In un mercato del lavoro sempre più selettivo, entrare nel mondo del lavoro per un giovane laureato sta diventando una sfida sempre più difficile, soprattutto quando alle difficoltà occupazionali si aggiungono retribuzioni basse, precarietà e la richiesta di esperienza anche per chi si affaccia per la prima volta al mercato del lavoro. Il tema, evidenziato anche dai più recenti dati nazionali, assume una particolare rilevanza in Basilicata, dove la questione occupazionale dei giovani qualificati si intreccia inevitabilmente con lo spopolamento e la perdita di capitale umano. I numeri dell’Università degli Studi della Basilicata fotografano una situazione che merita attenzione. Nel 2025 sono stati 759 i giovani laureati dell’Ateneo lucano, 400 dei quali con una laurea di primo livello e 359 con una laurea magistrale. Tra i laureati di primo livello che non proseguono gli studi, a un anno dal conseguimento del titolo il tasso di occupazione si attesta al 61%, con una retribuzione media di circa 1.212 euro netti mensili, contro i 1.491 euro della media nazionale. Anche per i laureati magistrali, sebbene il tasso di occupazione raggiunga il 76% a un anno dalla laurea, la retribuzione media è di 1.419 euro netti mensili, inferiore alla media nazionale di 1.495 euro. A cinque anni dalla laurea magistrale il tasso di occupazione arriva al 92%, ma anche in questo caso la retribuzione media rimane inferiore al dato nazionale: 1.711 euro contro 1.903 euro. “Questi numeri,sottolinea Gerardo de Grazia, Segretario regionale della Confsal Basilicata, ci dicono che il problema non è soltanto creare occupazione, ma creare occupazione di qualità. Non possiamo considerare normale che un giovane che ha investito anni nello studio debba entrare nel mercato del lavoro attraverso tirocini sottopagati, contratti precari o retribuzioni che non consentono una reale autonomia.” Il problema riguarda anche la struttura della domanda di lavoro regionale. Le più recenti previsioni Excelsior evidenziano infatti una limitata richiesta di personale laureato, mentre una larga parte delle assunzioni programmate riguarda contratti a termine. A questo si aggiunge la richiesta di esperienza professionale specifica, che rischia di creare un paradosso: si chiede esperienza proprio a chi dovrebbe avere la possibilità di iniziare il proprio percorso professionale. “È proprio qui che si crea il cortocircuito, continua de Grazia, da una parte chiediamo ai nostri ragazzi di studiare, specializzarsi e acquisire competenze; dall’altra, quando arrivano sul mercato del lavoro, ci troviamo davanti a un sistema che offre poche opportunità coerenti con la formazione ricevuta e spesso pretende esperienza da chi è appena uscito dall’università.” Per la Confsal Basilicata, dunque, il tirocinio può essere uno strumento di ingresso e formazione, ma non può diventare una condizione permanente né una modalità per sostituire il lavoro vero e proprio.C’è inoltre un dato che deve far riflettere: oltre il 75% dei laureati dell’Unibas occupati lavora nel Mezzogiorno e il 55% è occupato proprio in Basilicata. “Questo dimostra che trattenere i nostri giovani è possibile, afferma de Grazia. Ma per farlo dobbiamo offrire loro una ragione concreta per restare: lavoro stabile, salari dignitosi, possibilità di crescita professionale e servizi adeguati.
La Confsal Basilicata sottolinea come queste problematiche non siano nuove e come, già da tempo, il sindacato abbia avanzato alla Regione Basilicata proposte concrete. “Come Confsal Basilicata, ricorda de Grazia, da tempo abbiamo proposto alla Regione la realizzazione di un vero e proprio database regionale delle competenze. Uno strumento che consenta di conoscere e valorizzare le professionalità presenti sul territorio, mettendole in relazione con i percorsi formativi, i fabbisogni delle imprese e le opportunità occupazionali.” Un sistema di questo tipo, secondo la Confsal, consentirebbe di programmare meglio le politiche attive del lavoro, orientare la formazione verso le reali esigenze produttive e creare un collegamento più efficace tra università, giovani e imprese.
“Abbiamo proposto anche la sottoscrizione del ‘Protocollo Basilicata 2026–2036. Patto per lo Sviluppo, il Lavoro e le Future Generazioni’, prosegue de Grazia,perché riteniamo che la Basilicata abbia bisogno di una visione di lungo periodo. Non possiamo affrontare lo spopolamento, la fuga dei giovani e la debolezza del mercato del lavoro attraverso interventi episodici e frammentati.” Per la Confsal Basilicata occorre un patto decennale capace di mettere attorno allo stesso tavolo Regione, parti sociali, sistema delle imprese, università e istituzioni, definendo obiettivi concreti e verificabili su occupazione, salari, formazione, sviluppo industriale, innovazione e permanenza dei giovani sul territorio. “Gli incentivi alle assunzioni possono rappresentare uno strumento utile, ma non possono diventare l’unica risposta, sottolinea de Grazia . Serve una strategia complessiva che colleghi università, formazione, imprese e politiche del lavoro. Dobbiamo incentivare le assunzioni stabili, favorire il ricambio generazionale, sostenere le imprese che investono in ricerca e innovazione e aumentare la domanda di lavoro qualificato.”La Basilicata, secondo la Confsal, non può permettersi di assistere passivamente alla partenza dei propri giovani. “Formare un giovane e poi costringerlo ad andare via significa perdere due volte: perdiamo una persona, ma soprattutto perdiamo competenze, energie e futuro. La Basilicata non ha bisogno di finanziare soltanto l’attesa dei giovani: ha bisogno di finanziare il loro futuro.”La Confsal Basilicata ribadisce quindi la necessità di aprire un confronto con la Regione, il sistema universitario, le imprese e le altre parti sociali per costruire una vera strategia regionale per l’occupazione qualificata, mettendo al centro giovani, stabilità occupazionale, salari dignitosi e contrasto alla fuga dei cervelli. “Il database delle competenze e il Protocollo Basilicata 2026–2036 sono proposte che abbiamo già messo sul tavolo, conclude de Grazia. Ora è il momento di trasformarle in strumenti concreti di programmazione. Perché il futuro della Basilicata non può essere affidato alla rassegnazione: deve essere costruito insieme, oggi.”
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