#Finsubito news dalla rete – Morti sul lavoro 2026, i dati Inail: -4,2%, ma più infortuni


I dati Inail al 30 giugno, in vista della 76ª Giornata per le vittime del lavoro

Nei primi sei mesi del 2026 le denunce di infortunio con esito mortale in occasione di lavoro sono state 342, quindici in meno rispetto alle 357 dello stesso periodo del 2025, con un calo del 4,2%. Il dato riguarda i lavoratori, al netto degli studenti, e lascia il quadro tutt’altro che rasserenato, perché nello stesso intervallo le denunce di infortunio in occasione di lavoro sono cresciute del 4,7% fino a 213.985 e quelle di malattia professionale protocollate del 16,7%, a 59.480.
Sono comunque cifre provvisorie, rilevate dall’Inail al 30 giugno 2026 e soggette a consolidamento, e arrivano in vista della 76ª Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, in programma domenica 11 ottobre 2026.
Dalla Relazione annuale Inail, presentata lo scorso 22 settembre dal presidente Fabrizio D’Ascenzo, nell’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera, alla presenza della ministra del Lavoro e delle Politiche sociali Marina Calderone, è emerso che il 2025 si è chiuso con circa 600.000 denunce di infortunio (l’1,2% in più rispetto alle quasi 594.000 del 2024). Di queste 519.000 riguardano i lavoratori, al netto degli studenti, con una crescita dello 0,8%, mentre le denunce degli studenti salgono a 81.000, il 3,4% in più. Il primo bilancio circolato a inizio 2026, quando le pratiche erano ancora in fase di acquisizione, indicava per i lavoratori 516.839 denunce contro le 511.688 del 2024, un aumento dell’1,0%. La Relazione annuale rivede, quindi, la cifra leggermente al rialzo. Sulla ripartizione tra infortuni in occasione di lavoro e in itinere, che nel bilancio provvisorio valeva rispettivamente 416.900 e 99.939 casi, il testo integrale della Relazione, non ancora online al momento in cui scriviamo, dovrebbe fornire il dato definitivo.
Rapportate agli occupati, la Relazione annuale fissa dunque l’incidenza 2025 degli infortuni in occasione di lavoro a 1.720,4 casi ogni 100mila, lo 0,3% in meno rispetto al 2024, in calo anche sui 2.005 casi ogni 100mila del 2019. Il bilancio provvisorio circolato a inizio 2026 indicava un valore molto simile, 1.727 ogni 100mila occupati.
Il quadro sui decessi cambia sensibilmente con il consolidamento delle pratiche. Il bilancio provvisorio di inizio 2026 indicava per i lavoratori 1.085 denunce mortali, otto in più delle 1.077 del 2024, con un incremento interamente dovuto agli infortuni in itinere, saliti da 280 a 293, mentre quelli in occasione di lavoro scendevano da 797 a 792. La Relazione annuale presentata il 22 settembre rovescia questa lettura affermando che i decessi denunciati nel 2025 sono complessivamente 1.198, il 3,3% in meno rispetto ai 1.239 del 2024, quarantuno casi in meno. Tra i lavoratori si contano 1.189 vittime, trentasette in meno, con una riduzione del 3,02%, mentre tra gli studenti i casi scendono a nove, quattro in meno. Nel dettaglio, i decessi in occasione di lavoro calano da 928 a 890, il 4,1% in meno, interamente nella gestione Industria e servizi, mentre quelli in itinere restano sostanzialmente stabili, da 298 a 299, un solo caso in più, comunque sotto quota 335 del 2019.
Nel complesso gli infortuni avvenuti fuori dall’azienda, tra itinere e occasione di lavoro con mezzo di trasporto, sono stati 121.000 (il 23,4% del totale delle denunce), il valore più alto del quinquennio 2021-2025 sia in valore assoluto sia in incidenza. Su questa componente si è concentrato il 42,6% dei decessi, 506 casi.
Nel primo semestre 2026 la flessione dei decessi in occasione di lavoro porta l’incidenza da 1,48 a 1,41 casi ogni 100mila occupati, con una diminuzione del 4,73%. Il calo riguarda gli uomini, da 338 a 319 casi, mentre le lavoratrici salgono da 19 a 23 e i lavoratori stranieri da 75 a 95. Diminuiscono anche i casi mortali in itinere, da 138 a 128, dei quali 16 donne e 112 uomini.
