16.49 – giovedì 13 agosto 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Il Ferragosto 2026 si conferma uno dei principali motori stagionali dell’economia italiana. Nelle tre settimane centrali di agosto, tra il primo e il 23 del mese, sono attesi in Italia circa 17,4 milioni di turisti, tra italiani e stranieri, per oltre 78 milioni di pernottamenti e una spesa turistica diretta superiore ai 9 miliardi di euro. Considerando anche gli effetti indiretti su ristorazione, commercio, artigianato, trasporti, cultura e servizi, l’impatto complessivo sull’economia nazionale può superare i 15 miliardi di euro.

È quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa sui principali indicatori relativi alla stagione turistica 2026. Dei 17,4 milioni di turisti presenti nel periodo centrale di agosto, circa 8,4 milioni sono italiani e 9 milioni stranieri, con una permanenza media vicina alle quattro giornate e mezzo. La componente internazionale rappresenta dunque oltre la metà dei flussi complessivi e conferma il peso crescente della domanda estera nella tenuta del turismo italiano.

Restringendo l’osservazione ai giorni più direttamente collegati al Ferragosto, circa 13 milioni di italiani risultano in vacanza: 9 milioni per soggiorni lunghi e altri 4 milioni per periodi più brevi. A questi si aggiungono circa 4,5 milioni di escursionisti, cioè persone che si spostano in giornata senza pernottare. La spesa complessiva degli italiani nel periodo è stimata tra 6,7 e 7 miliardi di euro.

Se si considera invece l’intero mese di agosto, il peso economico cresce sensibilmente. Circa 17,5 milioni di italiani trascorreranno almeno una parte delle ferie nel mese, con un giro d’affari stimabile in 16,5 miliardi di euro. Altre valutazioni, basate su perimetri più ampi di spesa, portano il valore fino a 18,5 miliardi. Si tratta di grandezze differenti e non direttamente sommabili, ma tutte convergono nell’indicare agosto come il cuore economico dell’estate.

L’intera stagione, tra giugno e settembre, genera circa 43 miliardi di euro di spesa per le vacanze degli italiani. Di questi, 11,5 miliardi sono riconducibili a giugno, 12,9 miliardi a luglio, 16,5 miliardi ad agosto e 2,1 miliardi a settembre. Agosto vale quindi da solo circa il 38,4% dell’intero giro d’affari estivo, quasi quattro euro ogni dieci spesi nel corso della stagione.

«I numeri del Ferragosto confermano che il turismo non può più essere considerato soltanto una componente stagionale della nostra economia. È una vera industria diffusa, capace di trasferire domanda e reddito direttamente nei territori e, soprattutto, nel tessuto delle piccole e medie imprese. Dietro i miliardi spesi per le vacanze ci sono alberghi, ristoranti e stabilimenti balneari, ma anche migliaia di negozi, artigiani, imprese di trasporto, servizi culturali e attività familiari. È un sistema economico che ha il pregio di distribuire valore in maniera capillare» commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.

«La forza della domanda straniera è certamente positiva, perché significa attrarre nel nostro Paese reddito prodotto altrove. Allo stesso tempo, però, il dato sugli italiani che rinunciano alle vacanze per ragioni economiche non può essere ignorato. Una stagione molto forte sul piano dei flussi può convivere con difficoltà crescenti per una parte delle famiglie. La sfida è quindi duplice: rafforzare la competitività dell’offerta italiana e difendere il potere d’acquisto. Solo così il turismo può continuare a essere una leva stabile di crescita per le imprese e per l’occupazione» aggiunge Longobardi.

La distribuzione della spesa chiarisce quanto il turismo alimenti un sistema molto più ampio della sola ricettività. Circa il 28,7% del budget viene destinato a colazioni, pranzi e cene, il 23,4% ai pernottamenti, il 21,8% ai viaggi e ai trasporti, l’11,3% allo shopping e il restante 14,8% a divertimenti, escursioni, visite e altri consumi.

Applicando queste quote, in termini indicativi, ai 16,5 miliardi di giro d’affari riconducibili ad agosto, si ottengono circa 4,7 miliardi per la ristorazione, 3,9 miliardi per i pernottamenti, 3,6 miliardi per viaggi e trasporti, 1,9 miliardi per lo shopping e circa 2,4 miliardi per intrattenimento, visite, escursioni e altri servizi.

