Il nome scelto per il nuovo complesso non è casuale. Vitrum richiama infatti la storia della vetreria che ha segnato una parte importante dell’identità produttiva empolese e che oggi presta il proprio nome a un progetto di trasformazione urbana. Una continuità simbolica tra ciò che l’area ha rappresentato nel Novecento e la funzione che è destinata ad assumere nei prossimi anni.
Il progetto, sviluppato dallo Studio di architettura Alderotti, prevede la realizzazione di undici edifici distribuiti su un’area con circa 6.000 metri quadrati destinati alle abitazioni. Gli appartamenti previsti sono 52, inseriti in un complesso residenziale di fascia alta che sarà affiancato da circa 900 metri quadrati di spazi commerciali e direzionali, articolati in undici fondi.
L’intenzione è quella di creare un ambiente in cui abitare e lavorare possano convivere, evitando che il nuovo insediamento si esaurisca in una semplice operazione immobiliare. A collegare le diverse funzioni contribuiranno una corte interna, concepita come spazio di incontro, e le aree verdi previste lungo il fronte stradale.
Anche la disposizione degli edifici è stata studiata per favorire la luminosità degli spazi e rendere più vivibile l’area comune. Il disegno architettonico punta su volumi di altezze differenti, organizzati in una composizione unitaria, con l’obiettivo di inserire il nuovo quartiere nel contesto circostante.
Sul fronte della mobilità, il piano comprende un’autorimessa interrata da circa cento posti auto e altri 39 parcheggi pubblici destinati anche alla cittadinanza. Una dotazione che, nelle intenzioni del progetto, dovrà accompagnare la nascita del complesso senza limitare i benefici dell’intervento ai soli futuri residenti.
iLa sostenibilità costituisce uno degli elementi centrali della nuova realizzazione. Gli edifici saranno progettati per raggiungere la classe energetica A3, con l’impiego di tecniche costruttive e materiali riconducibili alla bioedilizia. L’obiettivo è contenere i consumi energetici e idrici, facendo ricorso a soluzioni impiantistiche e tecnologiche aggiornate.
Durante la presentazione del progetto, gli architetti Fabio Alderotti ed Elena Bartali hanno illustrato l’impostazione scelta per l’intervento, sottolineando la volontà di superare la logica del singolo edificio per costruire una porzione di città capace di dialogare con quella esistente.
La corte interna e gli spazi aperti assumono, in questa prospettiva, un ruolo che va oltre la funzione estetica: rappresentano il tentativo di favorire la socialità e rendere il nuovo insediamento un luogo vissuto, anziché un insieme di edifici isolati.
Per comprendere il significato della trasformazione occorre tornare all’inizio del Novecento, quando nell’area nacque la Società Vetraria Empolese, fondata nel 1902. Nel 1915 l’azienda assunse il nome Vitrum, diventando parte della storia industriale di una città nella quale la lavorazione del vetro ha rappresentato una tradizione produttiva di rilievo.
L’attività proseguì fino alla chiusura definitiva del 1984. Da quel momento, l’area perse progressivamente la propria funzione originaria, trasformandosi in uno spazio dismesso nel cuore di Empoli. Per decenni si sono susseguiti tentativi e ipotesi di recupero, senza che si arrivasse a una soluzione capace di sbloccare definitivamente la situazione.
Un passaggio significativo è arrivato il 4 novembre 2013, quando il Consiglio comunale approvò il piano urbanistico con gli indirizzi per la riqualificazione dell’area. Il percorso è proseguito negli anni successivi, attraverso la definizione degli strumenti urbanistici, gli interventi di demolizione realizzati nel 2018 e la bonifica del terreno dagli idrocarburi, effettuata nel 2019.
Il cantiere dell’attuale progetto è stato avviato nel luglio 2024. Un passaggio che ha segnato l’inizio della fase concreta di trasformazione dopo un iter amministrativo e progettuale particolarmente lungo.
La presentazione del progetto, alla quale hanno partecipato circa settanta tra imprenditori, investitori, professionisti e rappresentanti del territorio, ha rappresentato anche l’occasione per ripercorrere le tappe che hanno condotto all’avvio dei lavori.
Il sindaco di Empoli, Alessio Mantellassi, ha evidenziato il valore del recupero di un’area strategica, insistendo sulla scelta di conservare il nome storico della vetreria. La denominazione Vitrum, ha sottolineato, permette di accompagnare il cambiamento senza cancellare il legame con la memoria industriale locale.
Anche Brenda Barnini, oggi consigliera regionale ed ex sindaca della città, ha ricordato le difficoltà incontrate nel corso degli anni per arrivare a una soluzione. Tra i nodi affrontati nel percorso amministrativo vi è stato quello dei costi di bonifica, valutati anche alla luce dell’interesse collettivo a recuperare uno spazio di particolare rilevanza urbanistica.
La sfida, dunque, non riguarda soltanto la costruzione di nuove abitazioni. Per le istituzioni, la riqualificazione dell’ex vetreria rappresenta un’occasione per intervenire su un punto nevralgico della città, vicino alla stazione e al centro storico, restituendogli una funzione compatibile con il contesto urbano.
Il cronoprogramma indicato per la realizzazione del complesso prevede un arco temporale di circa tre anni. Nel frattempo, il proseguimento dei lavori comporterà inevitabili disagi legati alla presenza del cantiere, un aspetto sul quale l’amministrazione comunale ha invitato i cittadini a mantenere pazienza.
La riuscita dell’intervento si misurerà, tuttavia, non soltanto con il completamento degli undici edifici o con il numero di appartamenti realizzati. Saranno determinanti anche la capacità degli spazi commerciali di attrarre attività, l’effettiva fruibilità delle aree comuni e il rapporto che il nuovo quartiere riuscirà a instaurare con il resto di Empoli.
Dopo oltre quarant’anni di abbandono, l’ex Vitrum si prepara così a cambiare volto. Il progetto punta a trasformare una zona rimasta a lungo ai margini della vita urbana in una parte nuovamente attiva della città, mantenendo nel nome il ricordo della sua origine industriale. Una scommessa di rigenerazione che guarda al futuro senza rinunciare alla memoria del luogo.
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