Nel 2025 le denunce in occasione di lavoro sono calate soprattutto in Liguria (-3,75%), nella provincia autonoma di Trento (-2,66%), in Toscana (-2,31%) e in Campania (-1,67%) e sono cresciute di più nel Lazio (+11,70%), nella provincia autonoma di Bolzano (+6,57%) e in Sicilia (+4,21%).
Sulla distribuzione territoriale dei decessi la Relazione annuale offre una lettura più fine per aree geografiche. L’incidenza più alta si registra nel Nord-Ovest, con il 25,6% dei casi, seguito dal Sud al 23,3%, dal Nord-Est al 21,0%, dal Centro al 19,2% e dalle Isole al 10,9%. Tra le regioni la quota più alta di decessi denunciati in occasione di lavoro spetta alla Lombardia, con il 13,6%, davanti a Campania e Veneto, entrambe al 9,3%. Sul fronte delle denunce complessive la quota maggiore dei casi si concentra invece nel Nord-Est, con il 33,0%, seguito da Nord-Ovest al 27,1%, Centro al 19,9%, Sud al 13,1% e Isole al 6,9%, con variazioni sul 2024 che vanno dal +3,1% delle Isole al -1,3% del Nord-Ovest.
Nel primo semestre 2026 le denunce aumentano in tutte e cinque le ripartizioni, con le Isole a +9,0%, il Nord-Ovest a +5,7%, il Sud a +5,3%, il Centro a +5,1% e il Nord-Est a +2,6%. Sui decessi in occasione di lavoro il quadro si divide, con cali al Sud (da 87 a 75), nel Nord-Ovest (da 95 a 91) e nel Nord-Est (da 78 a 76), un aumento al Centro (da 60 a 63) e nessuna variazione nelle Isole, ferme a 37 casi.
Scendendo al dettaglio regionale, le denunce calano soltanto nelle province autonome di Trento (-1,84%) e di Bolzano (-1,19%) e in Valle d’Aosta (-0,57%), mentre ovunque altrove aumentano. Le punte più alte sono in Sicilia (+11,06%), Lazio (+10,65%), Molise (+8,89%) e Campania (+8,25%), che nel 2025 era tra le aree in calo. In valori assoluti l’aumento maggiore è in Lombardia, con 2.331 denunce in più, davanti a Lazio (1.535) ed Emilia-Romagna (1.025).
Tra le regioni, il calo più consistente dei decessi in occasione di lavoro è quello della Basilicata, dove le denunce mortali passano da 8 a zero, davanti ad Abruzzo (-6), provincia autonoma di Bolzano (-5), Friuli-Venezia Giulia e Umbria (-4 ciascuna). Sale di più il Lazio (+4), seguito da Calabria, Emilia-Romagna e provincia autonoma di Trento (+3 ciascuna).
Nel 2025 le denunce in occasione di lavoro sono aumentate dello 0,7% nell’industria e nei servizi e diminuite del 2,1% in agricoltura, con le costruzioni a +3,1%, il commercio a +2,1% e la sanità e assistenza sociale a +1,6%, mentre sono scesi il manifatturiero (-0,5%) e il trasporto e magazzinaggio (-1,2%).
La Relazione annuale restituisce anche la fotografia per comparto. Ne viene fuori che nell’industria e nei servizi quasi un quarto degli infortuni in occasione di lavoro si concentra nel manifatturiero, il 24%, seguito da costruzioni e sanità e assistenza sociale, entrambe al 13%, trasporti e magazzinaggio al 12% e commercio all’11%. Rispetto al 2024 sono calate le denunce nel manifatturiero, -2,0%, e nei trasporti, -4,1%, mentre restano sostanzialmente stabili le costruzioni, +0,6%, e la sanità, +0,5%, con il commercio in aumento dell’1,1%. Sui decessi restano i comparti più esposti le costruzioni, con 175 denunce mortali, diciannove in meno del 2024, il manifatturiero con 129, otto in più, e il trasporto e magazzinaggio con 126, venti in meno.
Nel primo semestre 2026 la crescita si estende alla maggior parte dei comparti, con la sanità e assistenza sociale a +5,3%, il trasporto e magazzinaggio a +4,8%, il commercio a +3,8%, le costruzioni a +2,6%, il manifatturiero a +1,6% e, tra i servizi, quelli di supporto alle imprese (+2,8%) e di alloggio e ristorazione (+2,7%). L’industria e i servizi crescono del 4,7%, da 182.487 a 191.096 denunce, la gestione per conto dello Stato del 10,6%, mentre l’agricoltura cala dello 0,8%, da 11.446 a 11.350.
