Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografiche. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente, sospirato, weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi…buon ascolto.
MICHAEL KIWANUKA – “FUDGE”
[Polydor]
indie-pop, R&B
“FUDGE” è l’album più libero e istintivo che Michael Kiwanuka abbia mai realizzato. Un disco vibrante e profondamente umano, plasmato dalla spontaneità, dall’emozione e dalla gioia creativa. È disinvolto, pieno di anima e animato da quel tipo di magia che nasce solo quando è il processo creativo a guidare il percorso. L’album trae ispirazione dalle parole incoraggianti del compianto Chick Corea, la cui intervista Michael ha scoperto per caso durante il lockdown dovuto alla pandemia, in cui lo esortava ad abbracciare ciò che amava senza preoccuparsi di ciò che gli altri potessero pensare.
THE CAT’S MIAOW – “When You Smiled And Turned Away”
[Slumberland]
indie-pop
I Cat’s Miaow hanno esordito nel 1992 come duo che registrava in casa, con Bart Cummings e Andrew Withycombe che componevano brani sul registratore a quattro tracce di Withycombe. Ben presto si sono uniti a loro Kerrie Bolton e Cam Smith, e per cinque anni hanno lavorato in silenzio alla definizione del loro sound nella periferia di Melbourne. Da tempo apprezzato negli ambienti pop, il loro delicato indiepop si è fatto conoscere al mondo attraverso singoli da 7″, cassette e partecipazioni a compilation. Dopo due compilation accolte con grande entusiasmo dalla World of Echo, la band si è riunita per esibirsi dal vivo e registrare nuova musica, dando vita a “When You Smiled And Turned Away”, che sorprendentemente è il loro album di debutto in studio. L’album conserva tutto ciò che rende i The Cat’s Miaow così speciali: il songwriting elegante ed essenziale di Bart Cummings e Andrew Withycombe, la batteria suonata con le spazzole di Cam Smith e il soprano celestiale di Kerrie Bolton. Quattordici brani in poco più di mezz’ora: un lavoro caldo, malinconico e splendidamente conciso.
TONY IOMMI – “From The Dark”
[BMG]
heavy-metal
Tony Iommi, membro fondatore dei Black Sabbath e “padrino” dell’heavy metal, torna con il suo primo nuovo lavoro da solista dopo 21 anni e il suo primo album completo dai tempi di “13″, l’ultimo disco dei Black Sabbath. Attraverso otto brani creativi, ampi e coinvolgenti, Tony e il suo produttore di lunga data Mike Exeter danno vita a uno degli album rock più significativi del 2026. Il suono è pesante e ricco di sfumature, e dà vita a una visione musicale a lungo coltivata con alcune delle migliori esecuzioni chitarristiche della sua carriera. Classico Iommi, con tutti i tratti distintivi del suo stile leggendario e un tocco contemporaneo.
FENNE LYLY – “Win Win”
[Nettwerk]
cantautoriale
La cantautrice inglese Fenne Lily, residente a Brooklyn, inaugura un nuovo capitolo della sua carriera con il suo quarto album e prima uscita discografica con la Nettwerk Music Group. Ispirato da una crisi di fiducia scaturita dal sentirsi sola in un luogo estraneo, “Win Win” è stato scritto in quello spazio struggente tra la disperazione e la guarigione. In tutto l’album, l’artista trasforma il cuore spezzato e l’insicurezza in canzoni crude ma costruite con cura, caratterizzate dalla schiettezza, dall’umorismo asciutto e dall’intelligenza emotiva che da tempo contraddistinguono il suo modo di scrivere. Con groove ben radicati, trame di ispirazione country e un suono da band dal vivo che risulta forte, sicuro e vissuto, “Win Win” è un disco sul ritrovare se stessi a luci accese.
AURAT – “Silhouette”
[Get Better]
EBM
Aurat, che in urdu significa “donne”, è una band con sede a Los Angeles nota per la sua fusione tra il lirismo urdu e una musica d’atmosfera che sfugge alle classificazioni di genere. Guidata dalla cantante pakistano-americana Azeka Kamal, Aurat crea musica che unisce l’identità culturale a un sound alternativo e sperimentale.
THE OLIVIA TREMOR CONTROL – “The Same Place”
[Elephant 6 Recording Co]
alternative
La Elephant 6 Recording Company pubblica il terzo e ultimo album degli Olivia Tremor Control. un doppio album composto da 27 brani, tutti inediti. Frutto di quasi 20 anni di lavoro, il disco rappresenta la conclusione agrodolce di una band straordinaria e della sua geniale produzione artistica.
SOFT SIREN – “4AM”
[autoproduzione]
dream-pop, psych-pop
Onirici, vaghi, psichedelici e suggestivi, ma allo stesso tempo edificanti, con i testi affrontano temi quali l’ego, l’evasione dalla realtà e la consapevolezza che a volte ciò da cui si fugge è proprio se stessi: i soft siren sono un trio emergente di dream pop che sfida i confini di genere, con sede a Los Angeles, in California. Oscillando tra realtà e fantasia, la loro musica ti trasporta in uno stato onirico in cui la nostalgia dello shoegaze e del trip-hop degli anni ’90 si scontra con il calore dell’indie e del rock psichedelico. Voci eteree fluttuano su territori avvolgenti, creando un suono delicato ma inquietante.
BLESSED CHILD OPERA – “The Traveler Challenges Death”
[Seahorse Recordings]
dark-folk-wave
“The Traveler Challenges Death” nasce da un’intensa stagione compositiva avviata all’inizio del 2024, durante la quale Messere ha raccolto oltre settanta bozze di canzoni. Undici brani danno forma a un lavoro che approfondisce il confronto con la morte, archetipo capace di affiorare anche nel senso di fine che accompagna il termine di una giornata. Una riflessione che prende corpo in una scrittura emotiva e stratificata, attraversata da una sensibilità dolorosa e da un romanticismo fuori dal tempo.
Il cantautorato intimista in lingua inglese, le atmosfere spettrali e le radici post-punk dei Blessed Child Opera incontrano qui suggestioni mediorientali che ampliano il linguaggio musicale del progetto. È un’apertura sonora che asseconda la natura multiforme dei testi e coinvolge il modo stesso di interpretarli: «Il cantato sembra aver scoperto una nuova parte di me», racconta Messere.
ART D’ECCO – “Scheele’s Green”
[Paper Bag Records]
alternative
Il titolo dell’album deriva da un pigmento chimico che nel XVIII secolo divenne uno status symbol per i ricchi, ma i cui composti di arsenico finirono per avvelenarli dall’interno. «Ha creato una società letteralmente tossica», spiega Art. «Questa dipendenza, questo fascino, era una vena narrativa così ricca, proprio come non riusciamo a distogliere lo sguardo dalla nostra ossessione per i social media o da altri cambiamenti tecnologici che potrebbero danneggiarci tanto quanto aiutarci… E se gli esseri umani fossero semplicemente attratti in modo intrinseco da cose che, cazzo, ci uccidono?» Quella domanda alimenta una raccolta di brani che Art definisce una “dichiarazione sullo stato dell’Unione“, che tocca temi come il collasso climatico e il complesso militare-industriale. Ha messo insieme una band composta da insegnanti di musica e musicisti jazz di Vancouver. Hanno trascorso due mesi allo studio HippoSonic con il coproduttore Eric Shea, una sorta di MVP della produzione nella scena di Vancouver. I brani sono stati registrati dal vivo in studio, incorporando texture insolite come campane tubolari e un clavicembalo di 300 anni fa.
