Una grande manifestazione per rompere il silenzio, imposto anche ai media, affermare legalità e verità. Non sarà un evento della ‘provincia’ contro la città: in autunno, a Roma sfilerà un corteo che coinvolgerà anche i romani, perché le conseguenze del progetto Inceneritore a Santa Palomba riguardano tutti. Implicano non solo una scelta sbagliata, obsoleta, che nuoce a salute pubblica e ambiente, ma anche un conflitto di interessi, un modus operandi con scelte calate dall’alto che viola principi costituzionali e regole democratiche calpestando i diritti dei cittadini.
Questo è ciò che ha deciso lunedì pomeriggio, il 3 agosto, l’assemblea pubblica on line promossa da Rete Tutela Roma Sud e Castelli Romani, molto partecipata nonostante il primo fine settimana di agosto: oltre 60 le persone che in rappresentanza di 32 realtà associative e politiche, hanno partecipato all’iniziativa per decidere il piano di azione, in anticipo sull’udienza del TAR del 7 ottobre.
Le idee messe in campo contro l’Inceneritore
Unire le forze, coordinare le associazioni storiche già impegnate da molti anni sul territorio dei Colli Albani a difesa di ambiente e salute, acqua, aria, suolo, boschi, (quali Coordinamento ambientalista Castelli Romani, Legambiente Appia sud Il Riccio, Italia Nostra sezione Castelli Romani) con quelle appena nate come il movimento Mamme No Inceneritore Castelli Romani.
Nella battaglia contro il mega impianto previsto dall’amministrazione Gualtieri a Santa Palomba che va avanti da quattro anni, Rete Tutela Roma Sud ha chiamato a raccolta le realtà vive e operanti sul territorio, così come le organizzazioni politiche, per organizzare una grande manifestazione romana che preceda l’udienza di merito del prossimo 7 ottobre quando il Tar si pronuncerà su quattro ricorsi cruciali contro l’inceneritore di Roma: tre sul Paur (Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale), uno sul Campo Pozzi Laurentino.
Le vertenze affronteranno questioni fondamentali per accertare la legittimità del procedimento autorizzativo: dal conflitto di interessi dell’autorità competente, alle criticità della Valutazione di Impatto Ambientale, alle violazioni procedurali, alcune delle quali oggetto anche di esposti penali. “La manifestazione avrà successo solo se partecipata. La piazza appartiene a chi la riempie, sarà la manifestazione dei cittadini e delle cittadine. I giudici devono sapere che i cittadini seguono questa vicenda con attenzione”, ha detto ad apertura evento Marco Alteri, portavoce di Rete Tutela Roma Sud.
Iscritti a parlare nella riunione on line, coordinata dall’attivista Chiara Barberini, oltre 20 tra esponenti politici e di associazioni, concordi sulla proposta di organizzare una grande manifestazione unitaria al centro di Roma, o venerdì 2, o sabato 3 ottobre 2026.
L’idea è di far partire il corteo da Via Barberini, farlo passare lungo Via del Tritone, per poi arrivare a Palazzo Chigi. Sfilare nel cuore di Roma è una scelta non casuale: significa rompere il silenzio sul progetto Inceneritore, spezzare ‘l’incantesimo’ di una narrazione che lo racconta ai romani come indispensabile, coinvolgerli in una vicenda che riguarda la tutela della salute di tutti, dell’ambiente, delle future generazioni, ma anche della democrazia perché si contesta anche un metodo amministrativo caratterizzato da opacità e assenza di trasparenza.
Il percorso scelto è altamente simbolico: il corteo dovrebbe passare davanti a sedi riconducibili al gruppo Caltagirone che ha la maggioranza delle quote private dell’impianto, tra cui la sede di Vianini Lavori a via Barberini e davanti a Il Messaggero a via del Tritone. “È un messaggio verso i poteri economici che sostengono l’opera e che, nelle scorse settimane, sono arrivati perfino a chiedere una limitazione del diritto di manifestare. In una democrazia il diritto di manifestare appartiene ai cittadini e non può essere subordinato agli interessi dei grandi gruppi economici”, ha detto Alteri.
