Martedì i negoziatori dell’Unione europea hanno raggiunto un’intesa provvisoria sulle modifiche alle norme dell’UE in materia di agricoltura biologica, introducendo nuove condizioni per l’uso del logo biologico dell’UE sui prodotti importati e prorogando fino alla fine del 2036 gli accordi commerciali con 11 paesi extra-UE.
L’accordo è stato raggiunto tra la presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione europea e il Parlamento europeo. Secondo il Consiglio, l’aggiornamento è una revisione mirata dell’attuale quadro normativo dell’UE sul biologico e mira a rendere più semplice l’applicazione delle norme su produzione, etichettatura, certificazione e commercio, preservando al contempo la fiducia dei consumatori negli standard biologici dell’Unione.
Un elemento centrale dell’accordo riguarda le importazioni. I prodotti provenienti da paesi extra-UE i cui sistemi di produzione biologica sono riconosciuti dall’UE come equivalenti alle proprie norme potranno continuare a essere venduti come biologici nell’Unione. Potranno inoltre continuare a utilizzare il logo biologico del paese d’origine. Il testo provvisorio stabilisce però che questi prodotti potranno utilizzare il logo biologico dell’UE solo se rispetteranno anche requisiti aggiuntivi in materia di produzione e controlli, che vanno oltre il principio di equivalenza. Il Consiglio ha dichiarato che tali condizioni aggiuntive potrebbero riguardare aspetti come la vitalità del suolo, il benessere animale e i metodi di trasformazione.
La modifica affronta una questione delicata per i produttori fuori dall’Unione, poiché il logo biologico dell’UE è ampiamente riconosciuto dai consumatori. Il Consiglio ha dichiarato che la misura intende garantire agli operatori maggiore certezza giuridica, proteggendo al contempo la fiducia nel marchio e mantenendo condizioni di concorrenza eque tra produttori dell’UE e di paesi terzi.
L’accordo provvisorio proroga inoltre fino al 31 dicembre 2036 il riconoscimento da parte dell’UE delle norme biologiche applicate da 11 paesi extra-UE, tra cui Argentina, Canada, Nuova Zelanda e Stati Uniti. Il riconoscimento attuale è destinato a scadere il 31 dicembre 2026. Secondo i funzionari dell’UE, la proroga di 10 anni mira a garantire alle imprese prevedibilità nel lungo periodo ed evitare interruzioni del commercio internazionale.
Questa parte dell’accordo potrebbe avere ripercussioni ben oltre i prodotti alimentari di base. I produttori di vino, birra e distillati biologici nei paesi coperti dal sistema di equivalenza potrebbero ora contare su un accesso più stabile al mercato dell’UE nel prossimo decennio, ma potrebbero anche dover rispettare condizioni più rigorose se intendono apporre il logo biologico dell’UE sulle bottiglie vendute nell’Unione. Per gli importatori e le aziende del settore delle bevande, gli effetti pratici potrebbero tradursi in modifiche all’etichettatura, ai controlli di certificazione e ai costi di conformità, a seconda di come saranno applicate le norme definitive.
L’accordo rende inoltre più rigorosa la posizione dell’Unione sui prodotti con ingredienti misti. Consiglio e Parlamento hanno accantonato una precedente proposta della Commissione europea che avrebbe consentito l’uso dell’etichetta biologica dell’UE sui prodotti contenenti meno del 5% di ingredienti provenienti da paesi extra-UE che non soddisfano i criteri aggiuntivi. Eliminando la proposta, i negoziatori hanno optato per un approccio più rigoroso all’uso del logo dell’UE.
Per i piccoli operatori dell’UE, l’accordo provvisorio innalzerebbe le soglie per alcune esenzioni dalla certificazione. In base alle norme attuali, i piccoli operatori che vendono direttamente ai consumatori prodotti biologici sfusi, come frutta e verdura, non sono tenuti a ottenere la certificazione. Il limite del fatturato annuo previsto per l’esenzione salirebbe da 20.000 € a 40.000 €, calcolato come media annua dei cinque anni precedenti. Salirebbe inoltre da 5.000 kg a 10.000 kg la soglia del volume annuo delle vendite.
I colegislatori hanno inoltre concordato, a determinate condizioni, di estendere l’esenzione ai piccoli rivenditori online che vendono prodotti biologici preimballati. Secondo i funzionari dell’UE, l’obiettivo è ridurre gli oneri burocratici, soprattutto per le imprese più piccole, mantenendo al contempo in vigore il sistema generale di controllo.
L’accordo introduce flessibilità temporanee anche in altri ambiti della produzione biologica. Consentirebbe di continuare a utilizzare per un periodo limitato mangimi proteici non biologici per pollame e suini, nonché novellame di acquacoltura non biologico. Il Consiglio ha dichiarato che queste deroghe saranno eliminate gradualmente.
Per evitare turbative del mercato, i prodotti già etichettati secondo le norme attuali potranno continuare a essere venduti fino all’esaurimento delle scorte. Il testo prevede inoltre misure transitorie per i prodotti importati, affinché gli scambi possano proseguire senza vuoti normativi quando entrerà in vigore il quadro aggiornato.
Il ministro dell’Agricoltura irlandese Martin Heydon, intervenendo a nome della presidenza del Consiglio, ha dichiarato che l’accordo sostiene agricoltori, consumatori e settore agroalimentare e testimonia l’impegno a favore di un’agricoltura sostenibile e di un forte mercato biologico in tutta l’UE.
La proposta deve ancora ricevere l’approvazione formale. Il Consiglio e il Parlamento devono avallare l’accordo provvisorio, dopodiché il testo sarà sottoposto a revisione giuridica e linguistica prima dell’adozione definitiva da parte di entrambe le istituzioni. I funzionari dell’UE hanno dichiarato di voler completare il processo entro la fine del 2026, quando altrimenti scadrebbero gli attuali accordi di riconoscimento per i prodotti biologici importati.
La revisione arriva mentre il settore biologico dell’UE è in forte espansione. Secondo i dati citati dalla Commissione europea, la superficie agricola biologica nell’Unione è aumentata del 79%, passando da 9,5 milioni a 16,9 milioni di ettari. L’attuale quadro giuridico, il Regolamento (UE) 2018/848, è in vigore da gennaio 2022 e stabilisce norme comuni in tutta l’Unione per la produzione biologica, la certificazione e l’etichettatura.
Le modifiche più recenti fanno seguito anche a una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 4 ottobre 2024. La Corte ha stabilito che, nell’ambito dell’attuale quadro giuridico, i prodotti importati riconosciuti in base agli accordi di equivalenza non possono utilizzare il logo biologico dell’UE. Il Consiglio ha dichiarato che il nuovo accordo rientra nell’impegno più ampio della Commissione a rendere più chiare per consumatori e imprese le norme sul biologico, adeguandole al contempo alla crescita del mercato.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link



