Chi è Michal Strnad, il nuovo socio forte di Pirelli: la difesa, le concessionarie Ferrari e gli investimenti in Italia. Perché potrebbe salire nella Bicocca


di
Francesco Bertolino

Il 34enne imprenditore ceco controlla il maggior produttore occidentale di munizioni di piccolo calibro e ha rilevato il 14% di Pirelli dai cinesi di Sinochem per un miliardo: «Non è un limite massimo», dice. I colloqui con Tronchetti e il governo

La Repubblica Ceca conta circa 11 milioni di abitanti e un prodotto interno lordo di circa 350 miliardi, sei volte meno rispetto all’Italia. Eppure, il Paese ha assunto negli ultimi anni un ruolo cruciale nel panorama finanziario europeo. Merito di una schiera di nuovi miliardari molto intraprendenti e altrettanto attivi in Italia: Daniel Kretinsky, socio di controllo di Unieuro, Karel Komarek, azionista di Ferretti, Marek Dospiva, proprietario di Dr Max e Farmacie Italiane. L’ultimo ad affacciarsi sul Bel Paese è stato il 34enne Michal Strnad che, con un investimento di quasi un miliardo, ha rilevato il 14% di Pirelli dai cinesi di Sinochem. E ora non esclude di poter salire ancora nel capitale del produttore di pneumatici.

La storia di Csg

Nonostante la giovane età, Strnad è al controllo e alla guida di un dei più importanti gruppi europei della difesa: Czechoslovak Group, meglio noto come Csg, quotato ad Amsterdam da gennaio. A fondarlo, con il nome di Excalibur Army, è stato il padre Jaroslav che nel 1995 iniziò a comprare, riparare e modernizzare armi, carri armati ed altri equipaggiamenti dell’era sovietica per poi rivenderli, principalmente, in Africa. L’azienda rimase così per un paio di decenni fuori dai radar del mercato, realizzando però alcune acquisizioni importanti, fra cui quella dello storico produttore di veicoli fuoristrada Tatra Trucks nel 2013.





















































Il passaggio generazionale

Quell’anno, a soli 21 anni, Michal diventò ceo di Csg. Cinque anni più tardi, il padre Jaroslav gli passò la proprietà dell’intero gruppo per creare una holding industriale, Ce Industries, che indiscrezioni (presto smentite) hanno accostato all’acciaieria ex-Ilva di Taranto. Il passaggio generazionale tanto accelerato destò sorpresa, ma portò al timone di Csg un volto nuovo, privo di legami con l’era post-sovietica e capace di imprimere una svolta strategica e geografica al gruppo.

La crescita dei ricavi

Sotto la guida di Michal, Csg ha ampliato il suo spettro di attività, specializzandosi in particolare sulla produzione di munizioni di piccolo calibro. E ha allargato il suo raggio d’azione, acquisendo un impianto in Spagna. La svolta per l’azienda di Praga è arrivata nel 2022, con l’inizio della guerra in Ucraina. Csg non è solo diventata uno dei maggiori fornitori di munizioni all’esercito di Kiev, che l’anno scorso ha rappresentato il 27% del suo fatturato, ma ha anche ricevuto ordini in serie dagli altri Paesi europei, desiderosi di ricostituire le loro scorte di armamenti. Nel volgere di cinque anni, i ricavi sono passati dai 563 milioni del 2021 ai 6,7 miliardi del 2025, facendo di Csg il maggior produttore occidentale nel piccolo calibro. Un ruolo rafforzato anche grazie all’acquisizione per circa 2 miliardi dell’americano The Kinetic Group, titolare dei proiettili Remington e Federal.

Le controllate in Italia

Le attese di Strnad sono per un’ulteriore crescita nei prossimi anni. «Considerato lo scenario, prevediamo che la spesa per la difesa e l’industria della difesa continueranno a crescere nei prossimi 15 anni», dice il giovane imprenditore in un’intervista a L’Economia, la sua prima in Italia. Csg si sta attrezzando per rispondere alla domanda. Nel 2022 ha comprato la lecchese Fiocchi Munizioni, uno dei principali produttori di munizioni, con fabbriche in Italia, Regno Unito e Stati Uniti. Sono poi arrivate, sempre in Italia, le acquisizioni dell’80% della bresciana Armi Perazzi, specializzata nei fucili per cacciatori e tiratori sportivi, e della bolognese Baschieri & Pellagri, attiva nella fabbricazione di cartucce da caccia e da tiro.

Il ruolo del Paese

Stando a indiscrezioni mai smentite, Csg ha partecipato anche all’asta per Iveco Defence Vehicles, poi aggiudicata a Leonardo per 1,6 miliardi. L’obiettivo era inserirsi nella ricca commessa per i nuovi carri armati dell’esercito italiano, attualmente appannaggio di Leonardo e Rheinmetall, ma potenzialmente aperta ad altri gruppi. «Conosciamo bene sia Leonardo sia Rheinmetall e collaboriamo con loro su altri progetti», dice Strnad, senza commentare riguardo «alla possibile partecipazione a specifici programmi di approvvigionamento». L’Italia «riveste un’importanza strategica per Csg» come sede di Fiocchi e mercato di sbocco. «Continueremo a valutare opportunità di investimento nel Paese, esclusivamente focalizzate sulla difesa».

La diversificazione

Strnad intanto diversifica in proprio: negli ultimi anni ha investito in diversi progetti immobiliari, ha comprato gli importatori ufficiali di Ferrari e Maserati nella Repubblica Ceca ed è diventato azionista di maggioranza del club di calcio ceco Viktoria Plzen. La quotazione di Csg ha poi consentito a Strnad di incassare circa 3 miliardi, mantenendo una quota nel gruppo dell’85% che costituisce il grosso del suo patrimonio stimato in oltre 17 miliardi di euro.

L’opportunità Pirelli

Forte di questa potenza di fuoco, Strnad ha fondato con altri due soci un gruppo di investimento, Akipia, «con l’obiettivo — spiega — di concentrarci su opportunità di alta qualità al di fuori della difesa». La prima occasione colta è stata l’ingresso in Pirelli, con un accordo siglato a fine luglio, ma coltivato per mesi. «L’opportunità si è presentata quando Sinochem ha deciso di ridurre la propria partecipazione» dal 34,1 all’attuale 20,1%, racconta Strnad. «Consideriamo Pirelli un investimento a lungo termine — prosegue — e la partecipazione del 14% non costituisce un limite massimo, sebbene al momento non abbiamo alcun piano specifico per aumentarla». Insomma, se i cinesi di Sinochem decidessero di scendere sotto la soglia del 10% di Pirelli, facendo così decadere i paletti imposti dal golden power del governo, Strnad si farebbe probabilmente trovare pronto.

I piani per il futuro

Nel frattempo, Akipia è già il terzo socio del gruppo degli pneumatici e, pur non avendo «preso alcuna decisione in merito a una rappresentanza nel cda», intende «mantenere un dialogo costruttivo con la società», sostiene l’imprenditore. Così, nelle scorse settimane, Strnad e i manager di Akipia hanno avuto modo di discutere «con il management di Pirelli, con Marco Tronchetti Provera e con rappresentanti del governo italiano», rivela. «Abbiamo spiegato che, per Akipia, si tratta di un investimento di lungo termine e che sosteniamo pienamente la strategia di Pirelli, il suo management il suo continuo sviluppo come campione industriale italiano di rilevanza globale».

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14 settembre 2026


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