#Finsubito news dalla rete – primo vero test della volontà politica dell’Ue


Buongiorno! Siamo David Carretta, Christian Spillmann e Oliver Grimm, gli autori del Mattinale Europeo.

L’analisi del giorno è firmata da Antonio Pollio Salimbeni ed è dedicata al test dell’Unione dei risparmi e degli investimenti. La presidenza irlandese del Consiglio dell’Ue ha promesso un accordo all’Ecofin del 9 ottobre sulla supervisione finanziaria. Ma il tempo corre e il rischio in caso di fallimento è di lasciare 1.400 miliardi di euro di risparmi dormire nelle banche. Antonio è corrispondente a Bruxelles dell’agenzia Radiocor-Il Sole 24 Ore e fa parte degli “Amici del Mattinale”, un gruppo di giornalisti che ci aiuta a offrire analisi su temi in cui sono specializzati.

Nel briefing ci occupiamo della riunione di oggi dei ministri della Difesa, in cui si discuterà di Patriot per l’Ucraina e ritardi nel piano di riarmo dell’Ue. La Germania ha cercato di riattivare il dialogo diplomatico con la Russia con un incontro tra Johann Wadephul e Sergej Lavrov. Questa sarà una settimana importante per l’allargamento, con le proposte della Commissione per riformare il processo e il viaggio di Ursula von der Leyen nei Balcani occidentali. La Svizzera ha detto “no” alla neutralità permanente, restando allineata alle sanzioni dell’Ue contro la Russia.

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Di Antonio Pollio Salimbeni

Riusciranno l’8-9 ottobre a Lussemburgo i ministri dell’economia a trovare un accordo per fare dei mercati finanziari europei un mercato effettivamente unico, tale da costituire una leva per realizzare la tanto declamata ambizione di autonomia strategica dell’Ue? Riusciranno a convincere i mercati che l’area euro non sta correndo il rischio di essere spiazzata da prospettive di crescita a livelli persistentemente modesti? Più in generale, riusciranno i governi a evitare che un ciclo elettorale dall’esito particolarmente incerto nel 2027 — quando si voterà in Francia, Spagna, Italia e Polonia — freni le ambizioni politiche ed economiche europee, come se già non bastasse il rischio di paralisi della Germania dopo le sconfitte elettorali del cancelliere Friedrich Merz?

La risposta a questi interrogativi resta sospesa. Dai “palazzi” dell’Ue e dalle capitali che contano non arrivano indicazioni chiare. Anzi, i segnali che si colgono non appaiono positivi. Un esempio: il complesso “pacchetto” regolamentare per integrare i mercati finanziari europei, troppo frammentati per finanziare l’economia e i costosi progetti di trasformazione produttiva (le transizioni digitale e verde, la difesa autonoma, i sistemi di garanzia sociale), oltre che per sfuggire alla dipendenza dal dollaro.

La vigilanza centralizzata dei mercati finanziari da parte dell’autorità europea ESMA viene considerata una leva, forse la leva per eccellenza, per far fare ai mercati finanziari dell’Ue un salto di scala. Sostanzialmente si tenta di applicare ai mercati finanziari la stessa soluzione definita più di dieci anni fa per le banche dell’area euro con la vigilanza sotto l’egida della Bce. A posteriori, quel quadro di supervisione è unanimemente considerato un successo.

La questione centrale è lo spostamento della sovranità dalle capitali all’autorità europea — una prospettiva politicamente costosa per governi e burocrazie finanziarie e di vigilanza nazionali. Sebbene i sei Stati membri più importanti abbiano dato una spinta comune per raggiungere un’intesa e accelerare entro l’anno (Germania, Francia, Italia, Olanda, Polonia e Spagna), le differenze e le resistenze sono ancora parecchie.

Il caso più problematico riguarda la Germania. Anche a Berlino si sono resi conto che senza un mercato dei capitali forte, integrato e attraente su scala globale, l’Ue non è in grado di resistere all’indebolimento industriale, alla coercizione americana e all’urto commerciale e tecnologico cinese. Ma trarne conseguenze coerenti per la Germania è molto più difficile. Berlino si oppone a un trasferimento di poteri che sottragga la Borsa di Francoforte all’autorità nazionale per ragioni di stabilità finanziaria. Sulla posizione della Germania pesa l’intreccio di interessi regionali, dal momento che il ministero dell’economia dell’Assia (il Land dove si trova Francoforte) vigila sui meccanismi del trading, mentre l’autorità federale BaFin vigila sulla stabilità generale.