WOLVES IN THE THRONE ROOM – “Estuary”
[Century Media]
metal
I Wolves in the Throne Room sono tornati con le zanne affilate. Il loro nuovo album porta il segno distintivo della loro incrollabile dedizione all’arte fisica e alle tecniche di produzione analogiche. Questo è il loro disco più feroce e trasversale rispetto ai generi musicali mai realizzato fino ad oggi. Nathan Weaver (voce solista, chitarre) commenta: «Il nostro nuovo album Estuary è ambientato 1.000 anni nel futuro, dopo la fine della civiltà. Ho sempre provato una grande serenità all’idea che l’umanità scomparisse dal mondo e che la natura si riappropriasse di tutto. Sogno di trovarmi da solo in questo scenario e di provare una calma e una pace totali. Questo è stato un tema ricorrente in tutta la musica dei Wolves, ma in Estuary è in primo piano». In sintonia con questa predisposizione innata, “Estuary” è più grezzo, più volatile, con la sensualità travolgente di elementi industrial rumorosi, che si evolve attraverso il regno della pioggia calda, delle foreste maestose e della luce stellare diffusa. Percussioni imponenti e chitarre gotiche ribollenti liberano la psiche dell’ascoltatore da ogni stagnazione, trasformandolo in un canale attivo ed evolutivo.
CLARA MANN – “Wishbone”
[The state51 Conspiracy]
folk, cantautorato
Clara Mann, artista multidisciplinare del sud di Londra, torna con il suo secondo album. Prodotto da Fabian Prynn, artista di punta della 4AD, presso i Bam Bam Studios nel Norfolk, “Wishbone” si presenta luminoso e limpido, ma mai privo di spessore. È pervaso da un vero e proprio intento, con brani che rimangono fedeli all’interpretazione e alla composizione. Mann attinge a una tradizione plasmata da Fiona Apple e Tom Waits, pur rimanendo fedele alla ballata inglese dal linguaggio schietto. Queste canzoni lasciano che siano l’aria e la melodia a fare il lavoro, evitando le ipocrisie revivaliste. Qui la ballata sembra viva: diretta, umana e leggermente fuori dagli schemi.
SHABAZZ PALACES – “It’s A Style Sport”
[Sub Pop]
hip-hop
Ishmael Butler torna con il progetto Shabazz Palaces e il suo “It’s a Style Sport”, un’altra audace fusione di hip-hop sperimentale e poesia libera. Questa volta il disco presenta un taglio più diretto e riflessivo, in cui Butler trasforma gli insegnamenti tratti da una carriera ricca di storia in qualcosa di giocoso, fluido e brillantemente aperto a molteplici interpretazioni. L’album è stato realizzato come un vero e proprio lavoro collettivo con i membri della band in tour: Evan Flory-Barnes, Thaddeus Turner, Kassa Overall, Gerald Turner, Marquetta Miller e Carlos Overall. Il collaboratore di lunga data Erik Blood si occupa della strumentazione, della produzione e del missaggio. Per i fan di Thundercat, Steve Lacy, Oneohtrix Point Never, MF Doom, Digable Planets e Stereolab.
JOSH JOHNSON – “Animative”
[International Anthem Recording Co]
jazz
“Animative” è il nuovo lavoro del compositore, produttore, sassofonista e sintetista Josh Johnson (SML, Jeff Parker ETA IVtet, Flea e The Honora Band). L’album conduce Johnson ancora più in profondità in un territorio che esplora da anni: rivisitazioni elettroacustiche elaborate dal vivo di un jazz ritmico decostruito. L’album di dieci brani – coprodotto da Johnson e Paul Bryan, con la partecipazione di Meshell Ndegeocello, Macie Stewart, Marquis Hill, Ben Lumsdaine e altri – è una meraviglia di innovazione elettroacustica che combina brillantezza compositiva e ambizione tecnologica in una miscela ipnotica di soul-jazz essenziale, post-bop, minimalismo elettronico e atmosfere oniriche.
ANDERSON .PAAK & CORDAE . “Heavy Is The Crown”
[Apeshit / Hi Level / Empire]
hip-hop
Anderson .Paak e Cordae gravitano da anni intorno allo stesso punto di equilibrio, da RNP a Two Tens, passando per Summer Drop e quelle esibizioni televisive spontanee ed elettrizzanti che sembravano più il risultato di un’intesa tra amici che di qualcosa di troppo studiato. Nel loro primo album completo realizzato in collaborazione, “Heavy Is The Crown”, quella chimica trova finalmente lo spazio che merita. Il titolo evoca un peso reale: entrambi gli artisti si fanno carico delle responsabilità familiari come capifamiglia e punti di riferimento. Anziché lasciare che quella pressione appiattisca il disco, la usano come carburante. Anderson .Paak apporta una musicalità elastica e ricca di soul, mentre Cordae risponde con un lirismo incisivo e concreto; ciascuno spinge l’altro senza perdere il senso del gioco.
DEAD GOWNS – “Vegas”
[Mtn Laurel Recording Co]
alternative
Nell’estate del 2021, Geneviève Beaudoin si è recata a Las Vegas per aiutare un’amica intima a ricominciare una nuova vita. Nascosta in quella novità c’era una frattura antica e sempre più profonda, e in quella città l’amicizia è finita. Tornata a casa nel Maine, ha iniziato a lavorare al suo secondo album completo con il nome d’arte Dead Gowns. Registrato in una fattoria ai piedi delle White Mountains insieme al suo partner di lunga data Luke Kalloch, e prodotto da Sam Kassirer e Colin Lester Fleming, “Vegas” è una serie di brani grezzi e ardenti che seguono il percorso del dolore, passo dopo passo. Nonostante il titolo, “Vegas” appartiene alla selvaggia costa del Maine: malinconico, corrosivo, un dare e avere, e stranamente aggraziato.
THE WOW! SCENARIO – “Stand in the Star. A Verse and a Chorus”
[Bella Union]
alternative, jazz
I Wow! Scenario hanno esordito nel 2004 a Kettering, nel Northamptonshire, con il comico, attore e musicista James Acaster e il suo amico di una vita Graeme Wicks. Il loro album di debutto, “Stand in the Star. A Verse and a Chorus”, è stato registrato per la prima volta nel dicembre 2007 con il produttore Chris Hamilton ed è finalmente uscito nel 2026. Il nome deriva da uno spettatore ubriaco che ha storpiato «the X factor» trasformandolo in «the wow scenario». A quel punto, dopo anni di concerti con scarsa affluenza, lezioni settimanali di canto e tanta ostilità, il duo aveva deciso di sciogliersi. Ciononostante, si sono dedicati anima e corpo alle sessioni di registrazione, aggiungendo chitarre dal sound jazzistico, una batteria dal ritmo libero e registrazioni sul campo effettuate in aeroporto. Hamilton ha mixato l’album nel gennaio 2008, dopodiché è stato accantonato. Nel 2018, Mark Brown e Guy Fletcher hanno registrato nuovamente le melodie vocali con sassofono, clarinetto e violino, ma le canzoni sembravano ancora incomplete. Nel marzo 2023, Emma Daman e BC Camplight hanno finalmente cantato le parti e, entro marzo 2025, dopo un terzo mixaggio, l’album era completo.
FINE – “Jazz Dreams”
[Escho]
alternative
Dopo il suo acclamato debutto del 2024, “Rocky Top Ballads”, Fine amplia i propri orizzonti con “Jazz Dreams”, raggiungendo uno spazio fluido, surreale e sconfinato. Negli ultimi sedici mesi, l’album ha gradualmente preso forma davanti al pubblico. Le prime versioni dei brani sono state presentate durante le esibizioni dal vivo, mentre demo e varianti alternative sono emerse grazie alla residenza di Fine presso NTS, parallelamente all’uscita dei singoli “I Could”, “Run”, “Moment” e “Portal”. Autoprodotto, registrato e mixato da Fine, le tredici canzoni dell’album si dispiegano come un collage di scene, storie e idee musicali cucite insieme con una logica che ricorda un sogno. Al centro di tutto c’è la melodia. Le intricate melodie vocali di Fine fungono da tessuto connettivo tra le scene e gli stati d’animo mutevoli dell’album, guidando l’ascoltatore attraverso il suo panorama emotivo. Le canzoni non cercano risposte né destinazioni. Abbracciano l’intuizione, permettendo alla memoria, al desiderio, alle possibilità e all’immaginazione di fondersi in qualcosa di nuovo. Come un’improvvisazione jazz, l’album segue l’istinto ovunque esso conduca, trasformando frammenti emotivi in un sogno reale.
