CONSIGLIO PAT * «LINGUE MINORITARIE, I NUOVI CRITERI PER LE CERTIFICAZIONI SI ALLINEANO AGLI STANDARD EUROPEI» – Agenzia giornalistica Opinione. Notizie da Italia


17.11 – giovedì 6 agosto 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Lingue minoritarie, nuovi criteri per gli attestati

La proposta aggiorna le modalità di accertamento delle competenze, allineandole al quadro europeo. Possibile conservare per 26 mesi i risultati delle prove già superate

La Sesta Commissione permanente, presieduta da Walter Kaswalder, ha esaminato questo pomeriggio la proposta di modifica dei criteri e delle modalità per l’accertamento della conoscenza delle lingue e delle culture ladina, mòchena e cimbra. Il provvedimento della Giunta provinciale, datato 30 luglio, aggiorna la deliberazione n. 543 del 23 marzo 2012, adottata in attuazione della legge provinciale sulle minoranze linguistiche del 2008.

“Ho sentito l’Autorità per le minoranze, con la quale è stata elaborata”, ha detto in apertura Walter Kaswalder. “E’ il frutto di tre anni di lavoro e prevede, a partire dal 2027, nuovi criteri per l’accertamento della conoscenza della lingua. Si tratta di un lavoro condiviso che ha portato a un risultato importante”.

Illustrando il provvedimento, la dirigente Elisabetta Sovilla ha spiegato che la nuova disciplina adegua i descrittori delle competenze, la struttura delle prove e i criteri di valutazione agli standard utilizzati negli esami linguistici. L’obiettivo è garantire alle certificazioni rilasciate dal Comun general de Fascia, dalla Comunità Alta Valsugana e Bersntol e dalla Magnifica Comunità degli Altipiani Cimbri piena spendibilità, solidità scientifica e omogeneità di valutazione. Il sistema degli esami viene allo stesso tempo modernizzato e reso più vicino alle esigenze dei cittadini e dei giovani. Sarà eliminata, ad esempio, la prova di traduzione puntuale di testi amministrativi, giudicata ormai poco attuale e fonte di difficoltà, mentre i contenuti saranno maggiormente collegati alla realtà dei territori. Un’attenzione particolare è dedicata all’inclusività e al raccordo con il mondo della scuola, per stimolare l’apprendimento e l’uso delle lingue minoritarie fin dall’età scolastica. La soglia ordinaria per sostenere gli esami scende da 18 a 16 anni, ma gli studenti della terza classe della scuola secondaria di primo grado potranno già accedere alle prove fino al livello B1. Gli studenti della Scola ladina de Fascia potranno inoltre sostenere gli esami dei livelli superiori B2 e C1 a partire dall’anno solare nel quale compiono 16 anni. L’intento, ha sottolineato Sovilla, è creare un ponte tra il percorso scolastico e la certificazione ufficiale, permettendo ai giovani di conseguire un titolo formalmente riconosciuto al termine degli studi. Confermata la composizione tripartita delle commissioni d’esame, ma vengono introdotti alcuni elementi di flessibilità. Per la comunità ladina, caratterizzata da un flusso elevato e costante di candidati, il Comun general de Fascia potrà istituire e aggiornare annualmente un albo di esperti dal quale individuare più rapidamente commissari titolari e supplenti. Il presidente della commissione dovrà possedere una laurea magistrale e un’attestazione linguistica di livello C1. Commissari e segretari dovranno comunque essere in possesso di una certificazione linguistica. Per le comunità mòchena e cimbra, dove il bacino demografico più ristretto può rendere difficile reperire esperti qualificati, viene prevista la figura del commissario pro tempore. In caso di comprovata impossibilità di nominare uno dei tre componenti, l’ente interessato potrà chiedere alla Provincia l’autorizzazione a designare temporaneamente un commissario proveniente da un altro ente certificatore, per un periodo massimo di tre anni. La misura punta a evitare rallentamenti o interruzioni delle sessioni d’esame e a favorire la collaborazione fra le comunità linguistiche.

Un’altra importante novità riguarda la conservazione dei risultati. Attualmente l’insufficienza anche in una sola delle quattro abilità – ascolto, lettura, scrittura e produzione orale – comporta la ripetizione dell’intero esame. Con la nuova disciplina i risultati sufficienti resteranno validi per due sessioni, entro un massimo di 26 mesi: il candidato dovrà quindi ripetere soltanto le prove non superate, potendo concentrare la preparazione sugli aspetti nei quali ha mostrato maggiori difficoltà.

Viene infine aggiornata la corrispondenza tra i livelli del Quadro comune europeo e le nuove aree di inquadramento del personale pubblico e scolastico. Per gli insegnanti di mòcheno e cimbro sarà richiesta anche una conoscenza del tedesco almeno di livello B2. Chi possiede già una certificazione riconosciuta dal Ministero dell’istruzione sarà esonerato dall’ulteriore prova orale. Sovilla ha concluso ricordando che il provvedimento nasce da un percorso partecipato e da un confronto allargato, dal quale è emersa una soluzione ritenuta più equilibrata e adeguata alla realtà attuale delle comunità linguistiche.

