Mal di schiena, dolore alle spalle, tunnel carpale, udito che cala, problemi respiratori. Non sempre è immediato capire che un disturbo può dipendere dal lavoro e dare origine a una malattia professionale, soprattutto quando non nasce da un incidente ma si sviluppa piano, negli anni.
I numeri dicono che il tema è sempre più presente. Secondo la Relazione annuale INAIL 2025, presentata il 22 settembre 2026, nel 2025 sono state presentate 98.312 denunce di malattia professionale. Sono l’11,3% in più rispetto alle 88.338 del 2024 e il dato più alto degli ultimi 26 anni.
Le denunce, però, non corrispondono ad altrettante persone. I lavoratori coinvolti sono stati 63.136 (+8,8% sul 2024), perché una stessa persona può denunciare più patologie. Inoltre, secondo l’INAIL, l’aumento non indica necessariamente un peggioramento delle condizioni di lavoro. Riflette anche una maggiore emersione di patologie che in passato restavano nascoste, grazie all’informazione e all’attività di medici certificatori e patronati.
Vediamo cos’è una malattia professionale, quali sono i principali fattori di rischio, come avviene il riconoscimento da parte dell’INAIL e cosa fare quando si sospetta un legame tra la propria salute e il lavoro svolto.
Malattia professionale in breve
| Che cos’è | La malattia professionale è una patologia causata dal lavoro svolto, che si sviluppa lentamente per l’esposizione prolungata a un rischio. |
|---|---|
| Differenza con infortunio | A differenza dell’infortunio sul lavoro, la causa non è un evento improvviso ma agisce nel tempo. |
| Malattia professionale tabellare e non | Non serve che la malattia professionale sia nelle tabelle INAIL. Se non c’è, però, tocca al lavoratore dimostrare il collegamento con il lavoro. |
| Riconoscimento | Può essere riconosciuta anche dopo aver cambiato lavoro, mansione o incarico o essere andati in pensione. |
| Cosa sapere | Il lavoratore dipendente comunica la malattia al datore di lavoro entro 15 giorni e il datore la denuncia all’INAIL entro 5 giorni. Il diritto alla prestazione economica INAIL si prescrive in 3 anni e 210 giorni da quando la malattia professionale è “manifesta”. |
Che cos’è una malattia professionale?
Una malattia professionale è una patologia contratta a causa dei rischi legati al lavoro svolto. Il fattore che la provoca agisce sull’organismo in modo lento e progressivo, dopo un’esposizione prolungata a rischi presenti nell’attività o nell’ambiente di lavoro.
Che differenza c’è tra malattia professionale e infortunio sul lavoro?
La differenza principale sta nel modo in cui agisce la causa. Nell’infortunio la lesione deriva da una causa violenta, riferita a un momento preciso, avvenuta in occasione di lavoro. Nella malattia professionale la causa agisce nel tempo.
| Infortunio sul lavoro | Malattia professionale | |
|---|---|---|
| Causa | Evento improvviso e violento | Esposizione prolungata a fattori di rischio presenti nell’ambiente o nell’attività lavorativa |
| Tempi | Momento preciso, in occasione di lavoro | Lento e progressivo |
| Esempio | Una caduta durante il turno | Un problema alla colonna dopo anni di movimentazione manuale di carichi |
Quali problemi di salute possono dipendere dal lavoro?
Non esiste un solo tipo di malattia professionale. Le patologie possono interessare organi e apparati diversi e avere gravità differenti, a seconda del rischio a cui si è stati esposti.
Tra i principali fattori di rischio legati all’attività lavorativa troviamo:
- Rischi fisici ed ergonomici
Rumore, vibrazioni, movimentazione manuale dei carichi, sovraccarico biomeccanico degli arti e posture incongrue che possono essere associati a patologie come ipoacusia, sindrome del tunnel carpale, tendiniti, ernie discali e problemi articolari. - Rischi chimici
L’esposizione a polveri, solventi, metalli, pesticidi e altre sostanze nocive che può determinare dermatiti, patologie respiratorie, intossicazioni e, in alcuni casi, tumori professionali. - Esposizione all’amianto
L’esposizione alle fibre di amianto che può provocare diverse patologie asbesto-correlate, dalle placche pleuriche fino a malattie particolarmente gravi come il mesotelioma pleurico. - Rischi biologici
L’esposizione ad agenti biologici può essere all’origine di infezioni, allergie o intossicazioni. - Rischi psicosociali e organizzativi
Assumono sempre più importanza perché possono contribuire allo sviluppo di disturbi stress lavoro-correlato, come ansia, depressione o disturbo post-traumatico da stress.