Il corteo dovrebbe concludersi davanti a Palazzo Chigi perché la vicenda, oltre all’amministrazione Gualtieri e alla Regione Lazio, coinvolge il Governo che ha lasciato al sindaco di Roma i poteri straordinari con cui è stato portato avanti il progetto e con i quali sono stati compressi diritti e tutele. “Il 7 ottobre parleranno i giudici, ma nei giorni precedenti dovrà parlare il popolo, con la forza delle idee, della partecipazione e della democrazia”, le conclusioni di Alteri. La scelta di manifestare nel cuore della Capitale nasce dalla volontà di superare la contrapposizione tra Roma e il suo hinterland: non una protesta della provincia contro la città, ma una mobilitazione che punta a coinvolgere tutti i cittadini romani.
Appello all’unità, non più questione politica ma di salute pubblica
Tra i tanti intervenuti che hanno dato l’adesione alla manifestazione, il consigliere regionale Cinque Stelle, Adriano Zuccalà, i consiglieri pentastellati del IX Municipio, Carla Canale e Marco Cerisola, il consigliere comunale PD ad Ardea, Nico Martinelli, Luca Nardi del Movimento Cinque Stelle di Albano, Luisa Navisse, consigliera Cinque Stelle a Pomezia, il segretario dimissionario del PD di Albano, Gabriele Recano. In rappresentanza della sindaca di Pomezia, Veronica Felici, Antonio Aquino, ha dato disponibilità di presenziare al corteo di ottobre.
Da qui a quel giorno, partiranno molte iniziative. L’idea fondante è di riuscire ad arrivare a chi ancora non conosce il progetto incenitorista, o se lo conosce pensa che non avrà conseguenze sulla vita, la salute e le tasche dei romani, oltre che su un territorio di frontiera, alla periferia di Roma e confinante con Ardea, Pomezia e i Colli Albani, ritenuto ‘sacrificabile’ alle logiche del profitto.
Ma anche rivolgersi a chi pensa che il mega forno ‘brucia tutto’ sarà la soluzione ai problemi dei rifiuti di Roma, o a chi neanche sa dove sia Santa Palomba, o crede sia una località turistica. Per queste e altre ragioni, si intende promuovere banchetti informativi, incontri anche informali, fare volantinaggio, ma anche utilizzare i social, Instagram e Tik Tok, per coinvolgere la popolazione in modo chiaro e diretto. Si vuole che la manifestazione sia ampia, plurale, non di una parte sola ma di tutti quelli che sono contrari all’inceneritore.
Nel corso dell’assemblea pubblica on line è stato lanciato l’appello a tutte le associazioni, ai comitati, ai partiti, ai sindacati, alle istituzioni e agli amministratori del territorio di condividere la proposta e far sentire la propria voce pubblicando un comunicato di adesione.
La consigliera Canale ha riferito sulle condizioni di criticità del territorio dopo l’incendio di via Laurentina con roghi tossici per presenza di discariche abusive che investono tre quarti del IX Municipio: aria irrespirabile a Roma Sud e valori di diossina oltre i limiti. È stata depositata un’interrogazione urgente affinché Gualtieri usi i poteri commissariali o emani un’ordinanza urgente per tutelare i cittadini e bonificare l’area. Questo è il contesto dove si vorrebbe realizzare il mega impianto. “Non è più una questione di colore politico, ma di salute pubblica”, ha detto la consigliera, riferendo sui vari esposti fatti anche alla Corte dei Conti.
Prima di Roma, coinvolgere aree dei Castelli ancora assenti e il Parco
Severine Huille di Potere al Popolo ha avvertito sulla necessità di informare e coinvolgere, prima che Roma, alcune aree del territorio, come quella tuscolana che sembrano non essersi ancora accorte della questione inceneritore, come se proprio non esistesse.
