La premier invia lettera a von der Leyen: “Da regole spesa poco spazio senza ricorrere a misure restrittive”. Il ministro dell’Economia Giorgetti è tornato a chiedere maggiore flessibilità all’Unione europea in vista della Finanziaria di fine anno. Bruxelles replica: “Abbiamo già concesso più spazio con l’estensione dell’uso della clausola di salvaguardia nazionale”. Riunione a Palazzo Chigi in vista del varo del Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp)
Si torna a parlare di flessibilità di bilancio nel dibattito politico, in vista della prossima Manovra. Dopo la richiesta avanzata ieri, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è tornata oggi sull’argomento chiedendo di valutare l’impatto dell’inflazione. In una lettera inviata alla Commissione Ue scrive: “Nel caso italiano, l’ammontare della spesa direttamente interessata da un’inflazione significativamente superiore alle previsioni alla base del piano di bilancio è equivalente al 20,4% del Pil. Altre componenti della spesa che saranno interessate dall’aumento dell’inflazione già nel 2027 rappresentano il 12,0% del Pil”. Oggi sono arrivate anche le parole del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha evidenziato come la richiesta di flessibilità legata all’inflazione “era ovvia. Abbiamo fatto delle riflessioni” su una questione “puramente tecnica che però diventa di sostanza, cioè il sentiero della spesa è un sentiero di spesa nominale. Noi lo stiamo rispettando, siamo tra i più bravi. Però il problema è che contiene un tasso di inflazione che è programmato all’epoca da parte della Commissione evidentemente molto inferiore rispetto a quello che si è verificato”.
Meloni: “Inviata lettera a von der Leyen, valutare l’impatto dell’inflazione”
“Tra i dossier prioritari che abbiamo sul tavolo c’è la maggiore flessibilità per fare fronte alla crisi energetica”, ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla Cna. Ora “stiamo ponendo con una lettera che oggi ho inviato alla presidente von der Leyen il problema dell’impatto sui conti pubblici dell’inflazione rispetto all’inflazione programmata, è un problema che hanno tutti gli Stati membri, pensate alle pensioni, all’assegno unico, non si può non tenere in considerazione che non dipende dalle scelte del governo. Non siamo gli unici a chiederlo”. La Commissione Ue ha confermato in serata di aver ricevuto la lettera.
Meloni a Ue: “Condividiamo obiettivo sostenibilità debito”
“Siamo consapevoli del rischio che comporta la modifica delle norme di bilancio di recente introduzione, volte al raggiungimento di un obiettivo che tutti condividiamo: la sostenibilità del debito”, scrive la premier Giorgia Meloni nella lettera inviata alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. “Riteniamo che il quadro di bilancio lasci alla Commissione europea il margine necessario per tenere conto dei fattori rilevanti che ho appena evidenziato nel valutare ex ante il rispetto della regola di spesa nell’ambito dell’esame degli imminenti Documenti programmatici di bilancio”.
Meloni a Ue: “Da regole spesa poco spazio senza ricorrere a misure restrittive”
“I percorsi concordati per la spesa netta nell’ambito del quadro fiscale europeo lasciano uno spazio limitato per attenuare l’impatto sulle famiglie e sulle imprese senza ricorrere a misure restrittive, in un momento caratterizzato da significativi rischi al ribasso per l’economia”, afferma ancora Meloni nella lettera inviata all’Ue.
“Con rincari più entrate, usiamoli per aiuti mirati”
“L’incremento temporaneo delle entrate fiscali indirette derivante dall’aumento dell’inflazione non può essere utilizzato per finanziare misure fiscali compensative, a meno che uno Stato membro disponga di margini all’interno del percorso di spesa netta concordato”, scrive, rivolgendosi a Ursula von der Leyen, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “In effetti, tali misure di sostegno sono classificate come variazioni discrezionali delle entrate. Sebbene questa caratteristica delle regole fiscali dell’Ue sia finalizzata a rendere solidi i conti pubblici nel medio periodo, dovremmo comunque cercare modalità per utilizzare almeno una parte delle entrate aggiuntive al fine di attenuare temporaneamente e in modo mirato l’aumento dei costi energetici”, indica la premier.
Riunione a Palazzo Chigi con Meloni e Giorgetti su conti e manovra
Intanto si è tenuta una riunione a Palazzo Chigi in vista del varo del Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), l’aggiornamento sui conti pubblici che farà da cornice alla prossima manovra e dovrà infatti contenere, come indicato dal Parlamento, anche i capisaldi della legge di Bilancio e potrebbe essere affiancato dalla relazione sulla clausola legata a energia e difesa, se il governo deciderà di attivarla. Al tavolo con Meloni i due vicepremier Salvini e Tajani, il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Al centro della discussione, viene riferito, la richiesta dell’Italia alla Commissione europea di riconoscere l’impatto delle spese aggiuntive determinate dall’aumento dell’inflazione e il tema del caro energia da tempo all’attenzione del governo. L’obiettivo prioritario per l’esecutivo, in vista della prossima legge di bilancio, è “contenere l’impatto dell’aumento dei costi su famiglie e imprese, sostenendo al contempo la competitività del sistema produttivo”.