GUS DAPPERTON – “4 Dear Life”
[Alter Music]
indie-pop
“4 Dear Life”, il quarto album in studio di Gus Dapperton, pioniere del genere indie/alternative e artista pluriplatinato, esce per Alter Music. Artista indipendente per la prima volta dopo anni, ormai alla fine dei suoi vent’anni, ha sentito il bisogno di ricominciare da zero per ritrovare la propria strada musicale. Il risultato trae ispirazione dalla sua vita a New York: le serate da DJ e le notti passate a ballare tra i club e i bar di Manhattan e Brooklyn, l’insediamento in un appartamento, la creazione di una routine quotidiana e la comunità che lo circonda. Coniugando una produzione incentrata sulla musica dance con il suo caratteristico stile compositivo, l’album può sembrare un allontanamento dai suoi lavori precedenti, ma è in realtà il più sincero e concreto che abbia mai realizzato. “4 Dear Life” non parla di fuga dal mondo, ma di trovare abbastanza gioia per viverci.
AXIS: SOVA – “Flowerage”
[God? Records]
psych rock
Gli Axis: Sova di Chicago riescono a rendere il rock vivo e irrequieto, con una ricca intensità che pervade ogni aspetto del loro sound. Il trio composto da Brett Sova, Jeremy Freeze e Josh Johannpeter conferisce a “Flowerage” un equilibrio perfetto tra forza, dettaglio e slancio. Ritornelli progressivi che restano impressi, chitarre con effetti phaser e fuzz, oltre a batteria dal vivo ed elettronica, conferiscono al disco un fascino viscerale e un vero senso di movimento. È metronomico ma flessibile, e va avanti senza perdere né calore né immediatezza. Un mix energico di art rock e post-punk, esaltato da armonie vocali straordinariamente serrate e da arrangiamenti che aiutano a focalizzare lo sguardo nel caos del mondo.
SNAKE MOUNTAIN REVIVAL – “The Divide”
[Ripple]
psych-rock
Il versatile trio di Virginia Beach trasforma un mondo in preda al caos in una resa dei conti sonora catartica e senza compromessi, attingendo alla psichedelia moderna, al surf rock e a elementi folk con un tocco più cupo. Affrontando ogni aspetto, dalla rabbia e dalla frustrazione causate dai turbamenti personali a un Paese in fiamme, la band ha rinunciato al controllo per proporre nove brani incisivi, spericolati e decisamente trasversali ai generi. Come afferma il frontman Ryan Chandler: «Il mio intento è provocare. Lo abbiamo sempre fatto. “The Divide”, però, non è solo spine e spigoli. Un importante contrasto presente in molte di queste canzoni vuole ricordarci per cosa potremmo lottare. Quando difendiamo la bellezza, la pace, l’amore e la serenità, a volte dobbiamo mostrare i denti. Noi li mostriamo con questo nuovo album».
COR VELENO – “Rock ‘N’ Roll – Cassaforte Edition”
[Sony]
hip-hop
L’album che ha contribuito a definire l’identità dei Cor Veleno torna in una nuova edizione, celebrando l’eredità di una delle formazioni più influenti dell’hip hop italiano, disponibile nei seguenti formati. ll progetto arriva in seguito all’acquisizione dell’intero catalogo del gruppo da parte di Sony Music Italy e inaugura una serie di ristampe dedicate a valorizzare un patrimonio musicale che ha segnato profondamente la scena hip hop italiana. Da sempre capaci di coniugare scrittura, attitudine e ricerca sonora, i Cor Veleno hanno costruito nel tempo un linguaggio personale e riconoscibile, lasciando un segno importante nella cultura musicale italiana. “Rock ‘N’ Roll – Cassaforte Edition” rappresenta un’occasione per riscoprire la forza e l’attualità della loro musica, ripercorrendo un percorso artistico che continua a parlare a generazioni diverse.
FANALI – “’NU VELENO CH’È DOCE”
[Butterfly Music/ Futurecords]
elettronica, trip hop
’NU VELENO CH’È DOCE è il nuovo mini album del collettivo FANALI. Il disco propone sei tracce della canzone classica napoletana che ruotano attorno al tema dello struggimento amoroso, rielaborate in chiave elettronica, trip-hop, post-rock e shoegaze. “’Nu veleno ch’è doce” prosegue il percorso iniziato da FANALI con “Nun me scetà” (2025), album in cui vengono omaggiate due figure importantissime come Sergio Bruni e Roberto Murolo. Anche in questo nuovo lavoro il collettivo parte dal proprio patrimonio musicale napoletano, proiettandolo in una dimensione contemporanea e mettendo in dialogo le proprie radici con l’elettronica e con un linguaggio sonoro aperto a influenze internazionali. FANALI è un collettivo multidisciplinare nato dall’incontro artistico tra Michele De Finis, Jonathan Maurano e Caterina Bianco con il proposito di realizzare musica cinematica, unendo a suoni e melodie l’arte visiva e la performance art. La sua ricerca musicale fonde elettronica e strumenti tradizionali in un’ottica internazionale.
FILIPPO GRAZIANI – “Verso Casa”
[Officine Pan Idler Tommy/Universal]
folk-rock
A quasi dieci anni dal precedente lavoro di inediti, “Verso Casa” segna il ritorno discografico di Filippo Graziani con un album nato da una nuova urgenza di scrittura e da un punto di osservazione profondamente cambiato. La nascita del figlio Ludovico sposta lo sguardo dell’artista e il passato, più che qualcosa da ricordare, diventa materia da rileggere e comprendere per rimettersi in movimento. Il titolo racchiude questo passaggio. “Verso Casa” è un movimento verso un luogo insieme personale e sonoro: l’infanzia, l’adolescenza, la provincia, Milano, i rapporti, le fughe, le figure rimaste impresse, ma anche il repertorio di Ivan Graziani, che Filippo ha attraversato per anni sui palchi, cantandolo, risuonandolo, facendolo entrare nel proprio modo di scrivere. Il solco musicale della famiglia Graziani diventa qui un linguaggio acquisito, memoria fisica attraverso una continuità che prende forma in canzoni nuove, con una voce autonoma e pienamente riconoscibile.
LUDOVICA PASCA – “Cadrà neve altre volte ancora”
[Binario69 Records]
pop-folk
Ludovica Pasca è una cantautrice e musicista salentina di stanza a Bologna e “Cadrà neve altre volte ancora” è il suo album d’esordio. Anticipato dal singolo “Dove corrono le api” e pubblicato dalla neonata label Binario69 Records, il disco si compone di 10 brani in bilico tra canzone d’autore, pop raffinato e folk intimista, con la produzione artistica di Taketo Gohara e il featuring di Cristina Renzetti nell’ultima traccia “Maria”. Tutto quello che nella vita percepiamo come doloroso può essere trasformato. Il focus delle canzoni che compongono “Cadrà neve altre volte ancora” è quindi il ritorno, il rinnovarsi, la rinascita, la trasformazione. Una sorta di inconsapevole concept album i cui leitmotiv sono rappresentati da l’alternanza delle stagioni, le fioriture, la pazienza dell’attesa e la promessa di un ritorno, uno sguardo che desidera e fa crescere lentamente il desiderio. Un sound intimo ed essenziale, fatto di voce e chitarra, accompagnati dalle percussioni di Diana Paiva Cruz e dai fiati di Francesco Giacalone.
FRENZEE – “RUNNIN’ AMOK”
[Poison City]
punk-rock
Il trio esplosivo FRENZEE, nato a Melbourne e cresciuto a Creta, torna con il suo secondo album “RUNNIN’ AMOK”, in uscita il 23 ottobre per Poison City e Ouga Booga (UE). Tre fratelli legati dal sangue e animati da una forza cinetica travolgente. Fondendo una precisione tagliente come un rasoio con un’intensità esplosiva, i FRENZEE uniscono la grinta degli AC/DC e degli Angels alla ferocia punk dei Motörhead e delle Bikini Kill.
MORRISON – “Un’altra vita”
[autoprodotto]
pop-folk
“Un’Altra Vita” è l’album d’esordio del cantautore barese di stanza a Roma Morrison, disponibile su tutte le piattaforme digitali dal 23 ottobre. “Un’Altra Vita” rappresenta per Morrison la chiusura di un cerchio personale. Il disco attraversa sonorità pop, indie e folk, ponendo al centro la melodia e la dimensione emotiva dei brani. Durante la sua realizzazione, l’artista era particolarmente affascinato dall’universo sonoro di Novo Amor, le cui atmosfere hanno ispirato alcune delle produzioni dell’album.
