#Finsubito news dalla rete – I tassi di interesse salgono, ma questa volta i margini bancari scendono


Riceviamo e pubblichiamo in anteprima un articolo di Christian Dominici ed Eleonora Dominici che sarà pubblicato sul prossimo numero del mensile di economia e finanza “Leasing Time Magazine” diretto da Gianfranco Antognoli.

Nei cicli monetari passati, la traiettoria della redditività bancaria appariva lineare: all’aumento dei tassi di riferimento corrispondeva una rapida espansione del margine di interesse netto (Net InterestMargin). Questa dinamica ha operato anche nella fase iniziale dell’attuale ciclo, dove la lentezza nell’adeguamento della remunerazione dei depositi a vista ha favorito gli utili di breve termine degli istituti. Tuttavia, con il consolidarsi del livello dei tassi, emergono vincoli strutturali che tendono a comprimere la redditività nel medio periodo e rendono complessa la prosecuzione di questa crescita senza una progressiva evoluzione del modello di business.

La contrazione dei margini non si manifesta in modo uniforme tra tutti gli istituti: secondo i rapporti periodici dell’Autorità Bancaria Europea (EBA, Risk Dashboard), la marginalità da interessi del sistema bancario dell’Unione si mantiene su livelli storicamente solidi, ma evidenzia segnali di progressiva stabilizzazione e rallentamento prospettico a causa della graduale trasmissione dei rialzi sul costo del passivo. La redditività potenziale risente dell’aumento del costo del funding, della minore dinamicità della domanda di credito per investimenti e della pressione competitiva che grava su parte della clientela corporate, in particolare nel settore manifatturiero.

Eleonora Dominici e Christian Dominici

1. La gestione del funding: la pressione competitiva e la struttura dei costi

Nel breve termine, gli istituti tradizionali hanno beneficiato del ritardo nel ribaltare i rialzi sui tassi passivi. Nel medio periodo, la difesa della raccolta diretta può tuttavia comportare un incremento degli oneri finanziari.

  • La sfida delle neobank e delle piattaforme fintech: Sebbene le neobank e i nuovi operatori digitali detengano ancora una quota minoritaria dei depositi complessivi nell’area euro rispetto agli incumbent tradizionali, la loro offerta di conti remunerati e servizi a basso costo esercita una pressione concorrenziale tangibile sulla liquidità transattiva, in particolare tra i segmenti di clientela a maggiore propensione digitale.
  • Efficienza operativa e struttura dei costi: Il confronto sui costi operativi richiede prudenza analitica: non esiste un dato pubblico consolidato sul cost-to-income ratio delle neobank come categoria omogenea, trattandosi di realtà eterogenee caratterizzate da differenti fasi di maturità e modelli di business diversificati. Sul fronte delle banche tradizionali consolidate, le rilevazioni dell’EBA indicano un profilo di efficienza operativa mediamente favorevole ma condizionato dalla rigidità delle reti fisiche e dei sistemi legacy. Sebbene le piattaforme digitali pienamente scalate possano beneficiare dell’assenza di sportelli, gli istituti tradizionali continuano a sostenere programmi rilevanti di investimento per la digitalizzazione dei processi e la razionalizzazione della presenza territoriale al fine di preservare le relazioni con la clientela.
  • Dinamica del risparmio retail: Parallelamente, una parte dei risparmiatori retail tende a diversificare la propria liquidità verso strumenti alternativi, quali titoli di Stato ed emissioni obbligazionarie, attenuando la consistenza delle giacenze a vista e inducendo gli intermediari a ricorrere con maggiore frequenza a forme di raccolta a termine o vincolata.

2. La sostenibilità del debito d’impresa: impatto asimmetrico e qualità del credito

Secondo le serie statistiche della Banca Centrale Europea (BCE, MFI Interest Rate Statistics), nel corso del 2025 il costo composito medio sui nuovi finanziamenti bancari alle società non finanziarie dell’area euro si è collocato all’interno di una forchetta compresa tra il 3,5% e il 4,0%[1]. Non esiste una soglia universale o assoluta — come un rigido 5% — oltre la quale tutte le imprese europee diventano scarsamente redditizie: la capacità di assorbire il costo del debito varia sensibilmente a seconda del comparto di attività, della struttura finanziaria preesistente e della redditività operativa lorda (EBITDA).

