Ammanchi nelle foresterie della Guardia di Finanza: ex appuntato scelto davanti alla Corte dei Conti, chiesti 99mila euro


La Procura contabile contesta un danno complessivo da 129mila euro

Un ex appuntato scelto della Guardia di Finanza è finito davanti alla Corte dei Conti della Valle d’Aosta per una vicenda legata a presunti ammanchi nella gestione degli incassi delle foresterie e delle cedole carburante. La Procura contabile chiede nei suoi confronti il risarcimento di 99mila euro, somma calcolata sottraendo al danno complessivo contestato, pari a circa 129mila euro, i 30mila euro già versati dall’ex militare in sede penale.

L’udienza si è tenuta mercoledì 29 luglio. Al centro del giudizio vi sono condotte che, secondo la Procura regionale della Corte dei Conti, avrebbero prodotto un danno alle casse dell’amministrazione di appartenenza dell’ex finanziere.

Il precedente penale: patteggiamento a 3 anni e 6 mesi

La vicenda era già approdata davanti alla giustizia penale militare. A procedere era stata la Procura militare di Verona, competente anche per il territorio della Valle d’Aosta, con l’accusa di peculato militare.

In quella sede, l’ex appartenente al Corpo, oggi 54enne, aveva patteggiato una pena di 3 anni e 6 mesi di reclusione. Contestualmente aveva versato 30mila euro a titolo di risarcimento.

Secondo quanto emerso, l’uomo aveva presentato nel 2024 istanza di cessazione dal servizio, rinunciando nello stesso anno anche al grado.

Foresteria, carburante e beni: cosa viene contestato

L’ex appuntato scelto era addetto ai servizi amministrativi connessi alla gestione della foresteria e delle cedole carburante.

Secondo l’impostazione accusatoria, tra il 2018 e il 2023 si sarebbe appropriato indebitamente dei canoni versati dagli ospiti della foresteria. Le contestazioni riguardano anche cedole carburante, oltre a mobili e attrezzi per la palestra.

La Procura contabile ha quantificato il danno partendo dal procedimento penale militare: dai circa 129mila euro complessivi sono stati detratti i 30mila euro già restituiti, arrivando così alla richiesta di condanna al pagamento di 99mila euro.

La Procura: condotte dolose e danno da risarcire

Per la Procura regionale della Corte dei Conti, rappresentata dal procuratore contabile Quirino Lorelli, le condotte contestate avrebbero natura dolosa.

Nel corso dell’udienza, la Procura ha insistito sulla richiesta di condanna al risarcimento, pur prendendo atto di alcuni elementi emersi nel procedimento. In particolare, è stata riconosciuta la parziale restituzione delle somme e il fatto che una parte dei beni mobili oggetto di contestazione sarebbe rimasta nella disponibilità del Comando della Guardia di Finanza.

Su questo specifico punto, la Procura ha manifestato disponibilità, in via subordinata, a una possibile riduzione del danno.

Il nodo della prescrizione: contestate le annualità 2018-2020

La difesa dell’ex finanziere, affidata all’avvocato Pasquale Siciliano, ha posto l’accento soprattutto su due aspetti: la prescrizione di parte delle somme e il valore da attribuire alla sentenza di patteggiamento nel giudizio contabile.

Secondo il difensore, le somme relative alle annualità 2018, 2019 e 2020 sarebbero prescritte. Inoltre, la Corte dei Conti dovrebbe procedere a una valutazione autonoma dei fatti, senza assumere automaticamente le conclusioni del procedimento penale militare.

La Procura, attraverso il sostituto procuratore contabile Francesca Cozza, ha invece richiamato la giurisprudenza della Corte dei Conti secondo cui, in presenza di occultamento del danno, il termine di prescrizione decorre dal momento in cui il danno viene disvelato, individuato nel rinvio a giudizio. In aula è stato indicato il 13 novembre 2023 come data rilevante ai fini della contestazione integrale.

La difesa: “Non ci fu occultamento doloso”

L’avvocato Siciliano ha ricostruito il funzionamento del servizio di foresteria, sostenendo che l’ex militare si occupasse materialmente della consegna delle chiavi e del ritiro degli incassi, spesso effettuati in contanti.

Secondo la difesa, l’uomo sottoscriveva le quietanze e le trasmetteva all’amministrazione insieme agli introiti. Proprio l’esistenza delle quietanze, nella lettura difensiva, escluderebbe l’occultamento doloso del danno.

Per il legale, il caso potrebbe al massimo essere ricondotto a una responsabilità per culpa in vigilando, cioè a un’omessa vigilanza da parte dell’amministrazione, ma non a una volontà di occultare le somme.

La Procura replica: la natura dei fatti qualifica il dolo

La Procura contabile ha respinto questa impostazione. Il procuratore Lorelli ha evidenziato che, pur non facendo stato automaticamente nei giudizi paralleli, la sentenza di patteggiamento rappresenta comunque un elemento da considerare nel quadro complessivo.

Secondo l’accusa, sostenere che l’amministrazione avrebbe potuto effettuare controlli non escluderebbe la natura dolosa delle condotte contestate. Al contrario, per la Procura, la stessa dinamica dei fatti sarebbe idonea a qualificarle come intenzionali.

Sentenza attesa prossimamente

Il giudizio davanti alla Corte dei Conti non si è ancora concluso. La decisione del collegio, presieduto dal giudice Giancarlo Astegiano, è attesa prossimamente.

In caso di accoglimento della richiesta della Procura, l’ex appuntato scelto della Guardia di Finanza potrebbe essere condannato a risarcire 99mila euro, al netto della somma già versata nel procedimento penale militare.

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 Andrea Valenti

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