Alcuni si interrogano se il freno tedesco sia solo la punta dell’iceberg. Sicuramente è solo uno degli scogli da superare per trovare un accordo. L’Irlanda, che ha la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue, recentemente ha ammorbidito le sue resistenze. Il Lussemburgo, invece, è rimasto intransigente.

Una possibile esenzione per la Germania innervosisce molti paesi, come il Belgio. L’Italia è molto attenta alla gestione del mercato dei titoli di Stato, preoccupata che regole eccessivamente rigide possano ostacolarlo proprio quando devono essere rifinanziati importanti quote del debito pubblico in scadenza. L’Italia insiste anche sulla condivisione dei rischi “di eventuali crisi, disfunzioni operative o situazioni di stress da mercato”, come ha detto il ministro delle Finanze Giancarlo Giorgetti a una riunione dell’Ecofin.

Alla Commissione temono che una concessione a Berlino apra la porta a una serie di esenzioni per molti altri. La commissaria ai Servizi finanziari, Maria Luís Albuquerque, recentemente ha ricordato ai ministri che “il successo dell’operazione dipende dall’ambizione: se non cogliamo adesso questa opportunità per migliorare il funzionamento dei mercati dei capitali, potremmo non avere un’altra occasione per affrontare tali questioni ancora per diversi anni. Non si tratta di ordinaria amministrazione.”

Nell’Ue attualmente azioni, obbligazioni pubbliche e private, fondi comuni e strumenti derivati vengono negoziati in oltre trecento sedi. Le controparti centrali che gestiscono la compensazione sono 14 (si tratta dei garanti dell’adempimento degli obblighi assunti da chi vende e da chi compra il titolo). I depositari centrali che assicurano il passaggio dei titoli a chi li compra sono 32. Norme nazionali e pratiche divergenti ostacolano la libera circolazione dei capitali e impediscono una tutela comune degli investitori.

Il risultato lo ha spiegato recentemente Barbara Antonides, dell’Autorità olandese dei mercati finanziari: “Il volume medio di scambi per società quotata in Borsa è molto più elevato negli Stati Uniti che in Europa, e non è un dettaglio, perché la dimensione è un fattore importante per la liquidità, e la liquidità è una condizione per l’accesso al capitale.” Secondo Antonides, è necessario sfruttare “il notevole capitale inespresso esistente.” Nell’Ue le famiglie risparmiano circa 1.400 miliardi di euro ogni anno. La maggior parte è depositata nelle banche invece di essere investita nei mercati dei capitali. Almeno 300 miliardi di euro ogni anno prendono la destinazione Stati Uniti. “Dove mancano le dimensioni mancano i capitali. Le conseguenze vanno oltre i mercati finanziari”, ha detto Antonides.

Sull’analisi della situazione e sull’esigenza di superare la frammentazione dei mercati finanziari sono grosso modo tutti d’accordo. Ruolo globale dell’euro, rilancio industriale nelle filiere strategiche, autonomia politica: sono obiettivi irraggiungibili se i mercati dei capitali restano frammentati. Eppure l’esito delle discussioni in corso non è scontato. A distanza di una quindicina d’anni si ripropone lo stesso braccio di ferro sul grado di centralizzazione di una funzione importante come la supervisione, attualmente disseminata a livello nazionale e notoriamente soggetta a interessi e pressioni che spesso contrastano con la necessità di unificare i mercati finanziari europei.

La differenza rispetto agli anni in cui veniva incubata l’unione bancaria è che allora l’Ue era stata spinta ad agire dalle conseguenze della grande crisi finanziaria — con molte banche in difficoltà — e della crisi del debito sovrano — con diversi Stati membri bisognosi di salvataggio. Ora è in gran voga il termine resilienza, usato per quasi tutto: economia, banche, mercati finanziari, imprese. Ci si illude che ci sia tempo per temporeggiare. Ma perdere tempo sull’integrazione dei mercati finanziari comporta il rischio di far restare l’Ue in un limbo.

“La frammentazione comporta minore liquidità, costi di finanziamento più elevati, formazione dei prezzi meno efficiente, dimensione ridotta della gestione patrimoniale con una limitata distribuzione transfrontaliera: tutto questo si traduce in minori economie di scala e in masse di capitale più contenute per le imprese”, ha avvertito la presidente della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, Odile Renaud-Basso, alle conferenze Eurofi a Dublino.