Daniela Fattori e Diana Arena del Comitato Protezione Boschi dei Colli Albani hanno annunciato per il 3 ottobre un’analoga manifestazione a Rocca di Papa sotto la sede dell’ente Parco regionale dei Castelli Romani: “E’ il grande assente contro l’inceneritore ma anche per il taglio dei boschi, l’abbassamento dei laghi, il cemento. I nulla osta vengono rilasciati a iosa”, ha detto Arena.
Nuovi soggetti, la partecipazione si allarga
C’è stato un primo significativo allargamento dei partecipanti, niente affatto scontato. L’assemblea ha mostrato come la mobilitazione stia oltrepassando i circuiti tradizionali dell’ambientalismo, progressivamente coinvolgendo anche realtà del volontariato, dello sport e del mondo produttivo, ampliando la rete dei soggetti impegnati contro il progetto.
Tra i presenti, Massimiliano Scafati, referente degli scout AGESCI dei Castelli Romani, oltre all’associazione romana salva ciclisti. Ha anche partecipato all’assemblea Giorgio Basei, Presidente del Rugby Castelli Romani che ha manifestato l’intenzione da parte sua di contattare più persone possibili per allargare la mobilitazione. C’era anche Carlo Giudicepietro, in rappresentanza dei viticoltori, a cominciare dalle aziende agricole a meno di un chilometro dall’area del cantiere del mega impianto che praticano agricoltura biodinamica perché va salvaguardato anche un patrimonio di cultura agricola: “Ci stiamo unendo in un consorzio di imprese, aziende agricole tutte dell’area del Vulcano laziale per promuovere un’agricoltura pulita, finora siamo 11 imprese e fino in fondo facciamo parte di questo fronte”, ha detto Giudicepietro.
“Come Italia Nostra Sezione Castelli Romani – ha chiarito Enrico Del Vescovo – fin dall’annuncio di Gualtieri del 2022 di fare l’inceneritore ci siamo mobilitati e abbiamo fatto ricorso al Tar e continuiamo così”.
Presenti anche Emilio Bongiovanni e Umberto Proietti, portavoci dei comitati No Bruciatori Fassa di Artena. Bongiovanni ha ricordato che oltre a Cisterna di Latina, Cori, Valmontone, Artena, alcuni comuni dei Castelli Romani e dintorni tra cui Velletri, Lariano, ma anche Marino, sono passati in Classe 1 (la fascia peggiore) per la qualità dell’aria a causa del superamento dei valori limite degli inquinanti, principalmente polveri sottili come il PM10 o il biossido d’azoto in base ai dati raccolti da ARPA Lazio.
Concetti espressi anche dalla pediatra Francesca Mazzoli dell’Isde (Società Internazionale dei Medici per l’Ambiente che studia i rischi di tali impianti per la salute), a fianco delle iniziative No inceneritore dall’inizio che ha auspicato di allargare la rete informativa alla popolazione romana, ancora non sensibilizzata.
“Molti romani ancora non sanno dove sia Santa Palomba, la considerano distante da Roma, ma l’aria non si imbriglia”, ha detto Paola Pianura, portavoce Mamme No Inceneritore: l’idea è di allargare il neonato movimento alle mamme del litorale e, perché no, della Capitale. D’accordo anche Marcella Costagliola referente della Comunità Laudato Si’ Castelli Romani e Mirko Laurenti di Legambiente che ha sottolineato l’importanza di un lavoro corale.
Valter Sartori, presidente del Comitato di Quartiere Montagnano di Albano, ha lanciato l’idea di una cena di sottoscrizione per raccogliere fondi perché la lotta all’inceneritore ha anche un notevole costo economico.
“La vertenza non è un problema solo ambientale, ma riguarda anche diritti costituzionali e democrazia. Ogni parte politica faccia appello ai propri militanti e iscritti per aderire alla manifestazione”, ha detto Alteri a conclusione dell’incontro e in vista della prossima assemblea prevista a fine agosto.
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Piera Lombardi
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