#Finsubito news dalla rete – Cresce il peso delle startup italiane: 71mila occupati e quasi 16 miliardi di fatturato


Le startup italiane hanno creato 70.991 posti di lavoro in tutto il Paese, con una crescita del 4,1% solo tra il 2024 e il 2025 per 2,8 mila occupati in più in dodici mesi. Una crescita che si riflette anche nel fatturato delle giovani aziende italiane, come emerge dai dati del terzo report di Innovup e Assolombarda sull’occupazione generata dalle giovani aziende italiane: il fatturato di startup ed ex-startup innovative nel 2025 è stimabile in somma aggregata pari a 15,9 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 14,3 miliardi del 2024. Il valore aggiunto è pari a 4,3 miliardi (3,8 miliardi nel 2024), con la produttività che sale a 61 mila euro dai 56 mila dell’anno precedente.

A farla da padrone per numero di occupati sono le startup industriali che vantano il 21,2% degli addetti (14mila). Subito dietro i software per le imprese (18,2%), seguito da food e agritech (9,2%) e scienze della vita (9%). L’aumento occupazionale dell’ultimo anno, notano gli analisti, è trainato dalle giovani aziende dell’AI, Data & Analytics che, pur rivestendo una quota ancora limitata del totale (5,2%), hanno aumentato i posti di lavoro del 12,2%, con incrementi importanti anche per le società della cybersecurity (+11,1%).

Nel complesso, viene evidenziato, la gran parte delle startup ed ex-startup (88%) ha mantenuto stabile (65%) o aumentato (23%) il numero di dipendenti nell’ultimo anno, mentre solo il 12% lo ha ridotto. Si conferma inoltre, nei primi anni di vita, un’espansione occupazionale più marcata rispetto alle nuove imprese non innovative: le startup nate nel 2019 e sopravvissute hanno aumentato i dipendenti del 172% nei primi cinque anni, contro il +104% rilevato dall’Istat per il complesso delle imprese nate nello stesso anno; per la coorte 2020 l’incremento stimato è del 164%.

Torna a crescere il numero delle startup

Dopo il rallentamento nell’espansione del numero di startup degli ultimi anni, la crescita si assesta e torna a rafforzarsi lievemente: tra 2025 e 2026 il numero di imprese attive aumenta del 3,6%, pari a circa 900 imprese in più (dopo il +3,1% dell’anno precedente, dato aggiornato), grazie a una ripresa delle nuove iscrizioni a fronte di una mortalità sostanzialmente stabile. La distribuzione degli occupati resta molto concentrata: il 90,8% delle startup ed ex-startup è di dimensione micro (meno di 10 dipendenti) e quasi la metà (49,7%) non ha alcun dipendente; le imprese con almeno 10 addetti sono appena il 9,2% del totale, ma assorbono il 68,0% dell’occupazione complessiva, con forti differenze tra settori (dal 6,6% di startup con più di 10 dipendenti nel settore eCommerce & Marketplace al 21,8% della Cybersecurity).

Oltre ai dipendenti, sale a 107.769 il numero di soci distinti coinvolti (erano 104.687 un anno fa), in larga parte persone fisiche e famiglie (90,6 mila), seguite dalle aziende (15,6 mila); le corporate di medie e grandi dimensioni restano una componente marginale: le startup con investimenti aziendali sono 9.421, ma soltanto 606 hanno nel capitale, con una quota di minoranza, una corporate medio-grande (649 un anno fa).

Continuano ad aumentare le startup partecipate da fondi di private equity, venture capital o investitori specializzati in innovazione, che superano quota mille (1.039, da 993).

La spinta delle Gazzelle

Un contributo importante arriva dalle 25 nuove Gazzelle individuate quest’anno, imprese che nei primi cinque anni di vita hanno registrato per tre anni consecutivi una crescita del fatturato o dei dipendenti superiore al 20%. Le Gazzelle ancora attive salgono così a 96 (su 117 complessive includendo quelle cessate), con un record di 19 per la coorte 2019: nel 2025 occupano circa 5,9 mila persone, con una dimensione media di 65 dipendenti, un fatturato medio di 14,8 milioni di euro e un valore aggiunto medio di 4,6 milioni.

Nel 2025 hanno invece cessato l’attività, o sono entrate in liquidazione o bancarotta, 1.382 startup ed ex-startup (escluse le uscite per acquisizione o fusione), con la perdita di 720 posti di lavoro: nella gran parte dei casi imprese rimaste molto piccole (solo il 6,1% ha superato almeno una volta i 10 dipendenti, con un fatturato medio mai oltre i 400 mila euro annui). Il tasso di mortalità scende così al 5,8%, dal 6,0% dell’anno precedente, ma resta sopra la media delle società di capitali italiane (5,1% nel 2024).

Le acquisizioni salgono a 118: in valore assoluto un nuovo massimo storico, ma di fatto in linea con il 2023 (110) e il 2024 (116), a conferma che queste operazioni stentano a diffondersi nel panorama innovativo italiano. La quota di startup che raggiunge questo traguardo resta inferiore all’1% (0,49%), anche se l’M&A continua a premiare le realtà più strutturate: il 17,8% delle startup acquisite aveva superato i 10 dipendenti e il fatturato medio nell’anno precedente l’operazione era di quasi un milione di euro.

La Lombardia si conferma il baricentro dell’innovazione italiana: vi ha sede il 27,4% delle startup ed ex-startup attive, che generano il 37,0% dell’occupazione, il 40,2% del fatturato e il 37,8% del valore aggiunto nazionali. Al suo interno, Milano, Lodi, Monza-Brianza, Pavia raccolgono il 20,6% delle startup attive, il 31,4% degli occupati, il 34,6% del fatturato e il 32,8% del valore aggiunto italiani: in valori assoluti oltre 5,2 mila startup, 22,3 mila posti di lavoro, 5,5 miliardi di euro di fatturato e 1,4 miliardi di valore aggiunto.

«Le startup e le ex-startup innovative italiane danno lavoro a quasi 71 mila persone, il 4,1% in più dell’anno scorso, e generano 15,9 miliardi di euro di fatturato. Una quota significativa è rappresentata dal Quadrilatero di Assolombarda, con oltre 22 mila occupati e 5,5 miliardi di euro di fatturato», spiega Federico Chiarini, Presidente Giovani Imprenditori di Assolombarda. «Le Gazzelle sono poche, ma creano lavoro ben oltre il loro peso. Il nostro territorio ne è il motore: quattro nuove Gazzelle su dieci nascono tra Milano, Lodi, Monza-Brianza e Pavia, dove la selezione è più dura ma le exit sono più frequenti. Ora la sfida è far crescere chi ha già dimostrato di saperlo fare. Avvicinare corporate e giovani imprese innovative è – conclude – la leva per trasformare buone idee in campioni industriali».


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