#Finsubito news dalla rete – Verso una nuova stagione dei crediti d’imposta per le imprese *


I crediti d’imposta sono stati finora importanti strumenti di sostegno alle imprese. Con il ritorno alle deduzioni per alcuni investimenti, il loro peso si ridimensiona. È l’occasione per fare ordine e per chiarire le priorità di politica economica.

Un triennio eccezionale

Il sostegno del bilancio pubblico alle imprese può avvenire mediante una pluralità di strumenti. Uno di questi sono i crediti d’imposta, che le imprese beneficiarie possono utilizzare per compensare i debiti fiscali e contributivi.

I dati sulle compensazioni effettuate dalle imprese mediante modello F24 – che possono presentare un profilo temporale diverso rispetto alle tempistiche di maturazione dei crediti stessi – consentono di analizzare non solo la consistenza ma anche le principali componenti della spesa per lo strumento, difficilmente misurabile dai conti nazionali. Ne emerge che tra il 2020 e il 2023 le compensazioni sono quasi quadruplicate, passando da circa 8 a quasi 30 miliardi di euro (figura 1). Due interventi di natura molto diversa tra loro hanno trainato l’espansione. Da un lato, ci sono i crediti d’imposta previsti dal piano Transizione 4.0, la cui generosità ha potenzialmente beneficiato della fase storica di uscita dalle crisi e del sostegno fornito dal Pnrr. I crediti nascevano infatti come evoluzione degli incentivi agli investimenti di Industria 4.0, attivi dal 2016 sotto forma di maggiorazione delle quote di ammortamento. Dall’altro, sono arrivati i crediti d’imposta introdotti in via emergenziale per far fronte della crisi energetica del 2022-2023.

Transizione 4.0 si (ri)trasforma

A partire dal 2021, i crediti d’imposta per gli investimenti in beni strumentali tecnologicamente avanzati hanno rappresentato il principale strumento di sostegno fiscale all’innovazione per le imprese italiane, oggetto peraltro di un recente rapporto di valutazione d’impatto a cura di Banca d’Italia e Ministero dell’Economia e Finanze. Le compensazioni per i crediti di Transizione 4.0 sono passate da circa un miliardo nel 2021 a circa 8 miliardi nel 2024, per poi iniziare a calare nel 2025 (figura 1).

Con la legge di bilancio 2026, il legislatore ha modificato il quadro di riferimento, reintroducendo le superdeduzioni degli ammortamenti. I due strumenti rispondono a logiche differenti: i crediti d’imposta garantiscono un beneficio più immediato e, grazie alla possibilità di essere compensati con un’ampia gamma di debiti fiscali, sono fruibili da una più vasta platea di imprese; le seconde favoriscono le imprese con una redditività sufficiente a sfruttarne pienamente il vantaggio fiscale e sono tendenzialmente meno onerose per le finanze pubbliche dato il minor numero di beneficiari.  

L’esaurirsi dell’emergenza energetica del 2022-2023

Una seconda spinta alla crescita dei crediti d’imposta è arrivata dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. La conseguente crisi energetica ha indotto il governo ad adottare lo strumento per attenuare l’aumento dei costi sostenuti dalle imprese. Le misure adottate in questo contesto spiegano gran parte della crescita delle compensazioni registrata nel 2022 e nel 2023.

Con il progressivo venire meno dell’emergenza energetica del 2022-2023, anche i relativi crediti d’imposta hanno iniziato a esaurirsi: nel 2022 le compensazioni relative ai crediti emergenziali ammontavano a 7 miliardi; nel 2023 valevano quasi il doppio, per poi praticamente azzerarsi nel 2024-2025. Le compensazioni complessive hanno seguito una dinamica analoga e iniziato a normalizzarsi: nel 2025 erano pari a circa 13 miliardi, meno della metà dei quasi 30 raggiunti nel 2023 e poco più del livello precedente la crisi energetica (figura 1).

Figura 1 – Compensazioni per crediti d’imposta fruiti dalle imprese distinti tra misure ordinarie e a carattere emergenziale

Nota: ammontare in miliardi.
Fonte: Elaborazioni degli autori su dati forniti dall’Agenzia delle entrate. Questa analisi esclude i crediti di imposta connessi con le cosiddette attività per imposte anticipate (più note come Dta), che generalmente riguardano le imprese del settore finanziario.

