#Finsubito news dalla rete – Agricoltura sana, territorio e PAC 2028–2034: la montagna non può essere abbandonata – Newsfood – Nutrimento e Nutrimente


In tanti piccoli paesi di montagna le stalle hanno chiuso, i campi sono stati abbandonati e i giovani se ne sono andati. Poi ci accorgiamo che i sentieri scompaiono, i terreni non vengono più curati e mantenere i servizi costa sempre di più. Comolli pone una domanda concreta: perché non aiutare chi vuole tornare a vivere e lavorare in questi territori?Non bastano finanziamenti per comprare un trattore. Servono strade, collegamenti, scuole e condizioni che permettano a una famiglia di restare. La prossima PAC sarà una prova importante. Ma le risorse europee, da sole, non possono risolvere ciò che amministrazioni nazionali e regionali non riescono a organizzare. E nemmeno  le “piantagioni” di pannelli solari aiutano..
Giuseppe Danielli

L’agricoltura è sana o non è sana? È vitale per tutti e per un Paese?

Il Punto e Virgola 71  di Giampietro Comolli

Si vive sempre fra passato, presente, futuro. Guai non tenerne conto. L’agricoltura è fondamentale per qualunque Paese. La globalizzazione ha cercato di rendere più accessibile il prodotto anche a chi non lo produce, ma creando una scala non solo di prezzo. E una scala sale o scende.

Oggi viviamo fra guerre di religione e di potere personale, paure, blocchi, comandanti in capo troppo inaffidabili, rincorsa al consenso, incapacità di definire e mettere in pratica un’alternativa politica. In recenti “summit” (parole… parole) nazionali e non, è emerso che “governare e fare leggi” senza tenere conto del legame ambiente-agricoltura-salute vuol dire non guardare al futuro, alle nuove generazioni, alla salvaguardia del pianeta.

È vero, un certo tipo di agricoltura (allevamenti intensivi) è causa di alte (circa 90%) emissioni di ammoniaca (NH3), ma questo inquinante del sistema atmosferico-ambientale rappresenta solo l’8% sul totale nazionale. Per cui un grande-ulteriore investimento in agricoltura deve riguardare e inquadrare questo problema in un contesto geoproduttivo e tecnoproduttivo diverso, sperando nella PAC-UE 2028–2034. Speriamo.

Il sistema globale agricolo (zootecnico e non) può essere un settore di aiuto, ma deve adottare alcune misure: le deiezioni animali devono essere poste in stoccaggi coperti quotidianamente, distribuite in modo molto controllato per tempi, modi e tecnica; sviluppo di impianti e strumenti per produrre biogas, cioè trasformare i reflui in energia; incentivare l’uso di macchine di precisione per fertilizzare e usare presidi naturali per i trattamenti; creazione di bacini di acque piovane da usare per l’irrigazione; curare i rivi di montagna e collina; incentivare produzioni in ambiti boschivi di pascolo e di terreno non lavorato; desalinizzare l’acqua del mare lungo le coste italiane; portare o costituire aziende agricole verso la montagna con misure e azioni di supporto all’impresa. E potremmo proseguire nell’elenco.

L’agricoltura deve diventare un esempio di produttività e produzione sana: meno occhiolini al consumatore e più sostanza vera verso la tutela del territorio, dell’ambiente e dei prodotti da offrire al mercato.

La PAC 2028–2034 e il futuro delle imprese agricole

Un primo “flebile” segnale arrivava dalle prime riunioni della Commissione Agricoltura UE per il post-2027. Superato, sembra, lo scoglio dei due pilastri che dura da quasi 30 anni. Mi soffermo solo su alcuni aspetti innovativi inseriti dalla Politica Europea che non reputo marginali, ma fondamentali in un’ottica di massimizzazione del valore generale del “territorio destinato all’agricoltura” e di vera flessibilità interpretativa nazionale.

Il problema vero resta l’“applicazione delle singole regioni nazionali”: quanto saranno in grado di modificare un sistema burocratico e di “coordinarsi” con le Regioni confinanti per una politica il più omogenea possibile?

A parte la conferma degli indirizzi strategici e di sostegno per la grande produzione e produttività delle imprese orientate al mercato (forse con qualche traslazione di fondi ed eliminazione di risorse stagnanti) e il quasi obbligo per i Paesi membri ad adottare un PNU (cioè un Piano Nazionale Unico e Integrato), la proposta PAC 2028–2034 apre ad alcuni canali-imprese agricole (e mi piace molto): i finanziamenti diretti saranno più snelli per le imprese familiari (chiari i parametri), i giovani imprenditori (sotto i 40 anni) e le aree svantaggiate.

Su quest’ultimo aspetto avevo già nel 2014 presentato (a fine del settennato, tramite due gruppi parlamentari UE) una bozza di iniziative-azioni-misure a sostegno di attività agricole dirette-indirette (riferimento alla coesione e sviluppo pubblico sociale di un’area interna) da attivare con strumenti strutturali e infrastrutturali (anche attrezzature fisse e operazioni idrogeologiche e di presidio fisso obbligato) in aree agricole sane di alta collina e montagna (sopra i 600 m s.l.m.) abbandonate da residenti fissi, spopolate e con imprese chiuse negli ultimi 50 anni.

Donne, giovani e agricoltura multifunzionale

Altra novità-realtà il ruolo centrale catalizzatore delle donne in agricoltura con corsie preferenziali per nuove imprese integrate. Finalmente riconosciuta la “multifunzionalità” dell’impresa agricola in un territorio che necessita non solo di presidio, produttività.

Spero che in fase di legiferazione finale siano comprese anche le attività “integrate” che una famiglia agricola può svolgere come socialità, assistenza, servizi, formazione, scuola al di fuori della stessa impresa. L’impresa agricola in montagna ha tempi lunghi e diversi che possono essere impiegati per altri settori sociali non agricoli.

Le Regioni devono metterci del loro per raggiungere l’obiettivo: solo credito d’imposta e credito agevolato non sono sufficienti, occorrono “bandi” collegati con fondi a fondo perduto per funzioni sociali.

NO per ristrutturare case, SÌ per fondare un’impresa agricola di presidio, produttività, multifunzionale.

Le Regioni devono investire in infrastrutture e servizi pubblici. Questo chiede un’agricoltura sana, onesta, al servizio di tutti gli abitanti, con alta produttività e una scelta produttiva in cui il valore del prodotto ottenuto sia diverso da quello industriale, ma senza speculazioni retoriche del prezzo maggiore.

Un prezzo equo e giusto in base anche ai PSR delle Regioni.

Giampietro Comolli

Un punto per fermarsi, una virgola per andare oltre.

Il punto e virgola serve a collegare ciò che altri separano.


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