#Finsubito news dalla rete – Leone XIV a Metz – Il Grand Continent


A Metz, città natale di Robert Schuman, Leone XIV descrive un mondo in cui «i rapporti umani, e quelli tra gli Stati, sono sempre più barbari», in cui «il valore della parola data è disprezzato» e in cui «si fa piuttosto vanto della menzogna e dell’inganno». 

Di fronte al ritorno della guerra nel continente, che definisce un nuovo «massacro inutile», esorta i cittadini a «diffidare dell’illusione del riarmo». 

Difende l’eredità dei padri fondatori del progetto europeo, il rispetto dei trattati e la pazienza necessaria per il raggiungimento di «risultati concreti», in contrapposizione alla sete di dominio. Ritorna sul tema delle radici cristiane, ma senza farne un «criterio confessionale esclusivo». Rende omaggio a san Benedetto come a un altro padre dell’Europa, affermando che «senza questa base monastica, la civiltà europea così come la conosciamo non esisterebbe». 

Nel Medioevo, i Guelfi si schierarono al fianco del papa contro l’imperatore. Di fronte a nuovi imperi che calpestano il diritto e si nutrono di visioni messianiche o apocalittiche, il primo papa americano presenta qui la dottrina di un’Europa guelfa fondata sull’autorità, la dignità e la speranza piuttosto che sul potere. Pubblichiamo e commentiamo questo importante discorso.

Signor Presidente, Signor Cardinale,

Eccellenti autorità civili e religiose, 

Signore e signori,

Sono molto lieto di trovarmi qui, in questa città storica, crocevia nel cuore del continente, per un incontro dal titolo evocativo: «Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità». Vi ringrazio per le gentili parole che mi sono state appena rivolte.

Il titolo proposto si ispira senza dubbio alla figura del venerabile Robert Schuman, al quale desideriamo oggi rendere un omaggio speciale in questo centro che porta il suo nome, e soprattutto qui, nella Mosella, dove ha vissuto a lungo, dove riposa e di cui è stato a lungo rappresentante all’Assemblea nazionale. 

È proprio da questa regione, con le sue vicissitudini del XIX e del XX secolo, che ha tratto ispirazione per contribuire a plasmare l’Europa di oggi e di domani, attraverso la sua famosissima dichiarazione del 9 maggio 1950. Tale dichiarazione rappresenta al tempo stesso il punto di partenza e di arrivo del suo impegno per la riconciliazione e l’unità del continente europeo, che ha caratterizzato tutta la sua vita.

Oggi vogliamo intraprendere, con il pensiero, un viaggio che parte dalle radici dell’Europa, per arrivare al suo presente e volgere lo sguardo verso il futuro. E ci chiediamo in che modo Robert Schuman sia stato plasmato dalla storia di questa terra, di cui era figlio, e come abbia contribuito in modo determinante a plasmare l’Europa moderna, al punto da essere considerato uno dei suoi «padri fondatori».

È sempre difficile dare una definizione dell’Europa, sia per il presente che per il passato. L’Europa ha progressivamente acquisito consapevolezza di sé nei periodi storici della civiltà ellenistica, dell’Impero romano e poi della diffusione del cristianesimo, integrando, nel corso del tempo, nuove culture quali, tra le altre, quelle germaniche e slave; fino a comprendere regioni sempre più vaste.

L’Europa si configura quindi come una realtà culturale e storica prima ancora che geografica. Nel corso dei secoli ha assunto nuovi contorni e nuove definizioni, attraversando periodi di crescita, crisi profonde e nuove rinascite. Una costante, che si può individuare nel suo lungo e tumultuoso percorso storico, risiede nel fatto che l’Europa si è sviluppata e ha compiuto progressi quando ha saputo trarre vantaggio dagli aspetti positivi del proprio passato, e riproporli in forme nuove e creative grazie all’incontro con l’altro. La civiltà europea è, infatti, anche il frutto di incontri secolari, anche se questi non sono sempre stati facili. Basti pensare alla presenza della cultura araba nella penisola iberica, o all’espansione del Vecchio Continente nel Nuovo Mondo, che ha generato, a volte in modo doloroso, nuove sintesi nel continente americano.


«L’Europa secondo Schuman è un continente in cui si preferisce dialogare piuttosto che affrontarsi con le armi.»

