Se avete in casa colf, badanti o baby sitter, nella prima metà di ottobre c’è un’importante scadenza Inps da rispettare. Come ogni anno, infatti, in questo periodo bisogna versare una parte dei contributi per i collaboratori domestici regolarmente assunti: dal 1° al 10 ottobre si paga sempre la rata del terzo trimestre di contribuzione relativa alle retribuzioni di luglio, agosto e settembre, ma attenzione a questo 2026 perché il 10 cade di sabato e dunque la scadenza naturale slitta automaticamente a lunedì 12.
Secondo l’ultimo rapporto Family (Net) Work di Censis e Assindatcolf, nel 2025 i lavoratori domestici con almeno un contributo versato all’Inps sono scesi a 804.464, circa 173mila in meno rispetto al 2021. La categoria dei badanti rappresenta ormai il 51,3% del totale e ha superato le colf, ma l’offerta, nel nostro Paese, resta gravemente insufficiente rispetto alla domanda, soprattutto quando il bisogno nasce all’improvviso dopo un ricovero o una perdita di autosufficienza. Il lavoro domestico regolare in Italia continua a restringersi, ma cresce fortemente il fabbisogno di assistenza, tanto che oggi ci sono appena 8,5 badanti ogni 100 over 60 che vivono soli. A pesare su questo calo ci sono l’aumento dell’inflazione con un carico pesantissimo sulle tasche delle famiglie, la difficoltà di sostenere un’assunzione regolare e il ritorno prepotente del lavoro sommerso dopo il picco di regolarizzazioni che si era registrato durante la pandemia. Ma vediamo nel dettaglio chi deve pagare oggi i contributi, quanto, come e cosa succede se si salta.
Chi deve pagare e cosa?
Questo che arriva a inizio autunno è il terzo dei quattro appuntamenti fissi dell’anno secondo il calendario dei contributi Inps per chi ha in essere un rapporto di lavoro domestico in regola: gennaio, aprile, luglio e ottobre, ciascuno entro il 10 del mese, salvo che scatti un meccanismo di rinvio quando la data cade di sabato o festivo, come adesso. La prossima deadline, relativa al trimestre ottobre-dicembre, sarà da versare entro il 10 gennaio 2027.
Quali retribuzioni copre questo versamento?
Quelle pagate a colf, badanti e anche baby sitter nei mesi di luglio, agosto e settembre 2026, comprese eventuali ore aggiuntive, sostituzioni o variazioni di orario intervenute nel trimestre. Attenzione che, se il rapporto di lavoro è iniziato o è cambiato durante l’estate, ad esempio con un aumento delle ore settimanali, bisogna tenerne conto nel calcolo.
Entro quando si deve pagare?
Dal 1° al 12 ottobre. La finestra utile si chiuderebbe come detto di norma il 10, ma quest’anno quel giorno cade di sabato: quando l’ultimo giorno utile per una scadenza fiscale coincide con un sabato, una domenica o un festivo, il termine generalmente slitta in modo automatico al primo giorno lavorativo successivo.
Quanto si paga?
Dipende dalla paga oraria concordata e dal tipo di contratto. L’Inps ha aggiornato gli importi con la circolare n.9 del 3 febbraio 2026, che di fatto recepisce la rivalutazione Istat fissata all’1,4% sui prezzi al consumo registrata tra il 2024 e il 2025. Per i rapporti a tempo indeterminato, senza il contributo addizionale (che vi spieghiamo dopo), le fasce sono queste:
- retribuzione oraria fino a 9,61 euro: contributo di 1,70 euro l’ora, di cui 0,43 euro a carico del lavoratore;
- retribuzione oraria tra 9,61 e 11,70 euro: contributo di 1,92 euro l’ora, di cui 0,48 a carico del lavoratore;
- retribuzione oraria oltre 11,70 euro: contributo di 2,34 euro l’ora, di cui 0,59 a carico del lavoratore;
- per i rapporti con orario superiore alle 24 ore settimanali si applica una fascia a parte, con contributo di 1,24 euro l’ora, di cui 0,31 a carico del lavoratore.
Per quanto riguarda la quota indicata come a carico del lavoratore, questa non va versata a parte: il datore di lavoro la deve trattenere in busta paga e includerla nel bollettino complessivo. Un’eccezione riguarda i rapporti tra coniugi, quando il datore di lavoro è titolare di indennità di accompagnamento, o tra parenti e affini conviventi entro il terzo grado, perché in questi casi non è dovuto il contributo Cuaf e l’importo orario cambia leggermente, come specificato nella circolare.
Come funziona per i contratti a tempo determinato?
