#Finsubito news dalla rete – Progetto CASE L’Aquila, Verini e Padovani contro il fondo immobiliare


Enrico Verini e Gianni Padovani chiedono di fermare il progetto di affidamento a Invimit di circa 1.600 alloggi del Progetto CASE: “Il patrimonio pubblico deve restare al servizio degli aquilani”.

L’AQUILA – “Deve prevalere il senno del prima”. Enrico Verini e Gianni Padovani intervengono sul progetto di affidamento a Invimit di circa 1.600 appartamenti del Progetto CASE, esprimendo preoccupazione per le possibili conseguenze sul futuro abitativo della città.

“Non permetteremo che L’Aquila diventi come Barcellona, Madrid o Berlino! Affidare 1.600 alloggi a un fondo immobiliare significa consegnare un patrimonio pubblico alle logiche del mercato. Bisogna fermarsi adesso, prima che gli aquilani paghino il prezzo di questa scelta”, dichiarano, chiedendo che il progetto venga fermato e sottoposto a un confronto pubblico.

Il rischio della finanziarizzazione del mercato immobiliare

Da Madrid a Barcellona, da Berlino a tante altre città europee, migliaia di persone scendono in piazza per difendere il diritto alla casa. Gli affitti sono diventati insostenibili, i prezzi degli immobili hanno raggiunto livelli che escludono una parte crescente della popolazione e sempre più giovani e famiglie sono costretti ad abbandonare i quartieri in cui sono cresciuti.

Secondo Verini e Padovani, tra i fattori che alimentano questa crisi c’è anche la crescente finanziarizzazione del mercato immobiliare: grandi fondi acquistano immobili, li trasformano in strumenti di investimento e puntano a ricavarne rendimenti economici. In questo scenario, sostengono, la casa rischia di perdere la sua funzione primaria di diritto e bisogno fondamentale, diventando sempre più una merce sottoposta alle logiche del profitto.

“E mentre in Europa i cittadini protestano per gli effetti di queste politiche, all’Aquila si rischia di imboccare proprio quella strada”, affermano, richiamando l’attenzione sul progetto che riguarda gli alloggi del Progetto CASE.

Il futuro del Progetto CASE e il ruolo del patrimonio pubblico

Si tratta di un patrimonio nato per rispondere alla tragedia del terremoto del 2009, realizzato per dare una casa agli aquilani in uno dei momenti più drammatici della storia cittadina. Per i due dichiaranti, questi immobili dovrebbero rappresentare una risorsa strategica per garantire il diritto all’abitare, sostenere le famiglie e offrire opportunità ai giovani, agli studenti e a chi non riesce a trovare una sistemazione a prezzi accessibili.

“Affidare un patrimonio di queste dimensioni a una società che opera nella valorizzazione immobiliare significa introdurre una logica diversa da quella che dovrebbe guidare una politica pubblica della casa”, continuano Verini e Padovani. “Quando gli immobili entrano in un circuito orientato alla redditività, la conseguenza è una pressione crescente sulla loro valorizzazione economica e sui ricavi che possono generare. E quando la casa viene governata dalle logiche del mercato, sono le persone con redditi più bassi e medi a rischiare di essere espulse”.

I due sottolineano che L’Aquila ha ancora la possibilità di prevenire dinamiche analoghe a quelle osservate in alcune grandi città europee. “Qualcuno potrebbe sostenere che la nostra sia una città troppo piccola per conoscere le stesse dinamiche di Madrid, Barcellona o Berlino. Ma è proprio questo il punto: oggi L’Aquila ha ancora la possibilità di prevenire una crisi abitativa di questo tipo. Non dobbiamo aspettare che il problema si manifesti, che i canoni diventino insostenibili, che i giovani siano costretti ad andarsene e che le famiglie si ritrovino senza alternative”.

“La nostra posizione è chiara: bisogna agire adesso, impedire che il problema si produca, non intervenire dopo, quando correggere gli effetti di una scelta sbagliata diventa molto più difficile”, dichiarano.

La richiesta: fermare il progetto e aprire un confronto pubblico

Per Verini e Padovani, il compito della politica è prevedere gli effetti delle decisioni e intervenire per evitare conseguenze negative quando è ancora possibile. Una volta inserito un patrimonio immobiliare in un determinato modello di gestione, sostengono, modificarne gli indirizzi, recuperare il controllo e correggere le dinamiche economiche può diventare estremamente complicato.

Per questo, spiegano, la questione dei 1.600 appartamenti non può essere considerata una semplice operazione amministrativa o finanziaria: riguarda il futuro sociale della città e la possibilità, per migliaia di persone, di continuare a vivere all’Aquila.

I due chiedono quindi all’amministrazione comunale di chiarire quale strategia intenda adottare per garantire che il patrimonio resti al servizio della collettività. “Non stiamo parlando di immobili qualsiasi, ma di una risorsa pubblica straordinaria, che dovrebbe consentire al Comune di svolgere un ruolo attivo nel mercato abitativo, invece di rinunciare a una parte così importante della propria capacità di intervento”, affermano.

La casa, proseguono, non può essere affrontata soltanto in termini di valorizzazione degli immobili, gestione patrimoniale o rendimenti economici. Deve partire dalle esigenze delle persone, preservando strumenti pubblici efficaci, il controllo sulle scelte fondamentali e la possibilità di garantire l’accesso a un’abitazione anche a chi dispone di risorse economiche limitate.

“Per questo chiediamo che il progetto venga fermato e rimesso in discussione prima che si compiano scelte difficilmente reversibili. Occorre aprire un confronto pubblico, trasparente, in Consiglio comunale e con la città, per individuare una strategia alternativa che metta al primo posto l’interesse degli aquilani”, dichiarano.

“Non è una battaglia ideologica. È una questione concreta che riguarda il futuro della nostra comunità”, aggiungono, invitando l’amministrazione a considerare le esperienze delle altre città europee come un avvertimento da cui imparare, anziché come un modello da replicare.

“L’Aquila ha l’occasione di scegliere una strada diversa. Può utilizzare il proprio patrimonio per costruire una politica abitativa pubblica, lungimirante e capace di rispondere ai bisogni dei cittadini. Oppure può imboccare un percorso del quale rischiamo di vedere le conseguenze soltanto tra qualche anno, quando le famiglie si troveranno a fare i conti con problemi che oggi possiamo ancora prevenire”, continuano.

La conclusione dei due è un appello a intervenire prima che eventuali criticità diventino emergenze: “Non vogliamo scendere in piazza domani per chiedere di correggere ciò che oggi possiamo impedire. Vogliamo agire oggi perché domani gli aquilani non siano costretti a scendere in piazza per difendere il proprio diritto alla casa”.

“La casa è un diritto, non un privilegio. E il patrimonio pubblico dell’Aquila deve restare uno strumento al servizio degli aquilani, non diventare il punto di partenza di una crisi abitativa che potevamo evitare”, concludono Enrico Verini e Gianni Padovani.


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