Ad agosto l’Italia sembra improvvisamente restringersi a poche coordinate obbligatorie, quelle delle spiagge più fotografate, dei centri storici nei quali si procede a passo d’uomo e delle città d’arte che continuano ad attirare visitatori anche quando il termometro suggerirebbe attività decisamente diverse, mentre appena fuori dai percorsi più battuti rimane un patrimonio fatto di piccoli musei, palazzi, chiese, castelli e luoghi sotterranei che raramente entrano nella lista delle cose da vedere prima di partire.
È proprio questa Italia laterale, spesso raggiungibile con una deviazione di pochi chilometri, quella scelta da amuseapp per una guida di dieci luoghi culturali da riscoprire durante l’estate, alcuni vicini alle grandi destinazioni turistiche e altri abbastanza insoliti da poter diventare essi stessi il motivo di una gita. La piattaforma, fondata nel 2024 e dedicata alla realizzazione di audioguide e percorsi digitali, dichiara di essere presente in oltre 200 istituzioni culturali italiane, ed è da questa rete che arriva un itinerario che attraversa il Paese dalle Dolomiti allo Stretto.
Il risultato è soprattutto un promemoria: anche nell’agosto delle città svuotate e delle località di villeggiatura sovraffollate esiste ancora qualcosa da vedere senza dover necessariamente mettersi in fila davanti ai monumenti più celebri.
A Lorenzago di Cadore, il museo dei Papi tra le Dolomiti
A 883 metri sul livello del mare, Lorenzago di Cadore, in provincia di Belluno, custodisce un piccolo museo che racconta un capitolo particolare della storia recente della Chiesa. Il Museo dei Papi, ospitato nella vecchia canonica del paese, nacque nel 2005 grazie al lavoro di un gruppo di volontari ed è dedicato alle sei presenze papali che hanno legato questo angolo delle Dolomiti soprattutto alle figure di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
All’interno si trovano fotografie ufficiali e private e oggetti appartenuti ai due pontefici, mentre all’esterno il racconto continua attraverso il sentiero dedicato a Giovanni Paolo II e il santuario all’aperto in località Mirabello. L’ingresso, secondo le informazioni raccolte nella guida di amuseapp, è gratuito.
È il genere di museo che difficilmente determina da solo la scelta di una vacanza, ma può trasformare una giornata sulle Dolomiti in qualcosa di diverso dal solito itinerario tra rifugi e passeggiate, aggiungendo alla montagna una storia che negli ultimi decenni ha coinvolto direttamente anche alcuni dei protagonisti più riconoscibili del cattolicesimo contemporaneo.
Il castello da cui d’Annunzio partì per Vienna
Più a sud, ai piedi dei Colli Euganei, il Castello di San Pelagio, nel comune di Due Carrare, conserva invece una storia in cui aristocrazia veneta, aviazione e mito dannunziano finiscono per intrecciarsi.
La struttura conserva ancora la torre merlata trecentesca dei Da Carrara ed è legata dal Settecento alla famiglia dei conti Zaborra, ma il passaggio che ne ha segnato definitivamente l’identità avvenne il 9 agosto 1918, quando dal campo di volo allestito sui terreni della villa decollò la squadriglia comandata da Gabriele d’Annunzio per il celebre volo su Vienna.
Le stanze nelle quali soggiornò il poeta sono visitabili e fanno parte di un percorso che comprende il Museo del Volo, dove viene ricostruita anche la sala nella quale l’impresa venne pianificata. Fuori dal castello il racconto continua nel Parco delle Rose e dei Labirinti, inserito nel circuito dei Grandi Giardini Italiani e caratterizzato, secondo la guida, da oltre mille rose e tre labirinti.
In questo caso la visita funziona proprio perché tiene insieme dimensioni differenti: la residenza storica, l’avventura aeronautica, d’Annunzio e un grande giardino, permettendo di entrare in uno degli episodi più spettacolari della propaganda italiana della Prima guerra mondiale attraverso il luogo concreto da cui tutto ebbe inizio.
Il paese che al cinema diventò Sagliena
A una quarantina di chilometri da Roma si può invece entrare fisicamente in una delle commedie più celebri del cinema italiano del dopoguerra.
