Il Parlamento europeo ha adottato una relazione sull’attuazione della Strategia dell’Unione per la gioventù 2019-2027, elaborata dalla relatrice Sabrina Repp per la commissione Cultura ed Educazione. Il documento, pur riconoscendo i meriti dello strumento nel dare visibilità alle priorità giovanili a livello europeo, mette in luce una lunga serie di criticità nell’attuazione della strategia, alla vigilia della definizione del quadro che dovrà sostituirla dopo il 2027.
Una strategia nata senza sguardo al futuro.
Il primo nodo critico riguarda gli 11 Obiettivi Europei per la Gioventù, definiti attraverso consultazioni condotte nel 2017-2018. Secondo la valutazione dei servizi di ricerca del Parlamento (EPRS), questi obiettivi avrebbero mostrato una scarsa capacità di adattamento ai cambiamenti del contesto socio-economico e geopolitico: temi oggi centrali come sicurezza, difesa, radicalizzazione, disinformazione, casa a prezzi accessibili e impatto a lungo termine della digitalizzazione non sarebbero stati adeguatamente inclusi né negli obiettivi né nei piani di lavoro della strategia. La relazione chiede quindi una revisione periodica degli obiettivi, con un ciclo eventualmente accorciato a cinque anni per riflettere più rapidamente i cambiamenti in corso.
Un’altra criticità riguarda l’attuazione disomogenea: essendo gli obiettivi non vincolanti, la loro applicazione varia da Stato a Stato, con temi come salute mentale, opportunità per i giovani delle aree rurali e occupazione giovanile trattati in modo diseguale. A complicare il quadro, sono programmi come Erasmus+, Esc e, in generale, la mancanza di trasparenza all’interno delle varie Agenzie Nazionali per i giovani e la crescente disaffezione verso le call europee.
Manca inoltre un monitoraggio sistematico dei progressi: il Dashboard degli indicatori giovanili dell’Ue, ad oggi, non include nemmeno gli Obiettivi Europei per la Gioventù.
Il “controllo giovani” applicato a macchia di leopardo.
Uno dei punti più critici riguarda lo strumento dello “Youth Check”, il meccanismo con cui la Commissione dovrebbe valutare sistematicamente l’impatto delle proprie proposte politiche sui giovani. Sebbene tutte le proposte del prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 siano state classificate come “rilevanti per i giovani”, un’analisi interna dell’EPRS ha rilevato che diverse valutazioni d’impatto che le accompagnano non menzionano affatto la componente giovanile, o la trattano in modo del tutto insufficiente. La relazione denuncia inoltre che la Direzione generale della Salute e della Sicurezza alimentare della Commissione non dispone tuttora di un proprio “corrispondente giovani”, nonostante la centralità del tema della salute mentale per le nuove generazioni.
Partecipazione ineguale e organizzazioni giovanili in affanno.
Il Dialogo dell’Ue con i giovani, pur avendo registrato una crescita significativa dei partecipanti , da poco più di 10.700 nell’ottavo ciclo a oltre 38.000 nell’undicesimo , continua a soffrire di rappresentanza sbilanciata: i giovani delle aree rurali e i cosiddetti NEET (non occupati né in percorsi di istruzione o formazione) restano sottorappresentati, con un calo della rappresentanza rurale proprio nell’ultimo ciclo (bisognerebbe ringraziare le assurde Agenzie Nazionali per i giovani in Ue, responsabili di questa progressiva perdita di fiducia nei programmi Erasmus+ Gioventù, Esc, ecc.). Restano esclusi in larga parte anche i giovani con background migratorio e quelli non organizzati in associazioni. A pesare, secondo il testo, è anche la cronica precarietà dei finanziamenti destinati alle organizzazioni giovanili locali e di base, spesso prive di risorse stabili e continuative, un fattore che aumenta il rischio di disimpegno giovanile.
Il problema della casa e del costo della vita.
Tra le preoccupazioni più sentite dai giovani europei, secondo un sondaggio flash del Parlamento del 2024, spiccano il costo della vita (40%) e l’accesso alla casa (23%). La relazione sottolinea come i giovani siano colpiti in modo sproporzionato dalla crisi abitativa, a causa di redditi più bassi, contratti di lavoro precari e accesso limitato alla protezione sociale , una condizione che, secondo il testo, dovrebbe diventare uno dei pilastri centrali della strategia post-2027, finora assente come priorità strutturale.
Salute mentale: risorse insufficienti.
Il capitolo sulla salute mentale è tra i più allarmanti. Nonostante il tema sia stato indicato dagli stessi giovani come una priorità assoluta tra gli Obiettivi Europei, non è mai stato affrontato direttamente in nessun ciclo di presidenza del Consiglio. Il parere della commissione Sanità, allegato alla relazione, richiama dati preoccupanti: quasi la metà dei giovani europei riporterebbe problemi emotivi o psicosociali, con un peggioramento sensibile dal periodo della pandemia, aggravato da uso eccessivo dei social media, design “addictive” delle piattaforme digitali, cyberbullismo e crescente esposizione a contenuti dannosi online. Il documento chiede interventi pubblici sostenibili, ma denuncia al tempo stesso risorse ancora insufficienti per ampliare il sostegno psicologico e i percorsi educativi inclusivi.
Insegnanti in fuga e disparità territoriali.
Un’altra criticità riguarda la crescente carenza di personale docente qualificato in numerosi Stati membri, un fenomeno che secondo la relazione mina la qualità, l’accessibilità e l’inclusività dei sistemi scolastici, con ricadute particolarmente pesanti nelle aree rurali e periferiche. A questo si somma il tema delle disparità strutturali persistenti tra centri urbani e aree rurali, e tra Stati membri continentali e territori ultraperiferici, che limitano l’accesso dei giovani a istruzione di qualità, occupazione, cultura e infrastrutture di base, un divario che, avverte il testo, alimenta fenomeni di spopolamento e fuga di talenti dalle regioni meno sviluppate.
Sul fronte del lavoro, la relazione punta il dito contro le pratiche di tirocini non retribuiti, definiti una forma di sfruttamento dei giovani lavoratori che ostacola l’accesso equo al mercato del lavoro per chi non dispone di risorse economiche proprie. Viene inoltre segnalata la persistente incertezza giuridica legata all’assenza, in alcuni Stati membri, di una definizione chiara di “tirocinio”, con il rischio di standard disomogenei in tutta l’Unione. Restano critiche anche le difficoltà di attuazione della Garanzia per i Giovani rafforzata, alle prese con problemi persistenti nel raggiungere i giovani più difficili da coinvolgere, in condizioni di esclusione sociale o disoccupazione di lunga durata.
Il testo restituisce dunque l’immagine di una strategia che fatica a tenere il passo con priorità emergenti come casa, salute mentale, intelligenza artificiale e radicalizzazione online, e la cui efficacia resta fortemente condizionata dalla volontà e dalle risorse dei singoli Stati membri. La relazione è stata approvata in commissione Cultura il 14 luglio scorso con 18 voti favorevoli, 2 contrari e 3 astensioni, e ora attende il passaggio in plenaria.
foto Denis Lomme Copyright: © European Union 2025 – Source : EP
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