Goletta Verde punta i riflettori sulla frana di Petacciato


TERMOLI. Nel primo giorno di tappa molisana, Goletta Verde di Legambiente pone al centro del dibattito pubblico e istituzionale uno dei temi più urgenti per la sicurezza del territorio: il dissesto idrogeologico e, in particolare, la Frana di Petacciato, unanimemente considerata una delle situazioni di dissesto più vaste, complesse e di difficile gestione dell’intero panorama europeo.

Da Termoli l’associazione ambientalista lancia un appello alla politica chiedendo «un monitoraggio continuo e di precisione in tempo reale, sistemi di early warning avanzati e adattamento resiliente. Non si può pensare di bloccare la natura, bensì bisogna imparare a conoscerne i movimenti e mitigarne gli effetti in modo intelligente e flessibile».

Entrando nel merito delle proposte avanzate, per Legambiente e SIGEA – Società Italiana di Geologia Ambientale, è indispensabile potenziare e mantenere attive apparecchiature tecnologiche d’avanguardia capaci di misurare gli spostamenti millimetrici del terreno, sia in superficie che in profondità, per comprendere con esattezza dove, come e quando la frana si sta muovendo.

Altro aspetto importante riguarda gli interventi di regimazione idrica profonda e superficiale: per ridurre l’effetto lubrificante dell’acqua, occorre investire nella realizzazione di pozzi verticali profondi che intercettino le acque meteoriche all’interno dello strato sabbioso, prima che raggiungano la base argillosa. Questo sistema deve essere integrato da una rete di canalizzazioni sotterranee e superficiali per convogliare in sicurezza le acque direttamente verso il mare.

Infine, è fondamentale puntare su ingegneria flessibile e Sistemi di Early Warning: ad oggi bisogna proseguire con l’approccio dell’ingegneria dinamica e flessibile, che consente il ricentramento costante dei piloni dei viadotti stradali e il periodico riallineamento dei binari ferroviari. Questo approccio deve essere tassativamente vincolato a sistemi di allertamento rapido automatizzati: sensori di movimento collegati a dispositivi di sicurezza in grado di attivare istantaneamente il semaforo rosso per la circolazione ferroviaria e disporre la chiusura immediata dei caselli autostradali in caso di accelerazioni anomale del terreno.

Per concludere, occorre trasferire alla popolazione le conoscenze di base per un’autoprotezione, in modo tale che la cittadinanza abbia chiaro il protocollo da seguire in caso di emergenza.

«La tappa molisana di Goletta Verde – dichiara Angelo Sanzó, responsabile del comitato scientifico di Legambiente Molise – serve a ricordare che l’adattamento ai cambiamenti climatici e la transizione ecologica passano inevitabilmente dalla cura e dalla messa in sicurezza del nostro territorio. Il caso di Petacciato dimostra che non servono grandi opere faraoniche e inutili promesse di cementificazione, ma una manutenzione predittiva, investimenti costanti nelle tecnologie di monitoraggio e la diffusione di una cultura del rischio che metta al primo posto la sicurezza delle comunità e delle infrastrutture vitali».

«La situazione a livello nazionale è grave, ci sono tantissimi fattori che influiscono sulla gestione delle risorse idriche, prima tra tutte la crisi climatica. L’Italia è inadempiente rispetto alle direttive europee sull’acqua, con i problemi dei depuratori inefficienti o mancanti, delle bonifiche non realizzate dei siti di interesse nazionale che gravano principalmente sulle acque sotterranee o di falda e delle reti idriche poco efficienti – dichiara Marzia Mattioli, portavoce Goletta Verde. Il monitoraggio e la prevenzione, in territori a rischio come il Molise, sono fondamentali per riuscire a proteggere i territori e la cittadinanza e non si può aspettare l’emergenza per correre ai ripari. Ci aspettiamo dal Governo che metta al più presto tra le sue priorità una gestione efficiente e sostenibile della risorsa idrica che si adatti alle esigenze dei vari territori e che si basi sulla prevenzione e il monitoraggio».

