#Finsubito news dalla rete – Era il nuovo Roberto Baggio, oggi gioca in Eccellenza: la qualità di Tassi resta altissima


Il quarto d’ora più famoso della sua carriera arrivò in uno stadio che contestava. Il Brescia era già retrocesso, la Fiorentina era l’ultimo avversario della stagione e Lorenzo Tassi entrò al posto di Antonio Filippini: aveva 16 anni. Oggi, per ritrovarlo, bisogna guardare al Castiglione e a una vita nella quale il calcio convive con il lavoro nel padel. Fra quelle due immagini c’è una storia più articolata dell’etichetta di «nuovo Baggio». C’è una di quelle storie frequenti nel calcio italiano che parlano di una promessa che purtroppo non è riuscita a rispettare le attese.

PRIMA DEL SOPRANNOME, UN RAGAZZO DEL VIVAIO

Per capire da dove nascessero quelle aspettative bisogna tornare al Brescia dell’estate 2010. Lorenzo Tassi aveva 15 anni e l’allora presidente Gino Corioni lo indicava pubblicamente come un talento eccezionale, arrivando ad augurarsi che potesse diventare il «nuovo Baggio». Non era una valutazione neutra: significava associare un adolescente a un campione che aveva lasciato un segno profondo nella storia recente del club. Il paragone precedeva qualsiasi verifica continuativa nel calcio professionistico. Tassi, nato il 12 febbraio 1995, era passato dalla Voluntas al settore giovanile delle Rondinelle. Nel suo percorso ricorreva il nome di Roberto Clerici, figura centrale nella formazione di tanti ragazzi bresciani. Il ritiro con la prima squadra rappresentava una possibilità concreta di misurarsi con avversari più esperti, non ancora una promozione definitiva. Le qualità che attiravano l’attenzione erano quelle di un giocatore offensivo capace di trattare il pallone e collegare centrocampo e attacco. All’epoca eccolo trequartista, centrocampista centrale di qualità e, all’occorrenza, seconda punta. È un dettaglio utile: dietro il richiamo a Baggio non c’era necessariamente una sovrapposizione di ruolo. C’era soprattutto il riconoscimento di una sensibilità tecnica superiore alla media, accompagnato però da una scorciatoia narrativa. 


L’ESORDIO IN SERIE A IL 22 MAGGIO 2011

Il primo punto da fissare riguarda il debutto. Tassi esordì in Serie A il 22 maggio 2011, in Brescia-Fiorentina, terminata 2-2. Aveva 16 anni e 99 giorni. Beppe Iachini lo inserì nel finale al posto di Antonio Filippini. Non fu una passerella dentro una giornata felice. Il Brescia era già retrocesso e al Rigamonti si contestava la società. La Fiorentina passò avanti con Vargas, Éder pareggiò, Cerci riportò in vantaggio i viola e Accardi firmò il risultato definitivo. In quel clima, Iachini concesse spazio anche ai giovani. Per Tassi il contrasto era netto: l’inizio della propria esperienza nella massima serie coincideva con la chiusura amara della stagione della squadra. Quel quarto d’ora bastò a rendere tangibile una precocità già evidente nel vivaio. La scheda dell’epoca lo indicava come il più giovane calciatore utilizzato nella Serie A 2010-2011 e segnalava anche un’intuizione offensiva capace di liberare Éder davanti al portiere poco dopo l’ingresso. Non era ancora la prova di una carriera futura ai massimi livelli. Era però abbastanza per comprendere perché il suo nome circolasse con insistenza fra gli osservatori.


L’INTER E UN PASSAGGIO DA RACCONTARE

Nell’estate successiva fu l’Inter ad assicurarselo, mentre anche il Milan aveva manifestato interesse. Il trasferimento arrivò nelle ultime ore del mercato del 2011 attraverso la formula della comproprietà. Per un 16enne significava cambiare ambiente, metodo di lavoro e concorrenza interna: dalla società che lo aveva formato a un settore giovanile nel quale le ambizioni individuali dovevano confrontarsi ogni giorno con quelle di altri prospetti. L’Inter conquistò la NextGen Series con Andrea Stramaccioni, battendo l’Ajax ai rigori nella finale del 25 marzo. Fu un successo di grande rilievo per il vivaio nerazzurro, ottenuto al termine di una partita conclusa in inferiorità numerica. Ma la vittoria della squadra non va trasformata automaticamente nell’attribuzione a Tassi di un ruolo da protagonista in quella competizione. Lo stesso vale per lo scudetto Primavera. Il 9 giugno 2012 l’Inter superò la Lazio 3-2, ma a guidarla in finale era Daniele Bernazzani, subentrato dopo il passaggio di Stramaccioni alla prima squadra. Segnarono Livaja, Garritano e Longo. Tassi non compare nel tabellino della finale. La distinzione non serve a ridimensionare il valore di un’esperienza giovanile. Serve a ricostruirla correttamente. Essere tesserato per un club vincente, crescere nel suo settore giovanile e incidere nelle partite decisive non sono la stessa cosa. er riprodurre proprio quella sproporzione fra racconto e campo che accompagna la sua storia.

