#Finsubito news dalla rete – NEL POOL DI RICERCA ANCHE LA SCUOLA IMT


RICERCATORI EUROPEI PRESENTANO SU “SCIENCE” PROPOSTE DI RIFORMA PER L’INNOVAZIONE NELL’UE: NEL POOL DI RICERCA ANCHE LA SCUOLA IMT

Il
Policy Forum di Science propone un percorso più chiaro dalla scoperta
al mercato, un maggiore sostegno alle idee ad alto rischio e migliori
incentivi per gli imprenditori accademici

Lucca,
28 Settembre 2026 – L’Europa potrebbe trasformare più scoperte
scientifiche in nuove tecnologie, prodotti e imprese modificando il modo
in cui finanzia l’innovazione e sostiene i ricercatori, secondo il
paper pubblicato su
Science Enhancing Europe’s Competitiveness by Empowering Researchers as Innovators.

L’articolo, a cui ha contribuito anche il professore Marco Paggi
della Scuola IMT Alti Studi Lucca, propone un percorso più continuo
dalla ricerca fondamentale alla commercializzazione, procedure di
finanziamento più semplici e misure per favorire l’imprenditorialità
all’interno delle università. Secondo il paper, inoltre, rimangono
ancora molti ostacoli istituzionali da superare, mentre i meccanismi di
finanziamento impediscono all’eccellenza scientifica di generare
pienamente il proprio impatto economico e sociale.

Il lavoro è un’iniziativa di INPACT!,
la rete nata nel 2023 che riunisce oltre 120 ricercatori-innovatori
provenienti da più di 20 Paesi dello Spazio europeo della ricerca,
principalmente ricercatori finanziati dallo
European Research Council (ERC).
Il lavoro combina l’esperienza diretta dei ricercatori con l’analisi
economica dei programmi europei di finanziamento, per individuare
riforme che potrebbero rafforzare la capacità dell’Europa di tradurre la
ricerca in innovazione.

«L’Europa dispone
di una ricerca di frontiera di assoluta eccellenza, ma troppo spesso i
risultati più promettenti non riescono a superare la distanza che separa
la scoperta scientifica dalla sua valorizzazione. È quindi necessario
costruire un sistema realmente integrato tra ricerca e innovazione,
sostenuto da finanziamenti pubblici europei più continui, semplici e
adeguati anche alle fasi iniziali ad alto rischio. Solo così potremo
trasformare più efficacemente nuove conoscenze e tecnologie in brevetti,
spin-off e opportunità di imprenditorialità accademica, generando un
concreto impatto economico e sociale», sottolinea il professor
Marco Paggi, coautore dell’articolo e prorettore vicario della Scuola IMT Alti Studi Lucca.   

Collegare ricerca e innovazione

L’analisi si concentra su Horizon Europe,
il programma dell’Unione europea per la ricerca e l’innovazione per il
periodo 2021–2027. Gli autori sostengono che i finanziamenti rimangono
frammentati e che le scoperte con potenziale commerciale possono
incontrare discontinuità amministrative tra i finanziamenti Proof of
Concept dello European Research Council (ERC), che aiutano i ricercatori
a esplorare le applicazioni pratiche, e i programmi dello European
Innovation Council (EIC) che sostengono lo sviluppo tecnologico e la
crescita delle imprese.

Una delle
principali proposte è affidare all’EIC la governance dei finanziamenti
ERC Proof of Concept, creando un percorso più continuo dalla scoperta
scientifica allo sviluppo tecnologico e alla commercializzazione.
Secondo gli autori, ciò potrebbe ridurre le valutazioni ripetute,
semplificare i passaggi tra i programmi e rendere il sostegno più
prevedibile per ricercatori e investitori.

«L’Europa
dispone di uno straordinario talento scientifico, ma troppo spesso
perdiamo slancio tra la scoperta e l’applicazione. Abbiamo bisogno di un
percorso più continuo che consenta alle idee promettenti di passare
dalla ricerca fondamentale a tecnologie, imprese e soluzioni capaci di
generare impatto economico e sociale», afferma
Dario Polli, professore al Politecnico di Milano e uno degli autori principali del Policy Forum.