Focus Frana di Petacciato

Si tratta di un fenomeno geomorfologico storico, che si sviluppa su un’area monumentale di oltre 5 chilometri quadrati e che torna ciclicamente a manifestarsi, come avvenuto di recente in seguito alle intense precipitazioni della primavera 2026.

«La frana investe in modo diretto infrastrutture strategiche per la mobilità nazionale, internazionale e locale, tra cui la rete ferroviaria adriatica, l’autostrada A14 e la viabilità statale che fanno parte del Corridoio paneuropeo 8, imponendo una riflessione profonda sulle modalità di convivenza e gestione del rischio – dichiara Antonello Fiore, presidente SIGEA. Le cause alla base di questa enorme instabilità sono quasi interamente di natura geologica, idrogeologica e morfologica».

Il versante di Petacciato presenta infatti una sovrapposizione di terreni dalle caratteristiche fisiche opposte: uno strato argilloso profondo e impermeabile, con livelli permeabili intercalati, sul quale poggiano depositi sabbiosi sciolti e altamente permeabili.

In occasione di inverni piovosi e periodi di piogge prolungate, l’acqua penetra rapidamente lo strato sabbioso fino a incontrare la barriera argillosa. Non potendo defluire verticalmente, si accumula e crea sovrapressioni che destabilizzano il versante.

Non un caso isolato

La situazione di Petacciato si inserisce in un quadro regionale di diffusa fragilità, evidenziato dagli indicatori istituzionali della piattaforma IdroGEO – ISPRA.

Classe di rischio Territorio (km²) Popolazione Famiglie Edifici Imprese Beni culturali
P4 – Molto elevata 225,49 (5,1%) 6.591 2.885 6.439 367 578
P3 – Elevata 488,43 (10,9%) 10.736 4.675 10.543 550 224
P2 – Media 68,75 (1,5%) 2.041 905 2.495 108 52
P1 – Moderata 242,20 (5,4%) 6.097 2.735 6.660 309 249
AA – Aree di attenzione 329,40 (7,4%) 9.415 4.207 12.680 597 298
Totale massimo rischio (P4 + P3) 713,92 17.327 7.560 16.982 917 802

Questi numeri dimostrano che, sommando le aree a massima criticità (P4 e P3), l’incolumità è compromessa per 17.327 cittadini e 7.560 nuclei familiari, con un patrimonio esposto composto da 16.982 edifici, 917 imprese e 802 beni culturali.

Considerate la volumetria e la profondità della frana di Petacciato, la scienza concorda sull’impossibilità di realizzare opere ingegneristiche tradizionali capaci di garantire una stabilizzazione definitiva.

Prossimi eventi di Goletta Verde

Domani, mercoledì 1° luglio, alle ore 10.30, a bordo di Goletta Verde, ormeggiata presso la Marina San Pietro, si terrà la conferenza stampa di presentazione dei dati di monitoraggio delle acque delle coste molisane.

40 anni di Goletta Verde Quest’anno la campagna festeggia la sua 40ª edizione e solcherà il Mediterraneo con due imbarcazioni storiche: la Goletta Verde – Catholica, in collaborazione con la Fondazione Goletta L.a.b, e la Oloferne, che proseguirà la navigazione verso il Tirreno fino alla Liguria, da dove quarant’anni fa partì la prima edizione.

Dal 1986 ha percorso 160.000 km, effettuato migliaia di analisi, centinaia di blitz e denunce. Storici quelli contro gli ecomostri di Punta Perotti e dell’Hotel Fuenti, entrambi abbattuti. Nel 2017 Goletta Verde è approdata anche all’ONU, alla Conferenza mondiale sugli oceani.

In questa edizione 2026 torna il servizio SOS Goletta per segnalare scarichi anomali, chiazze sospette o inquinamento lungo le coste compilando l’apposito form sulla pagina dedicata.

Il mare è sempre più fragile. Difenderlo da inquinamento, microplastiche ed ecomafie è più urgente che mai. Per contribuire al viaggio di Goletta Verde con una donazione: sostieni.legambiente.it/golettaverde

Red




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