Ma per comprendere questa lunga storia, non si può tralasciare un altro padre dell’Europa: san Benedetto, che il santo Papa Paolo VI proclamò suo Patrono nel 1964, definendolo «messaggero di pace, artefice dell’unione, maestro di civiltà» .

L’aiuto ai poveri, ai malati, agli anziani; l’istruzione dei bambini e le università; gli ospedali e la medicina; l’architettura e l’ingegneria; lo sviluppo delle scienze; il diritto e l’organizzazione delle città e degli Stati stessi: tante cose, in Europa, sono state profondamente influenzate da san Benedetto e dai suoi monaci! Senza questo terreno fertile monastico, la civiltà europea, così come la conosciamo, non esisterebbe. 

Qui a Metz, grazie all’opera, tra gli altri, di san Chrodegang, si respirava uno spirito benedettino di fratellanza, comunione e condivisione. È da qui che il canto gregoriano si è diffuso nei territori carolingi, portando armonia e bellezza in tutto il continente.

Non si può quindi parlare dell’Europa senza menzionare il cristianesimo. Robert Schuman ne era ben consapevole quando affermò: «Il cristianesimo ha insegnato l’uguaglianza intrinseca di tutti gli uomini, figli dello stesso Dio, redenti dallo stesso Cristo, senza distinzione di razza, colore, classe o professione. Ha fatto riconoscere la dignità del lavoro e l’obbligo per tutti di dedicarsi ad esso. Ha riconosciuto il primato dei valori interiori che, soli, nobilitano l’uomo. La legge universale dell’amore e della carità ha fatto di ogni uomo il nostro prossimo, ed è su di essa che da allora si fondano i rapporti sociali nel mondo cristiano. » 

Un altro padre fondatore dell’Europa contemporanea, Alcide De Gasperi, fa eco a queste parole sottolineando «l’eredità europea comune», ovvero «quella morale unitaria che esalta la figura e la responsabilità della persona umana, con il suo slancio di fraternità evangelica, il suo rispetto per il diritto ereditato dagli antichi, il suo culto della bellezza affinato nel corso dei secoli e la sua volontà di verità e giustizia temprata da un’esperienza millenaria».

Lungi dall’essere un criterio esclusivamente confessionale, il riferimento al debito della cultura europea nei confronti del cristianesimo permette di comprendere meglio quanto l’apertura al trascendente sia sempre una dimensione costitutiva della persona umana e una fonte vivente di civiltà.

A questo proposito, l’articolo 17 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea riveste grande importanza. Esso promuove «un dialogo aperto, trasparente e regolare con le Chiese», pur «rispettando e senza pregiudicare lo status di cui godono» negli Stati membri. La laicità che regola la vita degli Stati non implica solo il carattere aconfessionale delle istituzioni civili, ma presuppone una vera e propria collaborazione tra le parti interessate, nonché il rispetto, da parte delle autorità statali e comunitarie, dell’autonomia delle Chiese e la promozione della loro libertà di organizzazione, di espressione e di culto.

Si tratta di risalire alla fonte dei valori che costituiscono il fondamento della convivenza civile, vale a dire «i valori universali rappresentati dai diritti inviolabili e inalienabili della persona umana, nonché dalla libertà, dalla democrazia, dall’uguaglianza e dallo Stato di diritto» 

Nel contesto multiculturale odierno, l’affermazione dell’universalità di questi valori, essenziale per la sua sopravvivenza, passa proprio attraverso una riscoperta delle proprie radici e dall’apertura al dialogo con l’altro.

Si tratta di una necessità sociale e politica per riscoprire il ruolo centrale della persona umana e dare un significato concreto a parole come libertà, democrazia, pace e unità. A tal fine, si rivela prezioso l’invito di Papa Francesco ad apprezzare la complessità della realtà europea in tutta la ricchezza delle sue tradizioni e delle sue sensibilità, cogliendo «la sfida di un’armonia costruttiva, libera da egemonie».


«Tante cose, in Europa, sono state profondamente influenzate da san Benedetto e dai suoi monaci! Senza quel terreno fertile monastico, la civiltà europea, così come la conosciamo, non esisterebbe.»

