Il fenomeno delle “vacche sacre”, la gestione della fauna selvatica, il contenimento dei cinghiali, la prevenzione degli incendi boschivi e il contrasto al dissesto idrogeologico. Sono questi i principali temi al centro dell’intervento del dottor Andrea Marino, che richiama l’attenzione sulla situazione del Parco Nazionale dell’Aspromonte e, più in generale, del territorio della provincia di Reggio Calabria, evidenziando la necessità di una strategia stabile e continuativa per la tutela ambientale. Secondo quanto viene evidenziato, il territorio continua infatti a confrontarsi con problematiche considerate storiche, che richiederebbero interventi strutturali e una presenza costante degli organismi deputati al controllo e alla vigilanza.
Il fenomeno delle “vacche sacre” e la necessità di una prevenzione costante
Uno dei punti affrontati riguarda il fenomeno delle cosiddette “vacche sacre”, definito come una problematica non episodica ma consolidata nel tempo. Come viene ricordato, anche il Partito Animalista Italiano (PAI) è recentemente intervenuto sul tema della gestione degli animali vaganti, sottolineando come la presenza di questi capi non rappresenti un’emergenza improvvisa, bensì una situazione strutturale. L’attenzione viene posta sulla necessità di individuare soluzioni alternative al contenimento incruento, escludendo metodi ritenuti non idonei o abbattimenti indiscriminati. Parallelamente, viene evidenziata l’importanza di affrontare le cause originarie del fenomeno, individuate nella mancanza di una vigilanza capillare, continua e organizzata sia sul piano regionale sia su quello territoriale. Secondo quanto illustrato nel comunicato, il problema affonderebbe le proprie radici negli anni di mancato controllo dei pascoli e dell’identificazione del bestiame, circostanza che avrebbe favorito il proliferare di animali lasciati al pascolo abusivo senza adeguata tracciabilità. Una situazione che, viene sottolineato, non può essere risolta attraverso interventi occasionali, ma necessita di attività preventive e del ripristino della legalità.
La carenza di personale e il presidio del territorio
Un altro aspetto centrale riguarda il sistema dei controlli ambientali in Calabria. Nel comunicato viene evidenziato quello che viene definito un paradosso istituzionale: la regione sarebbe infatti tra le poche in Italia a non disporre di una rete operativa e dipendente di Guardie Parco, Guardie Ecologiche, Guardie Ambientali e Guardie Ecozoofile direttamente impiegate o coordinate in maniera efficace dagli enti competenti. A questo scenario si aggiungerebbe, inoltre, la riduzione dell’organico dei Vigili del Fuoco, costretti sempre più spesso a sopperire alle carenze strutturali attraverso il ricorso al personale volontario in situazioni operative particolarmente complesse. Il comunicato richiama anche il blocco del turnover e la mancata assunzione dei forestali regionali. Un comparto che in passato svolgeva un ruolo essenziale nella manutenzione dei boschi, nella gestione del verde, nel controllo delle aree forestali e nella prevenzione del dissesto idrogeologico e che oggi, secondo quanto sostenuto, risulterebbe fortemente ridimensionato. Viene inoltre ricordato come l’accorpamento del Corpo Forestale dello Stato nei Carabinieri Forestali abbia ulteriormente ridotto il presidio fisico delle aree montane.
Il ruolo della tecnologia e il valore della presenza umana
Nel documento trova spazio anche una riflessione sull’impiego delle nuove tecnologie. L’utilizzo dei droni viene considerato uno strumento utile per il monitoraggio e il controllo dall’alto del territorio, ma viene ribadito che tali dispositivi non possano sostituire il lavoro svolto dagli operatori presenti sul campo. Secondo quanto sostenuto, la tecnologia dovrebbe rappresentare un supporto alle attività di controllo e non un’alternativa alla presenza di personale qualificato, capace di conoscere il territorio e intervenire direttamente nelle attività di prevenzione e vigilanza. Viene inoltre osservato che il Parco Nazionale dell’Aspromonte si limiterebbe prevalentemente alla stipula di convenzioni con associazioni, delegando attività di monitoraggio che, secondo il comunicato, dovrebbero essere affidate a personale tecnico e operativo di ruolo.
Fauna selvatica, cinghiali e biodiversità
Ampio spazio viene dedicato anche alla gestione della fauna selvatica e, in particolare, al problema della presenza dei cinghiali. Il comunicato osserva come, a livello nazionale e regionale, continui a essere promossa l’estensione delle attività venatorie quale possibile risposta al sovrappopolamento degli animali. Una scelta che viene contestata, sostenendo che la caccia non rappresenterebbe uno strumento di gestione della biodiversità ma, al contrario, potrebbe contribuire ad alterarne gli equilibri e a frammentare gli ecosistemi. Viene quindi ribadita la necessità di puntare su attività di monitoraggio scientifico, sullo studio della capacità portante degli ambienti naturali, sull’utilizzo di barriere ecologiche e dissuasori per la protezione delle colture e delle strade e su una corretta gestione dei rifiuti e delle risorse alimentari, così da ridurre l’attrattività dei centri abitati per la fauna selvatica.
Incendi, dissesto e abusi ambientali
Tra le conseguenze della carenza di presidio del territorio vengono indicate anche le difficoltà nella prevenzione degli incendi boschivi, aggravate dall’assenza di pulizia del sottobosco, dalla riduzione degli organici antincendio e dalla limitata manutenzione dei viali tagliafuoco. Il comunicato richiama inoltre il tema del dissesto idrogeologico, collegandolo all’abbandono della manutenzione di sponde, corsi d’acqua, versanti a rischio frana e attività di piantumazione. Non mancano infine riferimenti agli abusi ambientali, come gli scarichi abusivi e il bracconaggio, fenomeni che, secondo quanto riportato, risentirebbero della mancanza di un pattugliamento costante del territorio.
La richiesta di investimenti e di un sistema stabile di tutela ambientale
Il documento si conclude con un appello affinché la Regione Calabria rafforzi il sistema di tutela ambientale attraverso nuove assunzioni nel comparto forestale, investimenti nella biodiversità e la creazione di una rete stabile di operatori specializzati. A ribadire questa posizione è il Dott. Agr. Andrea Marino, Professionista Agroforestale e Ambientale (Agrotecnico Laureato, Biologo Ambientale e Animale, Tecnico della Supervisione, Prevenzione e Sorveglianza del Patrimonio Faunistico Forestale) e Coordinatore Provinciale OIPA Reggio Calabria, che afferma: “i droni e le tecnologie di controllo dall’alto sono un valido supporto, ma non possono sostituire gli operatori sul campo. È giunto il momento che la Regione Calabria investa davvero nella tutela del proprio patrimonio naturale senza scaricare la vigilanza, la prevenzione, i soccorsi e la Protezione Civile esclusivamente sulle spalle del volontariato o su un corpo di Vigili del Fuoco sotto organico. Servono assunzioni nel settore forestale, investimenti nella biodiversità e l’impiego di professionisti formati, creando una rete reale di Guardie Parco, Guardie Ecologiche, Ambientali ed Ecozoofile operanti in sinergia con i Carabinieri Forestali”.
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Danilo Loria
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