Viviamo in un’epoca in cui lo stress cronico e l’ansia sono diventati compagni quotidiani per milioni di persone. La frenesia digitale, lo scrolling compulsivo, la sensazione di non avere mai abbastanza tempo hanno generato un bisogno profondo di rallentare, di tornare a fare qualcosa con le proprie mani. In questo scenario si inserisce un fenomeno in crescita che sta attraversando l’Italia e non solo: la riscoperta della ceramica come pratica di benessere e meditazione attiva. Lavorare con l’argilla è considerato un potente antistress, capace di calmare la mente e allontanare l’ansia, permettendo di liberarsi da pensieri e preoccupazioni. Combinare la mindfulness con la manipolazione della terra può nutrire la sfera mentale ed emotiva, incoraggiando la creatività e l’espressione di sé. A raccontare questa connessione tra arte e benessere interiore è Chiara Quaglia, ceramista piemontese con venticinque anni di esperienza, che nel suo laboratorio in provincia di Cuneo trasforma l’argilla in opere contemporanee e mandala meditativi.
La sua storia affonda le radici in un legame viscerale con la terra. “Quando ho fatto il mio primo corso di ceramica, l’insegnante parlava dell’argilla chiamandola terra. Mio padre era un agricoltore, lavorava la terra, e io mi sono sentita subito a mio agio in questo ambito. Forse inconsciamente ho trovato un legame con le mie radici e ho voluto portarlo avanti”, racconta Quaglia.
Ma c’è un episodio che ha segnato in modo decisivo la sua vocazione artistica. A ventidue anni Chiara viene ricoverata in ospedale per una sospetta grave forma di leucemia. “Mi trovavo in questo stanzone con altre persone e mi guardavo intorno pensando: che posto triste e spoglio. Le persone vengono qui per essere curate ma si trovano in queste pareti tutte vuote, tutte tristi. Quanto mi piacerebbe abbellire questi posti perché chi viene qui possa provare almeno un po’ di sollievo, un po’ di conforto”, ricorda. La diagnosi definitiva, arrivata dopo mesi, rivelò fortunatamente una semplice infezione, non un linfoma, e quel senso di gratitudine verso la vita si trasformò nella spinta a creare bellezza.
Il Piemonte non è un territorio tradizionalmente legato alla ceramica come lo sono Grottaglie in Puglia, Faenza in Emilia Romagna o Albisola in Liguria, dove la lavorazione dell’argilla è parte integrante dell’identità culturale. Eppure, proprio questa estraneità territoriale rende il percorso di Quaglia ancora più significativo: la sua non è una tradizione ereditata ma una scelta consapevole, nata da un incontro casuale con la materia e maturata attraverso anni di pratica quotidiana. Ogni opera viene realizzata interamente a mano, cotta a mille gradi per circa ventiquattro ore, in un processo che richiede settimane di lavoro.
Tra le creazioni più rappresentative ci sono i mandala in ceramica, ispirati alla tradizione buddista. Nella pratica monastica orientale i mandala vengono composti con sabbia e pietre e poi distrutti per trasmettere il concetto dell’impermanenza. Quaglia ha scelto invece di renderli permanenti, così da farli diventare oggetti da appendere e contemplare. “Ciò che cerco di trasmettere è un approccio diverso alla vita. Siamo sempre talmente di corsa, sempre con l’ansia e lo stress addosso. Creare forme artistiche che possano avere una funzione meditativa è qualcosa di diverso. Io la chiamo meditazione attiva perché non si fa con gli occhi chiusi ma con gli occhi aperti mentre si osserva la concentricità dei cerchi formati dai tasselli”, spiega l’artista.
La dimensione terapeutica della ceramica non è solo una percezione soggettiva. La lavorazione dell’argilla è riconosciuta come una forma di meditazione attiva capace di ridurre l’ansia e migliorare concentrazione e umore. Il contatto fisico con la materia, la necessità di rispettare tempi lenti, l’impossibilità di accelerare i processi naturali di asciugatura e cottura costringono chi lavora l’argilla a una forma di pazienza che nella vita contemporanea sembra quasi scomparsa. “L’argilla mi ha insegnato ad essere paziente. Io volevo subito fare, subito vedere il risultato, invece la terra ha i suoi tempi. Occorre rispettarli. Per realizzare un’opera a volte impiego anche un mese”, ammette Quaglia.
Questo aspetto assume un valore particolare se si guarda alle nuove generazioni, cresciute in un contesto di accelerazione permanente dove il tempo viene percepito come qualcosa da bruciare piuttosto che da vivere. I workshop di ceramica si moltiplicano nelle città italiane, i video di lavorazione dell’argilla accumulano milioni di visualizzazioni su TikTok e Instagram. Non si tratta di una moda passeggera ma di una risposta a un bisogno reale: quello di toccare, creare, sporcarsi le mani in un mondo sempre più smaterializzato.
Per i giovani non è tornare a qualcosa che hanno perso, perché questa dimensione tattile e lenta non l’hanno mai conosciuta: è scoprirla per la prima volta. Quaglia utilizza Instagram come vetrina per le sue opere, consapevole del paradosso di usare uno strumento digitale per promuovere un’arte che nasce come antidoto al digitale. Le sue creazioni, tutti pezzi unici, vengono vendute anche su commissione tramite contatto diretto con l’artista. Tra i progetti futuri c’è un evento previsto per settembre, dove racconterà come nasce la sua collezione MIGNON: piccoli quadri in ceramica che portano incise singole parole come HOPE, TIME, LOVE, messaggi essenziali che condensano in poche lettere un invito alla riflessione. “Cerco di coniugare l’arte a un messaggio esplicito. Una semplice parola su un quadro può trasmettere speranza, può invitare chi guarda a fermarsi un istante”, dice Quaglia.
Le prospettive per il mercato della ceramica artigianale e terapeutica appaiono in espansione. La crescente attenzione al proprio benessere mentale, la ricerca di esperienze autentiche e il desiderio di possedere oggetti unici e carichi di significato stanno alimentando una domanda che va ben oltre il collezionismo tradizionale. La ceramica si sta posizionando all’incrocio tra arte, design artigianale e wellness, un territorio fertile dove la bellezza dell’oggetto si fonde con il beneficio psicologico della sua creazione e contemplazione. In un mondo che corre sempre più veloce, un panetto di argilla e le proprie mani potrebbero essere la forma di resistenza più antica e più necessaria.
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Graziano Davoli
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