Questo duplice movimento, di rinnovamento e di dialogo, consentirà inoltre di ritrovare un giusto equilibrio tra i diritti stessi, nonché tra diritti e doveri, poiché – come ricordava sempre Papa Francesco – «al concetto di diritto non sembra più associarsi quello – altrettanto essenziale e complementare – di dovere, cosicché si finisce per affermare i diritti individuali senza tenere conto del fatto che ogni essere umano è inserito in un contesto sociale in cui i suoi diritti e doveri sono legati a quelli degli altri e al bene comune della società stessa».

L’Europa contemporanea, infatti, si trova ad affrontare una nuova fase della sua lunga storia di incontri, con l’arrivo sul continente di numerosi uomini e donne in fuga dai teatri di guerra e dalle persecuzioni, o alla ricerca di una vita migliore lontano dalla povertà e dalla miseria.

Come ho affermato durante la mia recente visita alle Isole Canarie, in Spagna: «La dignità umana richiede vie legali e sicure, soccorso e assistenza, una cooperazione concreta contro i trafficanti, una protezione effettiva delle vittime, processi seri di accoglienza e integrazione, e politiche che consentano a ogni persona di vivere dignitosamente nella propria terra».

Ma tutto ciò non sarebbe ancora sufficiente: accogliere una persona significa integrarla come se fosse parte della propria famiglia, offrendole la possibilità di sviluppare i propri talenti, le proprie capacità e la propria sensibilità, ma anche di entrare nello spirito della casa. Occorre cogliere la portata storica di ciò che sta accadendo, ovvero un incontro senza precedenti tra popoli e culture che richiede una riscoperta creativa delle nostre radici e, al contempo, un ascolto attento dell’altro. L’universalità dei valori fondanti dell’Europa ci assicura che questo dialogo è possibile e che potrà fornire una solida base alle nostre società, consentendoci di operare in modo più efficace per la pace e per un mondo riconciliato.

È proprio questa lucidità che ha ispirato uomini come Schuman a superare l’opposizione tra identità culturali e a dare vita alle istituzioni europee, al termine dell’immensa tragedia della Seconda guerra mondiale, che aveva messo in evidenza quanto sia grande il male commesso dall’uomo quando ritiene di non incontrare alcun ostacolo all’esercizio del proprio potere.

Robert Schuman, che ha vissuto in un contesto di confini in continua evoluzione, ha contribuito a gettare le basi di un’Europa consapevole dell’urgenza di abbattere i muri che la laceravano. La sua formazione cristiana gli ha instillato il valore dell’uguaglianza, senza distinzioni di razza o di classe sociale, e gli ha insegnato la dignità del lavoro. Il susseguirsi di diverse sovranità nazionali gli ha fatto comprendere l’importanza del diritto internazionale e il valore della parola data. Essendo cresciuto in un contesto in cui sembravano prevalere l’orgoglio e lo spirito di vendetta, Schuman si è impegnato a favore della pace e della fratellanza tra i popoli che, dopo essersi a lungo contrapposti, riconoscevano finalmente di aver bisogno gli uni degli altri.

Quali sono dunque gli insegnamenti di Robert Schuman per l’Europa e il mondo di oggi? Innanzitutto, un profondo desiderio di pace. Oggi, purtroppo, la guerra è tornata a farsi sentire, anche in Europa: un nuovo «massacro inutile», che miete ogni giorno innumerevoli vittime civili. 

E ancora oggi, come nel 1950, le parole contenute nella dichiarazione Schuman rimangono attuali: «Il contributo che un’Europa organizzata e vivace può apportare alla civiltà è indispensabile al mantenimento di relazioni pacifiche».  È necessario impegnarsi in un dialogo paziente, dare prova di coraggio nei negoziati ed essere pronti a sacrificare alcune posizioni per il bene superiore della pace.


«Non cedete alla logica della violenza e dell’oppressione. Amate la vita in ogni istante e non abbiate paura del futuro.»

