E se una causa legale potesse trasformarsi in un’opportunità di investimento? È questa la logica del litigation funding, o finanziamento del contenzioso: un mercato in cui fondi specializzati finanziano le spese legali di imprese e soggetti coinvolti in una controversia, in cambio di una quota dell’eventuale risarcimento o del risultato economico ottenuto.
Investire nelle cause legali
Il meccanismo consente a chi ha ragioni da far valere in giudizio, ma non dispone delle risorse necessarie, di affrontare una causa senza sostenerne interamente i costi. In genere, il finanziatore interviene assumendosi il rischio economico dell’operazione: se la causa fallisce, può perdere il capitale investito. Se invece ha successo, riceve il rendimento pattuito. Per gli investitori, il contenzioso diventa così un’attività alternativa, con rendimenti potenzialmente elevati ma rischi specifici, tempi incerti e scarsa liquidità. Per le imprese, può rappresentare uno strumento per tutelare i propri diritti senza immobilizzare risorse preziose.
Un mercato globale da 27 miliardi
Un mercato consolidato e in forte crescita. Vale tra 20 e 27 miliardi di dollari a livello globale. Se ne è parlato alla terza edizione del convegno Third Party Litigation Funding, organizzato da RPTL Legal. «In Italia è un mercato decisamente più giovane, ma non parlerei più di un fenomeno puramente sperimentale. Sono ormai presenti operatori nazionali e internazionali e il funding viene utilizzato in ambiti come il contenzioso commerciale, l’antitrust, l’arbitrato internazionale e la proprietà intellettuale», spiega a Milano Finanza Paolo Grandi, avvocato e partner di RPTL Legal. Anche le azioni collettive si stanno sviluppando sempre di più. In un sistema, come l’Italia, in cui gli attori devono volontariamente aderire all’azione (sign-in), aggiunge Giacomo Serra Zanetti, Investment Manager, Senior Legal Counsel di Omni Bridgeway, questo porta allo sviluppo di nuovi operatori che si occupano di raccogliere le adesioni (bookbuilding), il cui costo, fattibilità e successo diventano un importante fattore.
Cresce anche in Italia
Alcuni studi pubblicati negli ultimi anni (fonte: Deminor) hanno stimato per l’Italia un potenziale di investimento di 185 milioni di euro, destinato a raggiungere 325 milioni nel 2027. Si tratta di una crescita molto significativa, nell’ordine del 15% annuo, anche se è importante precisare che queste cifre rappresentano il potenziale investibile e non il capitale effettivamente già investito nel nostro Paese. «Direi quindi che l’Italia si trova oggi in una fase intermedia: il mercato esiste ed è già operativo, ma non ha ancora raggiunto il grado di maturità e strutturazione di Paesi come gli Stati Uniti o il Regno Unito», continua Grandi. «Ci sono operatori, operazioni concrete e una crescente conoscenza dello strumento da parte di imprese e studi legali, ma manca ancora quella profondità e standardizzazione che caratterizza i mercati più maturi. È proprio questo, però, a rendere interessante il mercato italiano: la domanda potenziale è considerevolmente superiore al livello di penetrazione attuale».
Più spazio alle azioni collettive
Nei prossimi anni lo sviluppo del litigation funding in Italia dipenderà soprattutto da una maggior certezza del quadro normativo e giurisprudenziale. Una disciplina che riconosca espressamente il funding, stabilendo regole chiare in materia di trasparenza, indipendenza del difensore e ruolo del finanziatore, ridurrebbe l’incertezza e favorirebbe l’ingresso di nuovi operatori, secondo Grandi.
Un secondo fattore sarà la crescita degli strumenti di tutela collettiva, a partire dalle azioni di classe, insieme allo sviluppo del funding in ambiti come il contenzioso antitrust, le procedure concorsuali e le controversie di massa. Infine, sarà decisiva una maggior prevedibilità dei tempi e dei costi della giustizia civile, anche per effetto delle riforme del processo, accompagnata dallo sviluppo di strumenti alternativi di risoluzione delle controversie, mediazione e meccanismi assicurativi di mitigazione del rischio.
«Il sistema giudiziario civile italiano sta acquisendo maggiore credibilità a livello internazionale. Alcuni litigation funder londinesi», fa presente Grandi, «mi hanno confermato di considerare la Sezione Imprese del Tribunale di Milano come una delle migliori e più affidabili a livello europeo. Ma c’è ancora molta strada da fare». È altresì fondamentale ricordare che gli investimenti dei fondi specializzati sono «non recourse», ovvero vengono pagati solo in caso di successo della controversia, anzi solo in caso di effettivo recupero. L’esito della controversia è sempre incerto e dipende dall’interpretazione del giudice su una molteplicità di aspetti, spesso anche processuali. Chi conosce i contenziosi, fa presente Zanetti, sa poi che l’incertezza non è solo sull’«an» (vittoria o meno) ma anche sul quantum con importi riconosciuti spesso fortemente sfalciati rispetto alla domanda.
