(AGENPARL) – Roma, 28 Agosto 2026 – La Colombia punta a rilanciare gli investimenti pubblici e privati attraverso un portafoglio di circa 165 progetti dal valore complessivo superiore a 290.000 miliardi di pesos, equivalenti a circa 92,23 miliardi di dollari. L’iniziativa è stata presentata il 28 agosto dal vicepresidente José Manuel Restrepo durante la 60ª Convención Bancaria di Asobancaria, a Cartagena.
L’obiettivo dichiarato è molto più ampio della semplice realizzazione di nuove infrastrutture: il governo vuole utilizzare il portafoglio come leva per ricostruire la fiducia degli investitori, mobilitare capitali nazionali e internazionali e riportare entro il 2030 il livello complessivo degli investimenti al 25% del PIL colombiano.
Un portafoglio da 290.000 miliardi di pesos
Le dimensioni del programma sono considerevoli. Secondo Restrepo, il governo ha iniziato a identificare circa 165 iniziative per oltre 290.000 miliardi di pesos, ma non tutti i progetti si trovano allo stesso livello di maturità: alcuni sono già in corso, altri sono in fase di formulazione e una terza categoria comprende iniziative ancora aspirazionali.
Una ricostruzione più dettagliata del portafoglio indica 45 progetti già in corso per circa 66.000 miliardi di pesos, 97 iniziative in formulazione per circa 24.000 miliardi e 23 progetti aspirazionali per circa 183.000 miliardi. Le cifre delle diverse categorie sono arrotondate e non coincidono perfettamente con il totale generale annunciato, ma mostrano soprattutto quanto sia eterogeneo il grado di avanzamento delle iniziative.
Altre ricostruzioni utilizzano una classificazione leggermente differente e indicano circa 89.000 miliardi di pesos di iniziative già strutturate o in corso. La differenza sottolinea l’importanza di distinguere il valore complessivo del portafoglio dalle somme associate ai progetti immediatamente cantierabili.
In altri termini, l’annuncio non significa che oltre 92 miliardi di dollari siano già stati finanziati o che tutti i progetti partiranno immediatamente. Si tratta di un grande pipeline di opportunità da strutturare, finanziare e presentare agli investitori.
Il traguardo del 25% del PIL entro il 2030
Il numero politicamente più importante indicato da Restrepo è però un altro: 25%.
Il governo vuole portare entro il 2030 gli investimenti complessivi in Colombia a un livello equivalente a un quarto del prodotto interno lordo.
Restrepo sostiene che il Paese attraversi uno dei momenti più difficili degli ultimi quattro decenni in termini di investimento rispetto alle dimensioni dell’economia e che una crescita sostenibile non possa dipendere semplicemente dall’aumento della spesa pubblica e dell’indebitamento.
Da questa diagnosi deriva la strategia: creare condizioni affinché sia soprattutto il capitale privato a finanziare una parte sostanziale della nuova fase di sviluppo.
Il governo vuole quindi trasformare il portafoglio dei 165 progetti in una sorta di vetrina internazionale della Colombia, presentando agli investitori iniziative sufficientemente strutturate da poter ottenere finanziamenti.
Il capitale privato diventa indispensabile
La scelta è anche una conseguenza dei vincoli fiscali.
Un programma di investimenti di queste dimensioni difficilmente potrebbe essere finanziato interamente attraverso il bilancio dello Stato. La strategia illustrata a Cartagena attribuisce quindi un ruolo centrale al settore privato, alle banche e al mercato dei capitali.
Per il governo, il sistema finanziario dovrà svolgere diverse funzioni contemporaneamente: finanziare infrastrutture, mobilitare il risparmio interno, facilitare l’ingresso di capitale straniero e creare strumenti che permettano alle imprese di accedere più facilmente ai mercati internazionali.
È una trasformazione importante perché sposta il dibattito dalla quantità di spesa pubblica alla capacità della Colombia di rendere i propri progetti finanziabili e competitivi sul mercato globale dei capitali.
Infrastrutture al centro della strategia
Una quota significativa del portafoglio riguarda le infrastrutture.
Tra le iniziative considerate figurano costruzioni infrastrutturali, generazione energetica e progetti collegati agli idrocarburi, mentre il governo punta anche a rilanciare il modello delle concessioni e la collaborazione con il settore privato.
