#Finsubito news dalla rete – Una geografia delle proteste dei giovani europei


Francia: 21 settembre 

Da cinque settimane la Francia è attraversata da una massiccia ondata di proteste giovanili iniziate il 21 settembre nelle scuole superiori, poi estesesi ai sindacati, i gilet gialli e i partiti di sinistra. Inizialmente gli studenti chiedevano maggiori risorse per le scuole, lamentando la carenza di insegnanti, classi sovraffollate e edifici fatiscenti. Dopo tre settimane, le proteste si sono ampliate, con l’adesione del sindacato francese Confédération générale du travail (CGT) e di altri attivisti, includendo rivendicazioni relative al costo della vita e contestando la nuova manovra finanziaria che prevede oltre 40 miliardi di euro di tagli alla spesa pubblica. Nonostante centinaia di migliaia di persone abbiano manifestato pacificamente, i disordini del 17 e 18 ottobre hanno portato a 2.400 arresti in diverse città come Parigi, Marsiglia, Lione e Bordeaux. A Limoges, le fiamme hanno avvolto il municipio ottocentesco, distruggendolo quasi completamente; alcune scuole sono state incendiate. Mentre alcuni manifestanti lanciavano molotov e le forze dell’ordine rispondevano con gas lacrimogeni e cariche violente, centinaia di persone sono rimaste ferite. Il presidente francese Emmanuel Macron ha condannato le violenze di sabato, accusando gli attivisti di sinistra di aver cercato di fomentare il caos, e ammettendo, allo stesso tempo, che le autorità hanno perso il controllo delle proteste di sabato. Da lunedì 19 ottobre a Parigi e in altre città teatri degli scontri, è stato imposto un coprifuoco parziale. 

Spagna: 26 settembre

La rabbia delle manifestazioni contro il caro affitti e la crisi abitativa è stata innescata, a fine settembre, dallo sfratto a Madrid di Maricarmen Abscal, ottantasettenne disabile, a cui un fondo di investimento aveva aumentato l’affitto del 230%. Per protestare contro l’emergenza abitativa, di cui Maricarmen è diventata un simbolo, i manifestanti hanno organizzato un accampamento in Puerta del Sol, occupando la piazza per settimane. Presto la questione abitativa è diventata un terreno di scontro politico, e la pressione dell’opinione pubblica ha spinto il governo socialista di Pedro Sánchez ad approvare misure per l’edilizia popolare, ma queste non hanno ottenuto il sostegno del Parlamento, inducendo il Primo Ministro a indire elezioni anticipate il 29 novembre. Il 3 ottobre le mobilitazioni per l’accesso dignitoso alla casa, che hanno una base intergenerazionale ma colpiscono in modo particolare i giovani, sono dilagate in tutto il Paese, con cortei in oltre 50 città spagnole, i più imponenti a Madrid, Barcellona e Valencia. 

Serbia: 5 ottobre

Il movimento studentesco serbo è nato nel novembre 2024, dall’indignazione in seguito al crollo di una tettoia nella stazione ferroviaria di Novi Sad, nel nord del Paese, che ha causato la morte di 16 persone. Negli ultimi due anni gli studenti serbi hanno portato avanti proteste di massa contro la corruzione dilagante, e da inizio ottobre si sono mobilitati per sconfiggere nelle elezioni del 25 ottobre Aleksandar Vučić, l’ex presidente e leader populista che per nove anni ha guidato il Paese. In un testa a testa tra il Partito Progressista Serbo (SNS), di Vučić, e la Lista degli Studenti, sostenuta dagli universitari, l’esito incerto alimenta le tensioni e il timore di possibili episodi di violenza. 