Ai rapporti di lavoro a termine si applica in più un contributo addizionale dell’1,4% sulla retribuzione convenzionale, che porta le quattro fasce viste prima rispettivamente a 1,82, 2,05, 2,50 e 1,32 euro l’ora. Questo contributo aggiuntivo non è però dovuto quando l’assunzione a tempo determinato serve a sostituire un lavoratore assente, ad esempio per malattia o maternità.
Come si fa a calcolare l’importo dovuto?
Si moltiplica il contributo orario della fascia corrispondente per le ore effettivamente retribuite nel trimestre. Chi ha assunto o modificato un contratto durante l’estate deve verificare che i dati su ore e paga oraria comunicati all’Inps siano aggiornati prima di generare il bollettino, perché da questi dipende il conteggio automatico proposto dal sistema.
Quanto guadagnano colf e badanti?
Per capire qual è la cifra corretta da corrispondere a chi fa un lavoro domestico possiamo fare riferimento alle tabelle retributive Assindatcolf. Ecco i minimi retributivi mensili e orari aggiornati al 2026:
- Collaboratore familiare inesperto (Livello A): retribuzione oraria: 6,51 euro, retribuzione mensile: 908,10 euro;
- Assistente a persone autosufficienti (Livello AS): retribuzione oraria: 6,76 euro, retribuzione mensile: 958,55 euro;
- Collaboratore familiare con esperienza (Livello B): retribuzione oraria: 7,01 euro, retribuzione mensile: 983,16 euro;
- Assistente a persone autosufficienti/badante di base (Livello BS): retribuzione oraria: 7,45 euro, retribuzione mensile: 1.053,39 euro;
- Collaboratore esperto (Livello C): retribuzione oraria: 7,86 euro, retribuzione mensile: 1.123,63 euro;
- Assistente a persone non autosufficienti/badante esperta (Livello CS): retribuzione oraria: 8,30 euro, retribuzione mensile: 1.193,84 euro;
- Amministrativo/capo a servizio (Livello D): retribuzione oraria: 9,57 euro, retribuzione mensile: 1.404,51 euro;
- Assistente formato/specializzato per non autosufficienti (Livello DS): retribuzione oraria: 9,97 euro, retribuzione mensile: 1.474,73 euro.
Come si pagano quest’anno i contributi?
Con una novità rispetto a prima. Nell’ambito del processo di digitalizzazione della Pa, da gennaio 2026 l’Inps non spedisce più il bollettino cartaceo direttamente a casa ai datori di lavoro domestico che hanno meno di 76 anni, anche a chi in precedenza aveva chiesto l’invio postale. In via transitoria, per quest’anno, e solo per quest’anno, continuano a riceverlo per posta solo gli over 76. Per procedere al pagamento serve avere un avviso pagoPA, che però non arriva da nessuna parte: bisogna generarlo autonomamente dal Portale dei pagamenti dedicato ai lavoratori domestici sul sito Inps, oppure, ancora più semplice, tramite l’app IO o l’app Inps Mobile, e si può saldare con l’home banking tramite circuito Cbill, oppure in banca, in posta o nei punti vendita abilitati.
Colf, badanti e baby-sitter: stop bollettini per i contributi dei lavoratori domestici. Come pagare
a cura della redazione Economia
Cosa succede se non si versa entro il 12 ottobre?
Scattano delle multe calcolate su base annua a partire dal giorno successivo alla scadenza. Come sempre con il Fisco, è buona cosa regolarizzare spontaneamente prima di un eventuale controllo – il cosiddetto ravvedimento – perché comporta in genere un costo inferiore rispetto a farsi beccare in flagrante. Se il lavoratore dovesse farsi male, un ritardo nei contributi non gli farebbe perdere la tutela Inail per l’infortunio: per le prestazioni assicurative esiste infatti il principio di automaticità, che tutela il dipendente anche quando il datore non è in regola con i versamenti. Restano comunque a carico del datore gli obblighi contributivi, le eventuali sanzioni e le ulteriori responsabilità previste dalla legge. Se invece il collaboratore domestico dovesse ammalarsi, le cose si complicano, perché per loro non è prevista la normale indennità di malattia pagata dall’Inps. La conservazione del posto di lavoro e il trattamento economico durante l’assenza sono disciplinati dal contratto collettivo nazionale del lavoro domestico, con durata e importi che variano in base all’anzianità di servizio.
Quali sono le altre novità 2026?
