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L’approvazione della legge delega sul nucleare sostenibile riporta al centro del dibattito italiano il tema della sicurezza e dell’autonomia energetica. Ma il possibile ritorno dell’energia nucleare non riguarda soltanto la produzione elettrica: significa programmare nuove infrastrutture, individuare territori idonei, garantire sicurezza, costruire consenso e mobilitare investimenti con orizzonti di lungo periodo. Nell’intervista, AIS sottolinea la necessità di una strategia energetica capace di superare la durata delle singole legislature e di integrare nucleare, rinnovabili e sviluppo infrastrutturale. Centrale anche il ruolo dello stakeholder engagement e della finanza sostenibile per rendere le nuove opere realizzabili e attrattive per gli investitori.
La legge delega riapre la strada al nucleare sostenibile in Italia
Il Parlamento ha approvato la legge delega sul nucleare sostenibile. Dal punto di vista di AIS, che significato ha questa scelta per la politica infrastrutturale ed energetica del Paese?
Lorenzo Orsenigo:
L’approvazione della legge delega sul nucleare è un primo passo verso un nucleare sostenibile, ma non è l’avvio del nucleare in Italia. Si tratta di una decisione che delega appunto il Governo a trovare soluzioni sul tema del nucleare. Un tema di grande necessità poiché in Italia abbiamo bisogno di energia.
La soluzione offerta dalle rinnovabili non è perseguibile completamente, poiché non sono fonti continuative, programmabili e presentano anche criticità per quanto riguarda lo stoccaggio. Altre soluzioni, come le batterie e l’idrogeno liquido, non rappresentano ancora tecnologie capaci di sostenere una rete elettrica. Oggi con il nucleare di nuova generazione, con gli SMR e gli AMR, sicuramente ci sono possibilità maggiori rispetto a quello che era il nucleare di una volta. Quello varato lo scorso 23 settembre in Senato è quindi senza dubbio un segnale di indirizzo per prendere in considerazione il nucleare come soluzione da affiancare allo sviluppo delle rinnovabili, con l’obiettivo di raggiungere un’autonomia energetica.
Una centrale nucleare è prima di tutto una grande infrastruttura territoriale
Quando parliamo di nucleare pensiamo soprattutto alla produzione di energia. Ma una centrale è anche una grande infrastruttura: opere civili, strutture, impianti, reti, collegamenti, sicurezza, manutenzione e un territorio che deve accoglierla. Quanto può essere importante questa prospettiva per valutare concretamente cosa significherebbe il ritorno del nucleare in Italia?
Lorenzo Orsenigo:
Certo, una centrale nucleare è una infrastruttura a tutti gli effetti e comporta vincoli e ovviamente un territorio che possa accoglierla. Un territorio che a sua volta potrà beneficiare anche di maggiore competitività potendo contare su una nuova fonte di energia, che magari riesce a coprire i fabbisogni con una risorsa che non è sottoposta ad oscillazioni di prezzo. Se da un lato, quindi, possono esserci dei “disagi” nell’avere un impianto in una determinata area, dall’altro un territorio ospitante può avere opportunità.
A fare la differenza sono le sensibilità delle singole Regioni, le scelte politiche e culturali. Ad esempio, ho letto in questi giorni che la Regione Umbria sarebbe disponibile ad accettare l’installazione di siti nucleari, di quelli avanzati SMR o AMR sul territorio. Si tratta, in sintesi, di una questione di equilibrio tra vantaggi/svantaggi che vanno opportunamente valutati.
Energia e infrastrutture richiedono una strategia che superi le legislature
Il nucleare richiede decisioni e investimenti i cui effetti attraversano più legislature. L’Italia è oggi nelle condizioni di costruire una politica infrastrutturale capace di mantenere una direzione per quindici o vent’anni, indipendentemente dai cambiamenti di governo?
Lorenzo Orsenigo:
L’investimento in una nuova tecnologia non può entrare nell’orizzonte temporale di un Governo. Diventa un orizzonte temporale di dieci, venti anni e probabilmente anche di più. Quindi è una decisione che va oltre qualsiasi colore politico, indipendentemente dalla legislatura. Il punto non è se con il cambiamento di Governo, cambi la visione. La difficoltà maggiore è renderci conto che il tema energetico è e sarà il nodo cruciale dei prossimi decenni.
Abbiamo la necessità di raggiungere la neutralità climatica nel 2050, abbiamo la sfida di renderci indipendenti dal punto di vista energetico, e in Italia non lo siamo, e non possiamo dipendere dai fossili che sono ostaggio della vulnerabilità geopolitica di alcune aree del pianeta. Nucleare sì o nucleare no, non è un discorso di breve periodo ma deve essere una visione che deve appartenere a tutte le forze politiche. Ciò che occorre, e che oggi in Italia non abbiamo, è un piano strategico sulla gestione dell’energia. L’auspicio è che il risultato della legge delega possa rappresentare un primo tassello per individuare una strategia energetica capace di sostenere lo sviluppo del sistema industriale e infrastrutturale italiano.
Deposito nazionale e nucleare: il nodo del consenso dei territori
Abbiamo ancora aperta la questione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi del precedente nucleare italiano. Che cosa ci racconta questa vicenda sulla capacità del Paese di assumere decisioni difficili quando entrano in gioco territori, amministrazioni e opinione pubblica?