Come capire se una malattia può dipendere dal lavoro?
Non basta che il problema sia comparso mentre si lavorava, occorre ricostruire la storia lavorativa al fine di individuare il nesso causale.
Le informazioni utili a definire il rapporto tra la patologia e l’esposizione al rischio sono:
- quali lavori sono stati svolti, per quanto tempo e in quale azienda;
- quali mansioni concrete;
- a quali rischi si è stati esposti;
- la documentazione sanitaria disponibile.
Per chiarire facciamo due esempi.
Una persona che per vent’anni ha movimentato ogni giorno carichi pesanti e poi sviluppa una patologia della colonna può avere bisogno di un approfondimento sull’origine professionale. Lo stesso vale per chi ha lavorato a lungo in ambienti molto rumorosi e riscontra un calo dell’udito. Questi casi non determinano il riconoscimento automatico, ma rendono opportuno verificare.
Conta anche il lavoro passato, non solo quello che si fa quando compare il problema. Per questo va ricostruita l’intera storia lavorativa.
Malattie professionali tabellate e non tabellate: qual è la differenza?
Una malattia non deve per forza essere ricompresa nelle tabelle INAIL per essere riconosciuta come professionale. In Italia vige un sistema “misto”, introdotto dalla sentenza 179/1988 della Corte costituzionale.
Domanda all’INPSSe in possesso dei requisiti occorre un apposita
domanda al datore di lavoro e l’accredito avverrà
in busta paga
| Malattia tabellata | Malattia non tabellata | |
|---|---|---|
| Che cos’è | Patologia inserita nelle tabelle INAIL (Agricoltura e Industria) allegate al Testo unico (DPR 1124/1965), collegata a specifiche lavorazioni | Patologia non presente nelle tabelle INAIL ma contratta a causa dell’attività lavorativa |
| Nesso di causalità | Si applica la presunzione legale di origine professionale | Nessuna presunzione. Pesa di più la ricostruzione del nesso, spesso con una perizia medico-legale |
| Onere della prova | A carico dell’INAIL. L’Istituto deve dimostrare che la patologia derivi da fattori extra-professionali per rifiutare l’indennizzo | A carico del lavoratore. Il lavoratore deve provare il legame diretto tra mansione svolta e insorgenza del danno |
| Cosa deve dimostrare il lavoratore | Esclusivamente lo svolgimento della mansione specifica e la presenza della patologia entro i tempi massimi di indennizzabilità | L’esposizione al rischio ambientale/lavorativo e la correlazione scientifico-medica (spesso tramite perizia medico-legale) |
Per dirla con parole più semplici, “la mia malattia non è nella tabella” non significa in automatico “non ho tutela“. Significa, piuttosto, che il percorso richiede più elementi a sostegno del nesso con il lavoro.
Si può avere una malattia professionale anche dopo aver smesso di lavorare?
Sì. Spesso una malattia professionale può manifestarsi, ed essere riconosciuta, anche dopo la fine dell’attività che esponeva al rischio.
Alcune patologie emergono molto tempo dopo l’esposizione. Per le malattie tabellate, sono le tabelle stesse ad indicare un periodo massimo di indennizzabilità dalla cessazione della lavorazione, diverso a seconda della patologia. Aver cambiato lavoro, non svolgere più quella mansione o essere in pensione non esclude in automatico l’origine professionale.
Chi non lavora più può presentare direttamente all’INAIL la domanda di riconoscimento. Vale anche qui il termine di prescrizione massimo pari a 3 anni e 210 giorni.
Quando si considera manifestata una malattia professionale?
