Giovedì 22 ottobre al Palazzo della Luce a Torino, la Regione Piemonte ospita i rappresentanti di grandi aziende per presentare, in modo informale, tra plin e nebbiolo, le opportunità di business sul territorio
Attrarre nuovi investimenti, ma soprattutto convincere le multinazionali già presenti a continuare a puntare sul territorio. È la doppia sfida del Piemonte, che il 22 ottobre riunisce, anche a tavola in una cena con i manager, o 70 gruppi internazionali per la seconda edizione del Summit Invest in Piemonte, tra Palazzo della Luce e Palazzo Madama. L’iniziativa, organizzata dalla Regione con Unioncamere Piemonte, Confindustria Piemonte e Ceipiemonte, punta a rafforzare i rapporti con le imprese estere e a rendere il territorio sempre più competitivo. Le aziende partecipanti fatturano complessivamente oltre mille miliardi di euro. Secondo i dati Istat citati dalla Regione, in Piemonte operano più di 1.300 multinazionali a controllo estero, con circa 184.500 addetti e 17 miliardi di euro di valore aggiunto. Un patrimonio da difendere e far crescere anche attraverso gli incentivi: la misura regionale per attrarre investimenti vale complessivamente 92.3 milioni di euro, nell’ambito del programma Fesr 2021-2027.
«Vogliamo consolidare la presenza delle imprese internazionali, attrarne di nuove e creare opportunità di occupazione qualificata», dichiarano il presidente Alberto Cirio e l’assessore alle Attività produttive Andrea Tronzano. I bandi attualmente aperti mettono a disposizione 45 milioni: 40 per gli investimenti e cinque per sostenere l’occupazione.
Portare un’azienda in Piemonte non significa soltanto convincerla a investire. Bisogna seguirla nella scelta della sede, aiutarla a orientarsi tra procedure e incentivi e, una volta avviata l’attività, continuare ad ascoltarne le esigenze. «L’attrazione degli investimenti è un’attività quotidiana: ogni settimana entriamo in contatto in media con quattro nuove imprese per aiutarle a valutare progetti in Piemonte», spiega Giorgia Garola, presidente di Ceipiemonte. «Insieme al Team Attrazione regionale stiamo seguendo oltre 700 dossier da 26 Paesi». I numeri della Regione danno la misura del lavoro svolto negli ultimi anni: oltre 800 potenziali investitori intercettati, più di 170 imprese accompagnate e 42 investimenti conclusi o annunciati. Le ricadute attese ammontano a circa quattro miliardi di euro e oltre 3mila posti di lavoro.
Ma non basta far arrivare nuovi gruppi. «È fondamentale consolidare la presenza di quelle imprese che hanno già scelto il Piemonte, affiancandole nei loro investimenti sul territorio», sottolinea Garola. È il cosiddetto aftercare, cioè il lavoro per mantenere un rapporto diretto con le aziende già insediate. «Negli ultimi due anni abbiamo organizzato 17 tavoli di confronto in tutte le province, occasioni per ascoltare le esigenze delle multinazionali e favorire nuove opportunità di investimento». Nella scelta di un territorio, ricorda Garola, pesano anche ciò che si trova intorno a uno stabilimento: fornitori, competenze, università e possibilità di innovare. «In Piemonte abbiamo competenze e talenti, atenei, innovazione e filiere che possono rappresentare un vantaggio importante. La nostra posizione geografica è un’altra risorsa strategica, ma è fondamentale completare le infrastrutture per non perdere opportunità».
Per capire che cosa serve alle imprese, Unioncamere Piemonte lavora con Regione e Ceipiemonte raccogliendo richieste e criticità direttamente nei territori. «Stiamo facendo un grande lavoro per supportare queste imprese nelle loro attività, ma anche per raccogliere le loro richieste e metterle nelle condizioni di lavorare meglio», afferma il presidente Gian Paolo Coscia.
Uno dei nodi principali è la logistica. «Siamo in una posizione strategica: il Piemonte è un retroporto naturale per i porti di Genova e Savona e può garantire collegamenti ferroviari e su gomma. Ma le grandi opere devono essere completate e bisogna programmarne altre, perché le infrastrutture sono determinanti per la riuscita di questo progetto di attrattività».
Ma non conta soltanto arrivare facilmente: anche le procedure amministrative possono fare la differenza. «Le multinazionali cercano procedure snelle e infrastrutture idonee alle loro attività. Sono elementi che possono influenzare la scelta di un territorio».
Il peso delle multinazionali nell’economia regionale è evidenziato anche dal presidente di Confindustria Piemonte, Andrea Amalberto. «Le imprese estere generano il 20% del valore aggiunto e impiegano il 13.4% degli addetti», sottolinea. Il punto, per Amalberto, è fare in modo che i gruppi internazionali trovino in Piemonte un ambiente in cui sia facile lavorare insieme alle aziende locali. «È facile integrarsi in filiere produttive, competenze, infrastrutture e servizi agli investitori: sono questi gli elementi che trasformano i progetti in produttività stabile, crescita e valore per il Paese».
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