Chiusa la fase straordinaria del PNRR, per gli otto Competence Center Industria 4.0 si apre una nuova stagione. I Centri resteranno infatti uno dei pilastri della strategia italiana per il trasferimento tecnologico, con un ruolo centrale nell’accompagnare le imprese, e in particolare le PMI, nei percorsi di innovazione e adozione delle nuove tecnologie.
È in questa prospettiva che va letto l’evento “Competence Center: impatti e best practice nel Tech Transfer dal PNRR alle nuove progettualità”, organizzato il 28 settembre al MIMIT. Un appuntamento che è servito da un lato a fare il punto sui risultati ottenuti grazie alle risorse del PNRR e dall’altro a delineare il ruolo che i Competence Center potranno avere nel nuovo assetto delle politiche per l’innovazione.
Sul primo fronte, la “Ricerca sull’impatto della misura PNRR M4C2 Inv2.3 applicata ai Competence Center nazionali”, condotta dall’Università di Padova con il Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha fornito una prima valutazione degli effetti prodotti dagli interventi dei Centri sulle imprese. Risultati che abbiamo già presentato in anteprima e sui quali torneremo con ulteriori approfondimenti.
Sul secondo fronte c’è invece la nuova Strategia nazionale 2026-2028 sul trasferimento tecnologico, adottata a giugno 2026 da MIMIT e MUR, che punta a riordinare un ecosistema dell’innovazione diventato negli anni sempre più articolato, concentrando le risorse sugli strumenti che hanno dimostrato di funzionare e riducendo sovrapposizioni e frammentazioni.
In questo quadro si inserisce anche la nascita dell’Associazione Competence Center Italia, costituita proprio in occasione dell’evento romano per riunire ufficialmente in un’unica rete nazionale gli otto Centri ad alta specializzazione. Un passaggio che rafforza l’idea di una loro evoluzione da strumenti legati a singole misure di incentivazione a infrastruttura stabile della politica industriale italiana.
Superare i fondi a pioggia e guidare le PMI oltre la paura dell’innovazione
Nel tracciare le coordinate politiche e la visione dell’esecutivo, Valentino Valentini, Viceministro delle Imprese e del Made in Italy, ha voluto aprire e poi concludere i lavori della giornata richiamando la necessità di una trasformazione strutturale nella gestione delle risorse pubbliche.
“La fase del PNRR è finita, ora entriamo in una fase più complessa. Il lavoro svolto è stato positivo e da parte nostra, come Pubblica Amministrazione, dobbiamo essere in grado di fare ordine in una complessità mai esistita prima”, ha commentato il Viceministro.
Proprio in questa ricerca di continuità si inserisce il ruolo dei Competence Center, individuati dal ministero come l’infrastruttura chiave per tradurre la digitalizzazione in processi produttivi concreti ed evitare che le piccole e medie imprese, intimorite dal ritmo serrato dell’innovazione tecnologica, si arrestino di fronte al cambiamento.
“Con l’avvento dell’intelligenza artificiale abbiamo visto presentati più modelli di AI nell’ultimo mese che negli scorsi anni. Questo vuol dire ritrovarsi davanti a piccole e medie imprese sempre più disorientate. I Competence Center – che nel tempo si sono sviluppati in territori dove hanno coltivato una loro rete e credibilità – sono fondamentali soprattutto per sostenere le filiere produttive, che sono lo strumento attraverso cui le nostre PMI sono in grado di competere. Consentono di testare e sperimentare subito le nuove applicazioni, permettendo alle PMI di applicare subito le innovazioni”, ha aggiunto il Viceministro.

Dai dieci anni di Industria 4.0 alla spinta per la collaborazione tra ricerca e PMI
Marco Calabrò, Capo del Dipartimento per le politiche e per le imprese del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha voluto tracciare un bilancio di un decennio di evoluzione della politica industriale, dal primo piano Industria 4.0 del 2016 fino all’attuale iperammortamento (o nuovo piano Transizione 5.0).
Gli effetti di questa stagione di incentivi, e i limiti che ancora permangono, sono resi evidenti in alcune delle ultime rivelazioni che evidenziano, ad esempio, come la spesa per innovazione sia cresciuta del 5% nelle piccole imprese – soprattutto per quanto riguarda processi e prodotti. Un dinamismo che posiziona l’Italia al sesto posto in Europa per aziende innovatrici, con oltre 8 punti recuperati nel confronto con la Germania rispetto al 2019. Permane tuttavia un collo di bottiglia strutturale legato all’isolamento delle realtà minori: appena il 4,9% delle piccole imprese collabora con il mondo universitario e della ricerca, a fronte di una media generale che sfiora il 30%.
Questa distanza porta spesso gli imprenditori ad affrontare la tecnologia in modo occasionale o guidati da un’emergenza del momento. “L’investimento deve cessare di essere un bisogno isolato”, ha sottolineato Calabrò, evidenziando come la digitalizzazione debba trasformarsi in una relazione continua e strutturata tra azienda ed ecosistema dell’innovazione.
I risultati dell’ultimo ciclo operativo dimostrano l’efficacia dell’affiancamento sul campo: gli otto Competence Center nazionali hanno servito oltre 4.700 aziende con un alto livello di addizionalità, attivando progetti che le Pmi non avrebbero mai avviato da sole.
Per superare le sovrapposizioni e accompagnare la crescita dell’industria lungo l’intero ciclo tecnologico, le istituzioni puntano ora a una regia integrata e semplificata.
“Con la nuova strategia MIMIT e MUR collaborano per seguire le imprese lungo tutto il ciclo di vita dell’innovazione, dal TRL 1 al TRL 9”, ha affermato Calabrò, aggiungendo che “la nascita dell’Associazione Competence Center Italia risponde all’esigenza di avere un unico interlocutore che metta insieme le eccellenze del sistema, assicurando chiarezza, semplificazione e continuità di rapporti per le piccole imprese”.