Per stabilire da quando decorre il termine di prescrizione, non conta necessariamente il momento in cui compaiono i primi sintomi. La giurisprudenza ha chiarito che ciò che conta è il momento in cui il lavoratore avrebbe potuto riconoscere, sulla base di elementi oggettivi, la presenza della malattia, il suo possibile collegamento con l’attività lavorativa e il suo carattere indennizzabile ai fini INAIL.
Questo significa che i primi disturbi non fanno automaticamente partire la prescrizione, ma tale termine decorre dalla prova documentale(certificato medico, perizia medico legale) ove si afferma l’origine professionale della malattia che ha colpito il lavoratore.
Cosa fare se sospetti una malattia professionale?
Per ottenere il riconoscimento della tutela è importante seguire alcuni passaggi. Il primo è approfondire dal punto di vista medico la patologia e il possibile collegamento con l’attività lavorativa.
Quando viene diagnosticata una patologia riconducibile al lavoro, il medico certificatore trasmette telematicamente all’INAIL il certificato di malattia professionale.
Il lavoratore dipendente deve comunicare al datore di lavoro i riferimenti del certificato medico telematico entro 15 giorni. Se non dispone del numero identificativo del certificato, deve fornire una copia cartacea.
Il datore di lavoro deve quindi trasmettere la denuncia di malattia professionale all’INAIL entro cinque giorni dalla comunicazione del lavoratore. L’eventuale inerzia del datore di lavoro non impedisce al lavoratore di tutelarsi. L’INAIL specifica che, in quest’ultimo caso, il lavoratore può presentare direttamente la denuncia.
Se la persona non svolge più attività lavorativa, può presentare attraverso il Patronato domanda all’INAIL per il riconoscimento della malattia professionale.
Il lavoratore dal momento che ha avuto notizia dell’origine professionale della patologia, può presentare istanza di riconoscimento, e da quel momento decorre l’eventuale erogazione della rendita e i termini prescrizionali di 3 anni e 210 giorni.
Le scadenze da ricordare per denunciare una malattia professionale
| Chi | Cosa | Entro quando |
|---|---|---|
| Medico | Trasmette all’INAIL il certificato di malattia professionale | Tempestivamente |
| Lavoratore dipendente | Comunica la malattia al datore di lavoro | 15 giorni dal momento in cui ha conoscenza della possibile origine professionale della patologia |
| Datore di lavoro | Denuncia la malattia all’INAIL | 5 giorni dalla comunicazione |
| Lavoratore | Fa valere il diritto alle prestazioni | Prescrizione di 3 anni e 210 giorni |
E se sono passati più di 15 giorni?
Non si perde il diritto alle prestazioni. Si rischia però di perdere l’indennità economica per i giorni precedenti alla comunicazione al datore. Per questo conviene muoversi presto.
Quali documenti sono utili per denunciare una malattia professionale?
Il Patronato indicherà cosa serve nel singolo caso.
In generale è utile avere:
- documento di identità e codice fiscale;
- certificato medico di malattia professionale (o il suo numero identificativo);
- referti, esami e cartelle cliniche;
- elenco dei lavori svolti, con periodi e mansioni (anamnesi lavorativa);
- buste paga, contratti o altri documenti che provino periodi e mansioni.
Avere in ordine la storia lavorativa è spesso l’elemento che pesa di più, soprattutto per le malattie non tabellate.
Cosa succede dopo la denuncia all’INAIL?
La denuncia non comporta il riconoscimento automatico della malattia professionale. L’INAIL avvia il procedimento e svolge gli accertamenti sul caso. Il punto centrale è il nesso causale, cioè la relazione tra l’esposizione al rischio e la patologia. Per questo sono fondamentali la documentazione sanitaria e la ricostruzione di mansioni, durata ed esposizioni.
La sede competente è quella del domicilio del lavoratore. Se l’INAIL non riconosce la malattia professionale o valuta il danno in modo che non ti convince, è possibile opporsi. In questa fase richiedere l’assistenza del Patronato è particolarmente utile.
Cosa spetta in caso di malattia professionale?
Il riconoscimento di una malattia professionale può dare accesso, a seconda delle conseguenze della patologia e della situazione concreta, a diverse forme di tutela non necessariamente ed esclusivamente di natura economica.
La tutela INAIL, infatti, può comprendere anche prestazioni sanitarie e socio-sanitarie, cure, riabilitazione e interventi finalizzati al reinserimento nella vita sociale e lavorativa.
