Mettere in rete imprese, università, centri di ricerca e pubblica amministrazione, partendo dalle specializzazioni produttive dei territori. È l’obiettivo delle Zone di innovazione e sviluppo (Zis), strumento di politica industriale promosso dalla Regione Lombardia per rafforzare gli ecosistemi produttivi e facilitare soprattutto alle Pmi l’accesso a innovazione, competenze e tecnologie.
Le prime sei candidature danno già un’idea della varietà dei settori coinvolti. Si va dalla meccatronica a Bergamo alla riabilitazione e longevità a Lecco, dall’agroindustria e agritech tra Cremona, Brescia, Lodi e Mantova all’intelligenza artificiale a Milano. A queste si sono aggiunte le proposte dedicate al tessile e abbigliamento tra Como e Varese e alle scienze della vita a Milano. «Entro la fine dell’anno puntiamo a definire e certificare le prime Zis», spiega Guido Guidesi, assessore allo sviluppo economico di Regione Lombardia. «Siamo nella fase negoziale con i soggetti che hanno presentato le candidature. Stiamo cercando di creare nuove connessioni, mettere insieme eventuali tasselli mancanti e rafforzare i contenuti dei piani strategici presentati», aggiunge.
L’obiettivo è innanzitutto far dialogare realtà che spesso procedono separatamente. «Pensiamo alla connessione con il mondo della ricerca e con i dipartimenti universitari, che può favorire l’innovazione e la capacità di anticipare i cambiamenti», osserva Guidesi.
La rete può inoltre creare nuove occasioni di collaborazione tra imprese, mettendo in contatto aziende con competenze complementari e favorendo lo sviluppo di progetti comuni, anche lungo le filiere produttive. A questo si aggiunge la possibilità di costruire percorsi formativi più vicini alle competenze richieste dal sistema produttivo.
Un’impostazione che, per Valentino Ditoma, managing director, head of local public sector & health di Ntt Data Italia, richiede nuovi strumenti di collaborazione. «Nelle Zis l’innovazione è necessariamente un processo collettivo, ma imprese, amministrazioni, università e ricerca hanno linguaggi, priorità e tempi diversi. La tecnologia può offrire loro un ambiente operativo comune, fatto di dati condivisi, processi interoperabili, regole chiare e obiettivi verificabili», afferma.
La crescita degli investimenti
Un ruolo centrale spetta alla digitalizzazione. Negli ultimi anni, anche grazie al Pnrr, sono cresciuti gli investimenti nella trasformazione digitale della Pa. Il passaggio successivo è tradurre questo processo in benefici concreti anche per le imprese. «Dobbiamo passare dalla digitalizzazione alla creazione di valore. La sfida non è aggiungere tecnologia, ma trasformare gli investimenti realizzati in una capacità permanente di innovazione», sottolinea Ditoma. Per le aziende questo significa innanzitutto semplificazione. «Il vantaggio concreto si misura nella vita quotidiana delle imprese: meno tempo per ottenere un’autorizzazione, procedure più semplici per accedere a un incentivo, dati affidabili per assumere decisioni e amministrazioni capaci di rispondere con maggiore rapidità e certezza», osserva il managing director, per il quale occorre intervenire sull’intera catena amministrativa. «Molti procedimenti coinvolgono più enti e, per la stessa pratica, un’impresa deve spesso interagire con amministrazioni diverse. Se l’innovazione riguarda soltanto alcuni anelli della catena, la qualità complessiva del servizio finisce inevitabilmente per allinearsi a quella dell’amministrazione meno evoluta», aggiunge. Per la Lombardia la sfida riguarda soprattutto un tessuto manifatturiero caratterizzato da una forte presenza di Pmi, che non sempre dispongono delle risorse necessarie per sperimentare nuove tecnologie. «Le Zis possono contribuire ad accelerare la trasformazione digitale e la transizione verso una maggiore sostenibilità ambientale e un uso più efficiente delle risorse», spiega Guidesi. «Da qui possono nascere nuovi prodotti e nuove applicazioni tecnologiche capaci di rendere le imprese più produttive e quindi più competitive», aggiunge l’assessore.
L’impatto atteso non riguarda soltanto l’innovazione delle imprese, ma più in generale la capacità dei territori di crescere e creare occupazione. Secondo Guidesi, il modello può contribuire da un lato a rendere le aziende più stabili e competitive e, dall’altro, a creare nuove opportunità di lavoro per le giovani generazioni. Far funzionare un ecosistema composto da imprese, amministrazioni, università e centri di ricerca richiede però non soltanto strumenti tecnologici, ma anche regole e modalità di collaborazione condivise.
I 3 nodi principali
Ditoma individua tre nodi principali: la governance, che richiede obiettivi, responsabilità e regole chiare nell’utilizzo dei dati; l’interoperabilità, indispensabile per consentire a sistemi e informazioni di dialogare; e la fiducia, legata alla sicurezza, alla protezione dei dati, alla trasparenza e al controllo sulle componenti strategiche. In questo quadro, anche l’efficienza della pubblica amministrazione può incidere sulla competitività del sistema produttivo. «La Pa deve naturalmente operare nel rispetto delle regole, ma può farlo facilitando il rapporto con le imprese e accompagnandole nei diversi passaggi amministrativi», osserva Guidesi. «Quando amministrazioni pubbliche e aziende riescono a lavorare insieme, un sano rapporto tra pubblico e privato diventa esso stesso un elemento di competitività», aggiunge l’assessore.
Tra le tecnologie che possono contribuire a semplificare il rapporto tra imprese e amministrazioni c’è anche l’intelligenza artificiale. Come osserva Ditoma, «l’IA può analizzare norme, regolamenti e documenti amministrativi, trasformando un labirinto di informazioni complesse in indicazioni operative chiare e immediate».
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link