Walter Kaswalder ha ringraziato per il lavoro portato avanti, che incontra le esigenze delle popolazioni di lingua ladina, mochena e cimbra e difende la loro cultura e identità.

Luca Guglielmi (Fassa) ha ringraziato la dottoressa Sovilla e il Servizio minoranze linguistiche per un lavoro lungo e, in alcuni momenti, complesso, che ha richiesto di trovare un punto di equilibrio tra realtà territoriali diverse e caratterizzate da differenti forme di tutela, in particolare nel settore dell’istruzione. Il provvedimento, ha ricordato, era atteso da tempo e, come rappresentante della Val di Fassa, si è detto particolarmente soddisfatto delle disposizioni dedicate alla Scola ladina de Fascia, che costituisce un unicum nel quadro normativo dell’istruzione della Provincia di Trento. Pur rimanendo distinti i due ordinamenti, la modifica consente di avvicinare ulteriormente il sistema trentino a quello dell’istruzione ladina della Provincia di Bolzano. Resta ancora da affrontare, ha aggiunto, il tema della parificazione delle certificazioni linguistiche tra Trento e Bolzano, sul quale sarà necessario proseguire il lavoro. Guglielmi ha concluso sottolineando l’importanza soprattutto per i più giovani: “Da una parte per le comunità mochene e cimbra – ha detto – questo è un veicolo per ravvivare la fiamma della lingua parlata, mentre per i ladini, dove c’è un sistema scolastico strutturato, c’è la questione di quegli studenti che fanno un percorso in lingua che poi non si vedevano riconosciuto”.

Francesca Parolari (Partito Democratico) ha espresso apprezzamento per un lavoro definito puntuale e approfondito, capace di recepire le istanze emerse anche durante gli incontri svolti nei territori. In particolare, ha valutato positivamente l’apertura nei confronti dei più giovani, ai quali viene offerta la possibilità di compiere un primo passo verso il conseguimento della certificazione completa e di ottenere un riconoscimento formale delle competenze acquisite. L’auspicio, ha aggiunto, è che la nuova disciplina contribuisca ad aumentare il numero delle certificazioni riconosciute e, attraverso queste, a mantenere vive le lingue minoritarie. Parolari ha giudicato positivamente anche la differenziazione degli strumenti prevista per le singole comunità, perché tiene conto delle diverse dimensioni demografiche, delle risorse disponibili e delle specifiche situazioni territoriali. “Penso sia stato fatto un ottimo lavoro”, ha concluso.

Francesco Valduga (Campobase) si è unito ai ringraziamenti per il lavoro svolto e per la presentazione, apprezzando la risposta data alle richieste provenienti dai territori. Ha riconosciuto lo sforzo compiuto dagli uffici per rendere il percorso di certificazione il più possibile efficace, semplice, praticabile e attrattivo, pur nel rispetto dei numerosi vincoli previsti a tutela delle lingue minoritarie. Proprio da questo elemento, tuttavia, Valduga ha tratto lo spunto per una riflessione più generale: la tutela linguistica è fondamentale, ma il sistema di regole e procedure necessario a garantirla rischia talvolta di diventare particolarmente complesso e faticoso. Il provvedimento va nella direzione giusta e realizza uno degli impegni assunti durante gli incontri con le comunità, ma resta aperto l’interrogativo se questa sia l’unica strada possibile. Una questione, ha concluso, sulla quale devono continuare a confrontarsi quanti considerano la tutela delle minoranze linguistiche una componente essenziale dell’autogoverno e dell’autonomia.

La delibera ha ricevuto parere favorevole all’unanimità.

In conclusione dei lavori, il presidente Walter Kaswalder ha riferito dell’incontro, al quale ha partecipato come presidente della Commissione, tenutosi il 13 luglio su iniziativa della Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative delle regioni e delle province autonome. L’obiettivo era definire un coordinamento politico e tecnico capace di far valere la voce dei territori nei confronti dello Stato e delle istituzioni europee. Dal confronto è emerso un documento che sarà presentato in sede europea, anche in vista della definizione del prossimo bilancio dell’Unione. “Per quanto riguarda il Trentino – ha spiegato Kaswalder – abbiamo evidenziato sei temi prioritari: la semplificazione delle procedure a sostegno dell’innovazione e delle imprese; lo sviluppo delle energie rinnovabili, con particolare attenzione all’idroelettrico; le politiche abitative e la disciplina delle locazioni brevi; il futuro dell’istruzione e delle competenze digitali; la tutela dell’allevamento di montagna e del benessere animale; il contrasto alle pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare”. Il presidente ha inoltre richiamato la necessità di tutelare le comunità montane e le minoranze linguistiche nelle future politiche europee. Ha quindi auspicato che il prossimo incontro con gli altri referenti nazionali possa essere allargato all’intera Commissione.


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