Castel San Pietro Romano sorge sull’acropoli dell’antica Praeneste e conserva un tratto di mura poligonali del VI secolo avanti Cristo, la Rocca dei Colonna e un centro storico che nel 1953 venne scelto come set di Pane, amore e fantasia, il film di Luigi Comencini interpretato da Gina Lollobrigida e Vittorio De Sica.
Un ruolo decisivo lo ebbe il sindaco dell’epoca, Adolfo Porry-Pastorel, considerato uno dei padri del fotogiornalismo italiano, che convinse l’amico Comencini a girare nel paese. Sullo schermo Castel San Pietro Romano diventò così Sagliena, il borgo immaginario nel quale si svolgono le vicende del maresciallo Carotenuto e della Bersagliera.
Oggi quella storia è raccontata anche dal Museo Diffuso, ospitato nel settecentesco Palazzo Mocci ma progettato per proseguire lungo le strade del paese, attraverso un itinerario cinematografico segnalato da pannelli che permette di riconoscere le location utilizzate nel film. Poi c’è il panorama: dalla piazza, nelle giornate limpide, lo sguardo arriva fino a Roma.
Sotto Fermo ci sono trenta stanze romane
Se invece l’obiettivo è sfuggire almeno per qualche ora al caldo, la soluzione potrebbe trovarsi sottoterra.
Nel cuore di Fermo, nelle Marche, le Cisterne Romane occupano quasi 2.200 metri quadrati sotto il centro storico e costituiscono una delle testimonianze archeologiche più spettacolari della città. Costruite nel I secolo dopo Cristo, sono formate da trenta ambienti disposti su tre file parallele utilizzati per la raccolta e la distribuzione dell’acqua.
È uno di quei luoghi nei quali la temperatura diventa parte dell’esperienza estiva, perché si passa dalle strade assolate della città a un’enorme architettura idraulica sotterranea costruita quasi duemila anni fa. Le cisterne fanno parte di una rete museale che comprende anche il Palazzo dei Priori, la Pinacoteca Civica, la Sala del Mappamondo, il Teatro dell’Aquila e il Museo archeologico di Torre di Palme, rendendo possibile costruire una giornata intera senza limitarsi alla visita del monumento più conosciuto.
Siena oltre Piazza del Campo
Siena non può certamente essere definita una destinazione sconosciuta, ma lo può essere uno dei suoi palazzi.
A Palazzo delle Papesse, dimora appartenuta a Caterina Piccolomini, sorella di papa Pio II, la mostra temporanea “Abitare il Rinascimento” riunisce oltre ottanta opere legate all’arte domestica senese tra Quattrocento e Cinquecento, dai cassoni alle spalliere, dai lettucci alle testate di letto fino ai tessuti.
È un modo differente di entrare nel Rinascimento, non attraverso le grandi pale d’altare o i capolavori monumentali ma attraverso gli oggetti che abitavano realmente gli spazi privati, ricostruendo la dimensione quotidiana, materiale e domestica di un’epoca che tendiamo invece a conoscere soprattutto attraverso le sue manifestazioni pubbliche.
A Roma il Messico entra in Campidoglio
Neppure Roma appartiene esattamente alla categoria delle mete nascoste, ma persino nella Capitale agosto può diventare l’occasione per cercare qualcosa al di fuori dell’itinerario Colosseo-Fontana di Trevi-Pantheon.
A Villa Caffarelli, nei Musei Capitolini, la mostra dedicata a Diego Rivera mette al centro il grande muralista messicano all’interno di un racconto più ampio dell’arte del Messico, nel quale compaiono anche Frida Kahlo, José Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros e le fotografie con cui Tina Modotti documentò quel mondo.
Secondo il materiale diffuso da amuseapp, l’esposizione è aperta fino a dicembre ed è presentata come la prima mostra italiana dedicata specificamente a Rivera e come una delle più ampie rassegne sull’arte messicana realizzate in Europa negli ultimi decenni. Alla fine resta anche uno dei privilegi più semplici del Campidoglio: uscire verso la terrazza di Villa Caffarelli e ritrovare Roma davanti agli occhi.
A Ravello, una chiesa attraversa due epoche
Scendendo verso sud, in Costiera Amalfitana, bisogna compiere uno sforzo particolare per sottrarsi al mare e ai panorami, ma il Duomo di Ravello racconta bene perché possa valerne la pena.