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Wadephul incontra Lavrov — In una sorprendente iniziativa, il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha incontrato sabato il suo omologo russo Sergej Lavrov a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Il primo incontro tra un ministro degli Esteri tedesco e uno russo dall’aggressione su vasta scala della Russia contro l’Ucraina nel febbraio 2022 non ha prodotto alcun risultato — ma ha messo Wadephul in difficoltà all’interno del suo stesso partito, la CDU. “Vedo questo incontro in modo molto critico”, ha detto alla Frankfurter Allgemeine Zeitung Roderich Kiesewetter, peso massimo della politica estera e di sicurezza al Bundestag. “Col senno di poi, una telefonata sarebbe stata più intelligente. Perché il risultato è lo stesso.”

Kiesewetter ha indicato la vera ragione dell’iniziativa di Wadephul di incontrare Lavrov: la politica interna tedesca. “Per ragioni di politica interna, stiamo di nuovo usando l’argomento che siamo pronti a parlare con i russi. Ma questo ha solo un effetto a breve termine, come una sorta di autoterapia per tutti coloro che pensano di poter negoziare con la Russia. Lavrov, come fa sempre, si è preso gioco di questa convinzione.” L’incontro non aveva ottenuto nulla né per l’Ucraina né per la sicurezza della Germania. Kiesewetter ha criticato “un vecchio incubo”: quello della Germania e della Russia che negoziano sopra la testa di tutti i paesi geograficamente interposti. “La politica estera tedesca ha purtroppo ottenuto solo false speranze.”

L’aspetto di politica interna tedesca di questo incontro è evidente. Sia l’estrema destra dell’AfD sia l’estrema sinistra di Die Linke accusano il governo federale del cancelliere Friedrich Merz (CDU) di evitare misure diplomatiche per porre fine alla guerra in Ucraina. Nel frattempo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che la Russia ha attaccato l’Ucraina la settimana scorsa con più di 2.200 droni a lungo raggio, almeno 1.640 bombe plananti e 38 missili balistici.

Dopo più di tre anni, sbloccati 6,6 miliardi della European Peace Facility — L’Alto rappresentante, Kaja Kallas, venerdì 25 settembre ha annunciato un accordo tra gli Stati membri per sbloccare 6,6 miliardi di euro della European Peace Facility che erano stati destinati al sostegno all’Ucraina. Il denaro era rimasto bloccato per tre anni a causa del veto dell’Ungheria di Viktor Orbán. Ma la partenza dell’ex premier filorusso non era stata sufficiente a far ripartire la European Peace Facility. Sono serviti ancora mesi di negoziati per giungere a un compromesso tra i ventisette sulle modalità per distribuire le risorse.

La European Peace Facility inizialmente era servita a rimborsare gli Stati membri che avevano trasferito armi dai loro stock all’Ucraina. Sui 6,6 miliardi di euro, 4,7 miliardi serviranno a questo scopo. Alcuni Stati membri hanno già annunciato che intendono girare la loro quota all’Ucraina. Un altro miliardo andrà a finanziare nuovi acquisti congiunti di armi, mentre i restanti 900 milioni saranno destinati alla missione dell’Ue di addestramento dell’esercito ucraino. “È una buona notizia per l’Ucraina e una cattiva notizia per la Russia”, ha detto Kallas.

Zelensky fa pressione sugli europei per coprire il buco di bilancio — Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha aumentato la pressione sui suoi partner europei affinché intervengano rapidamente per coprire il buco da 27 miliardi di euro nel bilancio statale dell’Ucraina. “La maggior parte di questi fondi è destinata ai nostri droni, missili e rifornimenti per i nostri guerrieri. Un terzo di questo finanziamento è per i droni di gennaio, febbraio e marzo 2027. E se non li ordineremo e pagheremo in ottobre e novembre, dovremo affrontare gravi sfide”, ha detto Zelensky venerdì 25 settembre incontrando un gruppo di giornalisti.

“Abbiamo discusso di questo in dettaglio con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e la direttrice esecutiva del FMI, Kristalina Georgieva, su quali programmi potrebbero essere disponibili e come aiutare l’Ucraina. La risposta è stata positiva e costruttiva”, ha assicurato Zelensky. “Tutti capiscono che coprire questo deficit è molto importante. Tutti capiscono che l’Ucraina non può essere lasciata da sola e che bisogna investire di più in droni e missili prodotti in Ucraina, perché la maggior parte di questo deficit è proprio il finanziamento necessario per le armi”, ha aggiunto il presidente ucraino. Commentando l’accordo sulla European Peace Facility, von der Leyen ha assicurato che “arriverà dell’altro da parte nostra. Presto.”