Prossimità territoriale, razionalizzazione e cultura delle metriche
Dalla dimensione strategica e dal coordinamento ministeriale, l’attenzione dell’incontro si è spostata sui meccanismi operativi con cui l’infrastruttura dell’innovazione agisce sul tessuto economico.
“I Competence Center hanno dimostrato di funzionare soprattutto quando agiscono radicati negli ecosistemi industriali di riferimento, operando come sentinelle e termometri per raccogliere i fabbisogni reali delle imprese”, ha spiegato Raffaele Spallone, Dirigente della Divisione Politiche per la digitalizzazione delle imprese, l’innovazione e l’analisi dei settori produttivi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, sottolineando il valore della prossimità fisica nei processi di adozione tecnologica.
Un presidio capillare rafforzato dal riordino della rete, che ha visto la razionalizzazione degli European Digital Innovation Hub, ridotti da 37 a 10 soggetti coordinati per eliminare sovrapposizioni e definire competenze trasparenti.
Accanto alla presenza fisica e alla semplificazione organizzativa, la nuova fase delle politiche industriali impone la diffusione di una rigorosa cultura della valutazione, superando la semplice rendicontazione amministrativa della spesa.
“Un vecchio adagio di politica industriale ricorda che non si può migliorare ciò che non si può misurare”, ha evidenziato Spallone, richiamando come la misurazione dell’impatto applicata alla misura PNRR M4C2 Inv2.3 – che ha visto l’utilizzo di oltre 180 milioni di euro per erogare quasi 5.000 servizi – costituisca il presupposto per l’analisi controfattuale.
L’introduzione di indicatori di prestazione oggettivi diventa così il parametro indispensabile per orientare le risorse verso le strutture che generano il maggior valore per il sistema economico.


Nocivelli: “Un modello che funziona”
Secondo Marco Nocivelli, Vice Presidente di Confindustria con delega alle Politiche Industriali e Made in Italy, “i Competence Center sono stati un’ottima intuizione per permettere alle PMI, che rappresentano il cuore pulsante dell’industria italiana, di comprendere e applicare concretamente le nuove tecnologie”.
È da apprezzare in particolare – aggiunge – il fatto che l’intervento dei Competence Center sia riuscito letteralmente a raddoppiare l’impatto e la penetrazione dell’IA nel tessuto produttivo italiano.
Nocivelli insiste poi sull’importanza di lavorare sulle competenze. “La conoscenza ha un valore unico perché, una volta trasferita, genera un effetto moltiplicativo permanente che resta all’azienda”, dice. Per questo “è fondamentale stabilizzare questo modello e continuare a reinsegnare e accompagnare le imprese lungo la transizione digitale”.
La nuova strategia MIMIT-MUR e la svolta per i Competence Center
A dare concretezza alle azioni necessarie per indirizzare il futuro del trasferimento tecnologico dopo la fase del PNRR è la nuova Strategia triennale nazionale sul trasferimento tecnologico 2026-2028, adottata congiuntamente da MIMIT e MUR.
“Il trasferimento tecnologico non è un concetto limitato al mondo della ricerca, ma un fattore determinante per la competitività del sistema produttivo e la crescita del Paese”, ha affermato Davide Amorosi, Vice Capo di Gabinetto Vicario del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ribadendo la necessità di superare la storica frammentazione di soggetti e strumenti per concentrare le risorse pubbliche e private sulle tecnologie critiche.
Il piano punta a ricomporre il divario tra l’eccellenza della ricerca scientifica e la sua concreta traduzione sul mercato attraverso una Cabina di regia interministeriale, chiamata a definire roadmap condivise nei settori strategici.
In questo quadro programmatico l’operatività dei centri ad alta specializzazione compie un salto di qualità istituzionale.
“I Competence Center operano nella fascia decisiva ad alto TRL, quella della dimostrazione, della sperimentazione e dell’adozione industriale: per questo non possono più essere considerati semplici beneficiari di bandi, ma veri e propri soggetti attuatori della politica industriale nazionale“, ha sottolineato Amorosi, delineando l’integrazione delle strutture con i canali del Fondo per il trasferimento tecnologico e i programmi europei.


Una rete unitaria per il Paese: la firma dell’Associazione Competence Center Italia
L’avvio della governance interministeriale e la nascita dell’Associazione Competence Center Italia segnano la transizione verso una stagione di maturità per l’ecosistema dell’innovazione.
L’intesa raccoglie l’eredità del ciclo di finanziamenti europei per proiettarla in una dimensione strutturale, mettendo a disposizione delle imprese e delle istituzioni un interlocutore semplificato.
La sigla del contratto di associazione e dello statuto ha visto l’adesione contestuale dei vertici di tutte le otto strutture ad alta specializzazione: Antonio Frisoli, Presidente di Artes 4.0; Paolo Spagnoletti, Presidente di Cyber 4.0; Stefano Cattorini, Ceo del Bi-Rex; Enrico Pisino, Amministratore Delegato di Cim4.0; Miriam Merenda, direttrice del Made 4.0; Angelo Giuliana, Direttore Generale di Meditech; Eleonora Di Maria, Presidente di Smact; Paola Girdinio, Presidente di Start 4.0.
La nascita dell’associazione segna così un ulteriore passo verso un coordinamento più stabile degli otto Competence Center, con l’obiettivo di valorizzarne le competenze complementari, rafforzare il presidio sui territori e offrire alle imprese un interlocutore più riconoscibile all’interno dell’ecosistema nazionale del trasferimento tecnologico.

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