Tenuto conto della prevista ulteriore riduzione delle compensazioni legata all’esaurirsi degli effetti dei crediti d’imposta per investimenti in beni strumentali (la misura più rilevante fra quelle ordinarie), si può prevedere che, se non ci saranno nuovi interventi, nei prossimi anni le compensazioni scenderanno a livelli più contenuti rispetto a quelli del 2025, già in forte riduzione rispetto al 2022-2023, collocandosi tra 4 e 6 miliardi di euro all’anno. La scelta di passare a forme di incentivo tendenzialmente meno onerose per le finanze pubbliche, quali le superdeduzioni degli ammortamenti, dovrebbe consentire di mantenere le risorse del bilancio pubblico impegnate nel sostegno alle imprese su volumi complessivamente contenuti.

L’occasione per fare ordine

Nonostante la prospettiva di un ridimensionamento dell’ammontare complessivo delle compensazioni, l’insieme dei crediti d’imposta, stratificatosi nel tempo, rimane estremamente frammentato. Circa un terzo delle misure esistenti è stato introdotto prima del 2010, e il loro effetto sulla spesa complessiva è contenuto (circa il 6 per cento del totale).

Vi è la necessità di verificare se le finalità originarie siano ancora attuali, quanti contribuenti utilizzino effettivamente le misure e se i benefici ne giustifichino i costi amministrativi, per poterne poi compiere un’opportuna razionalizzazione (figura 2). In un contesto di minori risorse disponibili, al di là di possibili risparmi di spesa, la revisione consentirebbe di semplificare il quadro normativo, aumentare la trasparenza e ridurre l’incertezza per le imprese. Il ritorno agli incentivi agli investimenti sotto forma di superdeduzioni offre inoltre lo spunto per una riflessione sul disegno delle politiche e sulla scelta dello strumento più adeguato in funzione degli obiettivi.

Figura 2 – Compensazioni delle imprese nel 2020-2025 per anno di introduzione delle misure

Nota: numero di misure a cui afferiscono le compensazioni attive nel 2020-25, distinte per periodo di introduzione (prima del 2010, 2010-2019, dal 2020 in poi) (figura di sinistra); ammontare delle compensazioni cumulate nel 2020-2025, distinte per periodo di introduzione (figura di destra).
Fonte: Elaborazioni degli autori su dati forniti dall’Agenzia delle entrate.

* Le opinioni espresse sono degli autori e non riflettono necessariamente quelle della Banca d’Italia.

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Federica Daniele

Daniele

Economista presso la Divisione di Finanza Pubblica del Dipartimento di Economia e Statistica della Banca d’Italia, dove si occupa principalmente di tassazione e contributi alle imprese. PhD in Economics presso la Universitat Pompeu Fabra, in passato ha lavorato presso il Centre for Entrepreneurship, SMEs, Cities and Regions dell’OCSE, dove si è occupata di politiche territoriali, e la Banca Centrale Europea. È esperta presso l’Associazione per lo Sviluppo Sostenibile.

Elisabetta Olivieri

Economista presso il Dipartimento Pagamenti e Infrastrutture di Mercato della Banca d’Italia. Ha conseguito il dottorato in Economia presso l’Università di Bologna. Si interessa in particolare dell’analisi degli effetti economici delle politiche di bilancio e di economia regionale.

Stefano Ranucci

Laureato in Economia Aziendale presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha conseguito il Dottorato di ricerca in Economia e Management in Sanità presso l’Università “Magna Græcia” di Catanzaro. È stato assegnista di ricerca e docente a contratto presso l’Università degli Studi di Salerno e ricercatore presso l’Istituto di Ricerca del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili. Attualmente è Capo della Divisione Analisi del fabbisogno e della liquidità del Tesoro del Dipartimento Pagamenti e Infrastrutture di Mercato della Banca d’Italia. I suoi principali ambiti di attività e ricerca riguardano l’analisi e la previsione dei flussi finanziari delle amministrazioni pubbliche, i sistemi contabili pubblici e il federalismo fiscale.

Marzia Romanelli

È vice capo della Divisione Finanza pubblica del Dipartimento di Economia e Statistica della Banca d’Italia. Ha conseguito un Ph.D. in Economics and Management presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. È membro della Commissione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale coordinata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. È esperta di previsioni dei conti pubblici e di governance economica europea e si occupa dell’analisi degli effetti economici delle politiche di bilancio.


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