Kallas fa pressioni sugli Stati membri per inviare intercettori Patriot in Ucraina — Alla riunione di oggi dei ministri della Difesa dell’Ue, l’Alto rappresentante, Kaja Kallas, chiederà agli Stati membri che hanno intercettori Patriot di effettuare uno scambio per proteggere i cieli ucraini: trasferire parte delle loro scorte a Kyiv in attesa che gli Stati Uniti ottemperino agli ordini che saranno fatti dall’Ucraina grazie ai fondi del prestito dell’Ue. “Alcuni paesi potrebbero accettare di dare i loro intercettori, perché sanno che altri sono in arrivo”, ci ha detto un alto funzionario dell’Ue. Ma “devono accettare questo scambio.” Anche gli Stati Uniti devono dare la loro autorizzazione.

Il 10 settembre la Commissione europea ha approvato un pacchetto da 6,1 miliardi di euro nell’ambito del prestito da 90 miliardi all’Ucraina, che include la possibilità di acquisire intercettori Patriot. “Il denaro che l’Ue ha messo permette di comprare molti intercettori Pac-3. Se non ci sono, non è colpa nostra”, ha sottolineato il funzionario. “Pensiamo che se c’è un posto dove questi intercettori sono usati al meglio è l’Ucraina. Ma alla fine è una scelta degli Stati membri”, ha ribadito il funzionario.

Quanti ministri della Difesa al Consiglio dell’Ue? — Nonostante tutta l’agitazione interna all’Unione europea per il sostegno all’Ucraina, la minaccia della Russia e la necessità di riarmarsi, i ministri della Difesa non sembrano apprezzare le riunioni del Consiglio Affari esteri. A quella informale di inizio settembre tenutasi a Dublino non c’erano i ministri di Germania, Francia e Italia. Non è chiaro se i pesi massimi intendano partecipare al Consiglio Affari esteri che si tiene oggi. Le ministeriali della Nato riscuotono molto più successo. “Ci manca qualcosa a livello dell’Ue, che è la presenza del segretario alla Difesa americano”, ha ironizzato un alto funzionario: “È un grande fattore calamita per gli europei alle riunioni Nato.”

Eppure l’ordine del giorno della riunione di oggi dell’Ue dovrebbe incentivare i ministri della Difesa a compiere il viaggio: attacchi ibridi da parte di Mosca, rafforzamento della missione navale per proteggere il traffico marittimo dagli Houthi nel Mar Rosso e rapporto dell’Agenzia europea per la difesa sull’avanzamento del piano di riarmo. La frustrazione è palpabile nel Servizio europeo di azione esterna. È con i ministri “che vogliamo discutere, perché sono loro a doversi confrontare con le implicazioni politiche, industriali, sociali e strategiche”, ha spiegato il funzionario.

Un piano di riarmo in ritardo — L’Agenzia europea per la difesa oggi presenterà il suo primo Defence Readiness Report, il rapporto annuale sui progressi realizzati nel piano di riarmo per prepararsi a un potenziale attacco della Russia nel 2030. Nella comunicazione pubblica, l’Agenzia evidenzierà quelle che considera “buone notizie”: la spesa per la difesa è aumentata al 2,2 per cento del Pil nel 2025 e dovrebbe salire al 2,4 per cento nel 2026. Lo scorso anno gli investimenti in equipaggiamento e capacità hanno raggiunto i 134 miliardi di euro. Ma uno scoop di Reuters mette in imbarazzo l’Agenzia europea per la difesa.

Secondo l’executive summary del rapporto — consultato da Reuters — i piani attuali degli Stati membri “non sembrano soddisfare” l’obiettivo di colmare le lacune in settori quali la difesa aerea e missilistica, il combattimento terrestre, le forze navali, le scorte di munizioni e i droni. “I risultati finora raggiunti, sebbene senza precedenti, non sono ancora sufficienti”, dice il documento citato da Reuters.

Un nuovo approccio all’allargamento — Mercoledì 30 settembre, con quasi un anno di ritardo, la Commissione di Ursula von der Leyen presenterà la proposta di revisione della politica di allargamento per preparare l’Ue all’ondata di adesioni dei paesi dei Balcani occidentali, dell’Ucraina e della Moldavia. Ma più che adattare l’Ue a 32 o 34 Stati membri, la Commissione intende proteggersi dai nuovi arrivati. La principale novità dovrebbe essere l’integrazione “graduale” dei paesi candidati, per fare in modo che possano partecipare e beneficiare di alcune politiche dell’Ue anche se non sono formalmente membri. Alcuni analisti ritengono che ci siano due rischi: allungare ulteriormente il processo di adesione con una nuova sala d’attesa e scoraggiare l’ingresso nell’Ue.