BODAH – “Ver Sacrum”
[Trulletto Records]
psych-rock
Composto da 8 brani cantati rigorosamente in italiano “Ver Sacrum” è un lavoro più oscuro e cupo del suo predecessore, privo di ballate folk ma intriso di deliri onirici suffragati da fuzz acidi, groove ipnotici e visioni lisergiche. Senza ombra di dubbio una delle realtà più vivide e affascinanti dell’underground musicale del Sud Italia, e non solo.
GREGOR FERRETTI – “Al di là del buio”
[Artist First]
cantautorale
Poeta, cantautore, autore e compositore Gregor Ferretti ha costruito il proprio percorso artistico tra poesia, canzone d’autore e scrittura per immagini, collaborando anche con la PFM come autore dei testi. La sua ricerca, da sempre incentrata sulla forza narrativa della parola, prosegue oggi con “Al di là del buio”. Un viaggio nelle ombre del presente, alla ricerca di una verità che sembra sempre più sfuggente. È da questa tensione che prende forma “Al di là del buio”: dieci canzoni, dieci storie vere che attraversano le contraddizioni del nostro tempo e le ferite individuali e collettive, cercando tra disincanto e fragilità una possibilità di luce. Ferretti porta nella canzone una scrittura che affonda le radici nella parola e nella forza delle immagini. La sua è una narrazione che non cerca scorciatoie né consolazioni: osserva la realtà, ne esaspera i paradossi, ne mette a nudo le ipocrisie. Il cinismo si alterna all’ironia, il disincanto lascia spazio a improvvise aperture poetiche, mentre le vicende personali si intrecciano con le inquietudini di una società iperconnessa eppure sempre più distante abituata a consumare ogni cosa, persino i sentimenti.
ERASER – “Operator!”
[Siltbreeze]
post-punk
Gli Eraser danno seguito alla devastante carica del loro LP d’esordio (“Hideout”) con una nuova, furiosa risposta intitolata “Operator!” Le jam in stile Panic Wave che propongono in chiave personale affondano le radici nei giorni vivaci di Soho e TriBeCa, prima dell’infestazione dei fondi fiduciari. Eppure quella è solo la base dello spettro sonoro complessivo; la linea ritmica trascinante di Juliette e Kat, le linee di chitarra affilate come una spada di Pier che ti tagliano, mentre sopra a tutto questo la voce di Sonam fa da presagio, passando senza sforzo a sinuosi giochi di synth. È passato, presente E futuro. “Operator” parla proprio del tuo sangue e delle loro viscere.
GLORIA TRÌCAMO – “FUCK, MARRY, DIE”
[Artist First]
art-rock
Il titolo riprende il gioco “Fuck, Marry, Kill”, in cui a ogni nome viene associata una delle tre azioni, trasformandolo in una riflessione sulla tendenza contemporanea a classificare, semplificare e giudicare le esistenze degli altri. Ogni canzone è una nave su cui salpare, che ci può portare a destinazione e, allo stesso tempo, stravolgere l’esistenza. E Gloria, ripercorrendo proprio il suo legame con il mare, nelle immagini del porto dove è cresciuta, racconta le sue storie, che sono anche le nostre, tra forme di felicità da afferrare, un sistema viziato dalla performance, amori materiali e un futuro che non ha bussole, se non le intenzioni che più ci rappresentano. Il progetto ha un’impronta fortemente suonata, tra cantautorato, tensioni noise e suggestioni del songwriting americano, realizzato insieme a musicisti e polistrumentisti come Benjamin Lazar Davis, Adriano Viterbini, Kyle Crane e C. J. Camerieri. Da un punto di vista visivo, la direzione artistica è curata da Shalla Hope, nome d’arte di Valentina Branella.
SHOVEL DANCE COLLECTIVE – “Everything in Readiness”
[tak:til]
folk
Gli Shovel Dance Collective proseguono la loro straordinaria carriera con il loro terzo album. Sin dalla loro formazione alla fine del 2019, questa formazione di nove elementi è diventata un punto di riferimento per una nuova ondata di musica tradizionale, con i precedenti album che hanno riscosso ampio successo nel Regno Unito e oltre. Fedele al proprio nome, questo è un collettivo in tutti i sensi: esplorativo, inclusivo e politicamente impegnato. Attingendo a materiale tradizionale poco eseguito, intrecciano le canzoni in arrangiamenti vividi e audaci, plasmati dall’improvvisazione, dalla manipolazione dei nastri, dalle registrazioni sul campo e dagli strumenti acustici, sempre attenti alle questioni di classe, all’espropriazione e ai sistemi carcerari.
THE DOORS – “Unbound and Dangerous”
[Rhino]
indie-rock
“Unbound And Dangerous” è una nuova raccolta di brani dal vivo curata e ordinata da Robby Krieger, John Densmore e Bruce Botnick. Si tratta di registrazioni del tour da cui è tratto l’album “Absolutely Live”, rimasterizzate di recente in stereo e in Atmos da Bruce Botnick.
DALILA SPAGNOLO – “NUDO CUORE NUDA VOCE”
[Il Cantiere Lab]
pop, cantautorato
Pop, cantautorato, elettronica, jazz, radici mediterranee e influenze world si incontrano in un concept album di dieci tracce, che attraversa linguaggi, lingue e paesaggi sonori differenti. A fare da filo conduttore è l’identità vocale di Dalila Spagnolo, che in “NUDO CUORE NUDA VOCE” diventa elemento compositivo prima ancora che interpretativo: strumento, ritmo, armonia e materia sonora. I brani nascono infatti da un processo di ricerca che parte da improvvisazioni vocali, cellule melodiche, respiri e stratificazioni realizzate attraverso la loop station, successivamente sviluppate negli arrangiamenti e nelle produzioni definitive. «La mia voce attraversa generi e lingue. Si perde, si ritrova, resta sé stessa pur mutando costantemente. Muore a sé stessa, si ricrea per continuare ad esistere. In questo disco ho liberato la Voce, senza costringermi in un genere o una definizione precisa», racconta Dalila Spagnolo.
SOUR WIDOWS – “Sigil”
[Winspear]
alternative
C’è un barlume di speranza che attraversa quasi ogni brano del nuovo LP dei Sour Widows, “Sigil”. Realizzate nel centro di Los Angeles con la pluripremiata produttrice e mente creativa dei Jay Som, Melina Duterte, queste undici canzoni assumono forme inaspettate e sembrano rappresentare il lavoro più avvincente che la band abbia mai realizzato. C’è una vera e propria immediatezza in questo album, come se i Sour Widows avessero qualcosa di urgente da condividere. In tutto “Sigil”, momenti di apparente disastro aprono la porta a nuovi inizi, conferendo al disco un’energia inquieta e alla ricerca che ti rimane dentro. Per i fan di Wednesday, Alex G, Squirrel Flower, They Are Gutting A Body Of Water e Water From Your Eyes.
REALTO – “Mosaico”
[Sghetto Records]
jazz contemporaneo
Nove tracce, sei musicisti e un’idea di jazz che si apre a linguaggi e influenze differenti. “Mosaico” è il primo album di REALTO, progetto nato a Bologna attorno alla tromba e alle composizioni di Giovanni Tamburini. Tra jazz contemporaneo, funk, elettronica, R&B e incursioni rock, il sestetto costruisce un percorso in cui la componente melodica convive con ritmiche irregolari, cambi di metro e continue variazioni di atmosfera. I brani si sviluppano per contrasti e trasformazioni, passando da groove serrati a momenti più rarefatti, senza perdere il filo di una scrittura che lascia ampio spazio alla personalità dei singoli strumenti.
