L’accesso al congedo di maternità potrebbe diventare più semplice grazie a un nuovo modello organizzativo basato sull’utilizzo dei dati già disponibili negli archivi dell’INPS.
L’obiettivo è ridurre gli adempimenti richiesti alle future madri e alle aziende, accelerando le procedure necessarie per ottenere una tutela fondamentale durante la gravidanza e dopo la nascita di un figlio.
Il progetto di digitalizzazione è stato presentato il 21 ottobre 2026 a Bologna, nel corso di un incontro organizzato presso la Direzione regionale dell’Istituto in Emilia-Romagna. La sperimentazione coinvolge alcune imprese del territorio e si inserisce nel percorso di innovazione dei servizi previdenziali, con una particolare attenzione alla possibilità di anticipare le esigenze degli utenti anziché attendere che siano questi ultimi ad avviare un procedimento amministrativo.
La novità più significativa riguarda la possibilità di predisporre automaticamente le pratiche a partire dal certificato telematico di gravidanza, sfruttando le informazioni che l’ente possiede già. In prospettiva, il sistema potrebbe superare la necessità di presentare una specifica domanda da parte della lavoratrice, rendendo più immediato il percorso di accesso alla prestazione.
Congedo di maternità, come funziona il nuovo progetto INPS
Il punto di partenza dell’iniziativa è un principio semplice: quando un’amministrazione dispone già delle informazioni necessarie per avviare una procedura, dovrebbe poterle utilizzare per ridurre gli obblighi a carico dei cittadini. Applicato al congedo di maternità, questo approccio mira a trasformare un procedimento tradizionalmente caratterizzato da passaggi amministrativi in un servizio più automatico e accessibile.
Il progetto prevede di utilizzare il certificato telematico di gravidanza come elemento iniziale per predisporre la pratica. A questo dato si aggiungono le informazioni già presenti nei sistemi dell’Istituto, comprese quelle di natura contributiva, che possono contribuire a rendere più efficiente la gestione della prestazione.
La sperimentazione non consiste, quindi, soltanto nel trasferire online una procedura esistente. L’intenzione è più ambiziosa: ridurre o eliminare alcuni passaggi burocratici, intervenendo direttamente sul modo in cui viene avviata la pratica. Invece di limitarsi a mettere a disposizione strumenti digitali per compilare e trasmettere moduli, l’INPS punta a utilizzare le informazioni già acquisite per preparare autonomamente gli adempimenti necessari.
Il modello si colloca nell’ambito dello sviluppo dei cosiddetti servizi proattivi, ossia prestazioni amministrative progettate per anticipare, per quanto possibile, le necessità delle persone. In questo scenario, l’ente non si limita a rispondere a una richiesta, ma utilizza le informazioni disponibili per facilitare l’accesso a un diritto.
È importante, tuttavia, distinguere l’obiettivo della sperimentazione da una modifica già pienamente operativa su scala nazionale. Il progetto avviato in Emilia-Romagna dovrà consentire di verificare il funzionamento concreto del sistema e le modalità con cui estendere il modello ad altre realtà. Non si tratta, dunque, di considerare già aboliti tutti gli adempimenti per ogni lavoratrice, ma di una nuova direzione verso cui si sta muovendo l’Istituto.
Meno adempimenti per le future madri e per le imprese
La semplificazione amministrativa assume un significato particolare quando riguarda la maternità. La gravidanza e l’arrivo di un figlio comportano cambiamenti importanti nella vita personale e professionale, mentre la gestione delle pratiche può richiedere tempo, attenzione e il coordinamento tra diversi soggetti.
Ridurre gli obblighi formali significa, in primo luogo, alleggerire il carico burocratico delle lavoratrici, evitando che debbano ripetere informazioni già comunicate attraverso altri canali o seguire passaggi che l’amministrazione può gestire direttamente. La disponibilità di procedure più lineari potrebbe inoltre rendere più comprensibile l’iter necessario per accedere alla tutela.
Anche le aziende potrebbero beneficiare del nuovo sistema. La gestione delle assenze per maternità richiede infatti attività amministrative e il raccordo con gli enti previdenziali. Un processo maggiormente automatizzato potrebbe limitare le operazioni ripetitive e rendere più ordinata la gestione delle pratiche, con effetti positivi sia per le imprese sia per gli uffici che le assistono.