Per rassicurare i cittadini degli attuali Stati membri, la Commissione dovrebbe proporre una serie di misure transitorie su Politica agricola comune e Politica di coesione per proteggere gli interessi degli attuali membri. Il pacchetto dovrebbe includere una clausola anti “cavalli di Troia” per prevenire e correggere le violazioni dei principi e dei valori fondamentali. Le idee più ambiziose — come un processo inverso di allargamento con un’adesione immediata ma diritti limitati e reversibili — sono state accantonate.

La revisione dei trattati rimane un tabù. La Commissione si limiterà a invitare gli Stati membri a fare uso della flessibilità degli attuali trattati sui processi decisionali e il funzionamento delle istituzioni, nonché un ricorso maggiore alle cooperazioni rafforzate.

Von der Leyen nei Balcani occidentali, senza passare per Belgrado — Dopo la presentazione del pacchetto sulla revisione dell’allargamento, Ursula von der Leyen partirà per i Balcani occidentali per il suo tour annuale delle capitali dei paesi candidati. Ma l’edizione 2026 sarà diversa dalle precedenti. Von der Leyen non farà tappa né a Belgrado né a Sarajevo. Il funerale con onori di Stato per il criminale di guerra Ratko Mladić ha spinto la presidente della Commissione a cancellare l’incontro con il presidente serbo, Aleksandar Vučić.

A Belgrado è iniziato il conto alla rovescia dell’operazione che dovrebbe consentire a Vučić di restare al potere. Vučić ha rassegnato le dimissioni da presidente per candidarsi come primo ministro alle elezioni legislative che si terranno il 25 ottobre.

Gli svizzeri rigettano la neutralità perenne (e il disallineamento con l’Ue) — Oltre il 70 per cento degli elettori svizzeri, nonché una maggioranza di Cantoni, ieri hanno rigettato in un referendum l’iniziativa popolare sulla neutralità, che aveva come obiettivo di iscrivere il principio in modo “permanente” nella Costituzione. Presentata dal partito di destra dell’UDC, la proposta avrebbe avuto gravi ripercussioni sulla capacità della Svizzera di cooperare con l’Ue sulle sanzioni contro la Russia per la sua aggressione contro l’Ucraina. Secondo il testo, la Svizzera non avrebbe potuto adottare “misure coercitive non militari nei confronti di Stati belligeranti.”

In un secondo referendum, gli svizzeri hanno anche rigettato un’iniziativa sull’alimentazione che prevedeva l’obbligo di produrre almeno il 70 per cento delle derrate alimentari all’interno del paese.

Accade oggi

  • Consiglio Affari esteri (sessione Difesa)

  • Consiglio Agricoltura e pesca

  • Presidenza irlandese dell’Ue: riunione informale dei ministri dell’Energia

  • Parlamento europeo: audizione alla commissione Affari economici della presidente della Bce, Christine Lagarde

  • Parlamento europeo: audizione alla commissione Sicurezza e difesa del Comandante alleato supremo in Europa della Nato, il generale Alexus Grinkewich

  • Parlamento europeo: audizione alla commissione Salute del commissario Várhelyi

  • Commissione: il commissario Dombrovskis partecipa al Dialogo di implementazione ECFIN

  • Commissione: la commissaria Šuica partecipa a un evento sui bambini ucraini in Canada

  • Commissione: il commissario Micallef partecipa alla EU Youth Conference a Dublino

  • Commissione: discorso del commissario Brunner all’Accademia diplomatica di Vienna

  • Eurostat: dati sul consumo di alcol nel 2025

Alcuni testi del Mattinale Europeo sono tradotti con strumenti di intelligenza artificiale, ma sono tutti redatti e verificati da persone in carne e ossa. Sia l’IA sia gli esseri umani possono commettere errori. Grazie per le vostre segnalazioni: ci aiutano a correggerli e a migliorarci.

Il Mattinale Europeo è una newsletter di informazione edita da DC NEXUS EUROPE Srl. David Carretta ne è il direttore responsabile. Per sponsorizzazioni o contatti: dcnexuseurope@gmail.com


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