RAYLAND BAXTER -“True Violet”
[ATO]
folk
Rayland Baxter possiede il raro dono di trasformare storie di vita vissuta in canzoni che ti restano nel cuore. Questo menestrello indie-folk, uno dei preferiti delle playlist, scrive con calore, attenzione ai dettagli e un vero talento per la melodia, realizzando album che si prestano perfettamente sia all’ascolto notturno che a un lungo viaggio in auto. È anche il figlio del leggendario chitarrista di Nashville Bucky Baxter, noto per aver collaborato con Bob Dylan e i Dukes. Con centinaia di milioni di ascolti in streaming in tutto il mondo e tour al fianco dei Lumineers, di Lauryn Hill e di altri artisti, Rayland Baxter si è conquistato un pubblico globale e si è guadagnato il sincero rispetto dei colleghi musicisti.
GRUMPY – “Unfindable Ring”
[Bayonet]
alternative
In “Unfindable Ring”, pubblicato dalla Bayonet Records, i Grumpy trasformano ritornelli accattivanti e contrasti netti in un album avventuroso che chiude il cerchio. Proprio come i viaggi pieni di meraviglia di “La città incantata” o “La storia infinita”, l’album viaggia lontano prima di tornare a casa, portando con sé un carico di significati personali, romantici, politici ed esistenziali.
ALBERTO FORTIS – “Sentimental City”
[Playaudio]
pop, cantautorale
Un ritorno che riporta al centro la scrittura del cantautore, attraverso un album nel quale sentimenti, memoria, amore e osservazione della contemporaneità si incontrano in una dimensione sospesa tra realtà e immaginazione. A introdurre il nuovo capitolo è “Shopping con Alanis”, brano che già nel titolo contiene uno degli elementi caratterizzanti dell’album: la capacità dell’artista di partire da situazioni quotidiane e riconoscibili per aprire una riflessione più ampia sul presente. Lo shopping center, luogo simbolo della società dei consumi, diventa il teatro di un racconto vivace e surreale, nel quale l’atto del comprare e quello del desiderare si intrecciano con il bisogno di ritrovare un rapporto più autentico con la natura e con gli altri. La forte sensibilità di Alberto Fortis attraversa anche le altre canzoni di “Sentimental City”: nei testi dell’album, il cantautore torna a confrontarsi con alcuni dei temi più ricorrenti della sua scrittura, come l’amore e la sua dimensione più intima, il tempo, la distanza, il ricordo e il desiderio di lasciare una traccia.
DIS FIG – “What To Make Of These Mortal Hands”
[Thrill Jockey]
alternative
Dis Fig, la produttrice e cantante Felicia Chen, abbraccia ogni sfumatura di intensità. Spinta dal desiderio di esprimere emozioni più profonde attraverso una produzione meticolosa e una voce di grande impatto, Chen ha lasciato un segno indelebile nelle collaborazioni con The Bug, The Body e Asian Dope Boys. “What To Make Of These Mortal Hands” amplia l’orizzonte di Dis Fig trasformandolo in uno studio cinematografico sulla bellezza e la devastazione dell’umanità. L’album raggiunge il suo apice con “The Snake You Built”, che vede la partecipazione di Lee Buford e Liam Andrews. Con la narrazione del vento che soffia in sottofondo, ritmi tangibili, elettronica inquieta e la voce istintiva di Chen, il disco si dispiega con una concentrazione rara, una scrittura musicale creativa e un enorme peso emotivo.
PUBLICITY DEPARTMENT – “S. Michael Brook And The Steam-Powered Trains”
[Safe Suburban Home]
indie-pop
Dopo essersi trasferito da Londra, il cantautore Sean Brook ha deciso che il suo prossimo album avrebbe dovuto essere registrato dal vivo. «Mi trovavo in una zona nuova e non conoscevo ancora nessuno, quindi ho pensato che provare l’album con la band mi avrebbe dato un motivo regolare per uscire di casa». La decisione è stata ispirata anche dal materiale: «Ascoltavo molto artisti come i Raspberries e Phil Seymour e stavo cercando di scrivere un disco più in stile power pop, quindi avevo bisogno di un suono più allegro ed energico di quello che potevo ottenere a casa». La band dal vivo dei Publicity Department è stata convocata e l’album è stato registrato in un solo giorno nell’agosto del 2025 al The Bookhouse con Tom Hill, mentre Brook ha completato le parti vocali e le sovraincisioni a casa. L’album che ne è risultato è mezz’ora di chitarre incisive e armonie vocali a due voci; le influenze power pop sono filtrate attraverso la sensibilità rock alternativo anni ’90 di Brook.
SYSTEM EXCLUSIVE – “Don’t Stop Now”
[La Cèpe Records]
Synth-pop, post-punk
Ari Blaisdell e Matt Jones sono i System Exclusive: un duo con sede a San Francisco che si presenta con una miriade di mini sintetizzatori, creando brani pop con la P maiuscola da far battere forte il cuore, con più di un accenno di post-punk. La voce di Blaisdell richiama alla mente gli artisti di successo degli anni ’80 dal cuore aperto, che non temevano di tremare in nome dell’amore, ed è sostenuta dalle creazioni sintetizzate di Jones, precise come raggi laser, e dal suo tocco deciso ai piatti e alla batteria.
UTOPIA – “Spleen”
[Gotha Music]
alt-rock
Con nove tracce che attraversano pop punk, alternative rock ed elettronica, “Spleen” fotografa una generazione cresciuta tra precarietà, aspettative irrealistiche e la costante sensazione di non riuscire mai a trovare il proprio posto. Il titolo richiama il concetto reso celebre da Baudelaire: uno stato di malinconia esistenziale, un’inquietudine senza una causa precisa che permea ogni aspetto della quotidianità. Per Utopia, però, lo spleen non coincide con la resa. È la tensione che precede il cambiamento, il momento in cui la frustrazione diventa energia e il bisogno di reagire supera quello di sopravvivere. “Spleen” non cerca risposte: racconta il conflitto tra il bisogno di appartenere e quello di liberarsi, trasformando la fragilità personale in una dichiarazione collettiva. Musicalmente, il disco recupera l’immediatezza e l’urgenza del pop punk degli anni Duemila, contaminandole con aperture alternative, elettroniche e indie. Chitarre abrasive convivono con melodie immediate, ritornelli esplosivi e momenti più intimi, seguendo un percorso emotivo che alterna rabbia, ironia e fragilità.
NAPSACK – “More Mountains”
[Just Because Records]
indie-pop-country
Indie pop-country che ricorda i primi Uncle Tupelo, con accenni ai Big Star e persino un pizzico dei Feelies nella loro versione più folk. Simili ai Ratboys, i Napsack propongono un sound prevalentemente allegro e dal rock morbido, con testi con cui è facile identificarsi e una voce che mette in risalto il timbro accogliente della cantante Sarah Cuturic. “More Mountains”, cattura la band nel pieno della sua forma, in equilibrio tra un songwriting curato nei minimi dettagli e performance vivaci e spontanee.
FUTURE UTOPIA – “Being Human”
[70Hz Recordings]
alternative
Future Utopia è frutto della creatività di Fraser T. Smith, artista, produttore e autore di canzoni di fama mondiale. “Dal punto di vista sonoro, ho fatto un viaggio indietro nel tempo, ricordando ciò che mi legava alla musica da bambino. La crudezza di certe voci, l’autenticità e l’onestà dell’esecuzione… la libertà e l’assenza di editing e conformismo. È un tema su cui ho riflettuto molto durante la realizzazione dell’album. Non rimanere intrappolati nel passato e abbracciare il futuro, ma anche trarre insegnamento dalla musica senza tempo, che risuona ancora oggi“.
ATOMIC FRUIT – “Serpentine”
[autoprodotto]
indie-rock
Un lavoro stratificato che si muove tra velocità, oscurità e sperimentazione lungo una traiettoria volutamente imprevedibile, fedele alla volontà della band di non costruire la propria musica seguendo una linea retta, ma secondo una natura mutevole che qui diventa finalmente parte esplicita dell’identità del disco. Realizzato nell’arco di un periodo più lungo rispetto al precedente “Sketches of the Moon”, il nuovo album nasce da un processo più libero, autonomo e dilatato. Infatti il gruppo ha curato direttamente gran parte delle registrazioni e della produzione, lasciando ai brani il tempo necessario per sedimentare, cambiare forma e prendere direzioni differenti. Il risultato è un album che raccoglie tre anime distinte esplorate nel corso degli ultimi anni: the fast, the slow and the ugly.
