C’è un asilo che attende da mezzo secolo l’ingresso dei suoi bambini. Non sono bastati 49 anni di promesse, cantieri e rinvii. Neppure le 25 amministrazioni comunali che si sono succedute hanno saputo sbrogliare la matassa intricata di questo pasticcio italiano. Questa è la storia di un nido costruito nel 1977 e mai inaugurato. E di trenta bambini che, oggi come allora, restano fuori dal cancello.
Geograficamente siamo a Palermo, quartiere Lo Sperone. Metaforicamente siamo invece nell’intersezione tra i sentieri oscuri della burocrazia, la malagestione e la malavita. «Quasi cinque decenni di chiusura non sono un disservizio: sono una sperimentazione amministrativa di lungo periodo. L’edificio è stato costruito, abbandonato, devastato, utilizzato come luogo di spaccio, incendiato, demolito, riprogettato, ricostruito e in questi giorni consegnato al Comune senza che nessuno riesca ancora a farci entrare trenta bambini», racconta Antonella Di Bartolo, preside dell’Istituto Comprensivo Sperone-Pertini, autrice di Domani c’è scuola (Mondadori), insignita del premio Tullio De Mauro come dirigente scolastica innovatrice.
Siamo a due passi da dove, il 15 settembre 1993, la mafia uccise don Pino Puglisi, ammazzato nel giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno. Tra le colpe che i boss gli imputavano c’era anche quella di voler togliere i ragazzini alla strada. Quell’asilo era uno dei suoi sogni. Lui non ce l’ha fatta a vederlo aperto. Trentatré anni dopo, in un quartiere dove spaccio e sfruttamento restano ordinaria amministrazione, non ce l’ha fatta nemmeno lo Stato.
Lo Sperone è periferia dura: case popolari, disoccupazione, piazze di spaccio a cielo aperto a una manciata di metri dai portoni di casa. Eppure proprio qui, non ci sono solo le macerie amministrative dell’asilo. L’Istituto Comprensivo Sperone-Pertini è diventato un’eccezione: è il luogo dove insegnanti, genitori e ragazzi hanno ricostruito, giorno dopo giorno, la fiducia che il resto del quartiere non ha mai visto restituita. Il contrario di quanto accade cento metri più in là, davanti a un cancello chiuso da mezzo secolo.
Dal 1977 ad oggi, il cronoprogramma – se così si può chiamare – è un catalogo di stalli, intoppi e ritardi. Un incendio nel 2014, l’abbattimento nel 2019 perché ritenuto “non economicamente conveniente di recupero”. Tralasciamo gli intralci, l’inerzia e i sabotaggi dei primi anni, ci spostiamo sull’ultima parte della storia, quando grazie ai fondi Pnrr si riparte. Le ruspe arrivano nel 2019. Il cantiere riparte nel 2024 e si ferma, di nuovo, dopo un mese e mezzo: intimidazioni alla ditta appaltatrice. La struttura viene infine consegnata poche settimane fa: 762mila euro per trenta posti. Il Comune attribuisce il rinvio a certificati di idoneità mancanti e personale da assegnare. L’apertura, promessa e rinviata più volte, è slittata a settembre 2027.
Nel frattempo, l’edificio viene presidiato dalla Polizia Municipale: si progetta una control room antintrusione, collegata alla centrale operativa. Un asilo vuoto, ma super sorvegliato. Pare ci sia più cura nel difenderlo dai vandali che volontà di riempirlo di bambini. Del resto lì vandali e ladri ci sono già entrati, al contrario dei bambini, e hanno rubato arredi, termosifoni e persino i sanitari. «Ho fatto una scelta di territorio, di quartiere, di impegno, d’amore», spiega la preside Di Bartolo, che tredici anni fa scelse proprio lo “Sperone-Pertini”, nel nome di don Puglisi. Il giorno della firma, un funzionario dell’ufficio scolastico in vena di macabre ironie le porse le sue affettuose “condoglianze”.
Lei non si è scoraggiata: girò porta a porta tra le case popolari per trascinare a scuola gli studenti e azzerare la dispersione scolastica nel quartiere, dal 27 allo 0,1%, in 10 anni. E ieri sera era davanti ai cancelli chiusi dell’asilo alla fiaccolata per chiederne l’apertura immediata. Con lei docenti e genitori della scuola, l’associazione di volontariato “L’Arte di Crescere” e il collettivo “Rosalie Ribelli”: nelle mani i lumini, nei cuori rabbia e speranza. «Lo Sperone non ha bisogno di nuove promesse, ha bisogno che le porte si aprano. Dobbiamo garantire ai bambini il sacrosanto diritto educativo, alle famiglie un servizio di prossimità e di conciliazione vita-lavoro. Dall’altro lato c’è l’urgenza di tutelare un bene pubblico, ora efficiente, dall’usura e dal degrado», ha detto.
Facciamo un conto semplice. Trenta iscrizioni possibili ogni anno, moltiplicate per i decenni di questa storia: sono ben più di mille bambini a cui è stato negato un servizio educativo. È stato negato un pezzo di infanzia: ecco l’effetto della più piccola delle celebri incompiute. In questo stesso quartiere c’è ancora l’eco di un prete che quel diritto lo predicava trent’anni fa, e per quello è stato ucciso. Lo Sperone continua ad aspettarlo. Antonella Di Bartolo, che ha scelto questa scuola proprio in suo nome, non molla. Ieri sera aveva in mano una candela. Il Comune, per settembre 2027, ha in mano una promessa. Ai bambini, per ora, non resta in mano niente.
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Elisa Forte
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