Intervista a Carlo Alberto Giusti (Ansaldo Energia)- Fortune Italia


Dalle relazioni tra Europa e Stati Uniti alla competizione con la Cina. Carlo Albero Giusti (presidente di Ansaldo Energia) offre una lettura delle complessità di un mondo sempre più multipolare.

Il quadro geopolitico globale è stato sconquassato negli ultimi anni da diverse guerre e tensioni commerciali che stanno mettendo a dura prova anche alleanze che sembravano solidissime. Carlo Alberto Giusti, presidente di Ansaldo Energia e rettore dell’Università Link, propone una chiave di lettura che intreccia analisi storica e prospettiva strategica.

Il suo ragionamento si muove tra accademia e industria, due ambiti che oggi risultano sempre più interconnessi nella definizione delle nuove classi dirigenti e nella comprensione delle dinamiche internazionali. La prospettiva universitaria si affianca così a quella legata al settore energetico, offrendo un punto di osservazione privilegiato sulle trasformazioni in atto, dalla competizione tecnologica alla sicurezza delle infrastrutture critiche.

Professor Giusti, il suo libro ‘The American Club’ – edito da Paesi Edizioni – è uscito in un momento di ridefinizione degli equilibri transatlantici. Da dove nasce?

Nei momenti di maggiore instabilità occorre tornare alle fondamenta. Il legame tra Europa e Stati Uniti non è un dato acquisito per sempre: va compreso e difeso con argomenti solidi. Ho voluto offrire un contributo analitico che restituisse la profondità storica e culturale di questo rapporto, andando oltre la cronaca politica quotidiana.

 Qual è il cuore dell’analisi?

Il primato americano non si regge soltanto sulla forza militare o economica, ma su qualcosa di più pervasivo: la capacità di plasmare immaginari collettivi, valori condivisi, modelli di vita. Università, tecnologia e industria culturale sono stati trasformati in strumenti di influenza globale di straordinaria efficacia. Capire questo meccanismo è indispensabile per orientare il futuro dell’Occidente.

Come si intreccia questa riflessione con il suo ruolo di rettore dell’Università degli Studi Link?

In maniera diretta. La Link ha una vocazione internazionale e interdisciplinare: prepara le classi dirigenti di domani a leggere le trasformazioni geopolitiche ed economiche con strumenti adeguati. Scrivere questo libro è stato un atto coerente con quella missione.

Ad aprile 2026 è stato nominato presidente di Ansaldo Energia. Come si collega alla sua visione geopolitica?

L’energia non è mai stata soltanto una questione industriale: è una leva di equilibrio tra le nazioni. Lo vediamo nel conflitto in Ucraina e in Medio Oriente, nella corsa alle infrastrutture di gas nel Mediterraneo, nella competizione tra Stati Uniti, Cina ed Europa sulle tecnologie della transizione energetica.

Ansaldo è un presidio tecnologico e manifatturiero italiano ed europeo che si trova al centro di queste dinamiche e che contribuisce alla sicurezza energetica dei Paesi in cui opera. Il tutto con un impatto rilevante sulla sua filiera e sul sistema industriale del nostro Paese.

Quali sono le partite geopolitiche più rilevanti nel settore energetico?

Ne vedo tre. La diversificazione delle fonti di approvvigionamento, dopo che l’Europa ha imparato a proprie spese i rischi della dipendenza da un unico fornitore. La competizione tecnologica sulle fonti programmabili, gas e nucleare in testa, e sull’integrazione nei sistemi energetici delle rinnovabili, dove si gioca una partita di lunga durata.

E la protezione delle infrastrutture critiche – centrali e reti elettriche, gasdotti, rigassificatori – diventate obiettivi strategici tanto quanto le risorse stesse. Ansaldo Energia si trova esattamente all’incrocio di queste tre dimensioni.

Da un osservatorio così privilegiato – università, industria energetica, conoscenza profonda degli Stati Uniti – quali previsioni si sente di fare per i prossimi dieci anni?

I prossimi dieci anni segneranno la transizione verso un sistema multipolare meno prevedibile. Gli Stati Uniti resteranno il punto di riferimento culturale e tecnologico dell’Occidente, ma dovranno condividere la scena con una Cina sempre più assertiva e con un’Europa chiamata a fare i conti con la propria sovranità strategica. Per i giovani europei questo significa una sola cosa: non potranno più delegare ad altri le grandi scelte.

Sul fronte energetico, chi oggi studia si troverà a operare in un mondo in cui sicurezza energetica e sicurezza nazionale sono sinonimi. Idrogeno, nucleare di nuova generazione e reti intelligenti ridisegneranno le mappe del potere globale.

Il mix energetico è già al centro del dibattito e avrà un ruolo crescente, ma serve più divulgazione per favorire una comprensione consapevole. L’Italia dispone di competenze industriali e scientifiche di alto livello che possono contribuire a questa transizione. Come è stato osservato, l’Italia è il più nucleare dei Paesi che non producono energia nucleare, grazie al know-how esportato all’estero.

Essere al contempo alla guida di un’università e di importanti realtà industriali le permette di avere un quadro completo da cui capire come potrà essere la classe dirigente del futuro. Si è fatto un’opinione in merito?

Nonostante permangano segnali di distanza culturale e valoriale tra generazioni, sono proprio i giovani di oggi a rappresentare la più concreta speranza per il rilancio del Paese. La crisi pandemica, con tutta la sua durezza, ha rivelato nelle nuove generazioni una capacità di adattamento, una resilienza e una maturità che hanno sorpreso persino i più scettici.

Come rettore, osservo quotidianamente ragazze e ragazzi dotati di competenze multidisciplinari, apertura internazionale e sensibilità civica che la generazione precedente difficilmente possedeva alla stessa età.

La classe dirigente italiana che si sta formando oggi nelle nostre aule è a mio avviso tra le più promettenti d’Europa, e sono convinto che saprà assumere ruoli di spicco non solo nel Paese, ma sul palcoscenico globale. Il futuro dell’t Italia, visto da questa prospettiva, non è motivo di allarme, ma di legittimo e fondato ottimismo.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di luglio-agosto 2026 (numero 6, anno 9)


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 Andrea Cantelmo

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