WARM SWORDS – “In A World”
[Howlin Banana Records]
egg-punk
Il sound della band è un mix ruvido, urgente e ipnotico che fonde le radici del garage punk lofi con l’estetica sghemba ed elettronica tipica dell’egg-punk e del post-punk minimalista.
CLAUD – “Me And The Music”
[Dead Oceans]
indie-pop
Il terzo album dei Claud trasforma il peso esistenziale in qualcosa di luminoso, caloroso e magnificamente orecchiabile. A tre anni di distanza da “Supermodels” del 2023 la band abbandona il malumore per lasciarsi andare, dando vita a brani che racchiudono sincerità e divertimento allo stesso tempo. Prodotto da Claud e John Congleton, il disco esplora con grande cura temi quali l’amore, il rimpianto, le battute tra amici, la band America e l’America come luogo. Il brano che dà il titolo all’album è nato all’Electric Lady con Hank Heaven e Annie DiRusso, aprendo la strada a un modo più libero e gioioso di fare musica.
SEAN MORIMOTO – “Time Is On Your Side”
[Sooper Records]
jazz, alt-pop
Sen Morimoto, poliedrico artista di alt-jazz di Chicago, torna con il suo quarto LP pubblicato da Sooper Records. Artista e produttore multidisciplinare di origini giapponesi e americane, che vive tra Chicago e il Giappone, Morimoto fonde jazz, alt-pop e rap con un tocco inquieto e mutevole. Attraverso nove brani, “Time Is On Your Side” spazia dal folk tradizionale al funk dai ritmi irregolari e al jazz ambient. Gli arrangiamenti risultano ricchi e precisi, mentre il songwriting catartico e la voce intima assumono un ruolo di primo piano in un chiaro cambiamento di approccio.
BILLIAM – “Fang The Sniper”
[BDK Records]
egg punk
“Autism-core” dal ritmo serrato e ad alta energia e synth-punk DIY, con brani caratterizzati da ritmi belli carichi e cori irresistibili.
HOW STRANGE IT IS – “THERE IS NO EVIL”
[Pleasure Tapes]
indie-rock
Il gruppo di Portland offre la colonna sonora perfetta per districare un gomitolo di filo. O per vivere la propria vita. A seconda di quale scenario descriva meglio la tua situazione attuale. Il loro ultimo lavoro, “THERE IS NO EVIL”, accompagna la band in un viaggio attraverso paesaggi sonori ricchi, stratificati e venati di slowcore, pur mantenendo sempre intatta la loro sensibilità indie-rock. Passando con disinvoltura e in un batter d’occhio da sonorità spaziali e guidate dai sintetizzatori a chitarre distorte e incisive. Il gruppo intreccia sapientemente un filo moderno e post-punk attraverso riff sinuosi ispirati agli anni ’90. A tratti, “THERE IS NO EVIL” sembra genuinamente sperimentale. Come se fosse possibile che stiamo ascoltando il gruppo mentre prova alcuni di questi suoni per la prima volta. Frenetici muri di suono spesso sfumano in melodie scintillanti, dando vita a una sorta di spirale sonora. In altri momenti, “THERE IS NO EVIL” sembra stranamente familiare, rassicurante, come se prendesse spunto da quel tuo vecchio disco preferito di cui non ti stancherai mai. Eppure, poiché c’è così tanto da ascoltare e da cogliere, ogni ascolto invita gli ascoltatori ad apprezzare qualcosa di nuovo.
TOMMY LEFROY – “The Precariat”
[Thirty Tigers]
indie-rock
Tommy Lefroy si collocano tra l’indie-folk confessionale di boygenius e Phoebe Bridgers, il soft-rock moderno di Holly Humberstone, Paramore e Hayley Williams, oltre alla tradizione del songwriting narrativo americano di Bruce Springsteen e Patti Smith. Scritto nell’arco di sei anni tra Nashville, Los Angeles, Vancouver, Michigan e Londra, “The Precariat” prende il nome dal termine economico che identifica una fascia crescente della popolazione caratterizzata da instabilità e incertezza. Attraverso le canzoni dell’album, Wynter Bethel e Tessa Mouzourakis riflettono sulle fragilità della contemporaneità, intrecciando riferimenti letterari, artistici e culturali con una scrittura profondamente personale e sincera.
SULFATE – “And It Wants”
[Flying Nun]
noise-rock
Selvagge, primitive e guidate dall’istinto, le sei canzoni del terzo album dei Sulfate, “And It Wants”, sono il risultato della lotta tra David Harris che si scatena alla batteria, Zac Arnold che evoca fuzz e feedback e il lavoro chitarristico teso e nervoso di Peter Ruddell, accompagnato dal suo imponente timbro baritonale. Scritte e registrate nella zona industriale di New Lynn, queste nuove canzoni sono state create alimentandosi di romanzi di Cormac McCarthy, documentari di Adam Curtis e della follia dell’horror gotico. Dal punto di vista sonoro, i Sulfate hanno stabilito alcuni parametri fin dall’inizio delle registrazioni dell’album: era importante che il suono risultasse reale. La band voleva che venissero suonati strumenti veri e, soprattutto, che suonassero come se fossero suonati da persone vere e in carne e ossa. Si è trattato di una reazione consapevole a tutta quella realtà moderna, online, di esistenza perfetta e dominata dai social media. L’ingegnere del suono Emily Wheatcroft-Snape è stata raccomandata alla band per la sua capacità di catturare i suoni con accuratezza e precisione – ed è riuscita a rendere perfettamente l’atmosfera della band dal vivo proprio come speravano.
STAND ATLANTIC – “Godbreath”
[Stand Atlantic]
alt-pop
In “Godbreath” gli Stand Atlantic si presentano audaci, incisivi e perfettamente affiatati. Nei 11 brani dell’album, Bonnie Fraser, David Potter, Miki Rich e Jonno Panichi si lanciano in inni grezzi di pop-punk, rock e alt-pop con vera sicurezza e determinazione. C’è una fresca limpidezza che pervade l’album, con registrazioni dal vivo che spingono il suono della band oltre i confini precedenti. Radicato nell’amore, nella fiducia e nella sincerità, “Godbreath” risulta diretto e sicuro di sé senza perdere l’energia che ha contraddistinto gli Stand Atlantic nell’ultimo decennio. Con dieci anni di sperimentazione alle spalle, gli Stand Atlantic continuano a dimostrare perché rimangono una delle realtà alternative australiane più vitali a livello internazionale.
PET FOX – “Balance”
[Exploding In Sound Records]
alternative
Nel loro quarto album, “Balance”, i Pet Fox di Boston compiono un balzo in avanti deciso e significativo, presentando un disco profondamente personale e sonicamente ampio che segna un’evoluzione significativa per la band. Registrato in sette giorni presso i Drop of Sun Studios di Asheville, il disco è stato realizzato in collaborazione con il produttore Alex Farrar per cogliere l’essenza del loro sound nella sua espressione più sicura, abbinando il songwriting intricato e melodico che ha caratterizzato gran parte del loro lavoro fino ad oggi a un’energia organica, tipica di una band dal vivo, che trasuda tensione. Citando artisti come Pinback, Autolux e Alex G come fonti di ispirazione, i Pet Fox fondono chitarre ricche di texture, ritornelli discreti e sfumature emotive. “Balance” si basa su queste fondamenta aprendo al contempo un nuovo capitolo creativo, essendo il primo album della band interamente prodotto in studio dopo anni di autoproduzione.