Un passaggio ripreso nella circolare Inps 2026 e passato un po’ in sordina riguarda la possibilità, introdotta per i lavoratori dipendenti già dalla Legge di bilancio 2023 e più volte prorogata, di rinunciare all’accredito della quota di contributi a proprio carico per proseguire a lavorare oltre la pensione, incassando quella somma direttamente in busta paga senza pagarci le tasse. La manovra 2026 ha esteso questa possibilità anche a chi matura entro il 31 dicembre 2026 i requisiti per la pensione anticipata ordinaria, cioè un’anzianità contributiva di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Tutto questo riguarda anche i lavoratori domestici che si trovano in questa condizione e scelgono di continuare a lavorare. In questo caso, il datore di lavoro non deve più versare la quota di contributi che altrimenti sarebbe dovuta per la parte a carico del dipendente.
Cosa succede se il lavoratore non vuole essere messo in regola
Una domanda che ritorna spesso tra chi ha a che fare con personale che lavora in casa è cosa fare se è proprio il lavoratore a non voler essere assunto, nonostante tutte le buone intenzioni di parenti e famiglie. Una situazione alquanto comune nelle nostre città, che consente di far mantenere a colf, badanti e baby sitter uno status di “anonimato fiscale”, chiamiamolo così, senza andare a intaccare eventuali aiuti o sostegni percepiti. Detto questo, che fare? La legge è totalmente dalla parte del lavoratore qui, perché il datore di lavoro è l’unico responsabile legale e lui, e solo lui, rischia sanzioni pesanti, anche se è la colf o il badante a rifiutare il contratto. Nel nostro Paese, l’assunzione regolare non è una scelta facoltativa tra le parti ma un obbligo di legge. Se una collaboratrice domestica o una badante si oppone alla regolarizzazione, spesso proprio per non perdere sussidi come la Naspi, per non cumulare redditi o per scansare problemi di pignoramenti, il rischio ricade interamente sulla famiglia che la ospita e la retribuisce.
Familiari e parenti rischiano, nella migliore delle ipotesi, multe salate per lavoro in nero, che vanno da 1.500 a ben oltre 40mila euro a seconda della durata dell’irregolarità e della mancata comunicazione all’Inps, cui si può aggiungere la richiesta di pagamento dei contributi arretrati con sanzioni civili e interessi fino al 60% dell’importo evaso. Nel peggiore dei casi, potrebbero fioccare vertenze legali e risarcimenti: il lavoratore, anche domestico, può fare causa fino a 5 anni dopo la fine del rapporto per richiedere differenze retributive, ferie, Tfr, tredicesima e straordinari non pagati. Eventuali “scritture private” o rinunce firmate dal lavoratore non hanno alcun valore legale. Senza dimenticare che, in caso di incidenti domestici, non essendoci copertura, il datore di lavoro deve risarcire interamente i danni di tasca propria e rischia conseguenze anche penali. Quindi il consiglio è cercare qualcuno che accetti di essere regolarizzato.
Cos’è il Bonus colf e badanti 2026 e come si può richiedere?
È un bonus destinato non alle famiglie che offrono un lavoro domestico, bensì un aiuto diretto per colf, badanti e babysitter, che possono recuperare fino a 1.200 euro grazie al trattamento integrativo, il cosiddetto ex bonus Renzi. Per i lavoratori domestici, però, il meccanismo è diverso rispetto agli altri dipendenti perché il beneficio non viene riconosciuto direttamente in busta paga, dal momento che le famiglie datrici di lavoro non agiscono come sostituti d’imposta. Per averlo serve quindi passare dalla dichiarazione dei redditi, presentando il modello 730 senza sostituto d’imposta. Il bonus può spettare per intero a chi ha un reddito fino a 15mila euro, in presenza della necessaria capienza fiscale, mentre tra 15.000 e 28.000 euro l’importo varia in base alle detrazioni spettanti; oltre questa soglia non è previsto. L’eventuale rimborso viene versato direttamente dall’Agenzia delle Entrate sul conto corrente indicato dal contribuente. Ricordiamo che per i redditi 2025 il termine per presentare il 730 si è chiuso il 30 settembre.
Cosa conviene fare nei prossimi giorni
Un’accortezza ai datori di lavoro prima di versare: controllate sempre sul portale Inps le ore effettivamente lavorate da colf, badanti e baby sitter nel trimestre, comprese eventuali ferie o assenze, così come la fascia di retribuzione corretta e il tipo di contratto. Fatto questo, ricordatevi di generare digitalmente l’avviso pagoPA aggiornato, e poi potrete pagare attraverso il canale che più vi aggrada. Tenete sempre la ricevuta per sicurezza. Se avete dubbi sui calcoli o qualcosa non vi torna, potete sempre fare un check della posizione contributiva direttamente dal Portale dei pagamenti per lavoratori domestici.
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