GROSSETO. Circa 40 appartamenti da costruire su un’area oggi libera al Pizzetti, una strada destinata ad accogliere centinaia di nuovi residenti senza che sia ancora stata progettata la bretella promessa verso l’Aurelia sud e, soprattutto, una domanda: nel 2021 Grosseto avrebbe potuto chiedere molti più soldi per affrontare l’emergenza abitativa?
È su questi tre fronti che Carlo De Martis, capogruppo di Grosseto Città Aperta, attacca l’amministrazione comunale dopo quanto accaduto mercoledì 30 settembre in consiglio.
La seduta si è infatti conclusa anticipatamente per la mancanza del numero legale e, insieme alle mozioni delle opposizioni rimaste senza voto, sono stati rinviati anche alcuni provvedimenti della giunta.
Tra questi c’è l’atto che deve completare l’iter della variante del Peep di via de Barberi, con la delocalizzazione dei volumi dei lotti 10a e 10b nell’area di via Edgardo Sogno, al Pizzetti.
Una variante che non nasce oggi: il consiglio comunale ne aveva già adottato la scheda normativa il 20 marzo 2026.
Adesso il rinvio del voto concede qualche settimana in più alla discussione. E De Martis intende utilizzarle.
Il primo punto riguarda proprio il luogo scelto per trasferire parte delle volumetrie originariamente previste in via de Barberi.
Secondo i dati riportati da Grosseto Città Aperta si tratta di circa 40 appartamenti, equivalenti urbanisticamente a 131 nuovi abitanti, tutti in edilizia residenziale convenzionata.
La delocalizzazione dei lotti 10a e 10b in via Edgardo Sogno è espressamente prevista dagli atti urbanistici comunali.
De Martis contesta però la scelta dell’area.
«Quell’area oggi è libera, a verde, e la destinazione urbanistica prevede un impianto sportivo – sostiene –. In commissione ci è stato spiegato che quella previsione non è mai stata attuata e che proprio per questo l’area può essere destinata ad altro».
Ed è qui che, secondo il consigliere, nasce il paradosso. «Per anni il Comune ha lasciato inattuata una propria previsione e ora quella stessa inazione diventa un argomento per giustificarne la cementificazione».
La posizione di Grosseto Città Aperta è che prima di scegliere via Sogno sarebbe stato necessario confrontarla con altre aree comunali o con spazi già compromessi da recuperare.
«Via Sogno non è imposta dal Pinqua»
De Martis distingue poi due questioni: il progetto Pinqua di via de Barberi e la scelta di trasferire quei volumi proprio al Pizzetti.
Gli atti comunali confermano che la variante avviata nel 2025 prevede il completamento dei lotti 7, 8 e 9 e la delocalizzazione delle volumetrie dei lotti 10a e 10b in un’altra area del tessuto urbano del capoluogo. Successivamente è stata individuata via Edgardo Sogno.
Secondo quanto riferisce De Martis dopo il confronto in commissione, la realizzazione di quelle abitazioni in via Sogno non sarebbe una condizione necessaria per conservare il finanziamento PINQuA.
È un elemento sul quale il consigliere concentra la propria critica: se esisteva una possibilità di scelta, perché utilizzare proprio quell’area?
Via de Barberi e centinaia di nuovi abitanti
Che via de Barberi debba essere alleggerita, invece, De Martis non lo contesta. Anzi.
Secondo i numeri riportati dal consigliere, nei soli tre lotti comunali residui sono previsti circa 76 appartamenti, corrispondenti a 245 abitanti virtuali.
A questi dovranno aggiungersi i sei lotti privati.
Lo stesso Documento unico di programmazione del Comune descrive il Peep di via de Barberi come un intervento in partenariato pubblico-privato articolato su 10 lotti residenziali e servizi, collegato alla trasformazione della strada in una greenway urbana.
Ed è qui che si arriva al secondo grande problema sollevato da Grosseto Città Aperta.
Come entreranno e usciranno tutte quelle persone dal quartiere?
La bretella promessa nel 2024
Il collegamento tra via de Barberi e l’Aurelia sud non è soltanto un’ipotesi.
Il 23 febbraio 2024 la Provincia annunciò la ratifica del protocollo d’intesa con il Comune per la progettazione del nuovo asse viario.
L’opera prevista è una strada a doppio senso di marcia destinata a collegare via de Barberi con la statale Aurelia, proprio nell’area della Cittadella dello studente. La Provincia metteva a disposizione le aree di propria competenza, mentre al Comune spettavano progettazione e realizzazione.
Sono trascorsi più di due anni.
Secondo De Martis, però, non è stato ancora approvato neppure il progetto di fattibilità.