Il progetto mira pertanto a intervenire su entrambi i versanti: da una parte, semplificare l’esperienza delle persone che devono usufruire della prestazione; dall’altra, rendere più efficiente il lavoro degli operatori coinvolti. La riduzione degli adempimenti non rappresenta soltanto un vantaggio organizzativo, ma può contribuire a rendere più agevole l’esercizio di un diritto previdenziale.
Un ulteriore beneficio atteso riguarda la possibilità di destinare le risorse degli uffici alle situazioni che richiedono una valutazione specifica. Se le attività standardizzabili vengono gestite attraverso strumenti digitali, il personale può concentrare maggiormente la propria attenzione sulle pratiche più articolate, sulle eventuali anomalie e sui casi che necessitano di approfondimenti.
Il ruolo delle banche dati e delle informazioni contributive
Alla base della sperimentazione c’è l’integrazione delle informazioni già disponibili nei sistemi informatici dell’INPS. Un passaggio centrale riguarda i dati contributivi trasmessi attraverso il flusso UNIEMENS, il sistema utilizzato dai datori di lavoro per comunicare all’Istituto le informazioni relative alle posizioni retributive e contributive dei dipendenti.
L’impiego di questi dati può contribuire a rendere più fluida la gestione delle prestazioni, riducendo la necessità di richiedere nuovamente informazioni che sono già state trasmesse. La disponibilità di archivi digitali permette infatti di collegare elementi provenienti da differenti procedimenti, favorendo una gestione più coordinata delle pratiche.
Su questo aspetto è intervenuto Antonio Pone, direttore generale vicario e direttore centrale Entrate contributive, sottolineando l’importanza di utilizzare in modo proattivo le informazioni già fornite all’Istituto. La digitalizzazione, in questa prospettiva, non serve soltanto a velocizzare lo scambio di documenti, ma consente di valorizzare il patrimonio informativo esistente per rendere i servizi più semplici.
Naturalmente, l’impiego delle banche dati deve essere accompagnato dalla corretta gestione delle informazioni e dalla verifica dei requisiti previsti per la prestazione. L’automazione può agevolare la predisposizione delle pratiche, ma non elimina la necessità di assicurare che le procedure siano coerenti con le condizioni applicabili e che le situazioni particolari ricevano un trattamento adeguato.
Il valore dell’iniziativa consiste proprio nella possibilità di combinare tecnologia e organizzazione amministrativa. Quando i dati sono disponibili in formato digitale e possono essere utilizzati in modo coordinato, diventa più semplice ripensare le procedure, evitando che siano le persone a dover compensare con ulteriori adempimenti la frammentazione dei sistemi.
La sperimentazione in Emilia-Romagna e il confronto con le imprese
La presentazione del progetto a Bologna ha riunito rappresentanti dell’INPS, delle istituzioni, del mondo imprenditoriale e delle professioni. L’incontro ha permesso di illustrare le caratteristiche dell’iniziativa e di approfondire le condizioni necessarie per verificarne l’efficacia sul campo.
Ad aprire i lavori è stato Francesco Ricci, direttore regionale INPS Emilia-Romagna, che ha evidenziato il ruolo dell’Istituto nella promozione dell’innovazione e della coesione sociale. Il progetto, ha spiegato, si inserisce in un percorso di semplificazione dei servizi e si fonda anche sulla collaborazione con le imprese che hanno accettato di partecipare alla fase sperimentale.
La discussione, aperta e moderata da Elena Zatelli, dirigente della Direzione regionale, è proseguita con l’intervento di Maria Sciarrino, direttrice centrale Ammortizzatori sociali. Quest’ultima ha illustrato gli obiettivi operativi dell’iniziativa, soffermandosi sul cambiamento di prospettiva che essa introduce: l’amministrazione mira a intervenire prima che sia la lavoratrice a dover attivare autonomamente il procedimento.
Al confronto hanno preso parte anche Massimiliano D’Angelo, direttore centrale Tecnologia informatica e innovazione, Fabio Cappello, direttore provinciale INPS Bologna, e Cinzia Nolletti, dirigente della Direzione centrale Ammortizzatori sociali. I loro contributi hanno riguardato gli aspetti tecnologici, organizzativi e gestionali necessari per tradurre il progetto in un servizio concretamente utilizzabile.
La presenza delle imprese ha rappresentato un elemento importante della giornata. La sperimentazione richiede infatti un confronto con chi dovrà interagire con il nuovo modello, così da individuare eventuali criticità e verificare come l’automazione possa inserirsi nei processi amministrativi già esistenti.