Le ragioni
Le motivazioni che hanno portato la premier a chiedere più flessibilità sono state spiegate dal ministro Giorgetti, che ha evidenziato che con l’attuale tasso di inflazione “quel sentiero di spesa, posto che nel bilancio ci sono delle poste che sono indicizzate all’inflazione, diventa difficile da mantenere, ma non per noi, per tutti”. L’attuale tasso di inflazione “dovrebbe essere in qualche modo considerato tra i fattori esterni. I famosi relevant factor che ci sono scritti lì dovrebbero essere in questa circostanza valutati. È un discorso che con i colleghi abbiamo fatto, mi sono scambiato delle opinioni anche con gli altri. Vediamo cosa dirà la Commissione”, ha proseguito il ministro.
La Legge di Bilancio
Sul tema della prossima Manovra, Giorgetti ha ribadito che “sarà seria”. Si è sbilanciato maggiormente invece il viceministro Maurizio Leo, in un incontro con la giunta esecutiva di Confartigianato: “Con tutta sincerità vi devo dire sarà una legge di bilancio difficile. Per l’effetto dell’inflazione, per effetto della tenuta dei conti pubblici, per effetto del debito pubblico nel momento in cui noi andiamo a fare emissione dei titoli”. Il viceministro ha poi proseguito: “Avete visto lo spread, lo abbiamo tenuto sempre sotto controllo e per effetto dell’aumento di energia sta arrivando a 100. Speriamo che l’Unione Europea capisca questa situazione e ci venga incontro, ci dia più flessibilità e questo ci dia un po’ più d’ossigeno nel fare degli interventi più mirati”. Come ha sottolineato il ministro, non si può dire “disinteressiamoci alla tenuta dei conti pubblici e sforiamo, anche per iniziative lodevoli, non per sperperare i soldi”, invece “dobbiamo veramente essere prudenti perché nel momento in cui facciamo misure un po’ più disinvolte rischiamo un tracollo per lo Stato, ricordate cose è successo in Grecia tanti anni fa”. Leo ha poi sottolineato che altri Paesi che hanno fatto ampi sforamenti, “non hanno un debito pubblico come l’Italia” e “bisogna vedere le ricadute che hanno”.
La risposta dell’Europa sul tema energia
A stretto giro è arrivata anche la risposta dell’Unione europea. “Posso confermare che abbiamo ricevuto la lettera, il contributo sia della presidente del Consiglio Meloni sia del primo ministro Babis, e lo stiamo esaminando”, ha dichiarato la portavoce della Commissione europea, Paula Pinho, nel briefing quotidiano con la stampa, riguardo al documento elaborato da Italia e Repubblica Ceca sugli interventi per il caro energia dove si chiede maggiore flessibilità. “È normale, in vista del Consiglio europeo che si terrà tra due settimane, ricevere contributi, idee e suggerimenti dagli Stati membri. Quindi stiamo esaminando la questione, e le discussioni proseguiranno in sede di Consiglio europeo”, ha aggiunto la portavoce.
La risposta dell’Europa sul tema Manovra
La stessa Pinho, rispondendo a una una domanda sulla richiesta del governo italiano di maggiore flessibilità data l’alta inflazione, ha evidenziato come “abbiamo già concesso maggiore flessibilità agli Stati membri”. Sul tema ha poi proseguito il portavoce della Commissione europea per il bilancio, Balazs Ujvari: “Vorrei aggiungere che non abbiamo ancora ricevuto la lettera, ma naturalmente la terremo d’occhio e vi informeremo se la situazione dovesse cambiare”. Lo stesso Ujvari ha poi proseguito: “Abbiamo esteso l’ambito di applicazione della cosiddetta clausola di salvaguardia nazionale, prevista inizialmente per la difesa, anche all’energia, proprio per offrire agli Stati membri lo spazio di bilancio necessario ad adottare misure di risposta alla crisi energetica che stiamo affrontando”. “Questa iniziativa – ha precisato – offre agli Stati membri la possibilità di discostarsi dal cosiddetto percorso di spesa netta per un importo pari allo 0,6% del Pil complessivo, nel periodo compreso tra il febbraio 2026 e la fine del 2028. Si tratta di uno spazio fiscale aggiuntivo di cui è possibile avvalersi, a condizione che vengano espletate le relative procedure”. Ujvari ha poi concluso sottolineando come “finora abbiamo ricevuto indicazioni da due Stati membri intenzionati a muoversi in questa direzione. Uno di essi è proprio l’Italia, da cui abbiamo ricevuto una richiesta di attivazione. È arrivata un paio di settimane fa ed è al vaglio della Commissione”.
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