GDP – “Cross Off Matthew”
[Run For Cover]
hip-hop
«Entriamo alla festa come tre scimmie con il trench», dice GDP nei primi secondi di “Cross Off Matthew”, il suo primo album da solista in oltre un decennio. Questa frase è indicativa del rapporto che l’MC e produttore del New Jersey ha con la musica, un rapporto che ha conosciuto alti e bassi nel corso della sua carriera e della sua eclettica discografia. Interamente autoprodotto, “Cross Off Matthew” sembra sia una rivisitazione che un’espansione di ciò che rende questo rapper di culto così amato. GDP è cresciuto nelle scene punk, hardcore e dello skateboard del New Jersey, radici che hanno ispirato il suo approccio DIY alla creazione dell’hip-hop. Ha applicato un’etica decisamente punk al suo stile neo-boom bap nelle prime uscite come “Realistic Expectations” del 2009 e “Useless Eaters” del 2011, album che celebravano le sue scappatelle giovanili ma che rivelavano anche un’anima matura nascosta sotto la superficie. “Sono più grande, forse più saggio, ma quel fuoco creativo è rimasto dentro di me“, dice. “Volevo creare qualcosa di ricco di sfumature, qualcosa di cui potessi andare fiero.” In tutto l’album, la produzione oscilla tra il minaccioso e il giocoso con la stessa abilità delle sue strofe.
TOTAL TOMMY – “Trapezoid”
[PIAS]
alternative
Dopo il successo “Bruises”del 2024, Total Tommy torna con un album indie rock audace e incentrato sulla chitarra dell’artista nata a Melbourne e residente a Sydney. Scritto tra Sydney e Londra con il produttore Tom Stafford degli Orla Gartland, l’album porta Jess Holt in un territorio più intenso e vasto, traendo ispirazione dal cinema degli anni ’90, dalla nostalgia e dalla narrativa queer. Fondendo grunge, emo, post-punk e rock alternativo ricco di ritornelli accattivanti, “Trapezoid” si presenta con un songwriting cinematografico, chitarre impetuose e un vero e proprio peso emotivo. L’album consolida Total Tommy come una delle nuove voci più entusiasmanti dell’Australia, in particolare per i fan di Snail Mail, Soccer Mommy e Momma.
GHOSTEMANE – “AM:FM”
[Black Mage]
rap-metal
“AM:FM” segna il suo primo album completo dopo “ANTI-ICON” del 2020. Ad anticipare l’album c’era stata “BucketList”, un brano cupo e minaccioso costruito attorno a una melodia di pianoforte essenziale e a una produzione inquietante.
CESARE CREMONINI – “Amateur”
[Universal]
pop
Cesare Cremonini torna con un nuovo album. Un progetto discografico inatteso che apre una nuova fase del suo percorso artistico.
MICHAEL NAU “Popfly”
[Suicide Squeeze]
alternative
Quando Michael Nau ha completato “Popfly”, le canzoni sembravano più dei compagni di viaggio che delle composizioni. Nate da frammenti, appunti su quaderni e osservazioni fugaci, questi brani si sono tenuti compagnia per anni prima di assumere la loro forma definitiva. Il risultato è uno degli album più sinceri e di ampio respiro di Nau, allo stesso tempo semplice e ultraterreno. Melodie folk radiosi, trame distorte dal nastro e lampi di meraviglia quotidiana coesistono in perfetto equilibrio in “Popfly”. In tutto il disco, canzoni folk dal ritmo sciolto si mescolano a psych-pop casalingo, country-folk da veranda, atmosfere oniriche e osservazioni silenziosamente profonde. L’album scorre con la disinvoltura di una conversazione tra vecchi amici, trovando bellezza nelle piccole rivelazioni, nelle strane coincidenze e nei misteri quotidiani. L’album è ricco di istantanee tratte da diversi momenti della vita di Nau, cucite insieme dall’istinto, dall’affetto e dal tempo. Nel loro insieme, formano il ritratto di una vita trascorsa prestando grande attenzione al mondo e ai suoi piccoli miracoli.
BOETTI – “altro/alto”
[Rizoma/Virgin Music]
pop
Un disco analogico nell’epoca dell’immateriale. Nove tracce senza percussioni, synth trattati come un’orchestra, un archivio VHS, nove simboli nati dipingendo bendato. Al centro, un viaggio all’indietro per provare a ritrovare qualcosa che nel frattempo abbiamo perso: la nostra umanità. Il viaggio di “altro/alto” parte da Roma. Non tanto dalla città in sé, quanto dal cortocircuito che Roma mette continuamente davanti agli occhi: eternità e collasso, bellezza e bestialità, memoria e un presente che sembra correre sempre più veloce. Per Boetti diventa l’immagine perfetta di una sensazione più ampia: quella di vivere in un tempo che ha aggiunto moltissimo e, forse proprio per questo, ha progressivamente perso di vista ciò che era sufficiente. Da questa presa di coscienza nasce la necessità di fare il percorso inverso: tornare indietro per capire cosa rimane quando si toglie tutto il resto. «Roma per me è stata un’epifania: la sensazione che stesse finendo tutto, o che forse fosse già tutto finito. Eternità e collasso, bellezza e bestialità nello stesso posto. Da lì ho sentito il bisogno di tornare indietro e ricordarmi com’era essere umano, attraversando cose che fanno parte della nostra storia da millenni: il mito, le credenze, i rituali, la filosofia. altro/alto è quel viaggio, ma soprattutto è il ritorno.»
MARIO EVANGELISTA – “Goldgasse”
[Kern Studios]
ambient, sperimentale
Goldgasse, in italiano Via dell’Oro, è un vicolo situato a San Michele – Appiano sulla Strada del Vino, in Alto Adige. “Goldgasse” è anche il nome del progetto e del relativo album nato dalla collaborazione tra Mario Evangelista – musicista, compositore, arrangiatore e polistrumentista da vent’anni, attivo con la sua band Pitchtorch, oltre che con la formazione The Gutbuckets e nel Collettivo Jambona – e Kern, società di sviluppo immobiliare altoatesina. Il progetto immobiliare Goldgasse, in fase di completamento, darà vita a un’esclusiva residenza storica riqualificata nel cuore di San Michele. Kern non costruisce però soltanto case, bensì è una factory creativa che disegna e realizza spazi da vivere. Kern Studios ne è l’espressione dedicata al suono e confluirà nella nascita di un’etichetta discografica votata alla qualità, al vinile e alla cultura dell’ascolto. Produrre un disco non è una deviazione ma un’evoluzione: in fondo, anche il suono è uno spazio da progettare. Con questo spirito Kern ha chiesto a Mario Evangelista di comporre e arrangiare musiche capaci di trasporre in note il progetto Goldgasse e i luoghi limitrofi, vicini ad alcune suggestive vette delle Dolomiti.
WINONA OAK – “Bloom”
[Nettwerk Music Group]
indie-pop
Nell’insieme, “Bloom” traccia una mappa del mondo interiore di Winona, un viaggio attraverso il dolore, l’amore, il caos, la meraviglia e la forza conquistata a caro prezzo. Non è solo una raccolta di canzoni ma una testimonianza di sopravvivenza, della bellezza dell’imperfezione e del coraggio necessario per avventurarsi nell’ignoto. Attraverso di esso, Winona invita gli ascoltatori ad onorare le proprie cicatrici, a confidare nella propria resilienza e a credere che, anche nelle ore più buie, la speranza continui a sussurrarci di andare avanti.
LOST ANIMAL – “Give Some Get Some”
[Anti Fade]
alternative
Un nuovo album dei Lost Animal è un evento talmente raro da sembrare quasi un’occasione speciale. È passato molto tempo dall’uscita di “Ex Tropical” nel 2011, seguito da “You Yang” nel 2016, e “Give Some Get Some” arriva con tutta quella strana bellezza e quella visione singolare che contraddistinguono Jarrod Quarrell. Sebbene sia essenzialmente un progetto solista, i Lost Animal hanno la portata di una band completa. Tastiere, sintetizzatori, corde delicatamente pizzicate e morbidi fiati danno forma a un suono vivido e coinvolgente,mentre vari brani puntano sul basso, sullo swing della drum machine e sulla chitarra wah-wah. Un cambiamento fondamentale è rappresentato da Dan Luscombe dei The Drones, che entra a far parte del progetto come produttore e membro della band dal vivo. Shags non suona più il basso a tempo pieno, anche se compare in un paio di brani. Soprattutto, è il lirismo di Quarrell a fare da guida, in un viaggio introspettivo in canzoni come “I’m a Bird Now” e “Never is Forever”.