Italia: 10 ottobre

L’onda delle manifestazioni giovanili è arrivata in Italia il 10 ottobre e si è subito tradotta in manifestazioni studentesche contro il carovita. La protesta è culminata nelle manifestazioni nazionali del “No Meloni Day” di venerdì 16 ottobre e proseguita con scioperi, cortei e occupazioni di scuole nelle principali città. Le mobilitazioni con lo slogan “Facciamo come in Francia”, hanno coinvolto migliaia di giovani a Roma, Torino, Milano, Bologna, Napoli e Bergamo, contro il carovita e le politiche scolastiche del governo Meloni e del Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Accanto ai collettivi studenteschi tradizionali si sono aggiunte frange più spontanee, spesso coordinate tramite i social network, che nel fine settimana del 17 e 18 ottobre hanno gettato nel caos il centro di Milano. In due giorni sono stati registrati oltre 270 fermi, di questi 220 sono minori. Mentre un gruppo autodefinitosi “Movimento 17 Ottobre” ha annunciato una mobilitazione permanente ogni sabato in diverse città italiane, la Presidente del consiglio Meloni ha lanciato un nuovo decreto sicurezza, punitivo nei confronti dei minori che partecipano alle manifestazioni di piazza. Nelle ultime settimane nel sud Italia è scattata anche la protesta degli autotrasportatori contro il carovita e il costo del carburante, che in pochi giorni si è estesa a tutte le regioni meridionali, provocando disagi nelle reti viarie e nella distribuzione di beni e alimenti. 

Portogallo: 10 ottobre

Sulla scia della Spagna, migliaia di persona a Lisbona e Porto sono scese in piazza contro l’aumento del costo della vita e i prezzi delle abitazioni, un mercato ormai diventato accessibile solo agli investitori stranieri e che sta espellendo i residenti dalle città. Le proteste in Portogallo, organizzate anche ad Aveiro, Braga e Funchal (nell’isola di Madeira), sono state promosse da una piattaforma chiamata “Non si può più vivere così’. I manifestanti chiedono l’introduzione di un limite legale ai canoni di locazione, il ritiro della recente normativa in materia di affitti, giudicata troppo favorevole ai proprietari, e un intervento statale decisivo per aumentare gli alloggi popolari e calmierati. Accanto al tema della casa, gli studenti protestano anche per chiedere maggiori fondi e risorse per il sistema scolastico e universitario.

Albania: 12 ottobre

Le proteste antigovernative si protraggono da oltre una settimana a Tirana, capitale dell’Albania, e gli scontri si sono intensificati dopo che gli studenti delle scuole superiori e universitari si sono uniti al movimento antigovernativo “Flamingo”, che chiede le dimissioni del Primo Ministro Edi Rama. Rama, rifiutando di lasciare l’incarico, ha condannato i manifestanti definendoli ideologizzati e radicalizzati. Una delle principali rivendicazioni del movimento, che prende il nome dall’habitat naturale dei fenicotteri in una zona dove il governo di Rama ha autorizzato un progetto di turismo di lusso legato a Jared Kushner, genero di Trump, è la lotta alla corruzione. Le richieste includono anche tutele per l’assistenza sanitaria, l’istruzione e le pensioni pubbliche.

Grecia: 13 ottobre

Già martedì 13 ottobre decine di studenti universitari hanno organizzato ad Atene una protesta con un accampamento in piazza Syntagma contro il costo degli studi e la crisi degli alloggi. Mercoledì 21 ottobre migliaia di studenti e insegnanti sono scesi nelle piazze di una decina di città greche , unendosi all’onda delle proteste in Europa. Come già in Francia e in Italia, i manifestanti chiedevano più fondi pubblici per l’educazione, migliori infrastrutture e classi meno affollate. La protesta ha contribuito a mettere sotto pressione il governo greco di centro-destra, guidato dal Primo ministro Kyriakos Mitsotakis, in un momento in cui nel Paese i salari sono stagnanti, gli affitti elevati e u costi energetici in aumento, anni dopo la crisi del debito. A maggio 2027, tra meno di un anno, si terranno anche le elezioni parlamentari.

Belgio: 17 ottobre  

I primi grandi cortei e blocchi a Bruxelles e Liegi sul carovita e l’austerità sono iniziati il 17 ottobre. La morsa dell’inflazione e il drastico aumento del costo della vita stanno hanno acceso le proteste: a Bruxelles, la polizia ha fatto uso di idranti e gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti scesi in piazza contro l’impennata dei beni di prima necessità; a Liegi, gli studenti hanno manifestato per il diritto allo studio. 

 


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