Le cause più e meno appetibili per i fondi
«I nostri investimenti non sono quindi paragonabili a un finanziamento, né come struttura né come rischio, né a uno sconto di crediti, che qui sono solo eventuali. È più una partnership per investire risorse in una pretesa che sembra meritevole, per farla funzionare al meglio con il nostro capitale e la nostra esperienza», afferma l’Investment Manager di Omni Bridgeway. Ha un ritorno più simile a quello di un investimento nel capitale di rischio di una startup: elevato potenzialmente, ma incerto e legato all’esito dell’operazione. Il fattore tempo viene incluso nel rendimento, anche se, in casi di durata molto incerta, può essere un deterrente.
Guardando al contesto europeo, dove il mercato è più maturo rispetto all’Italia, il modello di business dei fondi di litigation funding spesso non approfondisce e non considera una vasta gamma di controversie che, pur avendo un forte impatto sociale, etico o di principio, non garantiscono ritorni finanziari sufficienti. In particolare, specifica Giuseppe Farchione, ceo di LexCapital, questo può avvenire per contenziosi di modesto valore economico che non raggiungono le soglie minime di investimento spesso fissate dai fondi sopra i 2-5 milioni di euro; contenziosi che presentano forti profili di novità giuridica e, quindi, con un rischio di soccombenza elevato; contenziosi legati a diritti umani, questioni ambientali pure, dove il danno commerciale è scarso o poco quantificabile o legato a questioni di diritto del lavoro individuale.
Rendimenti elevati, ma non garantiti
Si sa che il litigation funding come asset class offre rendimenti potenzialmente molto elevati e decorrelati dai mercati finanziari tradizionali: i principali operatori globali, alcuni dei quali sono quotati in borsa, riferiscono un tasso interno di rendimento netto medio sugli investimenti in litigation funding che oscilla tra il 25% e il 35%, con punte del 50%-60%, riferite a singoli casi di successo in ambito diritto commerciale e antitrust. Ma la rischiosità del modello di litigation funding fa riflettere circa l’importanza e il livello di approfondimento del processo di due diligence utile per tener conto di elementi come l’incertezza del giudizio, la stima dei costi e dei tempi previsti.
«Per questo per LexCapital ha sviluppato il tool proprietario di Giustizia Predittiva RischioLegale che, attraverso l’uso di modelli matematico-statistici e di algoritmi proprietari di intelligenza artificiale. misura quantitativamente il rischio della controversia», afferma Farchione. In particolare, caricando un atto giudiziario o altri documenti della controversia, è possibile stimare gli esiti di quel contenzioso, simularne i possibili scenari di evoluzione, stimarne la durata e l’impatto a livello economico e finanziario, nonché valutare le potenzialità di accordi di conciliazione, mediazione o transazioni stragiudiziali rapide, che per un investitore significano rientro del capitale e meno rischi.
Due diligence e tempi di recupero
Questi ultimi non mancano. Come i tempi di recupero che dipendono dalla natura della controversia, dalla fase del procedimento e dalle prospettive di esecuzione della decisione. «In Loopa valutiamo controversie con un valore economico superiore a un milione di dollari e privilegiamo operazioni con un orizzonte temporale massimo di circa cinque anni, eccezionalmente sei», indica Marina Gouveia, Senior Investment Manager di Loopa, precisando che la gestione del rischio si basa su un’accurata due diligence giuridica e finanziaria, che considera non soltanto le probabilità di successo, ma anche la solvibilità della controparte e l’effettiva possibilità di recuperare le somme.
Un caso pratico
A livello di portafoglio, la diversificazione tra controversie, settori economici e giurisdizioni contribuisce a ridurre l’esposizione ai rischi delle singole operazioni. A titolo esemplificativo LexCapital ha simulato il rendimento economico di un investimento in un diritto litigioso (res litigiosa), attraverso la ponderazione dei possibili esiti del contenzioso, delle probabilità di realizzazione e dei tempi di incasso. In pratica LexCapital acquisisce un diritto litigioso e fornisce le risorse per la gestione legale e tecnica, con un investimento massimo previsto di 300.000 euro, erogabile progressivamente nell’arco di tre anni.
Vengono poi individuati cinque scenari alternativi (si veda la tabella). Applicando le probabilità ai risultati economici dei singoli scenari si ottiene una stima ponderata del risultato dell’investimento: un incasso atteso ponderato di 470.000 euro, un investimento atteso ponderato di 261.000, un risultato economico atteso di 209.000, un rendimento complessivo indicativo dell’80,1%, un multiplo del capitale investito di 1,80x e un tasso interno di rendimento del 23%. Così anche il contenzioso può diventare un’opportunità d’investimento. (riproduzione riservata)
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