La sensibilità finanziaria tende a essere più marcata nei settori maggiormente esposti alle dinamiche competitive globali:

  • Pressione competitiva globale: Comparti manifatturieri come l’automotive europeo devono confrontarsi con margini operativi contenuti, complice la concorrenza di produttori esteri in grado di offrire beni industriali a prezzi fortemente competitivi. In questi settori ad elevata intensità di capitale, incrementi del costo del debito possono comprimere le risorse destinate all’autofinanziamento e ai piani di investimento industriale.
  • Dinamica del rischio di credito e politiche di accantonamento: Le proiezioni di base di Banca d’Italia indicano un tasso di deterioramento dei prestiti alle imprese in Italia pari al 2,4% nel 2025 e al 2,5% nel 2026 (Banca d’Italia, Rapporto sulla Stabilità Finanziaria). L’andamento delle condizioni finanziarie non si traduce automaticamente in un incremento delle rettifiche su crediti, poiché entrano in gioco la qualità delle garanzie, la liquidità accumulata dalle imprese e le strategie discrezionali di accantonamento degli intermediari. Ciononostante, un contesto prolungato di tassi sostenuti può accrescere la quota di debito riconducibile a imprese con minore copertura degli oneri finanziari, favorendo un approccio selettivo nell’erogazione creditizia.

3. L’offerta di prodotti e i ricavi commissionali

In un contesto di tassi più elevati, la minore propensione all’indebitamento per nuovi investimenti può moderare i volumi intermediati, con ripercussioni sulla composizione dei ricavi:

  • Mutui residenziali: L’aumento del costo del debito tende a frenare le nuove erogazioni, orientando una parte rilevante dell’operatività verso la rinegoziazione dei contratti esistenti e le surroghe a tasso fisso, con una potenziale moderazione delle commissioni collegate alle nuove istruttorie.
  • Finanziamenti con garanzie pubbliche (MCC e SACE): Hanno continuato a svolgere una funzione mitigatrice del profilo di rischio, pur caratterizzandosi generalmente per marginalità commissionali unitarie più contenute rispetto a operazioni complesse di finanza straordinaria.
  • Dinamiche del risparmio gestito: L’accresciuta concorrenza delle emissioni obbligazionarie sovrane può condizionare la raccolta netta dei prodotti di risparmio gestito tradizionale, richiedendo alle reti bancarie una consulenza più articolata per sostenere le commissioni da servizi.

Il ruolo e i limiti delle aggregazioni bancarie (M&A)

Nel quadro di una redditività prospettica più complessa, le operazioni di aggregazione e fusione restano una leva gestionale di rilievo, sebbene le loro ricadute operative e strategiche non siano simmetriche:

  1. Benefici operativi: I processi di concentrazione favoriscono il conseguimento di economie di scala, permettono la razionalizzazione delle sovrapposizioni territoriali e agevolano la ripartizione dei costi tecnologici e di conformità, consentendo agli intermediari consolidati di valorizzare i margini di interesse correnti su basi di costo più efficienti.
  2. Fattori esogeni e domanda di credito: L’integrazione societaria non agisce in via diretta sui fattori esogeni di mercato: non crea autonomamente nuova domanda di credito per investimenti produttivi, non modifica la competitività intrinseca delle imprese clienti e non elimina la pressione sui depositi derivante dall’evoluzione dei canali digitali.

Nel medio e lungo termine, la tenuta della redditività bancaria tenderà pertanto a dipendere dalla capacità di affiancare all’efficienza di scala lo sviluppo di servizi ad alto valore aggiunto — quali la finanza specialistica d’impresa, la digitalizzazione integrata dei pagamenti commerciali e le soluzioni evolute di gestione del rischio —, attenuando la dipendenza esclusiva dalla forbice dei tassi di interesse.

Christian Dominici – Eleonora Dominici


[1]Nota metodologica BCE: L’intervallo 3,5%-4,0% fa riferimento all’indicatore composito del costo del debito (cost of borrowingindicator for non-financial corporations), calcolato mensilmente dalla BCE aggregando i tassi di interesse applicati dagli intermediari finanziari monetari (IFM) sui nuovi prestiti a breve e a lungo termine, ponderati per i rispettivi volumi di erogazione e per la struttura delle scadenze nell’area euro.


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