A Milano servono 35mila case, ma le abitazioni previste nei titoli edilizi sono passate da circa 4mila nel 2022 a mille nel 2024: quasi tre quarti in meno in due anni. Lo rileva Giovanni Deleo, presidente di Assimpredil Ance, nella sua prima relazione all’Assemblea generale dell’associazione dei costruttori di Milano, Lodi, Monza e Brianza, al Teatro Manzoni, dal titolo ‘Fare spazio al futuro. Casa, energia e territori nel tempo della trasformazione’
Secondo la relazione, la domanda abitativa a Milano cresce e cambia forma. Il 57% delle famiglie è composto da una sola persona e i residenti stranieri superano il 21%. “Una città può perdere abitanti e avere comunque bisogno di più case – ha spiegato Deleo – perché la domanda si misura nei nuovi nuclei familiari e nelle diverse dimensioni degli alloggi”. Le oltre 2.300 unità del Piano dei servizi abitativi 2026 del Comune sono per l’associazione “uno sforzo importante, ma non bastano”. “La casa è un’infrastruttura sociale ed economica – ha detto il presidente -. Per produrre abitazioni reali servono interventi economicamente sostenibili, tempi certi e procedimenti amministrativi capaci di accompagnare gli investimenti fino alla loro realizzazione”.
Il nodo abitativo arriva in una fase difficile per le costruzioni. Secondo il Centro Studi Ance, il settore ha generato circa un quarto dell’incremento del Pil tra il 2021 e il 2023. Oggi però diversi fattori pesano nello stesso momento: la spinta del Pnrr si avvia alla conclusione, i costi aumentano, le regole sono incerte, mancano tecnici e manodopera specializzata e gli uffici comunali rallentano le pratiche. “Le imprese devono fare la propria parte – ha sottolineato Deleo – ma non possono sostenere da sole il costo dell’incertezza”.
PREOCCUPAZIONE SUI PGT DI MILANO E MONZA
Sulle varianti ai Piani di governo del territorio di Milano e Monza, oggi in discussione, Assimpredil esprime “forte preoccupazione”. “Una variante che aggiunga soltanto vincoli rischia di stratificare regole senza creare opportunità – ha detto Deleo -. Se i vincoli rendono economicamente non sostenibili gli interventi, la qualità dell’abitare resta un obiettivo solo sulla carta, si perdono investimenti e si blocca l’operato delle aziende del territorio”. L’associazione ha presentato le proprie osservazioni e chiede che “le Amministrazioni ne tengano conto”. A livello nazionale sollecita una riforma che chiarisca i confini tra rigenerazione, ristrutturazione, cambio d’uso, recupero e sostituzione edilizia. “Non possiamo chiedere di ridurre il consumo di suolo e contemporaneamente rendere troppo difficile intervenire sull’esistente”, ha aggiunto.
Per Assimpredil l’emergenza casa non si può gestire solo dentro i confini comunali di Milano. Le proiezioni Cresme citate nella relazione stimano circa 100mila nuove famiglie al 2035 tra capoluogo e hinterland. Per questo l’associazione ha aderito al Patto per il rilancio del governo metropolitano promosso da Assolombarda. “Serve una visione policentrica e connessa che coinvolga Milano, Monza e Brianza e il Lodigiano – ha detto Deleo -. Milano deve tornare a fare Milano e trainare il territorio verso una vera dimensione metropolitana”.
TRE PROPOSTE AI COMUNI
In attesa della revisione della normativa nazionale, Assimpredil indica tre interventi applicabili subito a livello locale. Il primo è rendere ordinaria la conferenza di servizi simultanea per rigenerazione e housing accessibile, così che gli enti lavorino insieme anziché uno dopo l’altro. “Lo strumento esiste da almeno dieci anni: perché non viene usato?”, ha chiesto Deleo. Il secondo è un cruscotto pubblico che mostri quante pratiche entrano, quante vengono concluse, dove si fermano e in quanto tempo. Il terzo è l’e-permitting, cioè autorizzazioni digitali in cui i dati si inseriscono una sola volta, gli uffici lavorano in parallelo e imprese e cittadini possono seguire l’avanzamento delle pratiche. Deleo ha citato l’esempio del Regno Unito, dove sperimentazioni con l’intelligenza artificiale puntano a dimezzare da otto a quattro settimane i tempi di alcune autorizzazioni. “Non chiediamo scorciatoie, chiediamo decisioni: positive o negative, purché espresse, motivate, tracciabili e compatibili con i tempi reali delle imprese e degli investimenti”.
Nella relazione Deleo ha ricordato che il 52% delle abitazioni è in classe energetica F o G e che oltre il 68% è stato costruito prima del 1980. Per gli obiettivi 2030 della direttiva Case Green servono circa 85 miliardi di investimenti e circa 500mila alloggi riqualificati ogni anno. “Un patrimonio simile non si riqualifica con incentivi estemporanei: serve una programmazione che crei certezze”, ha detto. Per questo l’associazione chiede regole stabili, strumenti fiscali semplici e modelli finanziari sostenibili. “Una casa che costa meno oggi ma consuma molto di più domani resta una casa cara”.
Assimpredil rappresenta quasi mille imprese, e nel territorio la Cassa Edile conta oltre 52mila operai iscritti. L’associazione ha rivendicato l’impegno contro il dumping contrattuale e per la regolarità nei cantieri. Tra i progetti illustrati c’è il ricollocamento nelle imprese associate di lavoratori usciti da situazioni di sfruttamento. C’è poi la scuola edile nel carcere di Opera, nata da un’idea condivisa con don Gino Rigoldi: finora ha formato 37 detenuti, alcuni dei quali lavorano già fuori e hanno un contratto a tempo indeterminato. L’associazione ha anche lanciato il progetto ‘L’impresa edile del futuro’, per accompagnare le Pmi su digitalizzazione, criteri Esg, accesso al credito e ricambio generazionale. Infine si è detta pronta a inserire il welfare nella contrattazione territoriale. Infine un appello alle amministrazioni in carica e a quelle che guideranno le città dopo le prossime elezioni. “Dobbiamo decidere come trattenere giovani, famiglie e imprese, come produrre casa accessibile e come rigenerare il patrimonio esistente. Rinviare una decisione non è prudenza: significa case che non arrivano, quartieri che non si rigenerano e investimenti che si spostano altrove. Anche il vuoto ha un costo”.
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