Dal lato delle entrate si parlerà di casse previdenziali, fondi ed extraprofitti. Senza mettere a rischio la reputazione: se il Pil a fine anno farà numero tondo, l’Italia potrebbe crescere nel gradimento di mercati e osservatori
L’espressione «sentiero stretto» è dell’ex ministro Pier Carlo Padoan che la coniò per spiegare lo sforzo che il titolare del Mef deve fare per conciliare la tenuta dei conti pubblici con le politiche dello sviluppo e quanto, dal punto di vista finanziario, quest’impegno si misuri con spazi angusti. La stessa espressione verrebbe oggi da utilizzare per descrivere il compito che aspetta il successore di Padoan, Giancarlo Giorgetti, per riuscire nello stesso sforzo. Molte sono le differenze ovviamente: Padoan guardava a uno schieramento di centro-sinistra e a un certo tipo di constituency, Giorgetti deve tener presente le istanze di una maggioranza di centro-destra e di un altro tipo di elettorato organizzato. Ma qualche elemento in comune c’è.
Le divisioni
Il ministro lombardo poi vede pendere sul suo capo una complicazione aggiuntiva, il suo partito oggi è profondamente spaccato tra la componente salviniana e quella dei governatori nordisti, personalmente è stato molto attento a non schierarsi anche se culturalmente tutti lo sanno legatissimo alla tradizione bossiana. Il risultato è che i giornali di questi giorni collocano Giorgetti non tra i compagni di cordata dei governatori Fontana-Zaia-Fedriga bensì nella categoria dei saggi assieme a Roberto Calderoli. Oltre però alle esigenze di diplomazia interna, che per un ministro così “pesante” sono necessarie, Giorgetti dovrà mediare nelle sue scelte tra i contenuti più provocatori lanciati a ripetizione sui social dal suo segretario Matteo Salvini e i messaggi da mandare al retroterra sociale della Lega (Pmi in testa).
Le elezioni che si avvicinano
Detto degli interna corporis del Carroccio, il sentiero stretto del titolare del Mef lo si intravede soprattutto nella difficoltà di contemperare un certo rigore di finanza pubblica — quello che gli ha fatto meritare addirittura le lodi dell’Economist — con le esigenze elettorali della coalizione di centro destra e della stessa premier Giorgia Meloni. Che, sia chiaro, in tutti i passaggi-chiave ha sempre spalleggiato le scelte sagge del suo ministro, ma che vuole vincere le prossime elezioni politiche ad ogni costo. E al di là della legge di bilancio non ci sono altri provvedimenti da far approvare in Parlamento che abbiano lo stesso valore e che raggiungano così tante platee elettorali. Di conseguenza alla domanda su quale impostazione Giorgetti darà alla prossima finanziaria la risposta di chi conosce il merito non può che essere: «elettoralistica». Cum grano salis, aggiungono: il ministro non ha nessuna voglia di sacrificare la sua reputazione sull’altare della spesa facile e di un elenco di provvedimenti di taglio populista.
Il Pil all’un per cento
Intanto a Cernobbio, intervenendo al forum Ambrosetti, Giorgetti ha fornito un numero: il pil del 2026 arriverà all’uno per cento. Ora chiarendo che stiamo parlando di decimali di punto e purtroppo siamo sempre nel pianeta Zero Virgola il valore, anche simbolico, di toccare quota 1 non è del tutto secondario e si basa sullo 0,8% già acquisito dovuto a un discreto secondo trimestre. Il ministro ha poi aggiunto che «non siamo stati dei fenomeni, ma la barca è rimasta in galleggiamento» e ha garantito che continuerà su una linea di gestione oculata del debito per rassicurare i mercati. «Siamo più considerati e stimati all’estero che in patria», ha chiosato e poi ha coniato anche lui un’espressione nuova attribuendola a sé stesso. «Sono un sovranista pragmatico». Nessuno gli ha chiesto chi fossero, invece, i sovranisti non pragmatici e quindi Giorgetti ha potuto evitare anche solo di accennare al suo segretario Salvini.
Ma fatte queste necessarie considerazioni di preambolo, quali saranno le scelte, pur elettoralistiche, che Giorgetti cercherà di imprimere nella lunga e vivace discussione sulla legge di bilancio?
Il programma tra Casse, extraprofitti e tassazione
Una novità che viene definita «strutturale» e che il ministro vuole inserire (non si sa ancora come) riguarda gli investimenti dei fondi e le Casse previdenziali. Da sovranista pragmatico il ministro leghista vuole che il risparmio degli italiani non prenda la via dei mercati esteri, segnatamente quello americano, e invece sia impiegato per agevolare investimenti, aziende e ricerca in Italia. Sembra che i tecnici stiano completando una sorta di mappatura del risparmio italiano e dei suoi percorsi proprio per rendere praticabile questa svolta «strutturale». Si tratterà di pura moral suasion oppure l’invito — per usare un eufemismo — a investire in Italia sarà più pressante e cogente? È presto per dirlo, ma il tema va tenuto a mente in attesa delle prossime mosse. Altro argomento che potremmo inserire nella cartelletta delle «relazioni con i poteri forti» investe il tema degli extraprofitti sia delle società energetiche sia delle banche. Giorgetti dovrà tener conto di un orientamento favorevole di Salvini e di una contrarietà di Forza Italia, delle rimostranze delle grandi partecipate pubblica e probabilmente dell’Abi: i bookmaker danno come esito possibile una mediazione e il varo di una formula intermedia, come già accaduto in passato.
Fermare la fuga dei giovani
Ma veniamo alle platee elettorali in carne e ossa. L’idea che Giorgetti ha ventilato a Cernobbio è quella della flat tax per i giovani. Si tratterebbe di una tassazione agevolata per gli aumenti di stipendio riconosciuti a dipendenti sotto una soglia di età, in modo da contrastare la fuga all’estero e sostenere i salari più bassi. Per agevolare la quadratura dei conti con le imprese, chiamate dal ministro a cooperare, potrebbe essere previsto un incentivo fiscale sulle buste paga, come già fatto in occasione degli aumenti contrattuali. Come platea elettorale privilegiata di un ministro leghista non potranno mancare le partite Iva: dovrebbe essere innalzata a 100 mila euro la soglia della flat tax dei lavoratori autonomi come da più parti sul territorio viene richiesto a gran voce. Per le partite Iva dovrebbero essere «pescate» dalla legislazione Zes per il Sud alcune misure di semplificazione ad hoc con efficacia su tutto il territorio nazionale. La terza platea elettorale che verrà rassicurata (concretamente) è quella dei pensionandi con una misura – non facile da scrivere – per il ritiro anticipato a 64 anni. In questo modo si toccherebbe la legge Fornero ma senza sfasciare i conti, ha promesso Giorgetti. Vedremo se questo sentiero si rivelerà anch’esso stretto, come una critica immediata proprio dell’ex ministra Elsa Fornero lascia presagire.
Questo è il menù che il titolare del Mef ha in testa e vorrà portare avanti sapendo che ogni partito della coalizione sventolerà le sue bandierine: la Lega ha già organizzato un convegno ad hoc e Forza Italia, ad esempio, sostiene a gran voce le ragioni del ceto medio.
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