«In commissione dall’assessore all’Urbanistica Rossi non sono arrivati tempi, risorse o un percorso definito – sostiene – ma soltanto l’auspicio che prima o poi la bretella si farà».
Per Grosseto Città Aperta non basta.
«La viabilità di un quartiere con centinaia di nuovi residenti non può essere affidata alla speranza: serve sapere quando il progetto sarà approvato e quando l’opera potrà essere cantierata».
Oltre 700 famiglie aspettano una casa popolare
Poi De Martis allarga l’inquadratura.
Perché dietro la discussione sui quaranta appartamenti di via Sogno c’è una questione molto più grande: chi oggi a Grosseto riesce ancora a permettersi una casa?
Il consigliere distingue l’edilizia convenzionata dall’edilizia residenziale pubblica e sottolinea che entrambe rispondono a bisogni reali, ma differenti.
La prima intercetta anche quella fascia di ceto medio che, pur avendo un reddito, non riesce più a sostenere con facilità affitti, mutui e prezzi immobiliari.
Dall’altra parte ci sono però le famiglie che dal mercato sono già sostanzialmente escluse.
Secondo i dati Sunia citati da De Martis, l’ultimo bando Erp a Grosseto avrebbe raccolto più di 700 domande, mentre nel biennio 2025-2026 sarebbero stati assegnati circa cinquanta alloggi, quasi tutti nel 2025.
Sono numeri forniti dal sindacato e richiamati dal consigliere, che li utilizza per descrivere la distanza tra la domanda e la disponibilità di case popolari.
La domanda di De Martis: «Perché Grosseto presentò un solo Pinqua?»
È a questo punto che Grosseto Città Aperta torna indietro di cinque anni, al 2021.
Secondo De Martis, il programma nazionale consentiva al Comune di presentare fino a tre proposte e Grosseto decise di candidarne soltanto una.
Il consigliere ricorda di avere sollevato la questione già allora e richiama la risposta con cui il sindaco avrebbe motivato la scelta: costruire un’ulteriore progettualità avrebbe comportato per imprenditori e associazioni uno «sforzo scarsamente sostenibile».
Cinque anni dopo, secondo De Martis, è possibile confrontare quella decisione con quanto accaduto in altre città toscane.
Pisa: due progetti e 35,8 milioni
Il primo paragone è con Pisa.
E i dati ufficiali del Comune permettono di ricostruire con precisione ciò che è successo.
Pisa ha ottenuto 35,8 milioni di euro di finanziamenti PINQuA per due grandi proposte, dedicate a Porta a Lucca e Pisanova-Cisanello. Con la compartecipazione comunale l’investimento complessivo è arrivato a 39,3 milioni.
Il risultato dichiarato dal Comune nel luglio 2026 è di 245 appartamenti ERP riqualificati e 12 nuovi alloggi popolari costruiti e consegnati.
Ed è proprio quest’ultimo dato che De Martis utilizza per sostenere che il PINQuA poteva essere impiegato anche direttamente sull’edilizia residenziale pubblica.
A Livorno circa 28 milioni e 187 alloggi
L’altro confronto è con Livorno.
La documentazione comunale quantifica in circa 28 milioni di euro il programma PINQuA della città, destinato a interventi sulla qualità dell’abitare, rigenerazione urbana e social housing.
Nell’agosto 2026 il Comune di Livorno ha indicato, tra gli interventi ormai in chiusura, 187 alloggi efficientati nell’ambito del PINQuA Stazione.
Per De Martis sono due esempi che dimostrano come fosse concretamente possibile presentare più candidature e utilizzare una parte delle risorse anche per il patrimonio pubblico.
«Servono case per due Grosseto diverse»
È qui che arriva il punto politico dell’intervento di Grosseto Città Aperta.
De Martis non chiede di cancellare l’edilizia convenzionata.
Al contrario, riconosce che esiste ormai una fascia sempre più ampia di famiglie che, pur lavorando e percependo uno o due stipendi, rischia di non riuscire più a sostenere i prezzi del mercato immobiliare.
Ma sostiene che questa risposta non possa sostituire quella destinata a chi non riesce più nemmeno ad accedere al mercato.
«L’edilizia convenzionata è una risposta utile per chi sta scivolando fuori dal mercato, ma non può sostituire l’edilizia popolare, che serve a chi dal mercato è già escluso».
Ed è questo, alla fine, il tema che il rinvio della variante di via Sogno riporta al centro della discussione.
Non soltanto dove costruire quaranta appartamenti.
Ma quali case costruire, per chi costruirle e quanto del grande flusso di finanziamenti degli ultimi anni Grosseto abbia scelto di destinare all’emergenza abitativa.
Con una domanda che De Martis rimette sul tavolo cinque anni dopo: si poteva fare di più?
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