Tra i partecipanti figuravano Rita Ghedini, presidente di Legacoop Bologna, l’avvocato Massimo Montorzi, dell’Area Relazioni industriali e lavoro di Confindustria Emilia – Area Centro, e Lorenzo Fabbri, presidente del Consiglio provinciale dell’Ordine dei consulenti del lavoro di Bologna. La giornata si è conclusa con gli interventi delle aziende disponibili a prendere parte alla sperimentazione e con un confronto sulle modalità di attuazione.
La strategia dell’INPS: passare dai moduli ai servizi proattivi
Il progetto sul congedo di maternità si inserisce in una strategia più ampia, che punta a trasformare il rapporto tra cittadini e amministrazione previdenziale. L’obiettivo non è semplicemente rendere disponibili online le procedure tradizionali, ma ripensare il servizio in modo che alcuni passaggi possano essere avviati direttamente dall’ente, sulla base delle informazioni che già possiede.
Massimiliano D’Angelo ha sintetizzato questa impostazione evidenziando che innovare significa anche poter eliminare una domanda, anziché limitarsi a convertirla in un modulo digitale. Il concetto è rilevante perché distingue la semplice informatizzazione dalla revisione sostanziale dei procedimenti: nel primo caso cambia il mezzo utilizzato, nel secondo diminuisce il numero di attività che le persone devono svolgere.
La stessa impostazione è stata richiamata da Maria Sciarrino, che ha posto l’accento sulla possibilità di ridurre gli adempimenti ripetitivi e consentire alle strutture territoriali di occuparsi delle situazioni più complesse. La tecnologia diventa così uno strumento per migliorare sia l’efficienza interna sia la qualità del servizio rivolto agli utenti.
Il presidente dell’INPS, Gabriele Fava, ha attribuito all’iniziativa un significato più ampio, collegandola al sostegno alla genitorialità e alla necessità di rendere le istituzioni più vicine alle persone. Nella sua valutazione, la possibilità di anticipare l’avvio delle procedure rappresenta un cambiamento importante: lo Stato non dovrebbe limitarsi a riconoscere un diritto dopo che il cittadino ha completato una serie di passaggi, ma dovrebbe fare il possibile per agevolarne tempestivamente l’accesso.
Fava ha inoltre indicato l’Emilia-Romagna come territorio da cui partire per verificare il modello, con l’ambizione di estenderlo successivamente al resto del Paese. La sperimentazione costituisce quindi un banco di prova per valutare se l’integrazione dei dati possa tradursi in una semplificazione effettiva e replicabile.
Quando potrebbe arrivare il nuovo sistema e quali sono gli obiettivi
La fase avviata a Bologna servirà a verificare il funzionamento della predisposizione automatica delle pratiche, l’efficacia dello scambio di informazioni e la capacità del sistema di ridurre gli interventi manuali. Il confronto con le imprese e con i professionisti coinvolti potrà contribuire a individuare gli aspetti da perfezionare prima di un’eventuale estensione del servizio.
Tra i risultati attesi figurano una diminuzione degli adempimenti a carico delle lavoratrici, una gestione più efficiente delle pratiche da parte delle aziende e una migliore distribuzione delle attività negli uffici previdenziali. Per valutare concretamente il successo del progetto sarà importante verificare non soltanto il grado di automazione raggiunto, ma anche la capacità del nuovo modello di garantire un accesso corretto e tempestivo alla prestazione.
Al momento, la comunicazione dell’Istituto descrive una sperimentazione territoriale e non indica una data precisa per l’attivazione generalizzata del sistema. Per questo motivo, fino a eventuali ulteriori disposizioni, le lavoratrici dovranno fare riferimento alle procedure ufficiali dell’INPS per la richiesta del congedo di maternità, senza presumere che l’invio automatico della pratica sia già disponibile in ogni situazione.
La direzione intrapresa, tuttavia, è chiara: rendere i servizi previdenziali meno dipendenti dalla compilazione di moduli e più capaci di utilizzare le informazioni già disponibili. Se il progetto produrrà i risultati attesi, la digitalizzazione potrà tradursi in un cambiamento concreto per le future madri, le imprese e gli operatori amministrativi.
La semplificazione del congedo di maternità diventa così un possibile esempio di welfare più accessibile, nel quale l’innovazione tecnologica è orientata a ridurre gli ostacoli burocratici proprio in una fase delicata della vita. La sfida per l’INPS sarà trasformare questa sperimentazione in un servizio affidabile, comprensibile e progressivamente estendibile, capace di coniugare efficienza amministrativa e tutela effettiva delle persone.
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