#Finsubito news dalla rete – «Entro il 2027 i primi 1100 alloggi popolari»


Disponibili entro il 2027 i primi 1.100 alloggi per famiglie in difficoltà. Nei mesi successivi altri 3.400 saranno resi energeticamente efficienti e ne verranno realizzati altri 1.150 riconvertendo 82 edifici dismessi o costruendo nuovi appartamenti in aree già edificabili. Il tutto finanziato grazie a un mutuo da 200 milioni che la Regione stipulerà con la Bei-Banca europea per gli investimenti e che si aggiungerà a 100 milioni di finanziamenti regionali. Con il voto favorevole del centrosinistra e l’astensione del centrodestra, l’Assemblea legislativa ha approvato il progetto di legge della Giunta per stipulare un mutuo con la Bei-Banca europea investimenti e dare così corpo al piano casa regionale, approvato sempre dall’Assemblea legislativa prima della pausa estiva.

A illustrare il progetto di legge sono stati i due relatori: Paolo Calvano (Pd) per la maggioranza, Francesco Sassone (FdI) per la minoranza. Per Calvano «la Regione ha fatto la scelta politica di affrontare l’emergenza casa. Alla fine di tutte le operazioni, avremo messo a disposizione dei cittadini diverse migliaia di appartamenti e siamo ben lieti se a questi risultati si aggiungeranno quelli del piano casa nazionale, che, però, per via delle modalità scelte dal Governo, rischia di avere tempi di realizzazione più lenti di quello regionale». Secondo Sassone «questa norma si collega alle altre in materia abitativa approvate recentemente dalla Regione su cui confermiamo i nostri dubbi: in primo luogo, infatti, non si capisce come il piano casa regionale possa dialogare e interfacciarsi con quello nazionale che sta realizzando il Governo. Non penso che le politiche della Regione risolveranno l’emergenza casa, anche perché questa norma rischia di depauperare il patrimonio Erp dell’Emilia-Romagna. Questa legge è una delega in bianco alla giusta, non c’è la necessaria trasparenza. Faremo controlli serrati sulle Acer di ogni singola provincia».

Se tutti i gruppi consigliari concordano sulla necessità di risolvere l’emergenza casa, le differenze si manifestano quando si passa alle modalità per farlo: per il centrosinistra la Regione sta operando correttamente per dare risposta ai bisogni di ampie parti della popolazione, mentre il centrodestra chiede certezza sui tempi di realizzazione degli alloggi e vuole sapere come il piano casa regionale si inserisca all’interno del piano casa nazionale proposto dal Governo.

Soddisfazione per l’approvazione della legge è stata espressa dall’assessore alla Casa Giovanni Paglia che ha ribattuto alle critiche del centrodestra ricordando come non esiste nessun rischio di depauperamento del patrimonio Erp anche perché la quota di alloggi Epr emiliano-romagnoli non utilizzati sono l’8-9% del totale, a fronte dell’oltre 20% di Regioni confinanti come la Lombardia e il Veneto.

IL DIBATTITO

Priamo Bocchi (FdI) ha sottolineato: «Si tratta di un provvedimento con il quale si richiede oggi un indebitamento massiccio, lasciando poi alla Giunta le decisioni su come spendere e gestire le risorse senza che l’Assemblea possa esercitare il dovuto controllo. A fronte di questo ingente indebitamento, che dovrebbe coprire interventi di riqualificazione e la trasformazione di alloggi da Erp in Ers, abbiamo chiesto chiarimenti su quanti saranno questi alloggi, sulla distribuzione territoriale, sulla spesa media, sui Comuni che hanno fatto richiesta, senza, però, ottenere dati certi. Siamo di fronte a un’operazione caratterizzata da orizzonti incerti e da oneri che ritroveremo sugli esercizi finanziari successivi».

Nicola Marcello (FdI) ha evidenziato l’impegno del governo Meloni sul tema casa. «Questo Governo si è occupato di un tema abbandonato da decenni – ha affermato -. E lo ha fatto con diversi provvedimenti, intervenendo a sostegno anche di quella fascia troppo ‘ricca’ per accedere a una casa popolare ma troppo ‘povera’ per avere una casa di proprietà. Fra questi provvedimenti ricordiamo il fondo di garanzia a favore dei giovani che comprano la prima casa, prorogato fino al 31 dicembre 2027, l’introduzione di procedure rapide per liberare le case occupate e il varo del piano casa per rendere disponibili 100mila alloggi in 10 anni».

Tommaso Fiazza (Lega) ha criticato il provvedimento, perché, di fatto, «è una delega in bianco che la Giunta riceve su tutta la parte finanziaria e strategica». Fiazza ha chiesto chiarezza sull’operazione di trasformare temporaneamente alcuni alloggi da Erp ad Ers, evidenziando il rischio che alcuni alloggi siano sottratti ai più bisognosi. «E poi – ha chiesto -, come saranno calcolati gli affitti? I Comuni capoluogo metteranno a disposizione una parte consistente di alloggi? Sul punto, chiediamo che la commissione assembleare sia messa a conoscenza dello schema di convenzione che la Regione intende sottoporre ai Comuni e ad Acer».