Se, dopo il riconoscimento dell’origine professionale, la malattia comporta impossibilità totale di svolgere attività lavorativa, l’INAIL corrisponde al lavoratore l’indennità giornaliera per inabilità temporanea assoluta, una prestazione economica che sostituisce il salario.
Quando la malattia lascia una menomazione permanente, l’INAIL valuta il danno biologico, cioè la lesione dell’integrità psicofisica, in percentuale.
| Grado di menomazione | Cosa prevede la tutela INAIL |
|---|---|
| Inferiore al 6% | Nessun indennizzo per il danno biologico permanente (cd. franchigia) |
| Dal 6% al 15% | Indennizzo in capitale, una tantum, calcolato in base al grado di menomazione, tenuto conto dell’età e a prescindere dal reddito |
| Dal 16% in su | Rendita, con una quota per il danno biologico e una per le conseguenze patrimoniali, in base alla tabella dei coefficienti |
Se la situazione peggiora, si può chiedere la revisione entro 15 anni. Per l’indennizzo in capitale l’aggravamento può essere richiesto una sola volta.
La percentuale INAIL non coincide con quella dell’invalidità civile, che è un accertamento diverso.
Chi è tutelato?
L’assicurazione INAIL non riguarda solo i lavoratori dipendenti. Ci sono regole specifiche anche per altre categorie, come i titolari artigiani e i lavoratori agricoli. Se non sei un lavoratore dipendente, chiedi al Patronato come funziona nel tuo caso.
Perché il Patronato può fare la differenza
Riconoscere una malattia professionale non significa presentare un modulo. Bisogna ricostruire la storia lavorativa, verificare i rischi a cui la persona è stata esposta, mettere ordine nella documentazione sanitaria e seguire il lavoratore lungo tutto il procedimento.
Non è un caso che nella Relazione annuale 2025 l’INAIL, con le parole del Presidente Fabrizio D’Ascenzo, abbia richiamato il ruolo dei patronati e dei medici certificatori nell’emersione delle patologie professionali.
Se hai una patologia e pensi che possa dipendere dal lavoro che svolgi o hai svolto in passato, puoi rivolgerti a una sede del Patronato ITAL UIL. L’assistenza per la pratica è gratuita. Gli operatori ti aiutano a ricostruire la tua situazione e ti accompagnano nel percorso di riconoscimento e tutela.
Malattia professionale: le domande più frequenti
Dubbi su tempi, denuncia, riconoscimento e tutele sono frequenti quando si parla di malattie professionali. Ecco alcune risposte alle domande più comuni.
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Il mal di schiena può essere una malattia professionale?
Può esserlo, se è collegato a rischi come la movimentazione manuale di carichi o le posture mantenute a lungo. Le patologie muscolo-scheletriche sono le più denunciate, ma ogni caso va valutato: il solo fatto di avere mal di schiena non basta.
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Una malattia può essere riconosciuta anche se non è nelle tabelle INAIL?
Sì. In quel caso però il lavoratore deve dimostrare il nesso causale tra la malattia e il lavoro svolto, di solito con documentazione sanitaria e una ricostruzione dettagliata delle mansioni.
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Cosa succede se ho superato i 15 giorni per avvisare il datore di lavoro?
Non perdi il diritto alle prestazioni. Però ricorda che l’INAIL eroga le prestazioni (Rendita) a decorrere dal momento in cui hai presentato istanza, e soprattutto non superare il termine prescrizionale per fare domanda di 3 anni e 210 giorni.
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Se il datore di lavoro non presenta la denuncia, posso farlo io?
Sì. L’inerzia del datore non impedisce di tutelarsi: il lavoratore attraverso il patronato può presentare la denuncia direttamente all’INAIL.
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Da quale percentuale spetta la rendita?
La rendita spetta dal 16% di menomazione in su. Tra il 6% e il 15% è previsto un indennizzo in capitale una tantum. Sotto il 6% non è previsto l’indennizzo per il danno biologico.
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Quanto costa rivolgersi al vostro Patronato per il riconoscimento di una malattia professionale?
L’assistenza per le pratiche di malattia professionale è gratuita.
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