Le infrastrutture rappresentano una delle leve più immediate attraverso le quali aumentare la produttività.
Strade, ferrovie, aeroporti, porti e sistemi logistici non generano soltanto occupazione durante la costruzione: possono ridurre permanentemente il costo del trasporto delle merci, collegare regioni isolate ai grandi mercati e rendere più competitivo l’export colombiano.
Per un Paese caratterizzato da una geografia particolarmente complessa, la qualità delle infrastrutture rappresenta inoltre una variabile decisiva.
Montagne, grandi distanze tra centri produttivi e porti e differenze nello sviluppo regionale rendono la logistica una componente fondamentale della competitività nazionale.
Energia: da transizione ad “addizione energetica”
Particolarmente interessante è il ruolo attribuito all’energia.
Restrepo ha parlato della necessità di affiancare al concetto di transizione energetica quello di “addizione energetica”, cioè aumentare concretamente la capacità disponibile per sostenere crescita industriale, investimenti e nuove tecnologie.
La Colombia dispone di importanti risorse energetiche e di un sistema elettrico storicamente caratterizzato da una forte presenza dell’idroelettrico. Allo stesso tempo deve aumentare l’affidabilità e la diversificazione dell’offerta mentre cresce la domanda.
Per il nuovo governo, l’energia potrebbe quindi diventare contemporaneamente un’infrastruttura necessaria allo sviluppo interno e un settore capace di attirare capitali internazionali.
Restrepo ha sostenuto che il Paese debba valorizzare le proprie potenzialità energetiche per assumere un ruolo maggiore nell’export e nello sviluppo di nuove tecnologie.
Il ritorno delle concessioni
Uno degli aspetti più significativi della nuova strategia potrebbe essere il rilancio delle grandi concessioni infrastrutturali.
Il modello colombiano di collaborazione pubblico-privato ha già prodotto importanti programmi stradali, ma numerose iniziative devono affrontare problemi di finanziamento, autorizzazioni, acquisizione dei terreni e certezza normativa.
Il governo sembra intenzionato a utilizzare nuovamente questo modello per moltiplicare la capacità di investimento senza trasferire l’intero costo iniziale sul bilancio pubblico.
Il vantaggio potenziale è evidente: un capitale pubblico relativamente limitato può contribuire a mobilitare quantità molto maggiori di capitale privato.
Ma il successo dipende dalla qualità dei contratti e dalla prevedibilità delle regole.
Il problema decisivo: trasformare 165 idee in progetti bancabili
È probabilmente questa la sfida più difficile.
Identificare un’infrastruttura necessaria è relativamente semplice. Trasformarla in un progetto nel quale banche, fondi pensione, assicurazioni, fondi infrastrutturali e investitori internazionali siano disposti a collocare miliardi di dollari è molto più complesso.
Un progetto deve avere studi tecnici credibili, autorizzazioni ambientali, certezza giuridica, una struttura finanziaria sostenibile, una corretta distribuzione dei rischi e prospettive economiche sufficientemente prevedibili.
È per questo che Restrepo insiste sulla necessità di far arrivare agli investitori iniziative adeguatamente strutturate e finanziabili.
La differenza tra un elenco di opere e un vero piano d’investimento nazionale si misurerà proprio su questo punto.
La fiducia degli investitori diventa una politica economica
Il vicepresidente ha posto ripetutamente l’accento sulla necessità di ricostruire la fiducia del settore privato.
Il principio alla base della strategia è che il capitale internazionale esiste, ma compete tra numerose destinazioni.
Colombia, Brasile, Messico, Cile, Perù e altri mercati emergenti cercano contemporaneamente investimenti per infrastrutture, energia, tecnologia, miniere e manifattura.
Per conquistare una parte di questi flussi non è sufficiente disporre di risorse naturali o di un grande mercato.
Gli investitori valutano stabilità normativa, tassazione, rischio politico, sicurezza, disponibilità energetica, infrastrutture e capacità di rimpatriare il capitale.
Restrepo ha sintetizzato il problema sostenendo che la Colombia debba mostrare al mondo le opportunità che possiede.
Anche la semplificazione normativa entra nel piano
A Cartagena è emerso anche un secondo fronte: la burocrazia.
Restrepo ha sostenuto la necessità di un progetto di semplificazione normativa, affermando che nel Paese vengono prodotte migliaia di nuove norme ogni anno e che l’accumulazione regolatoria rende più difficile lavorare e investire.