BOYHOOD – “I’ll Dream InStead”
[Hand Drawn Dracula]
indie-pop
Boyhood è il progetto bedroom-pop di Caylie Runciman, originaria delle campagne dell’Ontario. Nota per la creazione di inni DIY accattivanti e anticonformisti, nel suo ultimo album, Boyhood si presenta con un suono coinvolgente e immediato. «Questo album è nato da un senso di disperazione», spiega Runciman, e in queste canzoni si percepisce una determinazione da “schiena al muro” che poteva essere coltivata solo in modo ossessivo nell’isolamento. Avendo scritto, suonato, registrato e curato l’intera produzione dell’album da sola, l’ultimo lavoro di Boyhood vede Runciman in piena metamorfosi. Attraverso il suono grintoso della chitarra da ragazzaccia, i sintetizzatori polverosi, i loop di feedback analogici e i versi impassibili, si percepisce come lei stia «vivendo una rinascita».
STRAWBERRY GUY – “Give Me A Dream”
[Strawberry Recordings]
indie-pop
Il nuovo album di Strawberry Guy è un disco di 14 brani tenero, fragile e intimo, che arriva proprio al momento giusto come il massimo esempio di hopecore. È come una luce guida e una sorta di balsamo per la mente, che traccia l’equilibrio precario necessario per attraversare la vita indenne. Qui, gli Strawberry Guy vanno oltre le registrazioni casalinghe da indie-pop sognante per arrivare a una visione splendidamente chiara e pienamente realizzata, utilizzando un approccio in studio più coinvolgente. L’album spazia da parti di pianoforte essenziali e fluide a ricchi e avvolgenti strati di archi, melodie contagiose e una riflessione profonda sulla mascolinità plasmata da stati emotivi tormentati.
UGLY – “The South Facade”
[Ugly]
alternative
Sin dalla loro formazione a Cambridge nel 2016, gli Ugly si sono costruiti una reputazione di band dal vivo instancabile. Il loro EP di successo del 2024, “Twice Around The Sun”, ha ottenuto grandi consensi e ha consacrato il sestetto come uno dei nuovi gruppi più ambiziosi del Regno Unito. “The South Facade”, il loro album di debutto, ha preso forma nel corso di quasi tre anni, tra ritiri creativi in un fienile ristrutturato affacciato sulla Cattedrale di Ely, sale prove, camere da letto, studi di registrazione e palchi. Queste canzoni sono state smontate, ricostruite e perfezionate sotto gli occhi del pubblico. Registrato in Galles e completato a Londra con il produttore Balázs Altsach, il disco bilancia arrangiamenti densi e meticolosi con una vera spontaneità. Il singolo di punta, “Marina”, è un’introduzione spavalda, grezza e giocosamente teatrale a un album che continua a spingere la musica chitarristica verso territori sempre nuovi.
JOHN LEGEND – “Muse”
[Universal]
pop
Interamente prodotto da Pharrell Williams il progetto punta su un sound classico e cinematografico con un’estetica moderna.
MANIC STREET PREACHERS – “The Holy Bible Live”
[CMG]
indie-rock
Nel 2014, in occasione del ventesimo anniversario dell’uscita del loro album “The Holy Bible”, i Manic Street Preachers hanno intrapreso un tour tutto esaurito in cui hanno suonato l’intero album. A distanza di oltre un decennio, “The Holy Bible Live” immortala un concerto indimenticabile tenutosi alla Roundhouse di Londra, documentando il ritorno della band a un capitolo fondamentale della propria storia.
WILLIAM BASINSKI – “Passing the Cup of Sorrows”
[Temporary Residence]
elettronica
Ispirato alla pratica di regressione alle vite passate nota come “passare il calice delle sofferenze“, il primo nuovo album di William Basinski dopo sei anni è nato da un incontro casuale e da un’idea profondamente commovente: uno scambio sacro tra anime che permette la comprensione e il perdono dopo un torto subito in una vita passata. Attratto da un video su questa terapia mentre affrontava il continuo turbinio di ansia e cinismo sullo schermo, Basinski si è rivolto al pianoforte. Da quelle testimonianze, ha dato forma a una musica che trasforma il ricordo traumatico in qualcosa di tenero, catartico e presente. Ispirandosi alla tranquilla curiosità e ai modelli asimmetrici di Morton Feldman, “Passing the Cup of Sorrows” si sviluppa come un unico brano di 40 minuti per pianoforte solista e sottili elementi elettronici, perseguitato da frammenti di memoria e che fluttua in un bagliore lento e sfocato.
MELANCHOLIA – “I figlie della pioggia” EP
[Pioggia Rossa Dischi / BOC Music Group]
elettronica, synth-pop
Sei tracce che raccontano la fuga e il momento esatto in cui si smette di correre. Ansia, ferite, disorientamento, memoria e rinascita attraversano un EP nato da un radicale processo di smontaggio e ricostruzione. I Melancholia cambiano formazione, cambiano lingua, cambiano pelle. Per la prima volta scelgono di scrivere un intero lavoro in italiano. Non è solo una scelta linguistica: è un modo per ridurre le distanze, per avvicinarsi alle cose, guardarle. “i figli della pioggia” parla di ciò da cui cerchiamo di scappare e di quello che accade quando siamo costretti a voltarci. L’immaginazione non è un rifugio in cui nascondersi, ma uno strumento per entrare nella realtà, attraversarla e provare a comprenderla. Per farlo, i Melancholia costruiscono un mondo parallelo che somiglia al nostro, ma è vuoto, silenzioso, sospeso. Un mondo in cui basta la pioggia a rimettere tutto in movimento.
GIRL IN RED – “Blue” EP
[Columbia]
indie-rock
Girl In Red aveva anticipato questo EP con il singolo “Blue”, il suo primo brano inedito dopo oltre un anno. Il nuovo singolo, infatti, era il primo brano di Marie Ulven dopo l’uscita, la scorsa estate, del brano “Hemingway”. Il nuovo brano, come ci dicono le note stampa, affronta i sentimenti di incertezza ed esplora la sensazione di perdita che segue la fine di una relazione.
LIINES – “As Shadows Fall” EP
[Crackedankles Records]
post-punk
“As Shadows Fall” ritrae la band in una forma tesa e urgente, trainata da chitarre taglienti, ritmi insistenti e quel tipo di energia post-punk diretta che da tempo li rende una band dal vivo così formidabile. La cantante e chitarrista Zoe McVeigh afferma che “Always The Same” esplora il conforto inquietante della ripetizione. «C’è qualcosa di rassicurante nel fatto che le cose rimangano sempre uguali, ma anche qualcosa di frustrante nel non riuscire mai a sfuggirle del tutto», dice. «A volte le cose che ti fanno sentire al sicuro sono proprio quelle che ti tengono bloccato».
MONOLYTH – “HABESHA” EP
[autoprodotto]
trip-hop
Théo Roland e Gaëtan Heymans sono filmmaker prima che musicisti, e hanno costruito il disco come un film: sei tracce, diciassette minuti, una storia d’amore dall’incontro all’accettazione. Il suono è trip-hop cinematografico, tra Massive Attack e Portishead, con un’anima pop dichiarata. La copertina è un dipinto del 1998 della pittrice belga Julie Ghenet.
MORAMA – “Marea d’Amore” EP
[Costello’s]
pop, elettronica, cantautorato
“L’amor che move il sole e l’altre stelle” è la chiave che alimenta con impeto la “Marea d’Amore” dei Morama, loro nuovo EP. Un disco traboccante di vita, evoluzione, moto ed emozione, che racconta di un progetto in cui dinamica e chimica vanno a braccetto, non solo descrivendo un legame – quello di un rapporto d’amore che nasce e cresce -, ma anche creandone uno con l’ascoltatore, dapprima incuriosito, poi ammaliato e infine completamente rapito dal mix esplosivo che la band riesce a creare. Il sound messo a punto da Paolo De Santis, producer e compositore del duo, è capace di sedurre e convincere anche i palati più raffinati senza rinunciare all’immediatezza e alla musicalità, facendosi colonna sonora perfetta per esaltare le incisive liriche scritte da Johanna Merkle, sognante e suadente voce del progetto.
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