Il Policy Forum propone inoltre di rafforzare il sostegno all’innovazione ad alto rischio nelle
fasi iniziali. I finanziamenti annuali complessivi per i programmi EIC
Pathfinder e Transition ammontano attualmente a circa 500 milioni di
euro, mentre la loro capacità di gestione dei programmi rimane limitata
rispetto alle agenzie per la ricerca avanzata degli Stati Uniti. Gli
autori raccomandano di riallocare risorse verso l’innovazione radicale e
di attribuire ai responsabili di programma indipendenti una maggiore
autorità nel guidare i progetti promettenti.

«L’Europa è intrappolata in una trappola delle tecnologie intermedie:
siamo specializzati in settori maturi come l’automotive e i macchinari
industriali, mentre settori di frontiera come l’IA e le biotecnologie
rimangono troppo piccoli. Per rafforzare la competitività e l’autonomia
strategica dell’Europa, dobbiamo ricostruire il percorso dalla scoperta
scientifica al mercato, finanziando le idee migliori e mettendo
ricercatori e innovatori nelle condizioni di trasformare le scoperte di
oggi nelle industrie ad alta tecnologia di domani», afferma
Giorgio Presidente, ricercatore presso l’Institute for European Policymaking dell’Università Bocconi.

Procedure più semplici e sostegno ai progetti eccellenti non finanziati

Gli autori sostengono inoltre che le candidature
ai finanziamenti europei dovrebbero essere più brevi e valutate più
direttamente sulla sostanza dell’idea e sul suo potenziale utilizzo. E
propongono che le agenzie nazionali di finanziamento assumano impegni
pluriennali per sostenere i progetti eccellenti che superano con
successo la valutazione europea ma non possono essere finanziati con il
budget Ue disponibile, estendendo l’approccio già utilizzato attraverso
il Seal of Excellence.

Le università devono riconoscere i ricercatori come innovatori

Riformare i finanziamenti europei da solo non sarà sufficiente, sostengono gli autori. Anche le università e gli uffici di trasferimento tecnologico
devono creare condizioni nelle quali i ricercatori possano dedicarsi
all’innovazione senza essere costretti a scegliere tra la carriera
accademica e l’imprenditorialità.

Il Policy
Forum raccomanda un maggiore riconoscimento dell’imprenditorialità
nelle carriere accademiche, una migliore gestione della proprietà
intellettuale e percorsi più chiari verso brevetti, partnership
industriali e spin-off, insieme a un migliore accesso al mentoring e
alle competenze imprenditoriali.

Queste
riforme, sottolineano gli autori, non risolverebbero da sole i più ampi
vincoli europei legati al venture capital, alla regolamentazione e alla
crescita delle imprese. Tuttavia, un sistema più coerente, capace di
collegare ricerca scientifica, sviluppo tecnologico e imprenditorialità,
potrebbe aiutare l’Europa a generare
maggiore valore economico e sociale.

«Per
trasformare un maggior numero di scoperte scientifiche in nuove
tecnologie, prodotti e servizi che raggiungano il mercato, sarebbe utile
disporre nelle nostre istituzioni di un percorso più chiaro, con
passaggi ben definiti, tempistiche prevedibili e procedure semplificate.
Rendere l’intero processo più semplice da seguire potrebbe consentire a
un maggior numero di noi di trasformare la conoscenza in soluzioni per
la società. Credo fermamente che abbracciare l’innovazione possa dare
nuovo slancio alle nostre carriere, rimodellare il modo in cui
affrontiamo il nostro lavoro e consentirci di svolgere un ruolo
strategico nel rafforzare la competitività globale dell’Europa,
affrontando al contempo bisogni sociali ancora insoddisfatti», afferma
Amanda Silva Brun, direttrice di ricerca presso il CNRS e una delle autrici principali del Policy Forum.

Il Policy Forum

Enhancing Europe’s Competitiveness by Empowering Researchers as Innovators è pubblicato come Policy Forum su Science. L’articolo è stato sottoposto a revisione paritaria esterna e a revisione del testo prima dell’accettazione.

Il
paper è un’iniziativa di INPACT!, una rete europea di
ricercatori-innovatori creata per condividere esperienze, individuare
gli ostacoli alla commercializzazione della ricerca e contribuire con
proposte al rafforzamento dell’ecosistema europeo della ricerca e
dell’innovazione.




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