La questione è direttamente collegata al portafoglio da 92 miliardi di dollari.
Se autorizzazioni, licenze ambientali, concessioni e procedure amministrative richiedono tempi eccessivamente lunghi, il valore teorico del portafoglio rischia di non tradursi in investimenti effettivi.
Alcune analisi locali indicano proprio nella velocizzazione delle licenze e nella certezza giuridica delle concessioni due condizioni necessarie per trasformare il piano in cantieri.
Banche e mercato dei capitali
La scelta di presentare il programma proprio alla convention annuale di Asobancaria non è casuale.
Il sistema bancario colombiano dovrà essere uno dei principali intermediari della strategia.
Ma Restrepo vuole andare oltre il tradizionale credito bancario. Il governo punta a rafforzare il mercato dei capitali, ampliando le possibilità per aziende e Stato di ottenere finanziamenti anche attraverso strumenti nazionali e internazionali.
Per finanziare decine di miliardi di dollari di infrastrutture servono infatti capitali con orizzonti temporali molto lunghi.
Fondi pensione, investitori istituzionali, banche multilaterali e fondi infrastrutturali internazionali potrebbero quindi diventare protagonisti insieme alle banche commerciali.
La situazione macroeconomica resta complessa
L’ambizione del programma deve confrontarsi con un quadro economico non privo di rischi.
Nel rapporto di luglio 2026, il Banco de la República ha osservato che durante il primo semestre l’economia colombiana ha continuato a subire pressioni inflazionistiche interne ed esterne. L’inflazione è aumentata allontanandosi ulteriormente dall’obiettivo e la banca centrale ha reagito aumentando il tasso di politica monetaria. Crescita e occupazione hanno comunque continuato a mostrare risultati positivi.
Tassi più elevati possono rendere più costoso finanziare grandi infrastrutture.
Da qui deriva un’altra delle sfide del governo: migliorare sufficientemente le condizioni economiche e istituzionali affinché il rendimento atteso dei progetti compensi il costo del capitale e il rischio percepito dagli investitori.
92 miliardi non sono ancora 92 miliardi investiti
È essenziale distinguere l’ambizione dall’esecuzione.
L’annuncio di 290.000 miliardi di pesos non rappresenta 290.000 miliardi già stanziati, né significa che siano stati firmati contratti per 92,23 miliardi di dollari.
Il governo ha identificato un portafoglio di opportunità che si trovano in fasi molto diverse. Reuters conferma esplicitamente che comprende progetti in corso, in formulazione e aspirazionali.
Il vero indicatore del successo sarà quindi la quota di questo portafoglio che riuscirà a superare progettazione, autorizzazioni, chiusura finanziaria e costruzione.
Una possibile trasformazione economica
Se una parte significativa dei 165 progetti venisse effettivamente realizzata, gli effetti potrebbero andare oltre il settore delle costruzioni.
Migliori infrastrutture potrebbero ridurre i costi logistici. Una maggiore capacità energetica potrebbe favorire industrie ad alta intensità di elettricità. Trasporti più efficienti potrebbero migliorare l’accesso ai porti e rafforzare le esportazioni. Un mercato dei capitali più profondo potrebbe aumentare la disponibilità di finanziamenti per le imprese.
L’obiettivo del 25% del PIL investito entro il 2030 rappresenta quindi il cuore economico dell’iniziativa.
Non si tratta soltanto di costruire 165 opere. Il governo vuole utilizzare quelle opere per modificare strutturalmente il livello degli investimenti nel Paese e creare un ciclo nel quale infrastrutture, capitale privato, produttività e crescita si alimentino reciprocamente.
La Colombia dispone ora di una pipeline dal valore teorico superiore a 92 miliardi di dollari. La fase decisiva comincia adesso: convincere gli investitori che quelle opportunità possono trasformarsi in progetti finanziabili, costruibili e redditizi.
Se Bogotá riuscirà nell’operazione, il portafoglio annunciato a Cartagena potrebbe diventare uno dei pilastri della politica economica colombiana fino alla fine del decennio. Se invece autorizzazioni, incertezza normativa, vincoli fiscali e costi finanziari impediranno la realizzazione di una parte consistente delle iniziative, i 290.000 miliardi di pesos rischieranno di rimanere soprattutto un’ambiziosa lista di progetti.

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