La basilica romanica risale all’XI secolo e conserva, tra gli elementi più importanti, l’ambone Rogadeo e le valve bronzee medievali. Nel Settecento, dopo una fase di degrado, l’interno venne trasformato attraverso l’aggiunta di stucchi barocchi; i restauri iniziati nel 1973 riportarono alla luce il carattere romanico delle navate senza cancellare però il barocco del transetto.
Il risultato è quasi una lezione di storia dell’architettura percorribile a piedi, perché nello stesso edificio rimangono leggibili trasformazioni avvenute a secoli di distanza, senza che una abbia completamente cancellato l’altra.
A Conversano, Tasso diventa pittura
A Conversano, in provincia di Bari, il polo museale MUSeCO occupa il Castello Acquaviva d’Aragona e parte dell’ex monastero di San Benedetto, ma una delle ragioni principali per entrarci è il ciclo pittorico realizzato da Paolo Finoglio e dedicato alla Gerusalemme Liberata.
Le tele traducono in immagini il poema di Torquato Tasso e furono commissionate dalla famiglia Acquaviva d’Aragona, trasformando uno dei grandi testi della letteratura italiana in un racconto pittorico monumentale. È uno di quei casi in cui visitare un museo significa vedere dialogare discipline che solitamente vengono studiate separatamente: letteratura, storia politica e pittura si ricompongono all’interno dello stesso castello.
Nardò e il Cristo Nero
Nel Salento, dove ad agosto la tentazione di non allontanarsi mai dal mare è comprensibile, il centro storico di Nardò offre invece un motivo per aspettare il tramonto tra la pietra leccese.
La Cattedrale di Santa Maria Assunta venne edificata nel 1088 su una precedente chiesa paleocristiana e le sue tre navate conservano affreschi databili tra il XII e il XV secolo. Tra gli oggetti più legati alla devozione locale c’è il cosiddetto Cristo Nero, crocifisso ligneo del XII secolo realizzato in legno di cedro.
Poi, una volta usciti, rimane il centro storico, costruito in quella pietra chiara che con la luce della sera cambia colore e porta dentro la visita anche la parte più immediatamente riconoscibile del paesaggio urbano salentino.
A Reggio Calabria un museo racconta un solo frutto
L’ultima tappa è forse quella che meglio rappresenta lo spirito dell’intero itinerario, perché a Reggio Calabria esiste un museo dedicato interamente a un frutto.
Il Museo del Bergamotto, ospitato nel Vecchio Mercato Coperto, racconta gli strumenti utilizzati per l’estrazione dell’olio essenziale, le macchine industriali dell’Ottocento e gli impieghi del bergamotto nella profumeria e nella cucina, fino a ospitare una scuola di profumeria.
Secondo i dati riportati nel materiale di amuseapp, la provincia di Reggio Calabria concentra circa l’80 per cento della produzione mondiale di olio essenziale di bergamotto, trasformando così quello che altrove potrebbe sembrare un prodotto di nicchia in una storia economica e culturale profondamente legata al territorio.
L’Italia delle deviazioni
«Un luogo della cultura che riesce a raccontarsi bene smette di essere una tappa e diventa una destinazione», sostiene Marco Da Rin Zanco, co-founder e CEO di amuseapp, spiegando che soprattutto per le realtà culturali più piccole la capacità di costruire un’esperienza attorno alla visita può determinare la permanenza dei turisti e la possibilità di generare valore nel tempo.
La società, nata nel 2024 come spin-off dell’agenzia veneta Larin, dichiara oltre 500 mila utenti e più di 200 istituzioni culturali aderenti, con contenuti disponibili in 47 lingue; sono numeri comunicati direttamente dall’azienda e non dati indipendenti sul mercato, ma restituiscono comunque la dimensione di un settore nel quale anche i luoghi più piccoli stanno cercando strumenti nuovi per competere con le grandi destinazioni.
Forse, però, ad agosto non serve nemmeno pensare in termini di competizione. Basta cambiare leggermente la domanda: invece di chiedersi quali siano i luoghi che bisogna assolutamente vedere almeno una volta nella vita, provare a cercare quelli che non avevamo mai pensato di mettere in lista.
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Giovanni Magistroni
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