Certamente, la ricerca della pace in Europa, così come nel resto del mondo, non deve essere confusa con un ingenuo irenismo. Al contrario, le parole di Schuman sono più attuali che mai: «La pace mondiale non può essere salvaguardata senza sforzi creativi all’altezza dei pericoli che la minacciano.»  Occorre tuttavia guardarsi dall’illusione del riarmo. «Non è un caso che i ripetuti appelli ad aumentare le spese militari e le scelte che ne derivano siano presentati da molti governanti con la giustificazione del pericolo rappresentato dagli altri» . Promuovere la pace è un’opera attiva. Oggi occorre chiedersi se stiamo davvero compiendo «sforzi creativi» per promuovere la pace mondiale, o se stiamo semplicemente cercando di «arginare l’emorragia della guerra» e di prepararci meglio a quelle che supponiamo debbano ancora venire.

L’Europa secondo Schuman è un continente in cui si preferisce dialogare piuttosto che scontrarsi con le armi; in cui si mettono in comune le risorse per fare in modo che «ogni guerra (…) diventi non solo impensabile, ma materialmente impossibile» .

L’Europa secondo Schuman si fonda sul rispetto del diritto internazionale che, a differenza delle legislazioni nazionali, non può essere imposto con la forza da uno Stato, ma si basa sul principio universalmente riconosciuto secondo cui “pacta sunt servanda”. 

Questo principio è gelosamente custodito dalla legislazione specifica di questa regione, che disciplina anche i rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica sulla base del Concordato del 1801 tra la Santa Sede e la Francia, tuttora in vigore.

Il diritto internazionale e il multilateralismo sottolineano l’effettiva uguaglianza degli Stati nelle loro relazioni reciproche e costituiscono il miglior antidoto alla volontà di dominio, che è all’origine di ogni conflitto. Oggi, i rapporti umani, così come quelli tra gli Stati, stanno diventando sempre più barbari. Il valore della parola data viene disprezzato; ci si vanta invece della menzogna e dell’inganno. L’Europa può porre fine a questa spirale grazie al rispetto per l’altro che ha saputo coltivare e preservare, poiché negli ultimi ottant’anni ha ampiamente dimostrato che è possibile far valere opinioni, rivendicazioni e interessi divergenti, incontrandosi anziché scontrandosi.

Schuman ci ricorda che occorre sempre dare prova di realismo e coraggio: «L’Europa — affermava — non si realizzerà in un colpo solo, né come un’opera complessiva: si realizzerà attraverso risultati concreti che creino innanzitutto una solidarietà di fatto». Non bisogna mai perdere fiducia nella nostra capacità di progredire, anche se i passi compiuti sono talvolta piccoli e quasi impercettibili. La pretesa moderna di «avere tutto, subito» non corrisponde alla storia e alla cultura europee che, al contrario, insegnano il valore del tempo e della pazienza. È con piccoli passi che si può dare vita a quella solidarietà effettiva che implica che nessuno si senta abbandonato o dimenticato.

Nel condividere con voi queste riflessioni, penso innanzitutto ai giovani, chiamati a costruire l’Europa di oggi e di domani. Come già sottolineava Schuman: «Che questa idea di un’Europa riconciliata, unita e forte sia d’ora in poi il motto delle giovani generazioni, desiderose di servire un’umanità finalmente libera dall’odio e dalla paura, che, dopo troppo lunghe lacerazioni, riscopre la fratellanza cristiana. »

Ai giovani dico: abbiate il coraggio di vivere in modo responsabile la missione di costruire la pace, nel vostro cuore, nei vostri rapporti, all’interno della vostra famiglia, nelle scuole e nelle università, nella vita delle vostre città, dei vostri paesi e di tutta l’Europa.


«L’Europa può porre fine a questa spirale grazie al rispetto per il prossimo che ha saputo coltivare e preservare […] incontrandosi anziché scontrandosi.»

Non lasciatevi sopraffare dalla logica della violenza e dell’oppressione. Amate la vita in ogni istante e non abbiate paura del futuro!

Non abbiate paura di fondare una famiglia, di mettere al mondo dei figli, di difendere la dignità di ogni persona, dal primo istante nel grembo materno fino al suo ultimo respiro.

Non abbiate paura di lavorare instancabilmente per il bene delle vostre comunità, anche attraverso l’impegno politico.

Siate artefici di comunità!

E con voi, l’Europa, saldamente radicata, continuerà a prosperare e a essere fonte di ispirazione per il mondo intero. Che Dio vi sostenga in questi propositi e che benedica e protegga l’intera Europa!




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