Sulla stessa linea Luca Pestelli (FdI) che parla di «problema reale e urgente che va affrontato senza pregiudizi ma anche senza concedere deleghe in bianco alla Giunta». «Si tratta di risorse significative che necessitato di una programmazione rigorosa e di una rendicontazione puntuale – ha chiarito -. Il debito deve produrre risultati e non solo impegni di spesa. Il ricorso stesso al debito non può diventare la risposta alle difficoltà di programmazione e alle carenze strutturali. Bisognerebbe chiedersi perché gli alloggi non sono stati manutenuti in questi anni o in quanto tempo saranno restituiti alle famiglie. I cittadini hanno diritto di conoscere i risultati del provvedimento: continueremo a vigilare sull’uso delle risorse pubbliche».

Paolo Trande (Avs) ha parlato di un provvedimento volto a dare risposte alla cosiddetta «fascia grigia». «Si tratta – ha spiegato – di un investimento senza precedenti per provare a rimettere in circolo una quota di alloggi oggi collocati nella fascia più marginale. E l’alternativa non è se questo compito spetti ai Comuni o alla Regione, perché è evidente che i Comuni non ce la faranno mai, perché non hanno le risorse per recuperarli. Ho sentito critiche dalle opposizioni, ma non ho sentito proposte alternative o controprogetti. Per noi questa è la risposta più efficace che possiamo dare almeno a un pezzo di domanda».

«Il diritto alla casa si garantisce mettendo a disposizione abitazioni accessibili, in tempi accettabili e con regole chiare e trasparenti. Quante famiglie riceveranno una risposta? Il testo in discussione non indica priorità, serve concretezza, serve una ricognizione degli immobili inutilizzati, serve creare un collegamento fra le scelte assunte e i risultati raggiunti. Occorre, quindi, comprendere l’entità del problema casa e quali strumenti verranno introdotti per risolverlo», ha sottolineato Giancarlo Tagliaferri (FdI), ribadendo che «l’edilizia residenziale pubblica resta uno strumento essenziale a difesa delle fasce più deboli della popolazione».

Sulla stessa linea Alessandro Aragona (FdI) che ha ribadito la necessità di potenziare il sistema dell’edilizia pubblica: «Abbiamo a cuore il tema dell’emergenza abitativa ma i soldi dei contribuenti devono essere utilizzati in modo ponderato, serve la massima serietà». È intervenuto, quindi, sulla situazione reggiana: «Acer a Reggio Emilia, con il presidente che è il primo dei non eletti nel Pd reggiano qui in Assemblea, ha un disavanzo pari a 429mila euro e crediti inesigibili pari a 495mila. Capirete, quindi, perché chiediamo ci sia qualità nella governance. Vogliamo che le risorse siano gestite in modo competente».

Anche per Marta Evangelisti, sempre di FdI, «è importante favorire la rigenerazione urbana, intervenire sul patrimonio esistente, recuperare gli alloggi pubblici». La consigliera insiste sulle criticità del provvedimento: «Il piano autorizza l’indebitamento ma non si capisce cosa verrà finanziato. Non si comprende, poi, quanti alloggi verranno recuperati e quanti verranno costruiti ex novo». Conclude, poi, la capogruppo: «In regione c’è una forte distanza tra la domanda abitativa e gli alloggi assegnabili, tanto che attualmente ci sono 33mila nuclei familiari in graduatoria per un alloggio pubblico».

«I dati più recenti mostrano come ci siano più di 30mila famiglie in attesa di un alloggio. La Regione Emilia-Romagna ci deve dire se è stata in grado di utilizzare i fondi del 110 al massimo delle possibilità e serve capire quanti alloggi sono stati recuperati attraverso questo bonus», ha rimarcato Elena Ugolini (Rete civica), ribadendo che «oggi si decide di indebitarsi per avere più disponibilità di alloggi pubblici. Si tratta di un segnale affatto confortante, rispetto al quale ci si augura arrivino risultati concreti».

Per Ferdinando Pulitanò (FdI) «la casa rappresenta una delle emergenze più marcate del nostro tempo, un problema che riguarda in modo trasversale numerose categorie di cittadini, non solo delle fasce più fragili”. Ha aggiunto sullo stesso tema: “La Regione Emilia-Romagna si appresta a contrarre debiti, ma manca un’adeguata progettualità. Non ci fidiamo fino in fondo della capacità di programmare di chi governa la nostra regione. Serve una strategia capace di produrre risultati verificabili e occorrono risposte concrete». «Sul tema della casa la Regione non ha quella prospettiva verso il futuro di cui ci sarebbe bisogno: occorre dare risposte concrete e reali», spiega Annalisa Arleti (FdI), mentre Alberto Ferrero (FdI) ha criticato le politiche abilitative della Regione giudicandole insufficienti.

 

 


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