Il 17 ottobre è la Giornata internazionale contro la povertà e il tema abitazione – esploso in Spagna dopo il caso simbolo di Maricarmen sfrattata a 87 anni – è tra quelli al centro del rapporto di Alleanza contro la povertà: il 22,1% delle famiglie in affitto è in povertà assoluta. Quattro richieste: sostegno alle locazioni, prevenzione degli sfratti, più alloggi accessibili e integrazione tra politiche abitative e contrasto alla povertà
Verso il 17 ottobre: «Quante Maricarmen in Italia?». È la domanda provocatoria di Alleanza contro la povertà alla vigilia della Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà, in cui l’organismo richiama l’attenzione sul legame tra fragilità economica e abitativa: il 22,1% delle famiglie in locazione è in povertà assoluta, contro il 4,7% di quelle che abitano in una casa di proprietà. Quattro le richieste: sostegno alle locazioni, prevenzione degli sfratti, più alloggi accessibili e integrazione tra politiche abitative e contrasto alla povertà.
La domanda che arriva dalla Spagna in effetti attraversa anche il nostro Paese. Maricarmen Abascal aveva 87 anni: sfrattata dalla sua abitazione di Madrid il 23 settembre, è morta in ospedale il 7 ottobre, senza essere tornata a casa. La sua vicenda, diventata un simbolo delle mobilitazioni per il diritto all’abitare e contro le diseguaglianze, ha naturalmente toccato anche Alleanza contro la povertà in Italia, che ha deciso di dedicare al tema della casa la Giornata del 17 ottobre chiedendo che la sicurezza abitativa sia messa al centro delle politiche sociali.
«Non sappiamo quante storie simili a quella di Maricarmen – spiega il portavoce Antonio Russo – restino invisibili nel nostro Paese. Sappiamo però con certezza dai dati che la perdita della casa o anche solo l’aumento di un affitto sono spesso all’origine della caduta in una condizione di povertà assoluta. Perdere la casa significa perdere relazioni, accesso alle cure, continuità nella propria quotidianità e spesso il lavoro. Per questo lottare contro la povertà significa anche lottare per il diritto alla casa».
I nuovi dati Istat relativi al 2025, appena pubblicati, fotografano una situazione pressoché stabile e confermano quanto sia stretto il legame tra condizione economica e abitativa. Quasi un milione di famiglie che vivono in affitto — 999mila — è in povertà assoluta: il 20,9% delle famiglie in locazione, contro il 4,5% di quelle che abitano in una casa di proprietà. Tra gli affittuari, dunque, la povertà colpisce più di una famiglia su cinque, con un’incidenza oltre quattro volte e mezzo superiore a quella registrata tra i proprietari.
La distanza si allarga per le famiglie con minori: è in povertà assoluta il 28,7% di quelle in affitto, contro il 6,0% di quelle proprietarie. Significa che da tre a quattro famiglie su dieci, se hanno figli minori e un affitto da pagare, non possono permettersi beni e servizi considerati essenziali. La fragilità riguarda anche gli anziani: tra le famiglie in affitto con persona di riferimento di almeno 65 anni, l’incidenza della povertà assoluta resta al 17,7%, lo stesso valore del 2024.
«Questo dimostra – osserva Russo – che il tema della povertà e quello della casa si incontrano e si intrecciano ben prima dello sfratto: il costo dell’abitare può restringere progressivamente lo spazio per tutto il resto, costringendo a rinunce e sacrifici. Una questione di cui non si può non tener conto, anche alla luce dell’impennata dei costi di locazione e utenze in tutto il Paese, specialmente nelle grandi città».
Ma torniamo alle Maricarmen d’Italia: nel 2025 in Italia sono stati emessi 37.122 provvedimenti di sfratto, di cui 26.632 per morosità: circa il 72% del totale. E il portavoce dell’Alleanza prosegue: «Gli strumenti di sostegno vanno attivati prima che gli arretrati diventino una condanna alla povertà e alla vita in strada. Una politica efficace deve riuscire a intercettare la fragilità quando è ancora possibile evitare la perdita dell’abitazione. La morosità è, in molti casi, l’effetto o l’anticamera della povertà».
Il problema della casa, d’altra parte, attraversa buona parte dell’Europa. Secondo il rapporto della Commissione europea «Employment and Social Developments in Europe 2026», nel 2025 il 29,1% delle persone a rischio di povertà vive in famiglie per cui i costi abitativi superano il 40% del reddito disponibile.
Eurostat mostra inoltre che nel 2024 la casa assorbiva mediamente il 37% del reddito disponibile delle persone a rischio di povertà, contro il 16% di quelle sopra la soglia: un peso più che doppio. Questi indicatori europei (che misurano il rischio di povertà monetaria, distinto dalla povertà assoluta rilevata da Istat) evidenziano la forte pressione dei costi abitativi sui redditi più bassi. Ancora Russo: «Le mobilitazioni spagnole ci interrogano su una fragilità che attraversa i confini. Il sostegno al reddito deve accompagnarsi alla possibilità di abitare, accedere ai servizi e mantenere i propri legami».
Certo, c’è il Piano Casa. «Primo passo importante – riconosce l’Alleanza – ma va accompagnato con tempi certi, risorse effettivamente attivate e risultati misurabili. Occorre rafforzare il legame tra casa, lavoro e servizi essenziali, insieme al ruolo della contrattazione sociale e alla partecipazione delle parti sociali nel monitoraggio».
Quattro le priorità, secondo l’Alleanza. 1) Garantire un sostegno stabile all’affitto e alla morosità incolpevole, con finanziamenti nazionali pluriennali accessibili anche agli inquilini del mercato privato, e procedure che consentano di intervenire tempestivamente quando diminuisce il reddito o sopraggiungono malattia e spese impreviste. 2) Prevenire gli sfratti delle persone vulnerabili. Occorre un protocollo nazionale che attivi servizi sociali, assistenza legale e mediazione appena emerge il rischio. 3) La prevenzione degli sfratti deve accompagnarsi a sostegni tempestivi per le morosità incolpevoli, garanzie per i proprietari e tempi certi nella gestione delle controversie e delle soluzioni abitative alternative. 4) Aumentare gli alloggi pubblici e gli affitti sostenibili per i redditi più bassi. Ai contributi economici vanno affiancati servizi territoriali e, per chi ha già perso la casa, percorsi che partono dalla disponibilità di un’abitazione stabile e dall’accompagnamento personalizzato.
«Il 17 ottobre – conclude Russo – chiediamo un impegno che duri oltre la Giornata. Quante persone riusciamo a sostenere prima che perdano casa? Quante ricevono una risposta adeguata quando la perdono? È su queste domande che devono misurarsi le politiche pubbliche. La storia di Maricarmen ci chiede di agire in tempo».
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