anche alla luce dell’impennata dei costi di locazione e utenze in tutto il Paese, specialmente nelle grandi città», osserva Russo.

Il 72% degli sfratti è per morosità
Ma torniamo alle Maricarmen d’Italia: nel 2025 sono stati emessi 37.122 provvedimenti di sfratto, di cui 26.632 per morosità, circa il 72% del totale. «Questo dato ci chiede di intervenire sulle difficoltà di pagamento, attivando gli strumenti di sostegno prima che gli arretrati diventino una condanna alla povertà e alla vita in strada. Una politica efficace deve riuscire a intercettare la fragilità quando è ancora possibile evitare la perdita dell’abitazione. La morosità è, in molti casi, l’effetto o l’anticamera della povertà», sottolinea Russo.
Il problema della casa attraversa buona parte dell’Europa. Secondo il rapporto della Commissione europea “Employment and Social Developments in Europe 2026“, nel 2025 il 29,1% delle persone a rischio di povertà vive in famiglie per cui i costi abitativi superano il 40% del reddito disponibile.
Una politica efficace deve riuscire a intercettare la fragilità quando è ancora possibile evitare la perdita dell’abitazione. La morosità è, in molti casi, l’effetto o l’anticamera della povertà
Antonio Russo, portavoce Alleanza contro la povertà
Eurostat mostra inoltre che nel 2024 la casa assorbiva mediamente il 37% del reddito disponibile delle persone a rischio di povertà, contro il 16% di quelle sopra la soglia: un peso più che doppio. Questi indicatori europei, che misurano il rischio di povertà monetaria, distinto dalla povertà assoluta rilevata da Istat, evidenziano la forte pressione dei costi abitativi sui redditi più bassi.
«Le mobilitazioni spagnole ci interrogano su una fragilità che attraversa i confini. Garantire una casa economicamente sostenibile è una condizione per rendere effettive le politiche contro la povertà. Il sostegno al reddito deve accompagnarsi alla possibilità di abitare, accedere ai servizi e mantenere i propri legami», osserva ancora Russo. Per l’Alleanza, il Piano Casa può costituire un primo passo importante, ma va accompagnato da tempi certi, risorse effettivamente attivate e risultati misurabili. Occorre rafforzare il legame tra casa, lavoro e servizi essenziali, insieme al ruolo della contrattazione sociale e alla partecipazione delle parti sociali nel monitoraggio.
Cinque passi perché la casa ripari dalla povertà
L’Alleanza propone cinque direttrici di intervento per far sì che la casa offra un riparo sicuro contro la povertà.
1. Garantire un sostegno stabile all’affitto e alla morosità incolpevole. Servono finanziamenti nazionali pluriennali, accessibili anche agli inquilini del mercato privato, e procedure che consentano di intervenire tempestivamente quando diminuisce il reddito o sopraggiungono malattie e spese impreviste.
2. Prevenire gli sfratti delle persone vulnerabili. Occorre un protocollo nazionale che attivi servizi sociali, assistenza legale e mediazione appena emerge il rischio. Per anziani, persone con disabilità e famiglie con minori, servono protezioni temporanee collegate alla ricerca di una soluzione concreta e adeguata, rispettosa dell’autonomia e dei legami territoriali.
3. Garantire sostegni agli inquilini e tutele ai proprietari. La prevenzione degli sfratti deve accompagnarsi a sostegni tempestivi per le morosità incolpevoli, garanzie per i proprietari e tempi certi nella gestione delle controversie e nell’individuazione delle soluzioni abitative alternative. Tutelare entrambe le parti serve anche a riportare più abitazioni sul mercato degli affitti stabili, con possibili ricadute positive sui canoni e sull’emersione del sommerso.
4. Aumentare gli alloggi pubblici e gli affitti sostenibili per i redditi più bassi. Il recupero delle abitazioni pubbliche inutilizzate o inagibili deve avere tempi definiti, finanziamenti certi e risultati monitorabili. Le agenzie sociali per l’affitto possono contribuire a rendere disponibile anche il patrimonio privato, attraverso garanzie ai proprietari e canoni commisurati alle possibilità economiche delle famiglie.
5. Integrare politiche abitative, sostegno al reddito e accompagnamento sociale. Le misure contro la povertà devono raggiungere tutte le persone in povertà assoluta e tenere conto del costo dell’abitare. Ai contributi economici vanno affiancati servizi territoriali e, per chi ha già perso la casa, percorsi che partano dalla disponibilità di un’abitazione stabile e dall’accompagnamento personalizzato.
«Il 17 ottobre chiediamo un impegno che duri oltre la Giornata. Quante persone riusciamo a sostenere prima che perdano casa? Quante ricevono una risposta adeguata quando la perdono? È su queste domande che devono misurarsi le politiche pubbliche. La storia di Maricarmen ci chiede di agire in tempo», conclude Russo.
Foto Alleanza contro la povertà
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