Il dato mostra che meno di un quarto della spesa complessiva resta confinato nell’alloggio. Oltre tre quarti si distribuiscono lungo una filiera molto più articolata, con effetti diretti soprattutto sulle piccole attività locali.

Uno degli elementi più significativi del 2026 è la crescita della componente straniera. Nelle tre settimane centrali di agosto i visitatori internazionali dovrebbero essere circa 9 milioni, pari al 51,7% del totale. La tendenza è coerente con l’andamento registrato nella prima parte dell’anno, quando le presenze turistiche sono aumentate soprattutto grazie alla domanda estera.

Per l’economia italiana questo significa una maggiore capacità di intercettare ricchezza prodotta fuori dai confini nazionali. La spesa dello straniero in Italia ha infatti caratteristiche analoghe a un’esportazione: genera ricavi interni attraverso domanda proveniente dall’estero e contribuisce al saldo economico del Paese.

Quanto alle destinazioni, il mare resta nettamente al primo posto, raccogliendo oltre il 60% delle preferenze e arrivando, secondo alcune rilevazioni, oltre il 70% tra chi resta in Italia. Segue la montagna, in crescita rispetto agli anni precedenti, mentre quote più contenute riguardano città d’arte, laghi, borghi e agriturismi.

Cresce inoltre la domanda per forme di turismo più frammentate: cammini, cicloturismo, escursionismo, aree naturali, festival, sagre ed esperienze enogastronomiche. È un’evoluzione importante perché distribuisce i flussi su territori diversi rispetto alle destinazioni balneari tradizionali e amplia la platea delle imprese coinvolte.

Sul fronte della mobilità, l’automobile resta il mezzo principale, utilizzato da oltre il 64% dei vacanzieri italiani. L’aereo pesa per circa un quarto, mentre il treno mantiene una quota sensibilmente più bassa. Il ruolo dominante dell’auto rende il costo dei carburanti una componente rilevante della spesa estiva e può comprimere altre voci di consumo, soprattutto ristorazione, shopping e attività ricreative.

La vacanza principale degli italiani comporta una spesa media nell’ordine di 917 euro a persona, pari a circa 94 euro al giorno, con una permanenza media vicina ai dieci giorni. Per i viaggi aggiuntivi la durata scende, ma aumenta la spesa giornaliera: circa 527 euro complessivi per poco più di quattro giorni, oltre 120 euro al giorno.

Si conferma così una tendenza alla frammentazione delle ferie: quasi tre vacanzieri su dieci effettuano più di un viaggio nell’arco dell’estate, preferendo soggiorni più brevi ma ripetuti.

Accanto ai dati positivi emerge tuttavia un problema di accessibilità economica. Una parte significativa degli italiani non effettuerà alcuna vacanza estiva e, tra chi resta a casa, la motivazione economica è largamente prevalente. Le stime indicano in circa 8,9 milioni le persone che rinunciano alle ferie soprattutto per ragioni legate alla disponibilità di reddito.

L’aumento dei costi di pernottamento, trasporto e ristorazione tende quindi a produrre una crescente polarizzazione: da una parte una domanda forte, sostenuta anche dagli stranieri e dai nuclei con maggiore capacità di spesa; dall’altra una fascia di famiglie che riduce durata, distanza o frequenza delle vacanze.

Nel trimestre luglio-settembre, la spesa turistica diretta complessiva in Italia dovrebbe avvicinarsi ai 27 miliardi di euro, con un impatto sull’intera economia compreso tra 43 e 48 miliardi. Il solo periodo tra il primo e il 23 agosto, con più di 9 miliardi di consumi diretti, concentra dunque all’incirca un terzo della spesa turistica del trimestre in appena tre settimane.

Per il Centro studi di Unimpresa, il Ferragosto 2026 conferma tre tendenze strutturali: il turismo è una delle principali filiere di distribuzione del reddito verso le piccole imprese; la clientela straniera assume un ruolo sempre più decisivo; l’aumento del costo delle vacanze accentua però la distanza tra le famiglie con elevata capacità di consumo e quelle costrette a ridurre le spese discrezionali.


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