Le sole denunce dicono poco sul rischio di un comparto, per il quale servirebbe rapportare gli eventi a occupati, ore lavorate e struttura delle attività produttive. Sui casi mortali il rapporto Infor.MO della rete Inail-Regioni-Asl, costruito sui dati consolidati del periodo 2013-2022, indica che agricoltura e costruzioni concentrano più della metà dei 2.379 infortuni mortali del decennio, con esposizioni legate tra l’altro a macchinari e attrezzature, lavori in quota, movimentazione dei carichi e organizzazione delle attività.
Nel primo semestre 2026 i decessi denunciati in occasione di lavoro salgono da 53 a 59 nelle costruzioni, da 14 a 25 nei servizi di supporto alle imprese e da 3 a 8 nella sanità e assistenza sociale, mentre scendono da 50 a 41 nel manifatturiero e da 38 a 26 nel commercio. Il trasporto e magazzinaggio resta fermo a 47 casi.
Le denunce di infortunio in occasione di lavoro, da 204.364 nel primo semestre 2025 a 213.985 nello stesso periodo del 2026, portano l’incidenza sugli occupati da 845 a 880 ogni 100mila, con un incremento del 4,14%. Crescono ancora di più gli infortuni in itinere, 49.166 contro i 45.185 di un anno prima (+8,81%), riferiti ai soli lavoratori.
Il salto più netto è quello delle malattie professionali, con denunce protocollate da 50.986 a 59.480 (+16,66%), e crescono sia quelle delle lavoratrici, da 13.138 a 15.293, sia quelle dei lavoratori, da 37.848 a 44.187.
Le denunce protocollate di malattia professionale non coincidono con le patologie riconosciute, e il totale delle denunce di infortunio comprende comunicazioni obbligatorie a fini statistici e informativi.
Il confronto internazionale richiede attenzione, perché definizioni, sistemi di notifica e criteri di riconoscimento cambiano da un Paese all’altro. Secondo le stime dell’Organizzazione internazionale del lavoro, nel 2019 circa 2,93 milioni di persone nel mondo sono morte per fattori legati al lavoro, di cui circa 2,6 milioni per malattie correlate e circa 330mila per infortuni.
Per l’Unione europea Eurostat indica per il 2023 una media di 2,07 incidenti mortali ogni 100mila occupati, calcolata con il tasso standardizzato, che esclude gli infortuni in itinere e tiene conto della diversa composizione settoriale delle economie nazionali. Paesi Bassi e Germania hanno un’incidenza inferiore a un caso ogni 100mila occupati, mentre la Francia arriva a 4,42, anche se Eurostat avverte che il dato francese può risentire del sistema nazionale di notifica e riconoscimento. Sempre nel 2023 costruzioni, trasporto e magazzinaggio, manifattura e agricoltura, silvicoltura e pesca hanno rappresentato nell’Unione il 66,8% degli infortuni mortali sul lavoro, e le sole costruzioni il 24,0%.
La Relazione annuale Inail propone anche un indicatore più stringente, che esclude il settore dei trasporti e gli infortuni stradali in occasione di lavoro, non rilevati in modo uniforme da tutti i Paesi. È un indicatore distinto da quello Eurostat riportato sopra, e va letto come un approfondimento, non come una correzione della cifra precedente.
Su questa base l’Italia si ferma nel 2023 a 1,20 decessi ogni 100mila occupati, in linea con la media dell’Unione a 1,23 e con la Spagna a 1,18, ma nettamente sotto la Francia, 3,50, e sopra la Germania, 0,53. Sugli infortuni non mortali l’Italia si conferma sotto la media europea, con 991 casi ogni 100mila occupati contro i 1.300 della media Ue, i 2.391 della Spagna, i 2.351 della Francia e i 1.418 della Germania.
Il calo delle denunce mortali va quindi maneggiato con misura, perché convive con più infortuni denunciati, più eventi in itinere e malattie professionali in crescita di oltre il sedici per cento. Le costruzioni, dove i decessi salgono da 53 a 59, e i servizi di supporto alle imprese, da 14 a 25, ricordano che il miglioramento non è uniforme.
Sarà il consolidamento delle pratiche, infine, a dire se la flessione regge, e la Giornata dell’11 ottobre cade proprio in questo intervallo di incertezza. Sul 2025 ormai chiuso, la Relazione annuale conferma che il calo dei decessi è un dato reale e non un artefatto delle rilevazioni provvisorie; resta da vedere se il primo semestre 2026, ancora in fase di acquisizione, confermerà la stessa intensità di flessione.

di Enzo Fontanarosa
Giornalista e Direttore iNews


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