I VARI PRESTITI

Nell’estate 2014 arrivò il trasferimento in prestito al Prato. Finita la fase della formazione giovanile, cominciava quella in cui il rendimento doveva essere misurato fra gli adulti. Il passaggio era sostanziale: non bastava più mostrare margini di crescita, occorreva trovare spazio dentro squadre impegnate a ottenere risultati immediati. L’operazione fu annunciata il 24 luglio e portò Tassi alla corte di Vincenzo Esposito. Seguirono Savona, Avellino, Feralpisalò e Vicenza, poi Arezzo. La sequenza delle destinazioni racconta una carriera che non riuscì a consolidarsi ai livelli immaginati nell’adolescenza, ma continuò a svilupparsi nel professionismo. Il 14 gennaio 2021 fu poi la Vis Pesaro ad annunciarne l’ingaggio da svincolato, con contratto fino al termine della stagione. Nel comunicato Tassi si presentava come un centrocampista disponibile a più soluzioni, intenzionato a rimettersi in gioco e contribuire alla salvezza. Il linguaggio era ormai quello di un professionista adulto: non una promessa da proteggere, ma un giocatore chiamato ad aiutare una squadra dentro un obiettivo preciso.

DOVE GIOCA ORA, IL CASTIGLIONE E UN’IDENTITÀ DIVERSA

Dopo la Serie C sono arrivate le esperienze dilettantistiche, fra PDHAE e Sambenedettese, quindi il Pavia. Nell’estate 2024 Tassi ha scelto il Castiglione, in Eccellenza, avvicinandosi alla propria zona d’origine.  Il Castiglione compare anche nelle rilevazioni successive: il Giornale di Brescia lo indicava nella formazione mantovana dopo il suo trentesimo compleanno, mentre la rosa per la stagione 2026-2027 continua a includerlo fra i centrocampisti.  La risposta alla domanda su dove sia finito passa quindi dai campi dell’Eccellenza, non da un ritiro dal calcio. Accanto alla squadra, nell’intervista del 5 ottobre 2024, Tassi raccontava il lavoro da istruttore di padel. La possibilità di conservare quell’attività aveva contribuito alla scelta del Castiglione. Parlava inoltre della vicinanza alla famiglia e del desiderio di ridurre gli spostamenti. Sono elementi che modificano la prospettiva: una categoria inferiore può essere anche una decisione consapevole sul modo di organizzare il proprio tempo, non soltanto la misura di un’ambizione ridimensionata.

UNA CARRIERA DA VALUTARE SENZA IL CONFRONTO IMPOSSIBILE

Nel fare il bilancio, Tassi ha attribuito un peso negativo alle etichette ricevute e ha richiamato anche infortuni e difficoltà societarie. È la sua lettura del percorso, non una spiegazione universale di ogni passaggio. Va ascoltata senza trasformarla né in un’assoluzione automatica né nell’ennesimo processo a una promessa incompiuta. La distanza fra ciò che si immaginava e ciò che è accaduto rimane. Ma giudicare un calciatore soltanto rispetto al campione evocato a 15 anni significa adottare come metro una previsione altrui. Il punto non è sostenere che tutte le carriere abbiano lo stesso valore sportivo. È distinguere il risultato reale dall’obbligo, mai sottoscritto, di diventare un fuoriclasse. La storia di Lorenzo Tassi acquista così una misura più precisa: non quella di un Baggio mancato per definizione, ma di un giocatore che ha dovuto cercare il proprio posto oltre un paragone ingombrante. Il suo nome merita di essere raccontato per quello che ha fatto e per le scelte che ha compiuto. Senza continuare a chiedergli di assomigliare a qualcun altro.




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