Lorenzo Orsenigo:
La questione del deposito nazionale lo dimostra: dover installare una centrale nucleare su un territorio può rappresentare una criticità. Cosa fare? La risposta è prevedere un buon stakeholder engagement, che non sia un mero dibattito pubblico, ma consista nell’ascolto del territorio, nel dialogo con le comunità: mettersi in una modalità di apertura, per individuare soluzioni condivise e partecipate.
È chiaro che si tratta di un lavoro complesso ma tutto quello che si guadagna nella fase pre-progettuale si “risparmia” successivamente nella fase di realizzazione. AIS su questo tema ha pubblicato il Position Paper n. 6 Stakeholder engagement e infrastrutture sostenibili nel quale, oltre a indicare le linee guida su come introdurre questa prassi, presenta anche le best practice adottate dai principali player del Paese, esempi concreti su come muoversi per avviare la realizzazione di nuove infrastrutture, a maggior ragione quando parliamo di infrastrutture impattanti, come il nucleare.
I problemi che comporta il nucleare, del resto, sono molteplici: l’accettabilità del territorio, quindi il suo posizionamento, i vincoli tecnici, tecnologici, basti pensare alla possibilità di raffreddamento, i rischi connessi ai cambiamenti climatici. Perché non è detto che un territorio che oggi ha le caratteristiche per accogliere una centrale, le mantenga ancora tra venti anni.
Tra le soluzioni si prospetta anche un nucleare off shore, cioè la possibilità di installare i SMR, i reattori modulari, sotto il livello del mare, alloggiati in cassoni in calcestruzzo che permettono grandi vantaggi: come, ad esempio, risolvere il problema del raffreddamento, quello del posizionamento, non ci sarebbe impatto visivo, schermatura in caso di incidente. Un’ipotesi che ovviamente deve tenere conto dagli impatti sull’ambiente marino. Anche in questo caso sono da trovare le migliori soluzioni tecnologiche per bilanciare vantaggi e criticità legati al nucleare.
Grandi opere e comunità locali: lo stakeholder engagement come punto di equilibrio
Il problema non riguarda soltanto il nucleare. Termovalorizzatori, infrastrutture energetiche e molte grandi opere incontrano spesso forti opposizioni territoriali. Come si può trovare un equilibrio tra interesse nazionale e diritto delle comunità locali a partecipare alle decisioni che le riguardano?
Lorenzo Orsenigo:
Non solo il nucleare, ma qualsiasi altra infrastruttura energetica così come anche autostrade e ferrovie comportano un impatto sul territorio. Non va forzata la mano: anche se sono opere d’interesse strategico per il Paese, ci sono i diritti delle comunità locali che vanno salvaguardati e quindi punti di equilibrio vanno raggiunti attraverso un buon stakeholder engagement.
Infrastrutture del futuro: sostenibilità e capitali privati per finanziare lo sviluppo
Guardando oltre il nucleare, nei prossimi vent’anni l’Italia dovrà intervenire su energia, acqua, mobilità, reti, rifiuti e adattamento climatico. Quale politica delle infrastrutture serve al Paese per riuscire a programmare oggi opere i cui benefici e costi riguarderanno le generazioni future?
Lorenzo Orsenigo:
L’Italia è un Paese che in generale ha bisogno di infrastrutture: non solo per l’energia, ma per la mobilità, per la gestione delle risorse idriche. Ad esempio, è in fase di redazione il nuovo position paper di AIS dedicato all’idrico che vedrà la luce entro l’anno. Dobbiamo inoltre tenere presente l’interesse da parte degli investitori nel finanziare infrastrutture che generano redditività e allo stato attuale, una delle criticità è il reperimento di fondi. Abbiamo avuto una stagione felice con il PNRR che in pochi anni ha messo a disposizione 200 miliardi di euro e oggi, che questo programma è terminato, c’è necessità di intercettare nuovi fondi per realizzare le opere.
Ed è qui che il tema della sostenibilità entra nuovamente in gioco e diventa determinante: oggi gli operatori finanziari vedono nei green bond, negli investimenti sostenibili, vantaggi superiori rispetto a quelli offerti dalla finanza tradizionale. E quindi poter offrire al mercato delle opere che abbiano caratteristiche oggettive, misurate, garantite di sostenibilità può essere un elemento di garanzia di minor rischio e di priorità di investimento. Così come deve possedere criteri di sostenibilità anche chi realizza l’opera.
Per trovare paradigmi che possano essere d’interesse per gli investitori internazionali, affinché possano guardare con un occhio di riguardo agli investimenti in Italia, AIS ha avviato ad inizio anno il gruppo di lavoro su “Infrastrutture e finanza sostenibili”, per individuare parametri e criteri finalizzati a sostenere lo sviluppo delle infrastrutture in Italia e renderle più attraenti agli investitori internazionali.
Possono esserci anche altri strumenti, quale ad esempio il partenariato pubblico/privato, interessante per la partecipazione del privato nella realizzazione e gestione del bene pubblico. Anche su questo stiamo facendo delle riflessioni come AIS e l’anno prossimo contiamo di pubblicare il relativo Position Paper con le nostre indicazioni e conclusioni che metteremo a disposizione degli operatori ed anche delle istituzioni, per attività legislative sempre più orientate a favorire l’attrazione di capitali internazionali.
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